
Un midrash haggadico, narrativo, su Genesi, parte di Esodo e con poche frasi di Numeri. Quale il suo contenuto? La narrazione della storia d’Israele, iniziando dalla creazione e giungendo al tempo di Estèr. [...]
PRE non appare un commentario di lemmi, poche sezioni si aprono con un versetto e non si dimostra subordinato al testo della Torà quanto piuttosto piega la Torà alla storia sacra. L’autore ritiene tipico del midrash l’interesse per il mondo contemporaneo, vale a dire per l’attualizzazione della Torà, mentre lo sguardo di PRE è soprattutto rivolto al passato.
Il lettore del midrash che Cristiana Dobner qui ci propone, di cui rabbi Elièzer è l’autore secondo la tradizione, si renderà presto conto che delle storie, dei dettagli, dei caratteri e delle idee che si trovano fra le sue pagine, nella Torà ve n’è solo qualche accenno – e che questi accenni sono spesso ben nascosti. Ché anche rivoltando le trecentomila lettere del Pentateuco e i suoi trecentomila spazi come un guanto, sarebbe un’impresa ardua ricostruire le storie meravigliose che vi state preparando a leggere. Allora rabbi Elièzer azzittirebbe la Torà parlando in sua vece? Facendole dire cose non sue? Sostituendo la sua piccola voce alla Voce, qol, che ha parlato al Sinai? Oppure al contrario permetterebbe, con i suoi racconti fantasiosi e avvincenti, alla palma di produrre i suoi datteri dolci, sì che noi potremmo non solo sederci alla sua ombra ma anche vivere dei suoi frutti?
Dalla presentazione di Haim Ben-Abraham
Cristiana DOBNER nata a Trieste, laureata in Lettere e Filosofia e alla Scuola di Lingue Moderne per traduttori ed interpreti di Conferenze all’Università di Trieste; Master in Estudios de la Diferencia sexual, Università di Barcellona; Dottorato in Teologia Orientale; Master in Teologia Ecumenica (ISE); TEB (Toulouse). È carmelitana scalza nel monastero di S. Maria del Monte Carmelo a Concenedo di Barzio (Lecco).
Ha scritto numerosi saggi e ricerche bibliche e spirituali: Nella via dello Shalom. Faccia a faccia, Chirico 2023; Volto pensante, volto orante, Efesto 2024; La tenda, EDB 2024; Interpellate, Lindau 2025; Nel fuoco della Parola, Ancora 2026. Collabora con diverse riviste e con l’agenzia SIR.
Il volume è una grammatica di ebraico biblico rivolta principalmente agli studenti universitari di teologia e di scienze religiose, che favorisce sin dall'inizio un approccio diretto al testo biblico. Concepita in moduli, offre dapprima una visione d'insieme della lingua e, di seguito, una trattazione sistematica dei distinti argomenti di morfologia e sintassi. Si articola in spiegazioni sintetiche, numerosi esempi e tabelle, corredati di esercizi di verifica e passi biblici da tradurre. Opportuni riferimenti alla grammatica storica intendono facilitare la comprensione delle forme irregolari e delle eccezioni, illustrandone le ragioni linguistiche e stimolandone così l'apprendimento. I brani proposti sono accompagnati da note che mettono in luce particolarità grammaticali, lessicali e sintattiche; il glossario finale aiuta il lettore a sviluppare autonomia nell'analisi e nella traduzione. Pensato per accompagnare un corso di circa 60 ore, il libro può essere utilizzato con profitto anche da autodidatti e costituisce al tempo stesso un pratico strumento di consultazione per l'approfondimento di specifici aspetti della lingua ebraica biblica.
Che cosa sappiamo davvero dell'antica religione d'Israele? Si tratta di un tema complesso, a lungo studiato quasi esclusivamente sulla base della Bibbia. Ma tale immagine trasmette in modo corretto la realtà storica? Superando questo tipo di lettura, il libro ricostruisce la religione d'Israele e Giuda dalle origini fino all'epoca persiana (ca. 1150-538 a.C.) attraverso un rigoroso approccio storico-religioso e valorizzando le testimonianze archeologiche ed epigrafiche coeve. L'indagine restituisce la complessità di un universo religioso nel quale divinità, credenze, pratiche cultuali, profezia e magia costituivano aspetti fondamentali della vita quotidiana in Israele e Giuda. La seconda parte del volume amplia lo sguardo alle religioni dei popoli vicini - Fenici, Aramei, Ammoniti, Moabiti, Edomiti e Filistei - collocando l'antica religione ebraica all'interno del più vasto contesto culturale e religioso del Levante antico. Una sintesi accessibile, ma scientificamente documentata, rivolta a chiunque voglia comprendere le origini e le trasformazioni dell'antica religione d'Israele e delle coeve tradizioni religiose del Levante.
La letteratura rabbinica ha riscritto le donne della Bibbia secondo la propria visione del mondo. Quando e perché alle donne bibliche è stata data voce? E quando invece sono state messe a tacere? Quindici contributi esplorano i meccanismi con cui l'ebraismo classico ha negoziato il ruolo delle donne tra norma e racconto, tra memoria e oblio.
Nei profondi tormenti che ad ogni istante ci portano sull'orlo dell'abisso, le nostre società spesso rifiutano con arrogante ironia di percepire il minimo chiarore proveniente dall'invisibile, scrive Catherine Chalier. Ma questo comporta l'abbandono a una visibilità soffocante, nella quale la morte di Dio non rappresenta una «buona notizia». Abbandonati alla finitudine dell'immanenza gli esseri umani si aggirano tra ansie e disperazioni, angosciati, ma ribelli alle consolazioni tradizionali. Eppure la tradizione avrebbe molti preziosi doni da offrire, se solo volessimo darle ascolto.
Dio, che è creatore delle cose visibili e invisibili, ha creato gli angeli, che hanno la funzione di essere mediatori tra la trascendenza e l'immanenza, sono inviati il cui compito infaticabile e disinteressato consiste nel tessere e mantenere vivi i legami tra ciò che è in alto e ciò che è in basso, tra il lontano e il vicino, oltre che appunto tra il visibile e l'invisibile.
In questa bella antologia di testi della letteratura ebraica classica Giovanni Lenzi ci guida con competenza tra targumin, aggadot e midrashim con lo scopo di far conoscere a un pubblico più vasto brani che sono perlopiù noti solo agli specialisti. I lettori e le lettrici vengono introdotti nel mondo angelico e potranno cosi trovare risposta a una serie di domande: quanti sono gli angeli e quali sono i loro nomi? E cosa fanno: rivelano segreti, intercedono, salvano, guariscono? Quali sono le loro diverse classi, la loro gerarchia? Qual è il loro ruolo rispetto al Messia? D'altra parte bisogna pure sapere che essi non sono solo benéfici.
Che cos'è la Qabbalà? Rispondere è complesso: il termine si riferisce a un vasto panorama di speculazioni dottrinali, pratiche liturgiche e strutture spirituali che sfuggono a qualsiasi definizione univoca. Ma è partendo da quest'interrogativo che nel volume prende avvio un percorso alla scoperta di una dottrina assai variegata, frutto dell'adattamento di materiali antichissimi a situazioni sociali in costante evoluzione. Un itinerario nello spazio e nel tempo che privilegia il ruolo svolto dalla nostra penisola nella diffusione della sapienza ebraica segreta e nello sviluppo delle sue diramazioni cristiane.
Cosa faceva il mondo delle origini prima dell'arrivo dell'uomo? L'albero della conoscenza del bene e del male, che albero era? Con quali piante è stata costruita l'arca di Noè? Sotto quale albero Abramo riposa quando tre messaggeri vengono da lui in visita? E ancora: di quanti rovi fa davvero esperienza Mosè? Che piante trovano gli ebrei nel deserto? Quali invece quando fanno ritorno nella Terra promessa? Attraverso una narrazione chiara e coinvolgente, il volume accompagna il lettore alla scoperta del mondo vegetale nella Bibbia ebraica, dai grandi racconti delle origini fino ai testi della tradizione rabbinica. Alberi, arbusti, erbe e legni diventano il filo conduttore per rileggere episodi noti e meno noti in una prospettiva originale e accessibile, capace di riservare sorprese e spunti di riflessione sulla questione ambientale, uno dei grandi temi della vita contemporanea. Ogni riferimento al mondo naturale apre così nuove prospettive di senso e restituisce una visione dell'ebraismo per cui la natura è, per l'umanità intera, fonte di insegnamento, equilibrio e benedizione.
Il giudaismo antico - i sei secoli che intercorrono tra il ritorno degli Ebrei dall'esilio babilonese (538 a.e.v.) e la fine della rivolta di Bar Kokhba (135 e.v.) - è uno dei periodi più fecondi della storia religiosa dell'Occidente. In questo arco di tempo prese forma la Bibbia ebraica, si svilupparono correnti di pensiero di straordinaria vitalità - apocalittica, sapienza, messianismo - e nacquero le premesse tanto del giudaismo rabbinico quanto del cristianesimo delle origini. La nuova edizione del volume ha una impostazione rinnovata che vede storia e letteratura non più trattate come compartimenti separati, ma lette in costante rapporto di interdipendenza. Le vicende politiche - dominio persiano, ellenismo, crisi maccabaica, egemonia romana - sono analizzate insieme ai testi che le interpretarono: i libri del periodo, la biblioteca di Qumran, la letteratura apocalittica, gli scritti della diaspora. I rotoli del Mar Morto occupano un posto centrale, e particolare attenzione è dedicata al loro rapporto con la versione greca dei Settanta. Aggiornato agli studi più recenti, il testo si rivolge, oltre che agli studenti, ai lettori che desiderano un'introduzione rigorosa e accessibile al tema.
Un manuale che fornisce gli strumenti introduttivi allo studio della linguistica del discorso e li applica agli studi biblici. Un testo che fornisce nella prima parte un’introduzione alle proprietà del discorso e alle diverse metodologie di studio e, nella seconda, presenta una serie di esempi tratti dall’Antico Testamento, con ampio commento ed esposizione delle caratteristiche discorsive che condizionano anche l’interpretazione del testo.
Nel quarto vangelo Gesù è un giudeo che nutre speranze per i giudei. Tutto il vangelo è "ebraico". perché pensato e scritto nell'ambito dell'ermeneutica biblica, dell'escatologia e delle feste liturgiche che hanno il loro centro nel tempio di Gerusalemme.
Come spiegare la presentazione polemica e negativa dei giudei in un vangelo così "giudaico"? Per rispondere a questa domanda, Di Luccio, esperto conoscitore del contesto ebraico del primo cristianesimo, scandaglia i capitoli che l'evangelista Giovanni ambienta durante le feste dei giudei, in modo particolare quelle del tempio. Ne ricava che esse hanno la funzione di spiegare la novità che la messianicità di Gesù apporta in relazione a tutto il sistema religioso giudaico imperniato sul culto al tempio di Gerusalemme.
Grazie a questa prospettiva, temi chiave come l'acqua e la luce acquistano nuova profondità, illuminando in modo innovativo la cristologia del quarto vangelo. L'attenzione al contesto giudaico permette inoltre di chiarire il ruolo dei "giudei" nel racconto evangelico.
Ritorna in un’edizione rinnovata uno dei testi di riferimento per gli studi biblici uno dei più autorevoli commenti all’Esodo di tutta la tradizione ebraica. Un testo affascinante e ricco di suggestioni, scritto da Rabbi Shelomoh ben Yischaq (1040-1105), universalmente conosciuto con il suo acronimo Rashi, e considerato il più importante esegeta ebreo di ogni tempo. Un capolavoro indiscusso del medioevo, che supera i limiti della sua collocazione temporale, per imporsi come un’opera con la quale si sono confrontati credenti ebrei e cristiani nello scorrere delle generazioni. Rashi si pone dinanzi alle Scritture non come un «autore» nel senso moderno del termine, ma come un umile «servo» della Parola rivelata, di cui cerca di trasmettere alla sua comunità l’infinita ricchezza. Rashi è anzitutto un innamorato della Parola divina: nella sua esegesi egli pone rigorosamente al centro il testo così come è stato svelato da Dio, per appianarne tutte le difficoltà (ecco la definizione del cosiddetto «senso letterale»), e per ricercarne le infinite risonanze spirituali, quali sono state colte dalla grande Tradizione d’Israele (il midrash), che Rashi armonizza in modo ineguagliato con la formulazione testuale delle Scritture. Grande maestro dunque, anzi «il» maestro per eccellenza del suo popolo.
Raimon Panikkar conversa con il rabbino Pinchas Lapide, entrambi intervistati da Anton Kenntemich. Un'opera in grado di sconvolgere quello che i cristiani pensano degli ebrei e quello che gli ebrei pensano dei cristiani, e che evidenzia il rischio possibile di una riduzione sia del cristianesimo sia dell'ebraismo. Come sempre hanno ripetuto Raimon Panikkar e Julien Ries, non c'è dialogo che non porti un guadagno reciproco. In questo senso sono qui affrontate tematiche fondamentali quali l'idolatria, l'esperienza dell'aperto, della libertà, dell'infinito, dell'indescrivibile. Parole dentro le quali è annidato un mistero inesprimibile, che conduce in unità la diversità delle culture.

