
Il libro intende aprire una finestra autentica di interconnessioni e passaggi tra l'ambito umanisticio e l'ambito scientifico, nella convinzione che il sapere dell'uomo sia fondamentalmente uno e che la sua eccessiva suddivisione in settori specialistici sia, nel mondo di oggi, una crescente causa di incomprensioni e ostilità. Lungo il filo di una riflessione sull'idea di relatività, parola che assume senso a partire dai filosofi-scienziati dell'antica Grecia e fino a Einstein e oltre, il libro segue il doppio binario, scientifico e letterario, di un percorso che tocca Dante e Bruno, Ariosto e Kant, Galileo e Einstein, Casanova, Queneau, Mann e molti altri ancora.
Diviso in due capitoli, "Del diritto alla giustizia" e "Il nome di Benjamin", il libro evidenzia una scissura tra diritto e giustizia, oggetto da parte di Derrida di una riflessione profondamente originale. Con riferimento a Montaigne e Pascal, egli esprime una precisa critica dell'ideologia giuridica, del diritto che è in rapporto asimmetrico con la giustizia, nel senso che laddove c'è diritto non c'è giustizia, per il semplice motivo che la forma giuridica è l'esito di rapporti di forza politico-economici. Se è indubitabile che la legge si regge sulla forza, allora si tratta di vedere quale possibilità essa ha di accedere alla giustizia.
L'autore racconta come, dopo vent'anni di ricerca medica, egli scelse di lavorare da indipendente nella sua casa. Qui ha svolto negli ultimi trentacinque anni ricerche sullo spazio e sulla radioattività delle sostanze chimiche, fino a inventare l'"Electron Capture Detector", che consentì di rilevare la presenza diffusa di pesticidi e altri prodotti pericolosi. La sua scoperta dell'accumulazione di clorofluorocarburi nell'atmosfera aprì la strada allo studio del buco nello strato di ozono. Ma la sua fama è legata soprattutto all'ipotesi su Gaia, che ha modificato il nostro modo di vedere il pianeta su cui viviamo e di cui stiamo minando gli equilibri.
L'opera ormai più che trentennale di Alain de Benoist, capofila della cosiddetta "Nuova destra", affronta i problemi della modernità al di fuori e contro l'egualitarismo e l'universalismo da lui considerati caratteristici di una sinistra tutta interna alla tradizione giudeo-cristiana. Il volume è uno studio del più importante tentativo di rinnovare la cultura di destra del nostro tempo, non riducibile come spesso si è fatto soprattutto in Italia a un generico fascismo, e in grado invece di fornire una critica della modernità sui temi dell'economia, dell'ambiente e delle differenze culturali.
Quale sarà il volto estremo dell'uomo? Alla fine della storia ritroveremo l'animale, come prospettano, in singolare e discorde consonanza, sia gli ultimi dialettici sia gli antichi messianici? Animalità antropomorfa e umanità teromorfa costituiranno il nostro mobile orizzonte post-storico? Più che dalle filosofie della congiunzione uomo-animale, Agamben parte dal ripensamento del 'mistero pratico-politico' della loro separazione.
La questione energetica si trova all'incrocio di alcune delle più importanti problematiche globali: pace e guerra, sviluppo e sottosviluppo, equilibri ecologici e distribuzioni ambientali. Con mente di scienziato attento al forte vincolo tra tecnologia e denaro l'autore analizza le condizioni che determinano l'instabilità dell'uomo contemporaneo nel suo rapporto con l'ecosistema.
Le rivoluzioni informatica e biotecnologia dell'ultimo ventennio hanno modificato profondamente la nostra vita quotidiana e parallelamente la chiave di lettura di molti aspetti dell'essere biologico: la nascita, la morte, ma anche la salute e il modo di vivere il proprio corpo. Secondo Roberto Marchesini, studioso di scienze biologiche e di epistemologia, si sta profilando una condizione post-human di cui nel libro analizza le sorprendenti modalità e i possibili sviluppi.

