
Per molti osservatori, il cristianesimo occidentale subisce oggi un lento deterioramento, sopravvivendo soprattutto in forme sociologiche - devozioni, pietà popolare, sacramenti -, mentre scompare quasi del tutto dai quadri valoriali delle società europee secolarizzate, le quali fanno volentieri a meno di ogni riferimento religioso. Il libro offre invece alcuni "fotogrammi di rinascita", mostrando come il cristianesimo possa rigenerarsi, se saprà liberarsi dalle incrostazioni storico-culturali che lo hanno appesantito e tornare alla radice che lo ha generato: l'esperienza spirituale del profeta di Nazaret e la carica messianica della sua testimonianza. Le tre parti del libro - Riabilitazioni della fede, Per una Chiesa possibile e Partigiani dell'impossibile - sono funzionali proprio al tentativo di urgente rivitalizzazione dell'esperienza cristiana nel contesto culturale contemporaneo. Il cristianesimo potrà così tornare a essere una fonte di ispirazione solo riscoprendo il suo carattere libero e sovversivo, abbandonando pretese di egemonia teocratica e resistendo al rischio di essere strumentalizzato dalle ideologie politiche.
Non esistendo una "mariologia anglicana" intesa come disciplina teologica codificata, il dato mariologico anglicano rappresenta ancora oggi un campo di studi scarsamente esplorato, eppure decisivo per comprendere le dinamiche dell'ecumenismo contemporaneo. Questo volume ripercorre sei secoli di storia, a partire dallo scisma anglicano, per indagare il ruolo della Madre di Dio nella teologia e nella spiritualità della Chiesa d'Inghilterra all'indomani della Riforma. Attraverso l'analisi di alcuni testi fondativi e liturgici - i 39 Articoli di fede, il Book of Common Prayer e il Libro delle Omelie - e il confronto con il pensiero di influenti teologi e scrittori tra il XVII e il XIX secolo, la ricerca delinea un percorso volto a chiarire la collocazione di Maria nel dibattito teologico anglicano plurisecolare. Il punto di approdo della ricerca è la Dichiarazione congiunta ARCIC di Seattle (2005), Maria: grazia e speranza in Cristo, che sancisce come la dottrina e la devozione mariana non debbano essere considerate elementi divisivi nel cammino ecumenico. Il volume offre così un contributo originale e pionieristico alla riflessione teologica, evidenziando come la figura di Maria, letta in stretta connessione con la cristologia, possa farsi luogo di convergenza e arricchimento reciproco, non solo per l'anglicanesimo, ma per tutte le tradizioni cristiane eredi della Riforma. Prefazione di Lothar Vogel. Presentazione di Fr. Stefano Cecchin.
Frutto di un ampio e lungo lavoro di una Comunità di ricerca formata da docenti di varie aree disciplinari e dai partecipanti al corso che ne è scaturito, il presente volume offre una proposta metodologica in prospettiva transdisciplinare, affrontando la sfida della fondazione antropologica della teologia morale, attraverso l'analisi del concetto di persona e il suo possibile fondamento relazionale. Attraverso lo studio di alcuni Autori rilevanti per la comprensione della persona, si cerca di individuare come le comprensioni del tema in oggetto abbiano lasciato un segno in tutti gli ambiti del sapere e in modo peculiare nella teologia morale. Successivamente, confrontandosi con alcuni "paradigmi extra-teologici", si intende indagare in che modo, a partire da una comprensione relazionale della persona, possa scaturire una visione più integrale dell'essere umano, arricchendo l'elaborazione di un'etica teologica all'altezza del tempo presente.
Conoscere, amare e vivere Gesù Cristo - Uomo, Dio, Salvatore e Signore - è il cuore dell'esistenza umana, nel tempo e nell'eternità. In Lui l'uomo trova la possibilità di realizzare pienamente le proprie potenzialità, civili e spirituali, lasciandosi introdurre nel grembo dell'Amore trinitario. Il Concilio Vaticano II lo afferma con chiarezza: "Chiunque segue Cristo, l'Uomo perfetto, si fa lui pure più uomo" (Gaudium et spes, 41). Da qui nasce una convinzione che attraversa la storia cristiana: "quanto più uno è cristiano, tanto più è umano". Lo testimonia la lunga schiera dei Santi, noti e anonimi, che hanno saputo incarnare una fede capace di generare bene, trasformando la propria vita in dono e diventando autentici benefattori dell'umanità.
Il nostro tempo sembra suggerire che una vita politica buona sia impossibile. Eppure, la speranza va riattivata proprio dentro la concretezza dell'esistenza sociale. Da qui nasce l'interrogativo che attraversa queste pagine: il potere è destinato a ridursi a mera forza o può trasformarsi in uno spazio di servizio e responsabilità condivisa? L'autore non guarda solo alle élite, ma al potere che ognuno esercita nella propria quotidianità. Attraverso una rilettura attuale del De civitate Dei di Agostino, il saggio mostra come l'impegno personale possa farsi ministerium e la politica un'occasione di offerta all'altro. In questa prospettiva, la Chiesa come «comunità di perdona» assume un ruolo decisivo per abitare la città dell'uomo, ripensando il legame profondo tra fede, cittadinanza e responsabilità civile.
La Chiesa ha riscoperto il suo compito di accompagnare. Il contatto con situazioni nuove, accostate sospendendo il giudizio e indicando il bene realmente possibile, sta interpellando profondamente anche la teologia morale. Sebbene spesso percepita come semplice fonte di norme e divieti, oggi essa può ritrovare quel ruolo di guida che l'aveva caratterizzata in Tommaso d'Aquino e Alfonso Maria de' Liguori. Superando una concezione meramente applicativa della pastoralità, il libro mostra come proprio l'accompagnamento sia stato storicamente il luogo in cui l'insegnamento morale ha preso forma. L'interpretazione teologica delle pratiche di vita e la cura delle parole possono inoltre contribuire ad aggiornare le norme quando il loro linguaggio non illumina più adeguatamente le coscienze. Tre casi concreti - coppie conviventi, persone LGBT+, percorsi di procreazione medicalmente assistita - rivelano la fecondità di questo approccio, capace di coniugare verità, discernimento e attenzione alla realtà. Prefazione di Luciano Moia. Postfazione di Stella Morra.
La distinzione tra potestas ordinis - di natura e origine sacramentale - e potestas iurisdictionis - di natura e origine extrasacramentale - sembra appartenere da sempre alla Tradizione della Chiesa, essendo presente, seppur in modo irriflesso, già a partire dall'epoca sub-apostolica. Questa distinzione si è progressivamente formalizzata nel secondo millennio, con la nascita della scienza canonistica, fino a essere recepita nel Codice di diritto canonico del 1917 e riconosciuta da canonisti e teologi come dottrina certa a unanimità morale. Il Concilio Vaticano II non ha voluto definire l'origine della potestà di governo né abolire la tradizionale distinzione tra le due potestà, che infatti permane anche nella seconda codificazione, pur con alcune incertezze. Tale distinzione emerge ancora oggi nelle scelte di governo e nei recenti testi legislativi del Romano Pontefice, confermandone la rilevanza e l'attualità.
Negli ultimi pontificati è tornato centrale, nella Chiesa cattolica e nel dibattito pubblico, il tema del rinnovamento ecclesiale, che in realtà non ha mai cessato di affiorare nel corso dei secoli. Il volume presenta, in forma sintetica, una storia delle idee ed esperienze di riforma della chiesa cattolica dal medioevo all’età contemporanea, seguendo alcuni snodi significativi: la povertà evangelica e lo spiritualismo apocalittico medievale; la crisi del Papato tra XV e XVI secolo e la successiva riforma cattolica e tridentina; l’impatto delle idee democratiche del Settecento; la lunga e complessa ricomposizione con la modernità, da Rosmini al Vaticano II e oltre. Dopo un’introduzione generale, che offre una lettura tematica e cronologica del percorso, il libro presenta una sezione antologica con testi rappresentativi (in traduzione), corredati da brevi introduzioni, commenti e indicazioni bibliografiche.
«Il volume esprime un percorso in tre momenti. Il primo si concentra nell’aspetto biblico (Paolo) e patristico (soprattutto Agostino). Il secondo offre dapprima due ambiti sensibili al nostro tema: il monachesimo (occidentale) e la tradizione dell’oriente cristiano. Sempre nella seconda sezione si ha un’analisi che dal Medioevo (Tommaso e Bonaventura) arriva ai nostri giorni (Rosmini, von Balthasar, Florenskij e Bordoni), si allarga alla Riforma (Bonhoeffer), alla riflessione filosofica (Maritain e Gilson) e alle religioni orientali (Buddhismo). La terza parte comprende proposte di attualizzazione in rapporto allo statuto epistemologico, alla conoscenza affettiva, alla teologia dei santi e alla circolarità dell’intellectus fidei con la fede celebrata e vissuta. La Postfazione riconduce all’unità le due dimensioni scientifica e sapienziale». Dall’Introduzione di Roberto Nardin «Dopo aver percorso, grazie ai preziosi contributi raccolti in questo volume, l’affascinante itinerario che, a partire dal Nuovo Testamento, illustra nelle opere e nei giorni della grande teologia, e di alcune figure della filosofia di matrice cristiana, riaffiora la domanda che a tutto soggiace: la teologia è questione di scienza o di sapienza? O di entrambe insieme? E, in quest’ultimo caso, in quale misura combinate e secondo quale rapporto tra loro intercorrente? È la logica inclusiva dell’"et et" che ci offre la chiave per coniugare con efficacia una risposta». (Dalla Postfazione di Piero Coda).
Nel travagliato contesto ecclesiale e culturale occidentale, la post-secolarizzazione ha riportato al centro figure che si concepiscono come "cercatori di senso" (seekers). Questa felice intuizione del filosofo Charles Taylor ispira il presente saggio, pensato in particolare per le giovani generazioni, spesso non più alfabetizzate al linguaggio della fede. Il libro offre un percorso agile per comprendere perché Gesù di Nazareth sia la verità dell’uomo e perché la Chiesa sia la comunità nella quale si sperimentano legami di amicizia, generati dalla fede nelle Scritture e dalla partecipazione alla vita divina nei sacramenti. Il cercatore di senso post-secolare non ha paura dell’incertezza del tempo presente: nella Chiesa e nella sua prassi liturgica scopre che l’umano è sempre degno di cura, perché predestinato da Dio ad amare il suo compimento ultimo: la risurrezione.

