
Il manuale del responsabile Bella Fra! raccoglie tutte le proposte per vivere a pieno l’Oratorio estivo, dalla preparazione di laboratori e giochi, alla cura dell’ambientazione e le questioni logistiche. La parte più rilevante di questo volume è il racconto della vita di san Francesco suddiviso nelle 30 giornate di Oratorio estivo: partendo dalle Fonti Francescane, una parafrasi dei testi permette ai responsabili di raccontare la vita del santo di Assisi attraverso un linguaggio semplice e accessibile, attraverso brevi episodi che rendono concreta la parola chiave della giornata, offrendo spunti per l’attualizzazione nella vita dei ragazzi. Ogni episodio è corredato da un’illustrazione ad hoc.
Il lungo processo diventa l'occasione per Paolo per testimoniare la sua fede nel Cristo risorto, la cui gloria aveva visto sulla strada per Damasco e dal quale era stato chiamato per poter portare la sua Parola ai gentili. Nella visione lucana la fede di Paolo, fariseo figlio di farisei, nel Cristo risorto non comporta l'abbandono della fede dei padri. Luca ritiene che Paolo sia l'espressione più perfetta della continuità, nel disegno salvifico voluto da Dio e rivelato da Gesù Cristo, tra Israele e la Chiesa. Per Luca non c'è alcuna cesura tra le promesse divine annunciate nell'Antico Testamento, la venuta di Gesù riconosciuto come il Messia, la successiva nascita della Chiesa, dopo la risurrezione del Cristo, e la missione ai pagani. La promessa nella risurrezione dei morti, in cui anche l'Israele autentico credeva, si è già adempiuta in Cristo. Con il trasferimento del processo a carico di Paolo a Roma si avvera quello che il Signore risorto aveva predetto ai suoi discepoli prima di ascendere al cielo: «e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8). E che successivamente in due visioni, accennate anche in 2Cor 12,1, Cristo risorto aveva preannunciato allo stesso Paolo (At 22,21; 23,11).
A sessant'anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II, il suo lascito e la sua interpretazione continuano ad essere oggetto di studio. Per meglio comprenderne i documenti e per riflettere sulla loro importanza per la chiesa di oggi, questo libro offre una prospettiva ratzingeriana sul Vaticano II, sia indagando il contributo specifico del teologo e pontefice tedesco che sviluppandone le intuizioni. Dai diciotto capitoli del testo, che riprendono gli interventi della giornata di studi tenuta presso l'Ateneo Regina Apostolorum, emerge come la capacità di Ratzinger di integrare fede e ragione, tradizione e novità, dogma e spiritualità, rappresenti una bussola particolarmente affidabile per accostare i testi del concilio e restituire al Vaticano II la sua vera portata missionaria: un'apertura al mondo, che nasce dall'incontro con il verbo incarnato, crocifisso e risorto, per riproporre all'uomo contemporaneo il vangelo in tutta la sua radicalità.
Un libro che interpella la vita, lo stare al mondo e il lavorare: scritto nel 1948, dopo la seconda guerra mondiale, la prima in cui i bombardamenti colpirono deliberatamente città e civili, propone una modalità di ricostruzione che, in contrapposizione al marxismo, tenga conto di uno sguardo più profondo sulla natura umana, che comprenda anche la dimensione spirituale. Cuore della riflessione è il concetto di otium, strettamente legato alla capacità di contemplazione, approccio alla realtà di cui solo l'uomo è capace, liberandosi dalla schiavitù della prestazione, dell'affermazione di sé contro gli altri e di una visione del lavoro alienante. Non si vive per lavorare, ma, seguendo Aristotele, si lavora per avere otium, che è tale in quanto legato a un tempo altro, quello della festa e in particolare della festa religiosa - cristiana - che ha il suo culmine nel culto di Dio.
Viviamo in un'epoca in cui il tema dell'esposizione è diventato talmente pervasivo da trasformarsi spesso in una trappola. Tutti noi, in ogni ambito della vita, siamo chiamati a mostrarci e indossare maschere, in una tensione costante tra il nascondersi e il rivelarsi che rischia di offuscare il nostro vero volto. Su questo tema estremamente attuale fra Roberto Pasolini, frate minore cappuccino, biblista e predicatore della Casa Pontificia, ci apre alla ricchezza di una scrittura biblica poco conosciuta, il libro di Ester. La storia di una giovane donna, orfana e senza potere, appartenente a un popolo minoritario, abituata a stare nell'ombra, che per compiere il proprio cammino di vita deve imparare prima a celarsi e poi a svelarsi. Questo libro è un itinerario spirituale e narrativo che ci aiuta a capire come essere visti senza diventare vittime dello sguardo altrui, come esporci senza perderci e come comunicare - e comunicarci - senza deformarci. La vicenda della giovane donna diventata regina non nega il male né la violenza del potere. Mostra come, nel cuore dell'ingiustizia, possano riaffiorare dimensioni dimenticate - la discrezione, il pudore, la vulnerabilità, il silenzio - in cui è possibile donarsi, in piena libertà.
La vita ti ha ferito? Sei stanco di subire il male l'ingiustizia? Cosa si agita nel tuo cuore quando fai esperienza del dolore?
Padre Claudio Soldavini non offre risposte preconfezionate, né promette di eliminare la sofferenza, ma ti invita a un percorso di cambiamento profondo: la "trasfigurazione" del male che farà scoprire che hai «la possibilità di far fiorire su di esso qualcosa di nuovo».
Accogliere l'invito a intraprendere un cammino personale di ricerca per scoprire la verità di te stesso, illuminato dalla sapienza della Scrittura, significa capire come sia importante porsi nel giusto atteggiamento, trovare un nuovo senso e una via di rinascita per imparare a trasfigurare la sofferenza in saggezza, speranza e coraggio.
Il frutto di questo itinerario è un cambiamento interiore, la possibilità di poter rileggere la tua vita da un' altra prospettiva per un cammino di risanamento che trasforma le ferite nel tuo punto di forza.
Pronunciate a Parigi nel 1273, le Collationes in Hexaëmeron di Bonaventura si collocano in un contesto universitario in cui le nuove ermeneutiche aristoteliche avevano depennato l’esemplarismo dall’orizzonte filosofico, marcando, in tal modo, un’irrimediabile dicotomia tra Dio e il mondo, molto pericolosa pure sul piano dottrinale. A fronte di un tale rifiuto, Bonaventura riafferma con forza la centralità dell’esemplarismo mediante il quale si può rileggere, e interpretare in modo corretto, il rapporto tra la Trinità e la creazione, tra la Trinità e il decursus mundi, tra la Trinità e le varie gerarchie. Benché il mistero del Dio trino e uno sia presentato con differenti strumenti teologici che vanno dalle processioni intradivine alla circumincessione, l’esemplarismo permane quel filo rosso che rende ragione del rispecchiarsi del mistero di Dio in ognuna di queste realtà, siano esse la creazione, la storia o i vari ordinamenti gerarchici, diventando così quel legame imprescindibile che congiunge la Trinità con il mondo.
A partire dal III secolo dopo Cristo e fino alla fine del Medioevo, l’elezione del papa avveniva spesso in un clima molto conflittuale, che dava adito a contrasti e contestazioni. Il più delle volte questi sfociavano nella presenza contemporanea di due pontefici, uno dei quali definito, appunto, antipapa. Nel nostro immaginario questi personaggi sono rappresentati come individui corrotti, assetati di potere, nemici della Chiesa e dell’unità dei cristiani. In realtà, lungi dall’essere creature tenebrose che tramano nell’ombra, molti sono devoti uomini di Chiesa divenuti antipapi perché sostenitori di posizioni teologiche poi sconfitte o per una serie di motivi fortuiti. Questa storia dei ‘perdenti’ rispetto alla tradizione ufficiale della Chiesa ci farà scoprire così che dei trenta e più antipapi, uno è venerato come santo e martire e altri sono morti in odore di santità. Che per lunghi secoli su molti di loro la Santa Sede ha preferito non prendere posizione e su alcuni si mantiene tuttora cauta, ammettendo che potrebbero essere considerati papi legittimi. Si scoprirà anche che alcune figure che la storiografia tradizionale ha considerato burattini in mano al potere secolare, hanno contribuito in modo decisivo alla definizione delle regole che stanno alla base del papato e, per questo, in modo del tutto inatteso, alla storia e all’autocoscienza della Chiesa stessa.
Il 17 ottobre 1926, Pio XI proclamava beati i dottrinari Claudio Bochot ed Eustachio Fèlix, insieme ad altri 189 martiri della Rivoluzione francese. In occasione del centenario della loro beatificazione, questo opuscolo desidera far conoscere non solo il martirio di questi discepoli di san Cesare de Bus ma anche le vicende vissute da altri dottrinari, di cui è in corso il processo di beatificazione, come anche l’enorme prezzo che la Congregazione pagò durante la Rivoluzione Francese.
Attraverso la documentazione archivistica e la letteratura coeva, il libro ricostruisce la rete di devozioni, preghiere, suffragi e penitenze, culti di santi e reliquie che ha plasmato il tessuto religioso e urbano della Genova dell'età moderna e riconsidera la categoria di religiosità popolare, sopravvissuta dall'epoca barocca, mostrando il suo radicamento nella cultura, nel collezionismo e nell'erudizione. L'intersecarsi di oggetti e testi costituiva una specie di camera delle meraviglie da catalogare e riordinare, come le raccolte di reliquie delle sacrestie, traducendo un uso erudito e aristocratico in una versione devota. Il collezionismo si proiettava in un immaginario di devozioni e feste, che a loro volta producevano oggetti di devozione, per cui preghiera e pietà erano collegate a un supporto fisico - un'immagine, una stampa o una reliquia -, la cui legittimazione liturgica era conferita dalla Congregazione dei Riti a Roma.

