
Con la collaborazione di
Hans-Dieter Mutschler e Michael Sievernich
Dalla quarta di copertina:
La fede cristiana nella creazione è superata dalla teoria dell'evoluzione?
In cosa consistono il significato profondo e la bellezza, ancora oggi affascinante, della fede cristiana nella creazione? È possibile mostrarne anche la verità? Le intuizioni su Dio e sul mondo che troviamo nel testi biblici e nei grandi pensatori che hanno riflettuto sulla fede nella creazione (come, per esempio, Agostino, Tommaso d'Aquino, Guardini) contribuiscono a umanizzare l'essere umano? E per andare alla radice della questione: Dio continua veramente ad agire nel mondo? Se sì, in che modo? Ma allora come possiamo conciliare le tante forme del male, presenti in questo mondo, con la bontà del Creatore? Cosa ci offre in più la fede cristiana nella creazione rispetto alle spiegazioni del mondo che provengono dalle scienze della natura? Qual è il suo contributo per un'etica ecologica? È in grado di dare impulsi positivi al dialogo Interculturale (per esempio nei confronti dell'islam)?
A tutto questo Medard Kehl dà risposte fondate e comprensibili, senza eludere nessuna questione.
Un'opera chiara, informata in particolare sui dibattiti scientifici, rigorosa, che affronta anche questioni di attualità.
DESCRIZIONE: Fin dal suo apparire nel 1977, Novecento teologico apparve un libro destinato a far riflettere. Per due motivi: l’essere una ricostruzione originale del pensiero di Karl Barth, Rudolf Bultmann, Dietrich Bonhoeffer, e del socialismo religioso svizzero, e l’essere un nuovo capitolo della filosofia della religione di Italo Mancini. Da un lato, la chiarezza dell’esposizione mostra i capisaldi dei tre maggiori teologi protestanti del secolo scorso – la novità della teologia dialettica, l’effetto dirompente della demitizzazione, il respiro liberante del cristianesimo adulto – nei loro intrecci e nelle loro divergenze; dall’altro, è come se Mancini svolgesse qui una ricapitolazione delle sue ricerche degli anni Sessanta e Settanta e preparasse la stagione ultima, che lo porterà alla «logica dei doppi pensieri». Una logica che, cimentandosi con la sfida di pensare e dire oggi l’«Oggetto immenso» (Dio), incorporerà tracce cospicue dell’eredità di Barth, Bonhoeffer, Bultmann. In questo senso Novecento teologico è un classico della storia della teologia e del pensiero filosofico.
COMMENTO: I maestri della teologia del '900 (Barth, Bultmann, Bonhoeffer, ...) nel capolavoro storiografico di Italo Mancini
ITALO MANCINI (1925-1993) è stato professore di Filosofia della religione e Filosofia del diritto all’Università di Urbino, dove ha anche fondato l’Istituto superiore di Scienze Religiose e la rivista «Hermeneutica». Presso Morcelliana sono in corso di pubblicazione le Opere scelte, di cui nel 2008 è uscito il vol. I, Filosofia della religione. Sempre nel nostro catalogo: Filosofia della prassi (19983); Come leggere Maritain (1993); Bonhoeffer (1995); Frammento su Dio (20002).
Descrizione dell'opera
L'opera, organizzata in due volumi, presenta il punto più avanzato del pensiero del grande teologo. Egli propone una definizione e un ruolo del cristianesimo, nonché una discussione sul senso del fare teologia all'interno della modernità.
Finora la Chiesa e la teologia hanno pensato la fede come un contenuto da trasmettere: modello che ha funzionato positivamente nelle società tradizionali. La modernità e la postmodernità hanno tuttavia introdotto delle trasformazioni interne all'identità cristiana che non riguardano più questo o quel punto della sua dottrina ma, più radicalmente, la sua stessa forma.
Theobald manifesta un approccio alla tradizione cristiana in cui la categoria dello stile esprime al contempo il contenuto e la forma della fede in quanto principio regolatore della presenza del cristiano nel mondo. Le sue pagine vivono del fascino e della difficoltà di coniugare assieme il concetto di stile e l'identità cristiana, nella consapevolezza che definire il cristianesimo come stile comporta sia una riflessione epistemologica sul modo di fare teologia, sia una diagnosi teologica del momento attuale con le discussioni su modernità e postmodernità.
Sommario
Prefazione. «Ouverture». I. Diagnosi teologica del momento presente. 1. Il modernismo cattolico. 2. La cristologia trascendentale ne «L'Azione» (1893) di Maurice Blondel. 3. Il progetto apologetico di Maurice Blondel ieri e oggi. 4. «Credere» secondo il «modus conversationis». 5. La «sapienza di Salomone» al concilio Vaticano. II. Un modo di procedere. 1. La «teologia spirituale». 2. La teologia come discernimento della vita autentica. 3. A servizio della giustizia del Regno. 4. Le ripercussioni della narratività sulla teologia. 5. Il carattere confessante della teologia le toglie ogni pertinenza scientifica?
Note sull'autore
Christoph Theobald, gesuita, è nato a Colonia. È docente di teologia sistematica e fondamentale al Centre Sèvres di Parigi, caporedattore della rivista Recherches de Science Religieuse, consigliere e collaboratore della rivista Études ed è stato membro della Fondazione della rivista internazionale Concilium. Tra le sue pubblicazioni: Maurice Blondel und das Problem des Modernität, Beitrag zu einer epistemologischen Standorbestimmung zeitgenössischer Fundamentaltheologie (1988); Le canon des Ecritures: études historiques, exégétiques et systématiques (1990); La Pensée musicale de Jean-Sébastien Bach. Les chorals du Catéchisme (1993); Histoire des dogmes. t. IV: La Parole du salut (1996); Présences d'Evangile. Lire les Evangiles et l'Apocalypse en Algérie et ailleurs (2003); Une nouvelle chance pour l'Evangile. Vers une pastorale d'engendrement (2004); Le péché originel. Heurs et malheurs d'un dogme (2005), Vatican II et la théologie. Perspectives pour le XXIe siècle (2006). Le EDB hanno pubblicato La Rivelazione (22009).
Molte parrocchie e gruppi di fedeli non hanno più a disposizione un prete ordinato. E nel futuro questo fenomeno si accentuerà.
Le autorità della Chiesa stanno affrontando la crescente diminuizione di preti importandone di stranieri, oppure accorpando le parrocchie di una stessa area con un unico prete.
La gerarchia, pur di proteggere l'attuale forma di ministero presbiterale, riduce il diritto delle comunità a celebrare l'eucaristia. Secondo il punto di vista ufficiale, utilizzare le preghiere eucaristiche approvate e soprattutto pronunciare le parole della consacrazione, resta un potere esclusivo dei preti ordinati.
Questo straordinario documento, frutto di un'intensa analisi dell'ordine dei domenicani olandesi, e il dibattito che ne è scaturito provano ad aprire la discussione non solo sulla situazione di fatto ma anche sui cambiamenti circa la concezione dell'eucaristia introdotti dal Concilio Vaticano II.
L'eucaristia non è qualcosa che "possediamo". Nella celebrazione dell'eucaristia esprimiamo la nostra fiducia, rappresentiamo e celebriamo la consapevolezza che la vita è, nel fondo, condivisione, proprio come ha testimoniato nella vita e nelle opere Gesù di Nazareth. Ci promette che nel futuro, seppure incerto, possiamo sempre contare su Dio, che è amore.
Allora, se ci si libera dall'idea dell'eucaristia come sacrificio, in realtà ciò che dall'attuale autorità ecclesiastica viene percepito come una minaccia può trasformarsi in autentica grazia: i "laici" attivi in molte comunità ecclesiali locali rappresentano una sfida. La loro creatività di fede riceverà ulteriore ispirazione se realmente incoraggiata.
Uno studio sulla santità cristiana.
Il contrasto tra il credente, secondo cui il mondo dei corpi (umani e non umani) è stato creato da Dio, e l'ateo, secondo cui il mondo stesso è increato, sembra essere irriducibile. In che modo, allora, potrebbe essere irrefutabilmente riconosciuta l'esistenza di Dio? Occorre ammettere, da un lato, che non possiamo premettere l'esistenza del mondo alla nostra conoscenza di esso, poiché, senza questa, il mondo stesso non potrebbe per noi esistere; d'altro lato, che non possiamo premettere la nostra conoscenza del mondo alla sua esistenza, poiché, senza di esso, la nostra non potrebbe essere conoscenza del mondo medesimo. Si ha, quindi, che esistenza e conoscenza del mondo non si possono separare, poiché l'essere dell'una è quello stesso dell'altra. Ora, vi sono ragioni per poter escludere che le concezioni iniziali del progresso conoscitivo umano possano avere per oggetti dei corpi. Il problema da risolvere, quindi, diventa quello di stabilire come si siano avute o si abbiano le condizioni grazie a cui ogni essere, capace di pensare, è potuto o potrà giungere a concepirsi esistente (e, in pari tempo, a conoscersi), secondo un corpo tra altri corpi, esigendo, tra l'altro, che questi siano esistenze autonome, permanenti, indipendenti da quel suo stesso concepire. Ebbene, si deve necessariamente ammettere che, a fondamento di tutto ciò, deve stare quell'essere eterno e creatore che chiamiamo Dio.
M. NICOLETTI, Introduzione
Seconda Lettera ai Tessalonicesi 2,1-12
METZGER O., Il Katéchon. Una fondazione esegetica
RIZZI M., Storia di un inganno (ermeneutico): il Katéchon e l’Anticristo nelle interpretazioni del II e III secolo della Seconda Lettera ai Tessalonicesi
GIANOTTO C., Sull’interpretazione di 2Ts 2,6-7 nei Padri della scuola antiochena tra IV e V secolo
GIULIANI M., Belial, Gog-e-Magog, Armilus. Excursus su nomi e miti ebraici dell’anti-messia
CAMPANINI M., Il Dajjal. Escatologia e politica nell’Islam
LAMBERTINI R., Un’esegesi «militante» di 2Ts 2 all’Università di Parigi nel XIII secolo. Il Tractatus de Antichristo et eius ministris
RONCHI DE MICHELIS L., Il Katéchon e l’Anticristo in Martin Lutero
ARICI F., Letture teologico-politiche del Katéchon e dell’Anticristo nella tarda Scolastica. Il caso del Gaetano (1468-1534) e quello del Catarino (1484-1553)
DETHLOFF K., Accelerazione e frenata nel messianismo ebraico del ventesimo secolo
CARONELLO G., «L’Anticristo è un uomo, non un demone». Su una figura escatologica di Erik Peterson
SCHULLER W., Il Salvatore dalla confusione? Note sul Katéchon in Carl Schmitt
NICOLETTI M., Tra filosofia della storia e relazioni internazionali. Il concetto di Katéchon in Carl Schmitt
DESCRIZIONE: Teologia e biografia si richiamano fino quasi a sovrapporsi. Se l’asserto vale in generale, vale in forma singolare per l’oratoriano Louis Bouyer (1913-2004): l’originalità del suo pensiero corrisponde all’originalità – fino all’isolamento – della sua persona. Convertito dal protestantesimo, si impone al mondo teologico con l’opera Le Mystère pascal che costringe a rimettere al centro della riflessione il mistero dal quale tutti gli aspetti del cristianesimo dipendono. Alla scuola di J.H. Newman e di S. Bulgakov, il teologo francese avvia un percorso di illustrazione del mistero cristiano lontano dalle secche delle trattazioni neoscolastiche, per nutrirsi e nutrire i lettori con le saporose fonti patristiche, soprattutto orientali. Da esse attinge una figura di vita cristiana – denominata “umanesimo escatologico” e che trova la sua realizzazione compiuta nella vita monastica – poco incline al “compromesso” con la cultura dominante del suo tempo, sia essa ecclesiastica o civile. Nei confronti soprattutto della prima giungerà, nell’epoca successiva al Vaticano II, a denunciarne la deriva. Sua preoccupazione fondamentale è in ogni circostanza “‘difendere” la novità del cristianesimo, condizione per mostrarne la funzione salvifica per un mondo che agli occhi del dotto contemplativo resta ancora sotto il dominio del maligno.
(Giacomo Canobbio)
COMMENTO: La prima introduzione al teologo francese (1913-2004), consulente al Concilio Vaticano II, tra i protagonisti della cultura religiosa della II metà del XX secolo.
DAVIDE ZORDAN ha conseguito il dottorato in teologia presso l’Institut d’Études Théologiques di Bruxelles nel 2004 con una tesi su L. Bouyer ora integralmente pubblicata (Connaissance et mystère. L’itinéraire théologique de Louis Bouyer, Éditions du Cerf 2008). Attualmente è ricercatore presso il Centro per le Scienze Religiose della Fondazione Bruno Kessler e docente del Corso Superiore di Scienze Religiose di Trento.
Nell'imminenza del terzo centenario dell'istituzione della Pontificia Accademia Teologica (1718-2018), la ricerca di L.M. De Palma costituisce uno strumento prezioso per la ricostruzione delle complesse vicende che hanno condotto alla fondazione e allo sviluppo di un organismo voluto dalla Santa Sede come centro di formazione, di studio e di ricerca teologica. L'opera di De Palma si distingue per l'attenzione rivolta non solo alle molteplici finalità e alle varie configurazioni organizzative che l'Accademia ha assunto nel corso dei secoli, ma anche ai diversi contesti culturali e alle numerose istituzioni universitarie ed ecclesiastiche romane con cui l'Accademia di Teologia si è di volta in volta relazionata in rapporti di fecondo scambio e reciproco arricchimento. Il tutto è trattato con grande chiarezza espositiva ed è corredato da un abbondante apparato di note esplicative e di rimandi alle fonti; infine, sono da segnalare le numerose appendici, che costituiscono una preziosa raccolta di documenti, lettere ed elenchi di soci. Un'opera di sicuro interesse per tutti coloro che sono appassionati alla storia della cultura e della formazione teologica dal Settecento ad oggi.
La problematicità dell’esperienza integrale, segnata dal divenire, e quella dell’esperienza umana, gravata dal male, costituiscono i due nuclei tematici del pensiero di Umberto A. Padovani. La prima trova soluzione nella «metafisica classica» essenzializzata e storicizzata (attraverso un serrato confronto con il pensiero moderno e contemporaneo); la seconda nell’umanesimo cristiano ascetico (derivante dalla redenzione per mezzo della croce di Cristo). Ci troviamo così di fronte ad un itinerario speculativo-sapienziale nel quale si intrecciano, per così dire, due anime: quella del metafisico rigoroso che segue fino in fondo il processo dialettico-confutatorio dell’affermazione come negazione della negazione, e quella dell’uomo-pensante che concepisce la filosofia come ricerca della veritas salutaris, capace cioè di svelare il senso della vita. Per questo è un cammino verso, ma anche oltre la metafisica.
Destinatari
Per studenti e insegnanti di teologia e di psicologia.
Autore
Angelo Roncolato, docente presso la Facoltà teologica del Triveneto, insegna filosofia della conoscenza e dell’essere, e teologia filosofica nella sede di Padova; ha già dedicato ad Umberto A. Padovani due saggi pubblicati nella Rivista «Studia Patavina».

