
Il volume «E il Verbo si fece carne» è una Festschrift dedicata alla prestigiosa carriera accademica del Prof. Paul O'Callaghan. Attraverso diciotto contributi di illustri colleghi e discepoli delle università pontificie, l'opera celebra la ricchezza intellettuale di un teologo che ha sempre posto Cristo al centro della propria ricerca. Il titolo richiama l'idea di una teologia incarnata, capace di incidere sul reale e di dialogare con le sfide dell'uomo contemporaneo, in sintonia con il magistero di Papa Leone XIV. Suddiviso in cinque sezioni, il volume offre un ampio affresco di antropologia teologica: dal mistero trinitario ai temi della libertà, della grazia, della giustizia e del destino escatologico dell'uomo. Un omaggio scientifico e umano che si propone come strumento prezioso per comprendere la vocazione dell'essere umano alla luce della Rivelazione.
Questa raccolta di studi in onore di Carlo Fantappiè riunisce i contributi di illustri studiosi internazionali per indagare l'evoluzione del diritto canonico e delle istituzioni ecclesiastiche. Attraverso un arco temporale che spazia dal Medioevo all'età contemporanea, il volume approfondisce temi cruciali per ciascuna epoca storica e trae dalla tradizione canonica le categorie utili per analizzare e intervenire sulle questioni più attuali, a riflesso della vastità degli interessi scientifici del destinatario.
Il volume affronta il tema della sessualità umana nella sua dimensione antropologica e spirituale, evidenziandone la nobiltà alla luce della Rivelazione e l'orientamento escatologico. Muovendosi nel quadro delineato dal canone 599 del Codice di Diritto Canonico, l'autore analizza le condizioni necessarie per un autentico vissuto della castità consacrata, offrendo criteri concreti per custodire questo dono e prevenirne scandali e abusi. La normativa ecclesiale viene così riletta come uno strumento di tutela e valorizzazione dei carismi della vita religiosa, richiamando la responsabilità delle persone consacrate a una coerente adesione alla propria vocazione. L'intera riflessione è guidata dalle intuizioni di sant'Agostino, punto di riferimento autorevole e fecondo per comprendere appieno il significato umano e spirituale della castità.
Per molti osservatori, il cristianesimo occidentale subisce oggi un lento deterioramento, sopravvivendo soprattutto in forme sociologiche - devozioni, pietà popolare, sacramenti -, mentre scompare quasi del tutto dai quadri valoriali delle società europee secolarizzate, le quali fanno volentieri a meno di ogni riferimento religioso. Il libro offre invece alcuni "fotogrammi di rinascita", mostrando come il cristianesimo possa rigenerarsi, se saprà liberarsi dalle incrostazioni storico-culturali che lo hanno appesantito e tornare alla radice che lo ha generato: l'esperienza spirituale del profeta di Nazaret e la carica messianica della sua testimonianza. Le tre parti del libro - Riabilitazioni della fede, Per una Chiesa possibile e Partigiani dell'impossibile - sono funzionali proprio al tentativo di urgente rivitalizzazione dell'esperienza cristiana nel contesto culturale contemporaneo. Il cristianesimo potrà così tornare a essere una fonte di ispirazione solo riscoprendo il suo carattere libero e sovversivo, abbandonando pretese di egemonia teocratica e resistendo al rischio di essere strumentalizzato dalle ideologie politiche.
Non esistendo una "mariologia anglicana" intesa come disciplina teologica codificata, il dato mariologico anglicano rappresenta ancora oggi un campo di studi scarsamente esplorato, eppure decisivo per comprendere le dinamiche dell'ecumenismo contemporaneo. Questo volume ripercorre sei secoli di storia, a partire dallo scisma anglicano, per indagare il ruolo della Madre di Dio nella teologia e nella spiritualità della Chiesa d'Inghilterra all'indomani della Riforma. Attraverso l'analisi di alcuni testi fondativi e liturgici - i 39 Articoli di fede, il Book of Common Prayer e il Libro delle Omelie - e il confronto con il pensiero di influenti teologi e scrittori tra il XVII e il XIX secolo, la ricerca delinea un percorso volto a chiarire la collocazione di Maria nel dibattito teologico anglicano plurisecolare. Il punto di approdo della ricerca è la Dichiarazione congiunta ARCIC di Seattle (2005), Maria: grazia e speranza in Cristo, che sancisce come la dottrina e la devozione mariana non debbano essere considerate elementi divisivi nel cammino ecumenico. Il volume offre così un contributo originale e pionieristico alla riflessione teologica, evidenziando come la figura di Maria, letta in stretta connessione con la cristologia, possa farsi luogo di convergenza e arricchimento reciproco, non solo per l'anglicanesimo, ma per tutte le tradizioni cristiane eredi della Riforma. Prefazione di Lothar Vogel. Presentazione di Fr. Stefano Cecchin.
Frutto di un ampio e lungo lavoro di una Comunità di ricerca formata da docenti di varie aree disciplinari e dai partecipanti al corso che ne è scaturito, il presente volume offre una proposta metodologica in prospettiva transdisciplinare, affrontando la sfida della fondazione antropologica della teologia morale, attraverso l'analisi del concetto di persona e il suo possibile fondamento relazionale. Attraverso lo studio di alcuni Autori rilevanti per la comprensione della persona, si cerca di individuare come le comprensioni del tema in oggetto abbiano lasciato un segno in tutti gli ambiti del sapere e in modo peculiare nella teologia morale. Successivamente, confrontandosi con alcuni "paradigmi extra-teologici", si intende indagare in che modo, a partire da una comprensione relazionale della persona, possa scaturire una visione più integrale dell'essere umano, arricchendo l'elaborazione di un'etica teologica all'altezza del tempo presente.
Conoscere, amare e vivere Gesù Cristo - Uomo, Dio, Salvatore e Signore - è il cuore dell'esistenza umana, nel tempo e nell'eternità. In Lui l'uomo trova la possibilità di realizzare pienamente le proprie potenzialità, civili e spirituali, lasciandosi introdurre nel grembo dell'Amore trinitario. Il Concilio Vaticano II lo afferma con chiarezza: "Chiunque segue Cristo, l'Uomo perfetto, si fa lui pure più uomo" (Gaudium et spes, 41). Da qui nasce una convinzione che attraversa la storia cristiana: "quanto più uno è cristiano, tanto più è umano". Lo testimonia la lunga schiera dei Santi, noti e anonimi, che hanno saputo incarnare una fede capace di generare bene, trasformando la propria vita in dono e diventando autentici benefattori dell'umanità.
Il nostro tempo sembra suggerire che una vita politica buona sia impossibile. Eppure, la speranza va riattivata proprio dentro la concretezza dell'esistenza sociale. Da qui nasce l'interrogativo che attraversa queste pagine: il potere è destinato a ridursi a mera forza o può trasformarsi in uno spazio di servizio e responsabilità condivisa? L'autore non guarda solo alle élite, ma al potere che ognuno esercita nella propria quotidianità. Attraverso una rilettura attuale del De civitate Dei di Agostino, il saggio mostra come l'impegno personale possa farsi ministerium e la politica un'occasione di offerta all'altro. In questa prospettiva, la Chiesa come «comunità di perdona» assume un ruolo decisivo per abitare la città dell'uomo, ripensando il legame profondo tra fede, cittadinanza e responsabilità civile.
La Chiesa ha riscoperto il suo compito di accompagnare. Il contatto con situazioni nuove, accostate sospendendo il giudizio e indicando il bene realmente possibile, sta interpellando profondamente anche la teologia morale. Sebbene spesso percepita come semplice fonte di norme e divieti, oggi essa può ritrovare quel ruolo di guida che l'aveva caratterizzata in Tommaso d'Aquino e Alfonso Maria de' Liguori. Superando una concezione meramente applicativa della pastoralità, il libro mostra come proprio l'accompagnamento sia stato storicamente il luogo in cui l'insegnamento morale ha preso forma. L'interpretazione teologica delle pratiche di vita e la cura delle parole possono inoltre contribuire ad aggiornare le norme quando il loro linguaggio non illumina più adeguatamente le coscienze. Tre casi concreti - coppie conviventi, persone LGBT+, percorsi di procreazione medicalmente assistita - rivelano la fecondità di questo approccio, capace di coniugare verità, discernimento e attenzione alla realtà. Prefazione di Luciano Moia. Postfazione di Stella Morra.
La distinzione tra potestas ordinis - di natura e origine sacramentale - e potestas iurisdictionis - di natura e origine extrasacramentale - sembra appartenere da sempre alla Tradizione della Chiesa, essendo presente, seppur in modo irriflesso, già a partire dall'epoca sub-apostolica. Questa distinzione si è progressivamente formalizzata nel secondo millennio, con la nascita della scienza canonistica, fino a essere recepita nel Codice di diritto canonico del 1917 e riconosciuta da canonisti e teologi come dottrina certa a unanimità morale. Il Concilio Vaticano II non ha voluto definire l'origine della potestà di governo né abolire la tradizionale distinzione tra le due potestà, che infatti permane anche nella seconda codificazione, pur con alcune incertezze. Tale distinzione emerge ancora oggi nelle scelte di governo e nei recenti testi legislativi del Romano Pontefice, confermandone la rilevanza e l'attualità.

