
Cosa si può dire sulla vita? Sono varie le forme di sapere che si esercitano per rispondere a questa domanda. L'interesse dominante riguarda l'origine e la fine della vita. Su questo terreno si confrontano, e a volte si scontrano, soprattutto la teologia e la biologia. Questo testo raccoglie la sfida sul versante propriamente teo-logico: come la biologia può aiutare il credente contemporaneo a pensare e a parlare credibilmente di Dio? E, d'altro canto, come la rivelazione cristiana può illuminare la comprensione del multiforme fenomeno vita? È interessante notare, ad esempio, che l'evoluzionismo, pur oggetto di aspre polemiche da parte di vescovi e teologi fin quasi alla metà del secolo scorso, sia diventato in seguito un paradigma condiviso, entro cui leggere non solo il fenomeno vita, ma anche reinterpretare il tema della creazione. Il confronto tra biologia e teologia si presenta perciò come un caso paradigmatico del rapporto tra sapere scientifico e sapere della fede. L'esito del confronto, nel breve periodo, pare consistere in una "nuova alleanza" tra teologia e biologia affinché l'approfondita consapevolezza della fede cristiana e dei fenomeni vitali contribuisca a favorire una maggiore felicità, per il presente e per il futuro, per ogni vivente sulla terra e (forse) nell'universo. (Giacomo Canobbio)
Dal Nuovo Testamento e attraversando le epoche successive della Storia della Chiesa, il libro presenta il dramma dell'apologetica come storia dell'incontro della fede cristiana con le diverse sfide e minacce provenienti tanto dal suo interno quanto dalla cultura secolare. L'apologetica nella mentalità corrente gode di una pessima fama per cui, nella migliore delle ipotesi, è accusata di inaridire nel ragionamento e nella polemica la freschezza della fede. In realtà, come insegnano Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, fede e ragione possono, anzi, devono andare insieme. Questo libro non è un'apologia dell'apologetica, nè l'Autore si preoccupa di emettere giudizi di valore, eppure dalle sue pagine non si può che restare ammirati dalla lunga schiera di uomini di fede e di talento, di preghiera e di genio...
I padri non si interessano tanto di ciò che capiterà all'uomo dopo la morte; l'oggetto principale del loro interesse è invece ciò che può diventare l'uomo in questa vita. Siamo tutti malati, adesso, in questa vita: malati perché arroccati nel nostro io e incapaci di amare; malati perché autoidolatri; malati perché egocentrici.
E' dunque in questa vita che deve cominciare e compiersi la terapia, terapia che è l'essenza e il contenuto precipuo della tradizione ortodossa, come altresì la precipua sollecitudine della Chiesa ortodossa.
Dopo la morte, infatti, non è possibile alcuna cura, perché "nell'Ade non vi è pentimento". La teologia, allora, non è e non deve essere ultramondana o futurologica o escatologica, ma semplicemente intramondana, interessata all'uomo in carne e ossa e alle sue negatività, ferite che silenziosamente gridano tutto il loro dolore e invocano il Samaritano celeste.
Il presente saggio si propone come tentativo di riflessione e sintesi teologica con l'intento di mostrare il collegamento fra la teologia e alcuni vissuti fondamentali dell'esistenza umana. Punto di partenza è la consapevolezza della diversità abissale tra Dio e l'uomo, che non può essere intesa come contrapposizione o conflittualità, né estraneità. Lo scopo dell'esistenza umana, nel disegno di Dio, è quello di realizzare una profonda condivisione-compenetrazione umano-divina. È un cammino nel quale l'uomo sperimenta la propria fragilità, di fronte alla quale Dio non resta indifferente, ma in Cristo viene a condividere fino in fondo la nostra condizione umana. Attingendo in particolare alla teologia di S. Ireneo l'Autore offre una stimolante e originale riflessione sull'argomento.
Alla luce della epistemologia teologica, il dott. Ireneusz Wojciech Korzeniowski chiarisce l'origine, la formazione e la definizione della Teologia fondamentale, come una scienza divino-umana, cioè come lo sforzo delle capacità intellettive e conoscitive dell'uomo di fronte a ciò che Dio rivela di se stesso mediante l'incarnazione del suo Verbo in Gesù Cristo. Egli considera, giustamente, la teologia come una scienza divino-umana in quanto, da una parte è Dio che comunica la sua sapienza nell'automanifestazione di sè e nell'autorivelarsi di sè, interpellando l'uomo, e dall'altra, è l'uomo che manifesta la sua sapienza nel rivelare se stesso mentre risponde all'interpellanza di Dio, mediante l'esperienza, la fede e l'intelligenza di sè.
Battista Mondin
Nata ad Albissola Marina (Savona) nel 1811, Benedetta Rossello (poi suor Maria Giuseppa) fondò l'Istituto delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia, e altre "famiglie" di sacerdoti e laici ad esso collegate. Morì nel 1880. Questa breve biografia illustrata delinea il profilo di una donna vigorosa e piena di iniziativa: per lei la contemplazione passa attraverso l'azione, l'impegno per gli altri conduce alla comunione con Dio.
«Se il lettore non crede in Dio, accetti almeno di sentirne parlare, fors’anche per trovare motivazioni più forti alla sua incredulità (in questo credo di poterlo aiutare). Se il lettore crede in Dio, ebbene, preghi! Ossia, rifiuti di lasciare che il suo desiderio si chiuda in uno spazio umano, troppo umano... ivi compreso quello spazio che odora troppo di religione».
Destinatari
Un ampio pubblico di laici e religiosi interessati a questioni di carattere filosofico-religioso.
Autore
Maurice Bellet è un presbitero, filosofo e teologo francese. È stato professore di filosofia presso l’Istituto Cattolico di Parigi e primo collaboratore non gesuita della rivista «Christus». La sua corposa opera spazia dalla teologia alla psicoanalisi, dalla filosofia all’economia.
Gabriele Bentoglio (curatore) è biblista, Preside del SIMI, Procuratore e Segretario Generale della Congregazione dei Missionari Scalabriniani. È autore di diverse pubblicazioni, tra cui Strategie comunicative nella lettera ai Galati, Paoline, Milano 2005; Stranieri e pellegrini. Icone bibliche per una pedagogia dell’incontro, Paoline, Milano 2007, e «Mio padre era un Arameo errante…». Temi di teologia biblica sulla mobilità umana, 2006, di questa Collana, nella quale ha curato anche il volume Sulle orme di Paolo. Dall’annuncio tra le culture alla comunione tra i popoli, 2009.
Gianromano Gnesotto, Paolo Morozzo della Rocca, Alessandro C. Ruffinoni, Aldo Giordano Ferruccio Marzano, Francis-Vincent Anthony, Giovanni Terragni, Giovanni G. Tassello, Luigi Sabbarese, Bruno Mioli
Descrizione
La riflessione sulle attuali strutture di pastorale migratoria chiarifica meglio quel dinamismo che porta la Chiesa a rispondere alla domanda religiosa con un’azione pastorale adatta ai migranti delle diverse nazionalità e identità, perché risulti che l’emigrazione sia quella che è, cioè un cammino di popoli verso una società più fraterna, giusta, universale, interetnica e interculturale.
Questo libro è un itinerario. Un itinerario fatto in compagnia di“amici”autorevoli – teologi e filosofi – che hanno dato all’Autore l’onore di condividere il loro pensiero, permettendogli di estrarre dal loro tesoro cose antiche e cose nuove. Con il loro aiuto, con la loro fatica e con le loro intuizioni è stato possibile prendere atto della dinamicità della fede cristiana. Questo libro vuole ripercorrere l’avventura della fede e lo vuole fare sotto il patrocinio dell’intellectus, con il preciso obiettivo di comprendere, nella misura consentita, le motivazioni, i presupposti, la ragionevolezza, i compiti del credere.
Inizialmente possiamo dire: così come esiste l'immensa biodiversità in natura come un fatto e come incommensurabile valore che merita di essere conservato, in maniera analoga esiste la diversità delle religioni come fatti e valori da avvalorare dal momento che sono manifestazione dell'umano e dell'esperienza religiosa dell'umanità. Non è giusto pensare e affermare che solamente una specie debba prevalere, piuttosto il suo contrario; tutte le specie hanno valore e insieme rivelano le virtualità del mistero della vita. In maniera simile, non è giusto affermare che solamente una religione è vera e che le altre sono decadenza, dal momento che esse tutte rivelano qualcosa del mistero di Dio e rivelano le molteplici forme che abbiamo per camminare in fedeltà e amore verso Dio. La fede cristiana possiede categorie che le permettono di alimentare una attitudine positiva davanti al pluralismo religioso.
Il volume presenta la raccolta degli Atti del VIII corso residenziale del Centro Studi di Spiritualità di Milano, tenutosi nel luglio 2009 a Gazzada (VA). Il corso è stato ispirato dalla percezione dell'importanza assunta dalla dimensione spirituale nella dinamica religiosa contemporanea; una dimensione che manifesta l'affiorare di un innegabile bisogno di senso in una cultura segnata non solo dalla globalizzazione e dal pluralismo, ma anche da un diffuso individualismo religioso. Tale situazione ha definito nuove modalità di rapportarsi al sacro, nelle quali entrano in gioco la libertà, il bisogno di significato o il bisogno di realizzazione. Queste nuove prospettive, in un contesto pluralistico come il nostro, aprono inevitabilmente a nuove tematiche e a "nuovi desideri di spiritualità", nei quali giocano un ruolo preponderante le emozioni, il benessere personale, la felicità, il successo, la guarigione e l'armonia, ma fanno spazio, al tempo stesso, al miracolistico e alla magia. Tale complesso fenomeno, non può essere ignorato dal pensiero teologico, perché coinvolge inevitabilmente la spiritualità e la stessa prassi di vita cristiana. A tale scopo sono qui raccolte le riflessioni sul tema secondo la prospettiva spirituale (Secondin), sociologica (Berzano), di storia del pensiero cristiano antico (Montanari), teologica (Canobbio).

