
Proposto per la prima volta in traduzione italiana, questo testo di Michel de Certeau venne pubblicato in Francia nell'autunno 1969. E' dunque uno dei suoi primi libri, che alla lettura odierna non risulta datato, ma si carica di una valenza speciale, divenendo una sorta di introduzione ai temi che il grande autore francese andò poi sviluppando nel corso degli anni, in particolar modo l'esperienza cristiana e la dinamica dei percorsi individuali nello stesso spessore del corpo sociale.
La tradizione della fede, una fede che «prevale sulle dottrine che la rappresentano», è una tradizione vivente. Per questo l’esperienza religiosa e la stessa indagine teologica non sono mai fini a se stesse, perché raggiungendo Dio raggiungiamo anche l’uomo e la sua storia. Lungo questa direttrice, Raniero La Valle si interroga sull’enigma della libertà, nella quale, più che nella ragione, trova lo specifico umano e la radice divina dell’uomo, e lo fa assumendo le sfide del mondo, il dramma della crisi spirituale e politica italiana, e dedicando alcune pagine bellissime all’amore e al matrimonio, al mistero del male e del peccato.
Su tutto emerge la modernità del messaggio, ormai irrinunciabile, del Concilio Vaticano II, emblema del rinnovamento della Chiesa del nostro tempo e dell’umanità stessa: l’uomo non è sfigurato, nella sua stessa natura, dalle conseguenze del peccato originale, ma dispone dei doni necessari per affrontare le prove e prendere in mano la storia. Alla domanda più drammatica tramandataci dal Novecento, la risposta è: «Sì, ce la possiamo fare». Nella visione conciliare Dio non si è pentito dell’uomo, vi rimane come immagine e sposa le cause della sua recente liberazione: nel lavoro e nelle lotte sociali, nella riconquistata dignità della donna, nei rapporti fra le nazioni, nel riscatto dei popoli dal dominio e dalla guerra. Nelle parole semplici ma rivoluzionarie di Giovanni XXIII, Pacem in terris, la pace è per la terra: il paradiso, non l’apocalisse.
Questo libro è un invito ad un itinerario che consente di pensare l'unicità del Cristo nel contesto di un mondo segnato da una pluralità di tradizioni culturali e religiose. La globalizzazione può condurre, per certi versi, a relativizzare radicalmente ogni pretesa all'assoluto e a colpire quindi il concetto di "unicità" che sembra impedire l'espressione di un vero pluralismo. In questa situazione il cristianesimo, per la tradizionale affermazione dell'unica mediazione di Cristo, è talvolta sospettato di assumere un atteggiamento di intolleranza nei confronti delle altre religioni. La sfida principale di questo libro consiste nel comprendere che l'unicità della mediazione di Cristo non sia esclusiva di altre forme di mediazione, cioè di religiosità, sebbene sveli origine e direzione. L'impegno nel dialogo interreligioso diventa, in questa luce, centrale nella missione della Chiesa, nel suo essere sacramento universale di salvezza.
Giuseppe Ruggieri è uno dei massimi teologi italiani: formatosi alla gregoriana dove ha insegnato, ha proseguito i suoi studi con J.B.Metz. Professore alla gregoriana e poi in Sicilia è stato una presenza ricca ed esigente in tutte le esperienze che ha attraversato. Questo volume, ideato dai suoi amici e dai colleghi in omaggio ai suoi settanta anni, ha come sezioni i titoli dei suoi principali libri e i filoni della sua attenzione di studioso e di credente.
Negli anni del Concilio Vaticano II, gli studi storico-critici prendono definitivamente piede anche in campo cattolico. Diventa così sempre più evidente che il teologo è chiamato anzitutto a dare ragione del proprio compito e del proprio metodo.
Il nostro lavoro non ha pretese di grandi scoperte e tanto meno di esaurire l’intera fonte del pensiero teologico di Lonergan, ma abbiamo comunque fiducia e crediamo che questo incamminarci nella riflessione teologica lonerganiana, sarà un contributo che porterà, come tanti altri, un po’ di luce nella lettura dei suoi saggi e un apporto per un nuovo slancio nello studio della teologia di oggi e di domani.
Come può il credente raffigurarsi lo Spirito Santo nel concerto della Trinità? Lo Spirito non è che il partner di una preghiera nella liturgia, la quale riconduce tutto al Padre, pur facendosi talora la concessione di indirizzare alcune preghiere direttamente al Figlio. Le preghiere della Chiesa rivolte allo Spirito Santo non sono che tardive: Veni Creator Spiritus! o Veni Sancte Spiritus!
Questa difficoltà indica l’esistenza di un problema teologico. Lo Spirito Santo è rivelato e mostrato come la terza «persona» della santissima Trinità. Ma, mentre vediamo bene come il Padre e il Figlio possano essere considerati «persone», ossia interlocutori viventi della nostra fede e della nostra preghiera, ci troviamo disarmati di fronte allo Spirito. Che cosa si dice veramente quando si afferma che lo Spirito è una persona?
Destinatari
Docenti e studenti di teologia, sacedoti e cultori di teologia.
Autore Bernard Sesboüé, nato nel 1929 a Suze-surSarthe, è entrato nella Compagnia di Gesù nel 1948 e, dopo gli studi filosofici e teologici, ha insegnato in varie università teologia e patrologia. Ha fatto parte della Commissione teologica internazionale, è copresidente cattolico del Groupe de Dombes e professore emerito presso il “Centre international d’études pédagogiques” di Sèvres. È autore di numerose opere, di cui molte pubblicate in italiano dalle Edizioni San Paolo: La personalità dello Spirito Santo. In dialogo con Bernard Sesboüé (a cura di S.Tanzarella, 1998); «Fuori dalla Chiesa nessuna salvezza». Storia di una formula e problemi di interpretazione (2009); L’avvenire della fede. La teologia del XX secolo (2009).
Il volume di Lohfink si propone di compiere una disamina dei principali asserti dell’ateismo e di confutare tra gli altri, partendo dalle loro citazioni: Feuerbach, Nietzsche, Schopenhauer, Darwin e Richard Dawkins.
Chi ha in mano la risposta migliore ai grandi interrogativi della vita, colui che crede in Gesù Cristo o colui che si rifiuta di aderire a ogni fede in Dio? Per quanti sono rimasti cristiani può essere soltanto un bene questo dover rendere nuovamente conto della propria fede a sé e agli altri. Nei primi secoli della Chiesa ciò veniva ancora considerato un fatto normale. Nel XXI secolo occorre riprendere l’abitudine e farlo in modo nuovo.
Destinatari
Un libro dedicato a un ampio pubblico, attento all’attuale dibattito su scienza e fede.
Autore
Gerhard lohfink, teologo tedesco, è stato professore di esegesi neotestamentaria all’Università di Tubinga. Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato Dio ha bisogno della Chiesa? Sulla teologia del popolo di Dio (1999) e Gesù come voleva la sua comunità? La Chiesa quale dovrebbe essere oggi (2002).
Tra il 1928 e il 1932 la Stein, filosofa, psicologa, educatrice interviene nel dibattito contemporaneo sulla condizione femminile con una serie di conferenze che confluirà nel volume "La donna". Con un ricchissimo bagaglio teoretico, unito ad una esperienza didattica vissuta quotidianamente e con un'attenzione straordinaria ai temi sociali e politici del suo tempo la Stein esamina tale questione con una completezza e lucidità che rappresenta un caso forse unico nella storia della riflessione antropologica cristiana sulla donna. Questa nuova edizione presenta una nuova cura dei testi e delle note; la disposizione cronologica degli scritti; una nota introduttiva premessa ad ogni testo che ne spiega la genesi e la natura.
Il presente volume è una proposta di riflessione contestuale, spirituale, teologica e pastorale sull'identità del ministero presbiterale e sullo stile e le priorità del suo esercizio nelle circostanze attuali. Nei contributi raccolti si staglia la convinzione che l'identità presbiterale non si definisce in sè bensì in relazione: con Gesù, con la Chiesa come popolo di Dio pellegrinante nella storia, con tutti gli uomini e le donne, nella loro ricerca di felicità e di unità nella libertà.
In questa mappa ideale di relazioni lo stato d'animo disorientato e, talvolta, emarginato di tanti preti di oggi riesce a trovare la strada per superare le oggettive difficoltà di una crisi sotto gli occhi di tutti lasciandosi, interpellare e trasformare dal Vangelo, che sempre risuona vivo nella Chiesa.
E' questa - come ha affermato Giovanni Paolo II e ha ribadito Benedetto XVI - la "bussola" del cammino.
Dio: che cosa sappiamo di lui? Possiamo conoscere la sua volontà? Perché permette il male? Che cosa significa “Trinità”? Ciò che la fede cristiana insegna su Dio deve oggi sapersi giustificare tanto davanti alle tradizioni bibliche quanto davanti alle domande degli uomini e delle donne contemporanei. Richiede rigore intellettuale, ma anche umiltà di fronte alle esperienze di altri ambienti culturali e storici; spinge a concentrarsi sull’essenziale.
Il Dio cristiano: un Dio vincolante, obbligante (verbindlich). E un Dio coinvolgente. In questo libro essenziale è esposta la dottrina teologica su Dio, oltre le opinioni del momento, in un costante dialogo con religioni, sensibilità e filosofie contemporanee.
Dalla quarta di copertina:
Che cosa insegna la fede cristiana su Dio? Che cosa possiamo sapere di lui? Le convinzioni religiose sono motivabili? Che cosa può deporre in favore della loro verità? Ci sono delle prove dell’esistenza di Dio? Che cosa significa Trinità? Perché Dio permette il male? Possiamo conoscere la sua volontà? Le risposte a queste domande non dovrebbero proporre solo delle opinioni qualsiasi, bensì rendere possibile un discorso impegnativo, coinvolgente.
Una dottrina cristiana su Dio deve sapersi giustificare davanti alle tradizioni bibliche così come davanti alle domande degli uomini; richiede rigore intellettuale, ma anche umiltà davanti alle esperienze fatte in altri ambienti culturali e storici; e spinge a concentrarsi sull’essenziale.
Il libro di Jürgen Werbick soddisfa queste esigenze mentre presenta una moderna dottrina su Dio che spazia dalla filosofia della religione alla teologia fondamentale e alla dogmatica, senza evitare nessuna di queste domande. Il termine tedesco ricorrente è verbindlich, che significa “vincolante, obbligante”: deriva da verbinden, “legare, collegare” e richiama il greco leghein, da cui deriva logos: nel significato di “parola, ragione, senso”. Dio vincolante e obbligante e dunque coinvolgente.
«Questa opera costituisce un’ulteriore conferma della profondità speculativa del pensiero di Werbick. Il nostro autore rivisita filosofi e teologi, sia del passato che dell’età moderna – in particolare Nietzsche –, e si confronta con loro, alla luce delle questioni e delle sensibilità contemporanee. Deve essere molto apprezzata la capacità di Werbick non solo di saper argomentare la dottrina di fede, ma di darle maggiori ragioni nel momento in cui è necessario riformularla in considerazione delle sue aporie».
Paolo Gamberini, S.I. (Napoli), direttore di Rassegna di Teologia
Il saggio fornisce gli strumenti indispensabili per orientarsi in modo critico nel panorama contemporaneo – complesso, frammentato, talora disorientante – della ricerca sul Gesù storico. Il lettore viene guidato a percorrere le tre fasi successive, corrispondenti a tre diversi paradigmi scientifici, dello studio storico sulla figura del Nazareno. Così da comprendere la necessità e il senso della ricerca incessante del Gesù della storia per chi vuole vivere e testimoniare Gesù nella storia.
Dalla quarta di copertina:
«Vogliamo vedere Gesù!», chiedono all’apostolo Filippo dei Greci timorati di Dio al tempio di Gerusalemme (Gv 12,20). La ricerca del Gesù storico si potrebbe interpretare come la continua ricerca di vedere Gesù lungo la storia. Il presente saggio, nato dalla scuola e per la scuola, serve a chiunque voglia orientarsi nel postmoderno panorama, complesso e frammentato, talora disorientante, della ricerca sul Gesù storico. Da un discernimento critico che si ispira al cambio di paradigma il lettore sarà aiutato a percorrere le tre fasi successive della ricerca: illuminista, kerygmatica e postmoderna. Attraverso vie diverse, divergenti o convergenti, riuscirà a comprendere la necessità e il significato della ricerca incessante del Gesù della storia per vivere e testimoniare Gesù nella storia.
Il saggio è impreziosito da un’appendice di Silvio Barbaglia, di grande attualità: il Gesù della storia nella galassia di internet.

