
Sul problema del tempo, che da sempre affascina lo spirito dell'uomo, si sono esercitati pensatori come Aristotele, Sant'Agostino, San Tommaso d'Aquino, Kant, Bergson, Husserl, Heidegger, Lévinas e Ricoeur, tra gli altri.
Seguire le vestigia Christi (le impronte di Cristo): questo è il programma che Francesco indicò a tutti coloro che volevano con lui rinnovare la vita secondo il Vangelo. Questo programma è stato fatto proprio da migliaia di uomini e di donne che, sin dalle generazioni immediatamente successive, hanno percepito l'attrazione della sua proposta cristiana. Gli studi che seguono sono dedicati, più che a Francesco d'Assisi, a tutti coloro che hanno tentato di seguirne le orme, e in qualche modo sono essi stessi diventati impronte di Francesco, vestigia Francisci.
Marco Bartoli, docente di Storia medievale presso la LUMSA di Roma e di Storia del francescanesimo presso la Pontificia Università Antonianum, è membro del consiglio direttivo della Società Internazionale di Studi Francescani di Assisi e del Comitato per l'Edizione Nazionale delle Fonti Francescane. Tra i suoi lavori: La caduta di Gerusalemme. Il commento al Libro delle Lamentazioni di Pietro di Giovanni Olivi (Roma 1991); Bernardino da Siena: prediche della settimana santa 1425 (Milano 1995); Chiara, una donna tra silenzio e memoria (Cinisello Balsamo 2001); Petri Iohannis Olivi Quaestiones de Romano pontifice (Grottaferrata 2002); Caterina, la santa di Bologna (Bologna 2004).
Questo libro parte da una composizione di tempo e di luogo che riguarda la situazione della stampa cattolica in Italia e i precedenti e la storia del quotidiano "Avvenire", collocandovi il ruolo che Narducci ha svolto negli anni cruciali dell'avvio del giornale.
L'autore di questo libro non condivide l'illusione, oggi così diffusa, secondo la quale è sufficiente stabilire alcuni supremi principi (democrazia, autonomia, non maleficenza, equità, ecc.) per elaborare le fondamenta di una biopolitica compatta e coerente. Non è così: la biopolitica ha certamente una sua logica e ha comunque bisogno di essere argomentata con ragionamenti rigorosi e coerenti; ma ha soprattutto un cuore, nell'idea che la vita sia nel medesimo tempo l'orizzonte della nostra esperienza e l'orizzonte della nostra percezione del bene. Da questa idea, nella quale ontologia e assiologia si fondono e si confondono, deriva l'unica possibilità di scrivere parole di biopolitica non votate alla tristezza, ma aperte piuttosto alla speranza e provviste di senso, come quelle che sono affidate a questo libro.
La prospettiva seguita nella lettura del Portrait jamesiano è quella di rintracciare il codice che presiede all'idea del romanzo, ne determina la narrazione e in essa identifica il discorso sull'arte. La figura, idea germinale del testo, si costruisce come un tutt'uno con la forma stessa del racconto quella del ritratto - già enunciata nel titolo e il cui oggetto, a livello metanarrativo, è il suo rapporto con lo scrittore. Se le Prefazioni per la New York Edition rappresentano nell'insieme un'estesa esplorazione sulla forma del romanzo, quella a The Portrait of a Lady, la più indicativa della poetica dell'autore, individua nell'unità compositiva iniziale (la sua figura) la potenzialità di molti sviluppi possibili: molti possibili romanzi, in uno spazio che, da paesaggio e sfondo del quadro, diventa lo spazio della scrittura, luogo della creazione artistica.
Quella di Sorokin è una delle storie più singolari della sociologia. Egli ha contribuito alla fondazione della sociologia nordamericana e di essa è stato un controverso protagonista per oltre un trentennio. Ha organizzato e diretto per quindici anni il Dipartimento di Sociologia di Harvard ed è stato presidente dell'American Sociological Association. Tuttavia, forse a motivo del taglio originale e a tratti eccentrico della sua opera, sembra essere scattata nei suoi riguardi una sorta di rimozione collettiva. Straniero e pariah della sociologia, Sorokin è entrato a far parte nella paradossale categoria dei "classici dimenticati". La sua si pone come una figura immensa e scomoda, geniale e spiazzante. Eppure il suo pensiero, a una rilettura attenta e lontana dalle polemiche accademiche dell'epoca, appare ancora oggi utile alla riflessione sulla società attuale e sulle sue traiettorie di sviluppo.

