
ZIBALDONE
Dopo Iota unum, aggiornata Summa metafisica cattolica, e Stat Veritas, analisi e commento in 55 chiose della Lettera apostolica di Giovanni Paolo II Tertio Millennio Adveniente del 1994, prosegue con Zibaldone – edito qui per la prima volta – la pubblicazione dell’Opera omnia di Romano Amerio.
Composto da più di 700 pensieri di varia lunghezza, argomento, tenore e origine, lo Zibaldone raccoglie la produzione più libera e occasionale del grande teologo svizzero, che si è venuta formando nel corso di una vita e di una riflessione durata più di mezzo secolo, dagli anni ’30 agli anni ’90.
Questo libro, dal suggestivo e non casuale titolo leopardiano, contiene aforismi, brevi racconti, squarci di vita quotidiana, apologhi e dialoghetti morali, citazioni di classici, note filologiche sull’etimologia delle parole, riflessioni nate da occasioni quotidiane o da fatti storici. Considerato modestamente da Amerio «soltanto un centone di cose disparate, incoerenti e improvvise», costituisce in realtà una sorta di autobiografia intellettuale dell’autore.
Il lettore può visitare così il laboratorio speculativo quotidiano nel quale il grande studioso cattolico si confronta con le tematiche più diverse, dalla storia alla letteratura, dalla filosofia alla cronaca, dal costume alla vita della Chiesa. In questi pensieri profondi e mai scontati, nati come esercizio privato e scritti con stile limpido, Amerio si rivela un osservatore acuto, originale, ironico e spesso sorridente della nostra modernità.
Il volume si propone di descrivere in maniera essenziale e sintetica l'ordine cristiano, ossia la visione del mondo a partire da Gesù Cristo che è colui che fonda l'ordine cristiano, in quanto egli è il "principio" del mondo. In particolare i 25 brevi capitoli in cui è suddivisa l'opera, e quindi l'ordine cristiano nelle sue idee qualificanti (Gesù Cristo, la Trinità, l'uomo, il peccato, la Chiesa, i sacramenti, la preghiera, i santi, etc.), sono diretti a sciogliere alcuni nodi che ancora oggi legano la coscienza del 'cristiano medio', turbandone la chiarezza e inceppandone la libertà.
Parole come ''inferno'', ''dannazione eterna'', sono ormai quasi scomparse dal vocabolario teologico. Dio, la fede, l'eternita', diventano sempre piu' affari privati dell'uomo. L'uomo si orienta da se' nelle sue scelte e Dio molto spesso viene ''piegato'' ai suoi interessi, ai suoi desideri di perdono a buon prezzo. Si fa leva sovente sulla misericordia di Dio: un Dio buono non potrebbe condannare nessuno all'inferno. Per molti oggi l'inferno e' ''vuoto''. La parola di Gesu' - confermata dal Magistero della Chiesa - invece, chiaramente insegna la verita' dell'eterna perdizione per chi muore nel peccato che provoca la morte, per chi rifiuta Dio.
Un affascinante saggio sulla storicità e la veridicità della risurrezione di Cristo. Un'indagine storica e biblica sui riscontri storici, che dimostrano l'autenticità di quanto è narrato nei vangeli sul principale evento, che si pone a fondamento della fede cristiana. Il saggio di Spadafora è una delle più importanti opere sull'argomento con la quale hanno dovuto fare i conti tutti coloro che si sono cimentati ad affermare o negare la risurrezione di Gesù. Questo libro offre una testimonianza difficilmente confutabile sulla risurrezione.
Contenuto
Il volume parte dai fondamenti della carità nell’eucaristia e nel Vangelo; richiama gli indirizzi del convegno di Loreto del 1985; ricorda il posto centrale della carità nel grande Giubileo del 2000; indica gli strumenti per l’educazione alla carità, in particolare la pasqua settimanale e la Caritas. Presenta il rapporto fra carità e giustizia e la conversione che esso richiede. Analizza poi le frontiere della carità di fronte alle nuove povertà. Sviluppa una serie di riflessioni sul documento della CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità, con gli orientamenti pastorali per gli anni Novanta, ancora attuali. Conclude con alcune riflessioni su Maria serva di Dio e degli uomini e sui messaggi per il nostro tempo.
Destinatari
Operatori pastorali.
Autore
GIOVANNI NERVO, fondatore e per anni presidente della Caritas italiana, presidente onorario della Fondazione Zancan e Centro studi e formazione sociale, da decenni svolge attività formativa e culturale sulle politiche sociali.
Nel XXI secolo ha ancora senso analizzare testi in cui si menzionano il diavolo e le potenze maligne? E ancora, si può parlare di Dio, di Cristo e dei cristiani usando un linguaggio militare? Il volume si concentra sull'esortazione di Ef 6,10-20 nel suo insieme e ne commenta dettagliatamente i vv. 10-13.
Il dibattito teologico contemporaneo, eccezion fatta per chi coltiva la ricerca e frequenta le fonti, è sostenuto in massima parte dal richiamo al Concilio Ecumenico Vaticano II. È quasi sempre un richiamo materiale, fin al limite della pura e semplice ripetizione. Ultimamente, però, sta svegliandosi un timido senso critico, che potrebbe essere d'aiuto a chi intende uscire dal ripetitivo e dal generico. Un primo risultato positivo è il diffondersi dell'appello alla tradizione. Ma di tradizione si parla troppo spesso in termini non univoci. L'autore, pertanto, si propone di orientare il dibattito verso un concetto di tradizione sul quale possano pacificamente incontrarsi quanti, anche seguendo percorsi teologici diversi dal suo, hanno a cuore la verità rivelata ed il suo impatto con la storia.
Della chiesa si parla, tanto, da sempre. Gli slogan si rincorrono: chiesa si è, non si fa; Cristo sì, chiesa no; libera chiesa in libero stato; Dio è gratis, la chiesa no. Alla pletora di luoghi comuni si affianca la critica, serrata e più o meno ragionata e ragionabile, delle “scomodità” ecclesiastiche di ieri, di oggi, di sempre. La chiesa dà a pensare. Parlarne è già un modo per approcciare quell’una complexa realitas (Lumen Gentium 8) in cui la tradizione del pensiero, ad ogni latitudine, ha sempre individuato la doppia fraseologia dell’istituzione e del mistero.
Il volume intende sintonizzarsi su quel particolare “linguaggio” misterico e istituzionale che è la presenza del “noi” della chiesa nel mondo e nella storia, soffermandosi sull’immagine della chiesa “corpo di Cristo” (D. Harrington) e sulla dimensione teologica (S. Dianich).
Severino Dianich, prete della diocesi di Pisa, si è laureato in teologia alla Pontificia Università Gregoriana, ha insegnato in diverse università ed è stato professore ordinario di ecclesiologia e cristologia alla Facoltà di Teologia di Firenze, dove ha diretto un Master in Teologia e Architettura di Chiese. Negli ultimi dieci anni la sua ricerca si è orientata sui problemi della relazione fra espressioni artistiche e riflessione teologica. Della sua vasta bibliografia basti ricordare La chiesa mistero di comunione (Marietti); La Chiesa e le sue chiese.Teologia e architettura (San Paolo); Chiesa in missione ed Ecclesiologia. Questioni di metodo e una proposta (Paoline). Daniel Harrington, gesuita, è nato ad Arlington, nel Massachusetts, e ha completato i suoi studi a Boston.Tra i suoi titoli di studio figurano un grado onorario conferito nel 2009 dal Boston College e un dottorato conferito da Harvard in lingue e letteratura del Vicino Oriente. Dal 1972 al 2008 è stato docente di Nuovo Testamento presso la Weston Jesuit School of Theology. General editor di New Testament Abstracts, è autore assai prolifico. Ha infatti all’attivo la pubblicazione di più di quaranta volumi.
La storia della preghiera medievale 'Anima Christi' e la sua straordinaria attualità e utilità anche per il mondo di oggi. L'Anima Christi è stata una preghiera best seller pregata per molti secoli da tanti santi e dal buon popolo cristiano. Presente e consigliata in numerosissimi manuali di pietà, negli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola e persino nel Messale Romano, pochi però ne conoscono l'origine e l'originalità. A tal fine l'Autore ne ricostruisce l'origine con un'indagine storico-filologica, cui fa seguire un commento teologico-spirituale.

