
Sussidio di animazione pastorale pensato per accompagnare educatori, catechisti, insegnanti e famiglie nella costruzione concreta di una cultura della pace, il volume nasce in continuità con la Nota CEI Educare a una pace disarmata e disarmante, offrendo strumenti pratici, flessibili e immediatamente utilizzabili nei diversi contesti educativi. Attraverso 37 schede modulari suddivise per fasce d'età (bambini, adolescenti, giovani, adulti e famiglie), il testo propone attività, riflessioni, esperienze e linguaggi diversificati: Bibbia, arte, musica, cinema e laboratori. L'obiettivo è trasformare la pace da semplice tema teorico a esperienza quotidiana vissuta nelle relazioni. Un'opera ricca e dinamica, ideale per percorsi parrocchiali, scolastici e associativi, che invita a diventare autentici "artigiani di pace- nel proprio ambiente di vita.
Come sapevano i nostri antenati, entrare in un bosco può diventare un’esperienza profonda, capace di nutrire l’anima e trasformarla. Questo libro nasce per aiutare tutti a compiere quel primo passo. Con un linguaggio caldo e poetico, Monica Zunica ci accompagna in un percorso che intreccia mitologia, spiritualità, psicologia e riflessione interiore. Attraverso esercizi di immaginazione attiva e meditazione ispirati ai venti alberi dell’alfabeto celtico Ogam, saremo invitati a rallentare, ascoltare e riscoprire il legame profondo e rispettoso che unisce l’essere umano al bosco, alla natura e all’universo. Il cammino proposto (nel corso del quale, grazie a un QR code, saremo guidati alla meditazione direttamente dalla voce dell’autrice) non sarà però solo un avvicinamento a una tradizione antica e misteriosa come l’Ogam, ma anche un’occasione per conoscere sé stessi attraverso la saggezza degli alberi, "perché se non sappiamo chi siamo, né cosa desideriamo davvero dalla vita, non potremo mai sapere cosa può renderci felici".
Nel XIII secolo, un’aria di rinnovamento spirituale attraversò l’Europa, guidato in gran parte da donne straordinarie che, pur fuori dai confini degli ordini religiosi tradizionali, cercarono un’unione profonda e personale con dio. Tra queste figure spicca Hadewijch d’Anversa, beghina, poetessa e mistica, la cui voce potente e appassionata emerge oggi come un tesoro spirituale poco conosciuto. Questo libro restituisce vita e spessore a un movimento spirituale spesso dimenticato: quello delle beghine, donne libere, intelligenti e visionarie, capaci di pensare dio oltre i limiti imposti dal loro tempo. Una meditazione sull’amore divino, una riflessione sull’esperienza mistica e un omaggio alla forza spirituale e intellettuale delle donne.
Sul monte della Verna la vicenda di san Francesco d'Assisi raggiunge il suo apice: l'apparizione del Serafino crocifisso e il dono delle stigmate aprono uno dei misteri più profondi della storia cristiana. Un evento straordinario che può essere compreso pienamente solo se letto alla luce di un altro elemento essenziale della spiritualità francescana: il rapporto di Francesco con gli angeli.
Questo volume propone una prospettiva originale, mostrando come il fenomeno delle stigmate non sia separabile dall'universo angelico che accompagna l'esperienza spirituale del santo.
La devozione a san Michele, il simbolismo del Serafino, la lotta contro il maligno, il segno del Tau e il desiderio di conformarsi a Cristo compongono un unico itinerario interiore.
Le stigmate appaiono cosi non solo come segno della Passione impressa nella carne, ma come espressione di una trasformazione maturata nel fuoco dell'amore divino.
Ne emerge il ritratto di un Francesco meno convenzionale e più radicale: uomo visitato dagli angeli, segnato dalla croce, provato nel combattimento spirituale e reso trasparenza vivente del Vangelo.
Che cos'è la Qabbalà? Rispondere è complesso: il termine si riferisce a un vasto panorama di speculazioni dottrinali, pratiche liturgiche e strutture spirituali che sfuggono a qualsiasi definizione univoca. Ma è partendo da quest'interrogativo che nel volume prende avvio un percorso alla scoperta di una dottrina assai variegata, frutto dell'adattamento di materiali antichissimi a situazioni sociali in costante evoluzione. Un itinerario nello spazio e nel tempo che privilegia il ruolo svolto dalla nostra penisola nella diffusione della sapienza ebraica segreta e nello sviluppo delle sue diramazioni cristiane.
Nell’epoca in cui tutto è diventato user-friendly, quella della fede rimane un’avventura impegnativa e per questo degna della libertà. La prosa cristiana - comprensibilmente, in un tempo complesso come il nostro - ha preferito tacere il tema e rassicurare tutti: una certa retorica, poco accorta, rischia però di banalizzare l’insegnamento esigente di Gesù. Questo libro non offre soluzioni, ma è un invito a riscoprire la bellezza e i pericoli del cristianesimo. Forse, così, smetteremo di pensare che credere in Dio, una delle questioni che ha impegnato l’umanità per millenni, significhi confrontarsi con orizzonti di piccolo cabotaggio. Occorre piuttosto esporsi alle radicali domande che il vangelo pone al nostro modo di stare al mondo. Di attraversare i pericoli del cristianesimo ne vale senz’altro la pena: quando ci si cimenta con il difficile, la vita è sottratta alla legge della necessità e dischiude l’incanto che custodisce sotto la sua dura scorza.
Le riflessioni dell'arcivescovo Mario Delpini per il cammino della comunità in ascolto della Parola di Dio nel nuovo anno pastorale: uno stile sinodale per irradiare la gioia cristiana. La proposta pastorale per l'anno 2026-2027 traccia il cammino della Chiesa ambrosiana, focalizzandosi sul passaggio decisivo dalla teoria alla prassi quotidiana della sinodalità. Il titolo - tratto dal capitolo XXI de I Promessi Sposi di Manzoni - evoca lo stupore dell'Innominato di fronte alla gioia del popolo in festa. Metaforicamente, l'Arcivescovo esorta le comunità parrocchiali a superare le fatiche burocratiche per riscoprire una "profezia critica" capace di interpellare un mondo segnato da isolamento e disincanto. Attraverso la corresponsabilità, la riforma degli organismi di partecipazione e una rinnovata attenzione ai giovani e alle sofferenze del mondo, la Chiesa è chiamata a ridefinire il proprio volto passando dal "fare per" al "fare con" le persone, irradiando la gioia autentica del Vangelo.
Alla fine del IV secolo, Girolamo decise di tradurre l'Antico Testamento in latino dai manoscritti ebraici a lui disponibili, e non dal testo greco "tradizionale". Questo fatto provocò la reazione di Agostino, il quale riteneva che la traduzione greca della Settanta dovesse essere il punto di partenza per ogni traduzione, poiché godeva dell'autorità degli apostoli. Le due grandi figure dell'Occidente latino si confrontarono in un dibattito dialettico in cui si delineavano chiaramente i due principi in tensione che hanno determinato l'accoglienza del testo biblico fino ai nostri tempi: il valore del testo "originale" ('hebraica veritas') e l'autorità del testo recepito dalla Chiesa ('Septuaginta auctoritas'). Di fronte a questa "battaglia" si pongono alcune questioni molto attuali: è possibile parlare di un testo canonico dell'Antico Testamento? In quale lingua si trova quel testo? Su quale testo dovrebbero basarsi le nostre traduzioni liturgiche? Esiste un testo "originale" della Bibbia? Può una versione antica diventare superiore al testo che traduce? Qual è il valore della Settanta?
Questo testo è il frutto di una lunga ricerca spirituale ed ecumenica che si è arricchita negli anni da tante esperienze di prossimità vissute già all’inizio degli Anni ’80 presso i principali monasteri ortodossi della Romania, rivolgendo una particolare attenzione al monastero di Sâmbăta de Sus e alla sua potente irradiazione mistica e culturale. Tra le tante esemplari figure della spiritualità ortodossa romena, la scelta si è concentrata su tre eminenti testimoni, ancora quasi sconosciuti in Occidente, ovvero: p. Arsenie Boca (proclamato santo nel 2025 dalla Chiesa Ortodossa Romena), p. Teofil Părăian e la monaca poetessa Zorica Lațcu (maica Teodosia), della quale si offre in questa raccolta una scelta significativa delle sue poesie, di particolare bellezza e potenza evocativa. Ripercorrendo la testimonianza biografica e spirituale di queste figure, presentando testi scelti e inediti, possiamo metterci in cammino lungo sentieri di ineffabile bellezza, verso l’incontro con Dio attraverso il mistero dell’amore. L'insieme della raccolta offre uno scorcio di straordinaria sapienza e bellezza sull'esperienza mistica e monastica dell'Ortodossia romena, mostrando alcuni tratti fondamentali della "paternità" e "maternità" spirituale, nella luce di un cristianesimo filocalico che rischiara l'orizzonte del nostro tempo presente.
Quando Messori pubblicò il primo libro, Ipotesi su Gesù, divenuto subito un bestseller mondiale, molti lo esortarono a scrivere anche delle «ipotesi su Maria». La proposta fu accolta quasi trent’anni dopo, nel 2005, e anche in questo caso la fatica dell’Autore è stata premiata con traduzioni estere, numerose ristampe fino alla nuova presente edizione. In anni di lavoro è nato un volume di oltre sessanta capitoli che si possono leggere da soli prima che in un unicum. Il risultato è vivace e «colorato»: il dogma si unisce all’aneddoto, l’esegesi biblica alle apparizioni, la spiritualità alla storia, la teologia al mistero. Vi si incrociano dotti, letterati, veggenti e mistiche, pellegrini, miracolati, santi e peccatori, inquisitori ed eresiarchi, imperatori e contadini. Una carrellata sorprendente in un mondo spesso segreto, che l’autore affronta da devoto confesso, allergico però alla retorica mielosa di certo devozionalismo. Queste pagine sono al contempo rigorose e divulgative. Sono l’esito – come sempre – della vivacità e chiarezza del grande giornalista unite alla solidità dello studioso aggiornato, dalla documentazione implacabile.
Patrono dei parroci, patrono di tutti i sacerdoti del mondo, san Giovanni Maria Vianney spese interamente la sua missione terrena dividendosi fra la celebrazione dell’Eucaristia, l’adorazione davanti al tabernacolo, e l’ascolto dei penitenti nel confessionale, dove negli ultimi tempi passò fino a 17 ore al giorno. Del resto ad Ars si presentavano ogni anno per confessarsi circa 100 mila pellegrini provenienti anche d’oltre confine e Vianney voleva ricevere tutti. Di lui veramente si può dire che non avesse altra preoccupazione al di fuori della salvezza delle anime.
Giovanni Paolo II, che lesse e consigliò questo libro, definì Vianney «un rivoluzionario, sullo sfondo della laicizzazione e dell’anticlericalismo del XIX secolo».
Di Alfred Monnin esiste anche una bella Vie de M. Jean Marie Vianney, pubblicata nel 1861. Da essa si è tratto spunto per la biografia breve del santo curato che arricchisce questo volume.
Cosa faceva il mondo delle origini prima dell'arrivo dell'uomo? L'albero della conoscenza del bene e del male, che albero era? Con quali piante è stata costruita l'arca di Noè? Sotto quale albero Abramo riposa quando tre messaggeri vengono da lui in visita? E ancora: di quanti rovi fa davvero esperienza Mosè? Che piante trovano gli ebrei nel deserto? Quali invece quando fanno ritorno nella Terra promessa? Attraverso una narrazione chiara e coinvolgente, il volume accompagna il lettore alla scoperta del mondo vegetale nella Bibbia ebraica, dai grandi racconti delle origini fino ai testi della tradizione rabbinica. Alberi, arbusti, erbe e legni diventano il filo conduttore per rileggere episodi noti e meno noti in una prospettiva originale e accessibile, capace di riservare sorprese e spunti di riflessione sulla questione ambientale, uno dei grandi temi della vita contemporanea. Ogni riferimento al mondo naturale apre così nuove prospettive di senso e restituisce una visione dell'ebraismo per cui la natura è, per l'umanità intera, fonte di insegnamento, equilibrio e benedizione.

