
Le riflessioni dell'arcivescovo Mario Delpini per il cammino della comunità in ascolto della Parola di Dio nel nuovo anno pastorale: uno stile sinodale per irradiare la gioia cristiana. La proposta pastorale per l'anno 2026-2027 traccia il cammino della Chiesa ambrosiana, focalizzandosi sul passaggio decisivo dalla teoria alla prassi quotidiana della sinodalità. Il titolo - tratto dal capitolo XXI de I Promessi Sposi di Manzoni - evoca lo stupore dell'Innominato di fronte alla gioia del popolo in festa. Metaforicamente, l'Arcivescovo esorta le comunità parrocchiali a superare le fatiche burocratiche per riscoprire una "profezia critica" capace di interpellare un mondo segnato da isolamento e disincanto. Attraverso la corresponsabilità, la riforma degli organismi di partecipazione e una rinnovata attenzione ai giovani e alle sofferenze del mondo, la Chiesa è chiamata a ridefinire il proprio volto passando dal "fare per" al "fare con" le persone, irradiando la gioia autentica del Vangelo.
«C'è un tempo di fango, di palta, un tempo che scorre tra le mani e che non puoi trattenere: ti lascia le mani sporche. Il tempo delle banalità volgari, dedicato ai discorsi cattivi, ai capricci umilianti, il tempo che non serve a niente e a nessuno. Io voglio fare l'elogio del tempo carezza, che ti accarezza come un sollievo gentile. È il tempo che ti dedica un amico, una presenza desiderata. Che versa olio sulle ferite e allevia il dolore. Quello che quando ti incontra sorride, come per dirti: sono contento di incontrarti, di starti vicino. Il tempo carezza, quando è passato, ti accompagna come una rivelazione, una buona ragione per aver stima dell'umanità, fiducia in Dio.» Il male esiste, esistono la sofferenza, le guerre, il dolore. Ma esiste anche la consolazione, un luogo dell'anima in cui l'amore è possibile, e così la speranza, la pace. Il male è uno specchio: non esiste soltanto là fuori, nel mondo in cui non vogliamo riconoscerci, ma anche dentro di noi. Nei nostri cuori c'è una radice di cattiveria, di indifferenza: possiamo coltivarla oppure estirparla. Decidere sta a noi. Possiamo essere i cattivi, gli infelici, oppure essere gli uomini «dell'invece»: gli uomini che invece di fare la guerra lottano per la pace, che invece di vedere il bicchiere mezzo vuoto scelgono di vederlo mezzo pieno, che inseguono la luce anziché le tenebre. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, dedica a loro questo libro: ai figli della luce, ai figli di Dio, ma anche a tutti coloro che non sanno ancora di esserlo. Pagine e parole che suonano come una confessione, il precipitato di una vita dedicata all'amore. Una missione di fede, di pace e di gioia.
La celebrazione della cresima è una festa: i ragazzi si apprestano a ricevere lo Spirito Santo e i suoi doni. L’arcivescovo Mario Delpini invita a preparare la tavola con cura, perché abbia il sapore della gioia, della comunione, del servizio; quel servizio che rende attenti, solleciti verso gli altri. A tavola, Gesù ha compiuto con il pane e il vino quel gesto che ha istituito l’eucaristia, il pane di vita che è Gesù stesso. Preparare la tavola diventa, allora, un esercizio per "fare" ma anche per lasciarsi condurre, per riconoscere i segni e il messaggio insito nei doni dello Spirito, quei doni che ci rendono testimoni nella fede. Perché il sacramento della confermazione sia un momento in cui incontrarsi, conoscersi, aiutarsi.
L’atteso discorso che l’Arcivescovo di Milano rivolge alla sua città in occasione della festa di Sant’Ambrogio prende spunto quest’anno dalla parabola della casa costruita sulla roccia. L'Arcivescovo Mario Delpini, nel suo discorso per Sant'Ambrogio 2025, invita la Città a riflettere sulla parabola della casa costruita sulla roccia (Mt 7,24-27). Di fronte ai segni di crollo e al rischio di un destino di declino - identificati in minacce come la paura del futuro, il declino del welfare, la crisi carceraria e l'individualismo capitalistico - l'Arcivescovo rinnova la fede in Gesù Cristo come fondamento irrinunciabile. L'attualità del messaggio risiede nel forte appello alla responsabilità condivisa: la "casa comune" non cadrà grazie a coloro che, mossi da un invincibile desiderio di bene e da principi di solidarietà e giustizia (come sposi, politici, imprenditori, educatori e cittadini comuni), si fanno avanti per aggiustarla e renderla abitabile, offrendo così una motivazione decisiva per la speranza in questo tempo tempestoso.
Torna l’appuntamento natalizio dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini dedicato ai bambini con due racconti di Natale, per accompagnare i più piccoli nel tempo dell’attesa. Perché attraverso le storie di un Angelo "piombato" nelle nostre città, dove capita di vivere "al contrario" e spesso si fatica a comunicare, riscoprano ciò che nella vita conta davvero. Una parola gentile, una benedizione inaspettata, del tempo per mettersi in ascolto, un abbraccio per consolare qualche lacrima. Angelo ha il volto delle persone che abbiamo accanto: il sacerdote, mamma e papà, gli amici che bussano alla porta mentre dappertutto ci si prepara a festeggiare: ciascuno ugualmente importante, come l’esercito del cielo che la notte di quel primo Natale rallegrò la terra con un inno festoso e avvolse di luce il mondo intero.
L’arcivescovo Mario Delpini suggerisce preghiere e riflessioni per ogni giorno della settimana e per ogni momento della giornata. Un dono originale per le famiglie e tutti i fedeli della parrocchia adatto per le benedizioni e per tante altre occasioni, per trovare uno spazio quotidiano di dialogo con il Signore, attraverso la preghiera personale e la condivisione in famiglia. Almeno un dono originale. Non so come funzioni la faccenda dei doni di Natale (o di santa Lucia o di altre occasioni): non ho mai capito se prevalga l’espressione del desiderio del bambino o dell’adulto oppure l’affetto di chi ama, che interpreta e inventa una sorpresa. Io voglio proporre un dono originale. Mi immagino che un papà, una mamma, un marito, una moglie, un figlio, una figlia possano sorprendere le persone che amano con un dono originale: «Ecco il mio dono: ti dedico del tempo per pregare con te». Pregare insieme è, infatti, una esperienza bellissima, commovente, rasserenante. Vuoi mettere al confronto il dono di un maglione, di un gioiello, di un giocattolo? Queste sono cose utili, ma un po’ scontate. Il dono del tempo è certo il dono più prezioso e il dono del pregare insieme è certo di una originalità veramente geniale. Ma anche chi vive da solo ha diritto a un dono originale da parte del Vescovo: «Ecco il mio dono: mi faccio vivo in casa tua e ti dedico del tempo per pregare con te». La preghiera condivisa crea la comunione spirituale che può vincere la solitudine e ospitare in casa la Chiesa intera. Queste pagine non sono state scritte per aggiungere un fascicolo agli scaffali. Vorrebbero essere invece uno strumento per rendere possibile il dono originale: «Ecco, dedico del tempo a pregare con te». «E come facciamo?» Per esempio apriamo queste pagine che l’Arcivescovo ha scritto proprio per questo e preghiamo. È più facile.
Indicazioni sul momento presente e sulle urgenze pastorali, alla luce delle riflessioni scaturite durante questi tempi ricchi di incognite e nuove sfide.Una proposta incentrata sul cammino sinodale e sull'importanza della sinodalità come metodo per dare corpo a forme inedite di annuncio del Vangelo.Un metodo che chiama alla corresponsabilità per la missione: «Tutti i battezzati hanno il diritto e la responsabilità di prendere la parola per contribuire all'edificazione della Chiesa, alla conoscenza della verità del Vangelo, all'annuncio della salvezza a tutte le genti».
In occasione del cinquantesimo di ordinazione sacerdotale dell'arcivescovo Mario Delpini - che verrà festeggiato con tutti i suoi compagni di messa in occasione delle Festa dei Fiori nel maggio 2025 - il Seminario Arcivescovile di Milano gli ha preparato come "regalo" una raccolta di tutte le omelie sul ministero ordinato. Un volume prezioso che mette in luce il significato dell'essere prete oggi, nella visione del Vescovo, e le qualità che rendono i sacerdoti degli annunciatori credibili della buona notizia del Vangelo.
Testo del Discorso alla Città di Milano in occasione della festività di Sant'Ambrogio 2024.
Il Giubileo 2025, tempo propizino per una società amica del futuro.
La Lettera ai cresimandi 2025 è un messaggio di incoraggiamento, riflessione e guida spirituale per i giovani che si avvicinano a questo importante passo della loro vita cristiana. Ogni anno, l'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, scrive una lettera speciale indirizzata ai ragazzi che si preparano a ricevere il sacramento della Cresima. Quest'anno l'arcivescovo parte dall'immagine dell'arcobaleno come simbolo di speranza e unità, ispirando i giovani che si preparano a ricevere lo Spirito Santo per essere messaggeri di pace e riconciliazione nel mondo. Così come l'arcobaleno unisce due punti distanti, chi riceve lo Spirito è chiamato a costruire ponti tra persone e comunità divise. Ogni colore rappresenta un dono dello Spirito, come amore, gioia e pace, e riflette la bellezza e diversità dell'opera di Dio in ciascuno di noi. Uniti nello Spirito, possiamo creare una comunità armoniosa, come i colori dell'arcobaleno che, pur diversi, formano insieme uno spettacolo di bellezza e unità.

