
Contenuto
Cana, si riconosce, è un episodio programmatico per l’intero quarto vangelo; fornisce la chiave interpretativa più importante per la comprensione dei segni di Gesù. È “un segno preminente”, affermava Origene (+253/254). Eppure si ha l’impressione che «nell’attuale situazione degli studi è molto improbabile che si possa giungere a una soluzione da tutti condivisa». Per scandagliare la portata di questa prima «manifestazione » di Gesù, l’evangelista ispira il suo racconto a due altre grandi «rivelazioni», quella cioè del Monte Sinai e quella del Mistero Pasquale. Questa duplice polarità impressa al «segno» di Cana è già insinuata dalle analogie di struttura sottese ai tre eventi: Sinai-Cana-Pasqua.
Destinatari
Teologi, mariologi, cultori di mariologia, operatori pastorali.
Autore
ARISTIDE SERRA, frate sacerdote dell'Ordine dei Servi di Santa Maria, è dottore in teologia e in Scienze Bibliche. Da diversi anni è docente di Sacra Scrittura al 'Marianum' di Roma. Dedica particolare attenzione alle tradizioni bibliche sulla Madre di Gesù ed è autore di numerosissime pubblicazioni.
Questo volume, articolato in quattro capitoli dedicati all'evento della risurrezione, alla sua dimensione trinitaria, alla sua relazione con la vita della Chiesa e alla speranza escatologica, offre al lettore una notevole panoramica sull'importanza salvifica della risurrezione di Cristo per l'antropologia.
Già tanti decenni prima del profilo inconfondibile che guadagna nel pensiero di H. de Lubac, la categoria del sovrannaturale risulta centrale nella teologia di Scheeben. Prendendo la distanza sia da un esagerato razionalismo teologico sia dal fideismo, essa propone l'ambito salvifico del mistero che diventa accessibile all'uomo per volontà di Dio. La dimensione personale di tale dinamica è presa in esame nelle profonde riflessioni sulle meraviglie della grazia. Si tratta di un manuale sul "De Gratia" che nonostante la sua struttura consolidata e classica, non mette da parte l'impatto con le problematiche esistenziali del credente. In quest'ottica trovano un convincente chiarimento, le questioni fondamentali della fede e della vita. Scheeben definisce prima di tutto - con vari riferimenti alla terminologia della Tradizione - la natura ossia l'essenza della grazia. Presentando quest'ultima come relazione, parla poi dei vari livelli dell'unione con Dio che essa comporta. Considerazioni sugli effetti interni ed esteriori conducono poi alla parte conclusiva nella quale sono dispiegate le implicazioni pratiche e spirituali di una vita che si sente animata dalla grazia
Il libro Perché la Chiesa? offre una introduzione alla «questione Chiesa» che tiene presente i diversi approcci disciplinari, in particolare quello della teologia sistematica, quello della teologia pastorale, quello della storia della Chiesa. E' il quarto volume della collana "Teologia per laici": sussidi per le Scuole di Teologia per laici attive in molte diocesi in diverse regioni d'Italia.
Presentiamo il primo volume di AMATECA, la collana di manuali teologici pubblicata in dieci lingue sotto il coordinamento internazionale di Jaca Book e ispirata all'opera e alla teologia di Henri de Lubac e Hans Urs von Balthasar. È oltremodo significativo che l'intera collana, con le sue sette sezioni e i suoi 22 volumi (15 ad oggi pubblicati), si apra con un volume del maggiore storico delle religioni vivente, Julien Ries, che sulle tracce di Mircea Eliade ha contribuito in maniera determinante a definire un nuovo ambito disciplinare fondato sul senso del sacro nell'uomo, l'antropologia religiosa. Questo volume infatti presenta l'uomo "Alla ricerca di Dio" nel quadro e alla luce dell'antropologia religiosa, una disciplina che si distingue dall'etnologia religiosa, dalla stessa storia delle religioni e dalla sociologia religiosa. Essa studia l'uomo sia come creatore e utilizzatore dell'insieme simbolico del sacro, sia come portatore delle credenze religiose che dirigono la sua vita e il suo comportamento. Si tratta dell'uomo considerato nella sua unità e nella sua totalità, l'uomo corpo e anima, cuore e coscienza, pensiero e volontà. Questa antropologia è basata sull'homo religiosus e sul suo comportamento attraverso l'esperienza del sacro.
DESCRIZIONE: Perchè parlare ancora della morte? Sembra si stia passando dalla rimozione – operazione intellettuale che aveva trovato nella famosa Lettera a Meneceo l’espressione più icastica – alla fattiva negazione. La rivoluzione antropologica che in tale tentativo si manifesta è evidente: se agli umani sono dati intelligenza e potere, perché non usarli per sconfiggere il nemico principale dell’intelligenza e del potere? La vittoria sulla morte non è forse il sogno che nel corso della storia dell’umanità si è inseguito, anche mediante i riti funebri e la connessa fede nella prosecuzione della vita in un’altra dimensione? E non sarebbe questo il modo per affermare la grandezza degli umani, finalmente liberati dal soggiogamento ai processi naturali?
A queste domande tenta di rispondere il volume, introducendo al tema in diverse prospettive. Alla lettura di un breve testo della Lettera agli Ebrei (2,14-15) – con cui mons. Luciano Monari illustra come Gesù Cristo con la sua solidarietà abbia liberato dalla paura della morte – segue un’analisi storico-teologica del n. 18 della Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et Spes, in cui il mistero della morte emerge dalla concezione cristiana dell’essere umano.
Diversi sono i modi in cui il tema della morte si declina: dalla morte di Cristo come “meccanismo vittimario”, sulla scorta di René Girard, che permette di vedere la sua morte come via per l’attuazione del Regno di Dio, al tema della morte in relazione all’autonomia della dottrina morale e al problema della sua origine, con attenzione all’esegesi di Sap 1,13. Ma il tema della morte investe anche i limiti e le prospettive del genere letterario dell’Ars moriendi, o preparazione alla morte, come viene trattata ad esempio in Roberto Bellarmino. Infine una sezione è dedicata alla liturgia, ove la preparazione alla morte assume la forma dell’invocazione e la musica diviene tramite del messaggio cristiano sulla morte. Ma la morte non è identica per tutti; al variare delle condizioni vitali delle persone, ne mutano le definizioni: per questo è opportuno riflettere anche sulle trame “serie” che, in riferimento ai recenti dibattiti, stanno dietro a classificazioni quali “disponibilità-indisponibilità” della vita.
COMMENTO: Il volume n. 19 dei Quaderni Teologici affronta il tema della morte dal punto di vista dell'Antico Testamento, del Nuovo Testamento, della teologia e della spiritualità.
GLI AUTORI sono tutti docenti del Seminario di Brescia.
DESCRIZIONE: La storia dell’Occidente, per la sua matrice ebraico-cristiana, può esser vista come una variazione dei significati assunti da due categorie, apocalisse ed escatologia. Partendo dalla loro rigorosa definizione – escatologia come attesa della fine del mondo e apocalisse come rivelazione del Regno – l’autore si sofferma su due autori emblematici delle origini del cristianesimo, Paolo, e della fine della cristianità, Sergio Quinzio. Se nelle Lettere di Paolo possiamo sorprendere i vari significati assunti nel cristianesimo antico dal termine escatologia – attesa di un ritorno imminente del Signore, spiritualizzazione di quest’attesa, fino all’«escatologia aoristica» della Lettera ai Colossesi, dove si parla di una salvezza compiuta –, in Quinzio abbiamo il consumarsi, nella sua paradossalità, della tensione apocalittica: il ritardo del ritorno del Signore diviene in lui appello alla promessa di redenzione, non rassegnandosi alla sua smentita storica. Attraverso Paolo e Quinzio, si può leggere in filigrana la storia di un’eredità religiosa che, nata per giudicare il mondo, ne è divenuta parte tra fedeltà, inevitabili tradimenti, e nostalgia delle origini. Un’eredità che ha nella carità (nell’agápe) un modello quanto mai prezioso per vivere con e per gli altri in un mondo dove le catastrofi non annunciano una rivelazione prossima, ma il persistere di una sofferenza ingiustificata.
COMMENTO: A partire da Paolo, l'autore mostra i vari significati di escatologia e apocalittica nella tradizione biblica occidentale. Un libro per tutti.
SALVATORE NATOLI è ordinario di filosofia teoretica all’Università di Milano Bicocca. Tra le sue opere, pubblicate da Feltrinelli: Ermeneutica e genealogia; L’esperienza del dolore; La felicità; Dizionario dei vizi e delle virtù; Stare al mondo. Escursioni nel tempo presente; Parole della filosofia o dell’arte di meditare. Presso la Morcelliana: Dio e il divino. Confronto con il cristianesimo (2 ed.); Libertà e destino nella tragedia greca; Guida alla formazione del carattere (3 ed.); Sul male assoluto. Nichilismo e idoli nel Novecento; Edipo e Giobbe. Contraddizione e paradosso (2 ed.).
DESCRIZIONE: Un celebre passo di San Tommaso, nella Summa contra Gentiles, afferma che Dio non può violare il principio di non contraddizione. Una convinzione non solo della teologia cristiana ma di gran parte della filosofia occidentale, da Parmenide ad Emanuele Severino, in cui il principio di non contraddizione scalza Dio come fondamento primo e afferma l’eternità di ogni ente. Una convinzione messa in discussione dai lavori di Carlo Arata, a partire da Ego sum qui sum. La Gloria di Dio, e ripensata analiticamente nei saggi di questo nuovo libro. Saggi ove l’autore non solo discute, con rigore teoretico, l’ontologia neoparmenidea di Severino, mostrandone tanto l’acume logico quanto le aporie, ma anche il pensiero di Gustavo Bontadini. Per Arata, se preso sul serio, Dio è «l’esaustività di ogni significato», non tollera alcun condizionamento e si sottrae di diritto alla normatività del principio di non contraddizione. Una prospettiva che mette in discussione ogni forma di teologia razionale, e, ponendo un aut aut tra Dio e la filosofia, invita la stessa filosofia a riflettere sui suoi princìpi primi.
COMMENTO: Un libro che mostra come l'autentico pensiero di Dio - nella sua Signoria - debba andare al di là delle leggi della logica che governano il pensiero ocidentale. Confrontandosi con Emanuele Severino, è insieme un testo di filosofia e di alta spiritualità.
CARLO ARATA è professore emerito di filosofia teoretica dell’Università di Genova. Ha insegnato Istituzioni di filosofia all’Università Cattolica di Milano e, successivamente, Filosofia Teoretica presso le Università di Macerata e di Trieste. Fra le sue pubblicazioni: Lineamenti di un ontologismo personalistico (Marzorati, Milano 1955), Persona ed evidenza nella prospettiva classica (Marzorati, Milano 1963), Evidenza ed essere (Marzorati, Milano 1964), Discorso sull’essere e ragione rivelante (Marzorati, Milano 1967), L’aporetica dell’intero e il problema della metafisica (Marzorati, Milano 1971). Presso la Morcelliana: Ego sum qui sum. La Gloria di Dio, Brescia 2004.
Lettera enciclica 'Caritas in Veritate' in lingua latina.
«il saggio che, con ammirevole ricchezza di documentazione e con sicura acribia d’interpretazione, Alberto Piola ci propone offre uno strumento prezioso e direi quasi indispensabile non solo per fare chiarezza sui termini reali della vicenda storica che ha visto su fronti opposti scienza e teologia, evoluzione (o meglio evoluzionismo) e creazione (o meglio creazionismo), ma anche per delineare con pacatezza e serietà di argomentazione la piattaforma di un’efficace e realistica “integrazione”». (dalla Prefazione di Piero Coda).
Non litigare con Darwin Chiesa ed evoluzionismo di Alberto Piola
Prefazione di Piero Coda Il dialogo tra Darwin e la fede cristiana sulla creazione non è stato facile in dall’inizio. Pio IX, scrivendo nel 1877 all’autore di un libro che voleva dimostrare la falsità del darwinismo, si augurava che «simili fantasticherie, assurde come sono, siano confutate dalla vera scienza». Alla fine del XIX secolo alcuni teologi furono oggetto di indagine a Roma per aver sostenuto la conciliabilità tra creazione ed evoluzionismo. Nel 1996 Giovanni Paolo II scrisse che la teoria dell’evoluzione dev’essere considerata più che un’ipotesi. Benedetto XVI, invece, ha osservato che «la teoria dell’evoluzione non è ancora una teoria completa, scientificamente verificabile». Come stanno le cose? È vero che la teoria dell’evoluzione non è in contrasto con la fede cristiana? E soprattutto: come possono dialogare la fede nella creazione e l’evoluzionismo? Partendo da alcuni studi storici realizzati dopo l’apertura degli archivi del S. Ufizio, in questo testo si vogliono indagare i motivi dello scontro del passato e le condizioni di possibilità di un fecondo dialogo nel presente, puntando verso un’integrazione dei saperi.
Punti forti
Attualità dell’argomento: nel 2009 ricorrono contemporaneamente i 200 anni della nascita di Darwin e 150 anni della pubblicazione della sua opera più famosa, L’origine della specie.
Saggio storico ben documentato, in quanto l’oggettiva ricostruzione delle vicende è stata possibile solo in questi anni, precisamente da quando nel 1998 è stato aperto agli studiosi l’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede per i documenti fino al 1903.
Destinatari
Largo pubblico, vista l’attualità dell’argomento.autore Alberto Piola, sacerdote della diocesi di Torino, docente di antropologia teologica presso la Sezione Parallela di Torino della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale e presso l’ISSR di Torino, ha conseguito il dottorato in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana con una tesi sugli aspetti antropologici legati alla richiesta di ordinazione sacerdotale per le donne. Diplomato in biblioteconomia presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, è direttore della Biblioteca diocesana di Torino. È rettore della Basilica del Corpus Domini nel centro di Torino. Ha curato con Valter Danna il volume Scienza e fede: un dialogo possibile? Evoluzionismo e teologia della creazione (Effatà editrice, 2009).

