
Questo libro fa parte di un Progetto culturale che comprende anche una Mostra Didattica e Documentaria omonima ed in due Convegni internazionali di Studio, attorno alla millenaria esperienza dell'Uomo pellegrino sulla terra alla ricerca di Dio, esperienza già precristiana che grazie al Cristianesimo raggiunge vette di inesausta spiritualità, un profondo rapporto con i territori, una essenziale funzione di evangelizzazione ed inculturazione delle popolazioni europee; d'altro canto desidera sottolineare e valorizzare il ruolo centrale e baricentrico della città di Roma all'interno del ricchissimo tessuto delle Vie di Pellegrinaggio che solcano il continente europeo, e che tanto hanno contribuito a costruirne l'identità profonda. Tra i grandi poli del Pellegrinaggio europeo, quello occidentale di Santiago di Compostella e quello orientale di Gerusalemme, la Città di Roma è non solo il grande polo centrale del Pellegrinaggio cristiano, ma è la Città eterna, cuore della cultura e spiritualità che dalla fine dell'Impero Romano d'Occidente dà forma e cuore alla civiltà europea, sede del Pontificato, quella Roma nel verso immortale di Dante, «onde Cristo è Romano».
Questo saggio vuole ricondurre alla concretezza della storia il mito dei Templari, della loro genesi e del ruolo fondamentale e carismatico che ebbe nei confronti dell'Ordine del Tempio il santo, uomo di cultura e uomo politico che fu Bernardo di Chiaravalle. Per comprendere tutto questo in modo adeguato è necessario vedere e capire come è nata e in cosa all'inizio consistesse quella che noi, spesso genericamente, chiamiamo "cavalleria". Inoltre l'autore illustra il fenomeno del cosiddetto "templarismo", nato nel XVIII secolo che si è trascinato fino al giorno d'oggi sfociando nel Il Codice Da Vinci di Dan Brown.
Il crinale dell’anno 2000, il veloce passaggio attraverso le illusioni di pacificazione planetaria nate dal crollo della superpotenza sovietica e dal solitario dominio del modello capitalista a partire dagli anni ‘90 del secolo scorso, l’evento reso rapidamente simbolico dell’11 settembre 2001, hanno segnato simultaneamente la fine delle ultime utopie ideologiche neoliberiste, il collasso degli imperialismi dell’ultima superpotenza e l’inizio della crisi terminale di quella stagione sociale, culturale e spirituale che dalla fine del XVIII secolo ha egemonizzato dapprima l’Europa e poi - per gradi - il mondo, che si definisce “modernità”.
Questo libro affronta le modalità di questa crisi, le prospettive e i rischi che da essa si aprono ai popoli europei, il ruolo che si apre in un nuovo scenario ancora ambiguo per le identità spirituali e culturali, per le Istituzioni europee e per i piccoli popoli.

