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L’anno internazionale dell’astronomia ha sollecitato l’attenzione su problemi e domande che frequentemente affiorano quando si osserva il calendario con il suo scorrere dei giorni, dei mesi, degli anni. Il rapporto tra i ritmi della vita di ogni giorno e il movimento degli astri chiama in causa vari ambiti. Tra questi anche la data della Pasqua e, di conseguenza, tutti i ritmi che nel calendario cristiano dipendono da essa. Il passaggio dal calendario giuliano a quello gregoriano, avvenuto nel 1582, è servito per ristabilire un equilibrio tra i ritmi del sole e della luna e il computo del tempo. Questo libro, nel IV centenario del primo orientamento del cannocchiale al cielo da parte di Galileo (1609), costituisce un’occasione per rispondere a vari interrogativi che sorgono proprio in ordine al calendario e al computo del tempo nelle chiese sia di Occidente che di Oriente. La presentazione di Antonino Zichichi è un invito ad un confronto con alcuni aspetti determinati dal fascino della misurazione del tempo per coglierne i risvolti e le sfide nella cultura di oggi e di domani.
Autore
MANLIO SODI, salesiano, è specializzato in liturgia presso l'Istituto Sant'Anselmo in Roma. È professore e decano emerito della facoltà di teologia dell'Università Pontificia Salesiana. È membro della Pontificia accademia di teologia, e socio della Pontificia accademia mariana Internationalis. Dirige la collana «Monumenta Studia Instrumenta Liturgica» della Libreria editrice vaticana ed è direttore di «Rivista Liturgica». Con le Edizioni Messaggero Padova ha già pubblicato cinque testi tra cui Testimoni del Risorto (2006), Il Messale di Pio V (2007) e La liturgia delle Ore (2008).
Iota unum
è il capolavoro della critica «tradizionalista» alla Chiesa contemporanea
e molte delle questioni che tratta sono al centro del magistero di Papa Benedetto XVI.
Il suo Autore, Romano Amerio (Lugano 1905 - 1997) , è stato il più grande degli «oppositori» tradizionalisti della Chiesa del XX secolo e per questo fu punito con un ostracismo pressoché unanime.
Le sue posizioni possono destare perplessità e sconcerto tanto si dimostrano controcorrente, ma stanno oggi conquistando l'attenzione di un pubblico nuovo, acutamente consapevole della crisi in cui si dibatte la Chiesa contemporanea.
Pubblicato nel 1985, frutto di una ricerca protrattasi per circa mezzo secolo, Iota unum è l’opera più complessa e profonda del grande studioso cattolico Romano Amerio, una riflessione serrata e sistematica sul Magistero della Chiesa novecentesca (in particolare conciliare) e, insieme, un’aggiornata summa metafisica cattolica (e il senso ultimo di questa summa, il suo apax, si trova tutto in Stat Veritas).
Contro molte scuole di pensiero formatesi nel dopoguerra, soprattutto dopo quel Concilio Vaticano II esaltato come «rottura e nuovo inizio», come una «nuova Pentecoste» della Chiesa (non solo l’«officina bolognese» di Dossetti, ma tutto il Nord Europa), Romano Amerio ripropone con forza il primato della Verità sull’Amore – come insegnato a partire dagli Evangeli, da san Giovanni Apostolo e san Paolo, e poi da sant’Agostino – per cui in Dio all’essere seguono prima l’intelligere e poi l’amare, e non viceversa. Per Amerio mutare quest’ordine significa indurre l’uomo ad agire non più mosso dal pensiero, ma dal sentimento, in una condizione di libertà illusoria.
«La celebrazione indiscreta che la Chiesa e la teologia ammodernata fanno dell’amore è una perversione del dogma trinitario, perché […] la nostra fede porta che in principio sia il Padre, il Padre genera il Figlio, che è il Verbo, e, dal Padre e dal Figlio, si genera lo Spirito Santo, che è l’amore. L’amore è preceduto dal Verbo, è preceduto dalla conoscenza. Separare l’amore, la carità, dalla verità, non è cattolico.»
L'autore
Romano Amerio (Lugano, 1905-1997) studiò alla Cattolica di Milano, laureandosi in filosofia e in filologia classica, prima di diventare, nel 1951, libero docente di storia della filosofia. Consulente del vescovo di Lugano Angelo Jelmini durante i lavori della Comissione centrale preparatoria del Concilio ecumenico Vaticano II, Amerio fu per molti anni in stretta consonanza intellettuale e religiosa con il cardinale Giuseppe Siri. Oltre a Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX, edito anch’esso dalla nostra casa editrice, si devono ad Amerio un’imponente edizione critica in trentaquattro volumi degli scritti di Tommaso Campanella, tre volumi dedicati alle Osservazioni sulla morale cattolica di Alessandro Manzoni e importanti studi su Epicuro, Dante Alighieri, Giordano Bruno, Paolo Sarpi, Descartes e Giacomo Leopardi.
Il curatore
Enrico Maria Radaelli, nato a Milano il 15 luglio 1944, è docente di Filosofia dell'Estetica e Direttore del Dipartimento di Estetica dell'Associazione Internazionale «Sensus Communis» (Roma).
Stat veritas
Pubblicato postumo nel 1997, Stat Veritas analizza e commenta in 55 chiose la Lettera apostolica «Tertio Millennio Adveniente» indirizzata il 10 novembre 1994 da Giovanni Paolo II all’episcopato, al clero e ai fedeli in preparazione del giubileo dell’anno 2000, per definire gli orientamenti pastorali per la Chiesa del nuovo millennio.
Insieme a Iota unum, Stat Veritas è l’opera fondamentale di Romano Amerio, il massimo rappresentante dei fautori della continuità della Chiesa. Amerio contesta all’insegnamento cattolico nato dal Concilio Vaticano II di aver trascurato la Verità metafisica del Logos divino – che non è unidimensionale né astratta, come oggi la ritengono anche molti cattolici, ma è una realtà di persona –, e di essersi concentrato sul tema della Carità, riducendo la Chiesa a mero soggetto storico, sociale e culturale che si confronta con le varie opzioni filosofiche e morali proposte dalla società moderna. Deprivato del suo principio più specifico – la sovrannaturalità, la fede, la dottrina perfettamente «impersonata» dal Logos –, il messaggio cattolico ha così smarrito la sua identità rispetto alle altre religioni e si è dimostrato impotente di fronte al diffondersi, anche all’interno del mondo cristiano, della secolarizzazione e del relativismo.
Come scrive Enrico Maria Radaelli nella postfazione al volume: «Stat Veritas. La Verità sta, ossia è ferma, solida, irremovibile. Anzi – meglio di ogni traduzione letterale –, dobbiamo dire la Verità è: come una vera Amica la Verità è, ci precede, poi ci sta davanti, e infine anche ci attende. Per non farci perire nel nostro Io, senza un’Amica accanto».
L'autore
Romano Amerio (Lugano, 1905-1997) studiò alla Cattolica di Milano, laureandosi in filosofia e in filologia classica, prima di diventare, nel 1951, libero docente di storia della filosofia. Consulente del vescovo di Lugano Angelo Jelmini durante i lavori della Comissione centrale preparatoria del Concilio ecumenico Vaticano II, Amerio fu per molti anni in stretta consonanza intellettuale e religiosa con il cardinale Giuseppe Siri. Oltre a Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX, edito anch’esso dalla nostra casa editrice, si devono ad Amerio un’imponente edizione critica in trentaquattro volumi degli scritti di Tommaso Campanella, tre volumi dedicati alle Osservazioni sulla morale cattolica di Alessandro Manzoni e importanti studi su Epicuro, Dante Alighieri, Giordano Bruno, Paolo Sarpi, Descartes e Giacomo Leopardi.
Il curatore
Enrico Maria Radaelli, nato a Milano il 15 luglio 1944, è docente di Filosofia dell'Estetica e Direttore del Dipartimento di Estetica dell'Associazione Internazionale «Sensus Communis» (Roma).
La questione del corpo è uno dei luoghi di più chiara emergenza della irruzione di una complessità troppo a lungo trascurata. Nelle scienze empiriche e in quelle matematiche, ma anche nella filosofia e persino nella teologia, troppo a lungo si è ritenuto che fare scienza, produrre conoscenza, significasse di necessità fare a meno del corpo. Questa pretesa non può farci dimenticare che il nostro rapporto con noi stessi, con gli altri e con le cose non è mai immediato e non è mai del tutto neutro. Non siamo pure interiorità che si rapportano a pure esteriorità, ma siamo un impasto di interiorità ed esteriorità, di dentro e di fuori, di spirito e corpo. Teologi, filosofi , storici, antropologi e filologi si confrontano su una questione cruciale per la nostra epoca.
Il Concilio Vaticano II ha rappresentato (in particolare con il documento Gaudium et spes) la riconciliazione della chiesa cattolica con il modello contemporaneo, cioè con quel mondo che era nato emancipandosi dalla tutela ecclesiastica e, spesso, dalla stessa fede in Dio. Invece della contrapposizione, il Concilio ha scelto la difficile ma feconda strada del dialogo.
Vaticano II – Che cosa è andato storto? è uno dei testi fondamentali del dibattito che si è svolto negli Stati Uniti sulla crisi post-conciliare e sull’interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II: una discussione sociologica, filosofica e teologica cui ha partecipato a suo tempo il cardinale Joseph Ratzinger e di cui l’eco è evidente nel magistero di Benedetto XVI. Scritto con uno stile agile e sereno da una delle più note personalità del mondo cattolico americano, il testo mostra come la crisi nasce nel 1968 con quel “Sessantotto nella Chiesa” che è il rifiuto organizzato dell’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI da parte di centinaia di teologi: un rifiuto che va molto al di là delle questioni di morale sessuale e si pone come contestazione globale dell’autorità del Papa e del Magistero. I teologi del dissenso fanno appello al Vaticano II. Ma – risponde McInerny – nulla nei documenti del Concilio giustifica la loro posizione. Si tratta allora di distinguere fra i testi del Vaticano II e la loro interpretazione, fra insegnamenti del Concilio ed evento mediatico, fra lettera e presunto “spirito” dell’assise conciliare. La confusione fra questi elementi ha determinato per la Chiesa una delle più gravi crisi della sua storia. Per i cattolici fedeli, suggerisce McInerny, non si tratta oggi di rifiutare il Concilio ma di riprenderselo, in quella piena fedeltà al Papa e al Magistero che costituisce l’unica via per uscire dalla crisi.
L'Autore
Ralph McInerny, nato a Minneapolis nel 1929, ha insegnato filosofia per cinquant’anni all’Università Notre Dame nell’Indiana, la più grande università cattolica del mondo, ed è considerato da molti il più importante filosofo cattolico vivente. Gli studiosi di filosofia conoscono McInerny come eminente specialista di San Tommaso d’Aquino, autore di testi fondamentali sull’etica tomista e sui rapporti fra San Tommaso e Aristotele, fra fede e ragione, fra filosofia e teologia. Per i non filosofi McInerny è anche, se non soprattutto, noto come autore di una cinquantina di romanzi gialli diventati rapidamente best seller internazionali e che hanno fatto della figura del sacerdote detective padre Dowling – cui è stata dedicata una fortunata serie televisiva trasmessa anche in Italia – uno dei personaggi più amati da generazioni di lettori. Negli ultimi anni, di fronte alla crisi nella Chiesa, McInerny ha dedicato gran parte delle sue energie all’apologetica cattolica, animando iniziative e riviste e offrendo – come ha ricordato il cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in un articolo su L’Osservatore Romano del 22 giugno 2008 – un importante contributo per fondare lo sforzo apologetico su una solida base filosofica di fronte alle sfide del secolarismo e del relativismo.
Nel tempo postmoderno della ''morte di Dio'', le domande che il volume si pone sono le seguenti: in quale Dio non crede l'ateo postmoderno? È possibile che il suo ateismo abbia origine da un'immagine di Dio negativa e distorta che non nutre la sua immaginazione e le sue speranze più nascoste? E dinanzi ad un simile ateismo è ancora adeguata l'apologetica classica con la sua forte impronta razionale e il ricorso alle prove argomentative sull'esistenza di Dio? DALL'INDICE - Dire Dio nell'era della postmodernità: la ''morte di Dio'' come cifra del presente e come domanda - Alle origini della postmodernità: Nietzsche e la ''morte di Dio'' - Il cristianesimo e Nietzsche: il pensiero cristiano dinanzi alla ''morte di Dio'' e le istanze di rinnovamento - Cristianesimo, immaginazione e immagini di Dio. Oltre la ''morte di Dio'' FRANCESCO COSENTINO ha conseguito il dottorato in Teologia Fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana presso la quale è Assistente.
Descrizione dell'opera
Che cos'è la postmodernità? È davvero il paradigma oggi dominante? In tal caso, quale significato assume la realtà ecclesiale nel mondo postmoderno? Per la Chiesa non fu facile affrontare le questioni della modernità, un'epoca segnata dalle pretese del sapere scientifico. Oggi la comunità ecclesiale sembra muoversi con difficoltà pure nei confronti delle domande postmoderne, segnate invece da incertezza e frammentarietà. La risposta postmoderna alla domanda di Pilato sulla verità sembra consistere nell'indifferenza e nel non-senso.
Il volume prende in esame la situazione della Chiesa che vive nel contesto postmoderno. Le grandi svolte culturali e sociali del XX secolo esigono una diversa risposta da parte della Chiesa di oggi; sono in gioco la visione morale, l'azione pratica e pastorale, ma anche il significato teologico e spirituale e il senso della chiamata alla santità della Chiesa attuale.
L'autore ritiene che dopo il Vaticano II la Chiesa cattolica sia come rimasta in una specie di limbo, in attesa di formarsi una visione chiara della sua missione e del suo futuro. Invece di dedicarsi a singole questioni, egli offre piste e suggerimenti perché la Chiesa giunga a una migliore e più armoniosa autocomprensione, riscopra un'ecclesiologia più positiva, attui una prassi quotidiana più coerente.
Sommario
Prefazione. Ringraziamenti. Parte prima: Un nuovo paradigma per la Chiesa cattolica? I. La Chiesa nel nostro tempo: introduzione alle tematiche. II. La postmodernità e la Chiesa. Parte seconda: Risposte problematiche dell'ecclesiologia alla postmodernità. I. Dalla «Chiesa aperta» al neo-esclusivismo? II. La Chiesa e il religioso 'altro': ermeneutica dell'identità ecclesiale nella postmodernità. Parte terza: L'arte di costruire ponti. I. Dalla disputa al confronto. II. Preliminari di una metodologia ecclesiologica per l'epoca postmoderna. III. La promessa dell'ecclesiologia comparativa: verso un'ermeneutica ecumenica e interculturale. Parte quarta: «Analogia ecclesiae»: la prospettiva di una comunità virtuosa. I. «Analogia ecclesiae». II. Dall'etica delle virtù a una 'ecclesiologia delle virtù' per il nostro tempo. Conclusione: Aver cura dell'amore: spunti teologici e pratici iniziali per una «ecclesiologia delle virtù». Bibliografia. Indice dei nomi.
Note sull'autore
Gerard Mannion si occupa di ecclesiologia ed etica. Dopo la sua formazione presso le università di Oxford e Cambridge, ha insegnato presso la Liverpool Hope University e nei Church Colleges di Oxford e Leeds. Attualmente presiede l'Ecclesiological Investigations International Research Network, oltre a essere Senior Research Fellow alla Katholieke Universiteit di Leuven (Belgio) e Visiting Professor presso l'Università di Chichester (UK). È anche co-presidente dell'Ecclesiology Program Group of the American Academy of Religion. Fra i volumi più importanti ha pubblicato Schopenhauer, Religion and Morality (2003) e ha curato Catholic Social Justice: Theological and Practical Explorations (2007), Comparative Ecclesiology: Critical Investigations (2008) e The Routledge Companion to the Christian Church (2008).
"La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende minimamente d'intromettersi nella politica degli Stati. Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell'uomo, della sua dignità, della sua vocazione. Senza verità si cade in una visione empiristica e scettica della vita, incapace di elevarsi sulla prassi, perché non interessata a cogliere i valori - talora nemmeno i significati - con cui giudicarla e orientarla. La fedeltà all'uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà e della possibilità di uno sviluppo umano integrale. Per questo la Chiesa la ricerca, l'annunzia instancabilmente e la riconosce ovunque essa si palesi. Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile. La sua dottrina sociale è momento singolare di questo annuncio: essa è servizio alla verità che libera. Aperta alla verità, da qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa l'accoglie, compone in unità i frammenti in cui spesso la ritrova, e la media nel vissuto sempre nuovo della società degli uomini e dei popoli". (Dall'Introduzione).
Oltre che umanista e teologo di fede protestante, Melantone fu vero e proprio filosofo. In un periodo in cui in ambito luterano c'era profonda disaffezione per la filosofia, egli offrì alla causa della Riforma un sistema filosofico in accordo con i principi protestanti fondamentali e gli attribuì una precisa sfera d'indagine, quella della natura e delle sue leggi. Costituita da tre libri dedicati allo studio sistematico del cosmo e dal De Anima, che ne applica in campo antropologico le tesi, la Fisica - principale opera filosofica di Melantone - si propone infatti di conciliare le leggi dell'universo con una natura umana dotata di libertà e affermare, al di là della netta distinzione tracciata, la reciproca necessità di filosofia e vangelo: la fisica è necessaria per chiarire i punti controversi nelle dispute religiose e, al contempo, solo il vangelo può dare alla nozione filosofica di natura tutta la sua ampiezza e validità.
La missione della Chiesa è descritta spesso in termini di testimonianza: la verità, da Gesù sussurrata agli orecchi dei discepoli, dev'essere gridata dai tetti. Secondo la cultura postmoderna parlare di verità è in ogni caso esagerato; se pure di verità si può parlare, il luogo non può essere quello pubblico. In quel luogo sono tollerate solo opinioni personali, e non pretenziose verità. La figura della testimonianza rimanda a una contraddizione tra cultura pubblica e predicazione cristiana, che pare inevitabile. Fin dall'inizio, d'altra parte, il vangelo ha suscitato litigi, e quindi un interminabile processo. Proprio per rapporto a quel processo il cri-stiano è testimone, in senso giudiziale. Il famoso "aggiornamento" mira invece a un rapporto con la nuova cultura, che vuol essere irenico e rimuove ogni conflitto; la parola cristiana perde il profilo di testimonianza, per candidarsi ad essere soltanto un supplemento d'anima per un mondo senz'anima. I contributi qui pubblicati, di taglio biblico, filosofico, di teologia sistematica e di teologia della cultura, sono frutto di un Seminario di studio volto a recuperare una nozione di testimonianza meno slavata.

