
Il colpo di Stato del 1917 soffoca i fermenti di rinnovamento che dalla fine del secolo XIX si sviluppano nella società civile e nella Chiesa e che trovano espressione nella legge sulla tolleranza religiosa del 1905 e nella convocazione, dopo anni di titubanze, del grande Concilio del 1917-1918 che delibera la ricostituzione dell'istituto del Patriarcato, abolito da Pietro il Grande nel 1721. Lo scontro del nuovo regime con la Chiesa è segnato sin dall'inizio dalla violenza e dalla coercizione cruenta, che viene sospesa solo a seguito dell'invasione nazista, quando Stalin si rende conto che per aggregare la popolazione contro il nemico è necessario ricostituire l'antico legame tra Ortodossia e patriottismo, concedendo alla Chiesa uno spazio di libertà. Prende allora avvio la Nep religiosa staliniana, la quale ha vita assai breve, lasciando il posto a una fase di asservimento del Patriarcato di Mosca ai fini della politica sovietica, durante la quale si procede nell'URSS e nei Paesi limitrofi alla soppressione violenta della Chiesa greco-cattolica e alla sua forzata aggregazione all'Ortodossia, nel dichiarato tentativo di dar vita a un Vaticano moscovita, finalizzato ad assegnare alla Chiesa di Mosca, pienamente controllata dal regime, un ruolo di guida sul piano internazionale al servizio della politica estera comunista. Nel contempo riprende dal 1947 una nuova fase di intolleranza che trova il suo culmine con Chruscèv.
Nell'affrontare il pensiero dantesco Gilson evita di apporgli una comoda etichetta classificandolo tra le filosofie già costituite del tempo, si impegna piuttosto nel tentativo pienamente riuscito di comprenderlo secondo i tratti che gli sono singolari e unici. Per Gilson collocare storicamente il pensiero dantesco non significa ricondurlo al tomismo o all'averroismo, come si è maldestramente preteso, quanto invece mostrarne l'impianto teoretico originale e solidamente giustificato nei suoi propri principi in un continuo confronto con le principali e tra loro molto varie correnti filosofiche del tempo. Attraverso una penetrante disamina del "Convivio", della "Monarchia" e della "Commedia" viene messa a fuoco l'idea dantesca fondamentale dell'armonia dei tre ordini: politico, filosofico e teologico. Armonia che per Dante si realizza soltanto attraverso il riconoscimento della completa autonomia, pur in una gerarchia di dignità, di ognuno dei tre ordini e del loro specifico ruolo assegnato dalla Provvidenza divina.
Quest'opera è un'introduzione al mondo dei simboli del cristianesimo antico, fino al VII secolo. Il volume prende in considerazione ogni simbolo "visivo" e non puramente espresso in forma verbale o letteraria. Si tratta perciò di simboli dipinti, realizzati a mosaico, scolpiti o incisi su materiali diversi, ma anche simboli riconoscibili in forme architettoniche e nell'organizzazione dello spazio. Il volume, pur dedicando tre capitoli ai simboli cristologici, veterotestamentari e neotestamentari, ci dà una visione che non si limita agli aspetti della simbologia legata alle scritture, ma interviene su tutto ciò che concerne la vita quotidiana e sociale così come il rapporto con la natura e il cosmo. Le opere d'arte e i simboli riprodotti nel volume formano, stampati a colori, forse la più vasta sintesi iconografica per un lavoro sintetico e introduttivo.
La bellezza e il sacro sono nel cuore dell'uomo fin dalle sue origini: era impossibile per la Chiesa non assumerli. Juan Plazaola ripercorre duemila anni di arte occidentale con linearità e chiarezza, incontrando le opere più significative della storia dell'arte, osservate nel loro rapporto con le comunità cristiane che le hanno utilizzate, per comprendere e documentare l'intento pedagogico, didattico e teologico dei committenti. Affrontando innanzitutto il tema dell'ambiguità semantica del concetto di "sacro" applicato all'arte, l'opera illustra il rapporto tra la Chiesa, l'architettura e simbologia dei suoi luoghi di culto dalle origini alla contemporaneità; l'evoluzione storica delle immagini assunte dalla cristianità, dalle prime figure iconiche e poi simbologiche, passando per il realismo gotico e la figurazione narrativa, fino alle figure della Controriforma e alla crisi dell'immagine sacra in epoca contemporanea. Infine, un capitolo finale indaga il rapporto della Chiesa con gli artisti (storici, in tal senso, i discorsi di Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II).
Questo piccolo libro, che riscosse grande successo in Germania, è il risultato di tre conferenze tenute da Ratzinger poco prima della sua nomina a cardinale di Monaco. Dopo la lunga crisi della devozione a Maria nella Chiesa, egli ci mostra il suo fondamento e spazio nella teologia come nella vita spirituale dei cristiani. Siamo così portati a scoprire una teologia della donna nel Vecchio Testamento; proprio attraverso le grandi figure di donne - Eva, Sara, Rachele, Anna, Ester e Giuditta - prende concretezza la promessa del Messia. Ovviamente il Vecchio Testamento trova il compimento nel Nuovo, ma questo non vuol dire la dissoluzione della Scrittura, e se Cristo è il nuovo Adamo, Maria è la nuova Eva. La mariologia, conclude Ratzinger, ha un proprio spazio nella teologia e non deve essere considerata un'imitazione, quasi un sottoprodotto della cristologia. Vengono infine presi in esame i principali dogmi mariani, in cui è visibile l'unità del vecchio e del nuovo popolo di Dio e, più profondamente, il mistero di creazione e alleanza.
Come vivevano i nomadi del deserto 1800 anni fa? E chi era Abramo, l'uomo scelto da Dio per dare inizio alla storia della salvezza? Un biblista di fama internazionale e un illustratore d'eccezione si confrontano in un percorso storico alla scoperta dei personaggi della Bibbia. Ripercorrendo le tappe del viaggio di Abramo, conosceremo la fiorente civiltà di Ur, le meraviglie della terra di Canaan, il vizio e la corruzione di Sodoma e Gomorra. Un racconto appassionante alle origini della nostra civiltà e della nostra religione. Età di lettura: da 8 anni.
Che cosa vuol dire per un popolo vivere di caccia e di pastorizia? E che cos'hanno in comune Isacco, Giacobbe e Giuseppe? Un biblista di fama internazionale e un illustratore d'eccezione si confrontano in un percorso storico alla scoperta dei personaggi della Bibbia. In un serrato susseguirsi di fughe, visioni, inganni e inaspettate rivelazioni, conosceremo i principali patriarchi e il loro profondo esempio di fede cristiana. Un racconto appassionante alle origini della nostra civiltà e della nostra religione. Età di lettura: da 8 anni.
In questo secondo volume dell'opera "La porta della modernità" il pensiero teologico, la spiritualità, il lavoro pastorale e culturale nella diocesi di Milano sono incentrati su due uomini e due sedi: Carlo e Federico Borromeo con il loro rispettivo operato presso due palazzi della città, quello di Brera, per Carlo, e l'Ambrosiana, per Federico. In loro, e nelle istituzioni da loro fondate, una seria opposizione ai temi della Riforma protestante si sviluppa a partire dalla ben radicata consapevolezza dei grandi meriti di Milano, seconda solo a Roma. I gesuiti, presenti a Brera fino alla soppressione dell'Ordine, garantirono la continuità con un passato dottrinale che lentamente aprirono alle svolte moderne della coscienza filosofica e agli sviluppi del sapere scientifico. In Ambrosiana, l'ampio indirizzo culturale inaugurato da Federico, oltre a dimostrarsi sensibile alla riscoperta delle proprie radici, si spalancò alle civiltà antiche e ai mondi che si affacciavano in Occidente grazie alle relazioni dei missionari e dei viaggiatori. Il cattolicesimo non si avvitò così su se stesso ma, attraverso un processo incerto e faticoso, entrò in rapporto fecondo con chi intendeva plasmare il mondo dell'uomo senza negare la signoria di Dio. Qui s'intuisce già lo sforzo tipico dell'illuminismo cattolico lombardo.
"Spezzare il tetto della casa" è un gesto che sta a significare l'apertura dell'uomo al divino. Nella costruzione della casa l'umanità crea il luogo della sua memoria e della conservazione di miti e riti. Nelle società più diverse, fino a tempi recenti, in momenti significativi della vita umana si è usato infrangere la copertura della propria dimora quasi a voler offrire, libera dal peso della materia, l'anima al suo destino. Tale gesto simbolico ci introduce a questo volume in cui la simbiosi tra Eliade narratore ed Eliade storico delle religioni si afferma con particolare nettezza in un insieme di riflessioni sulla creazione, nelle differenti accezioni del termine: i suoi simboli diversi e perenni, legati al sottile gioco che unisce la vita e la morte, vi sono descritti e decifrati in sintesi limpide e ricche di esemplificazioni. Questo libro è frutto di una lunga riflessione sull'ermeneutica del mistero della creatività, dove creazione divina (il mondo e l'uomo) e creazione umana (l'arte e Dio) si illuminano reciprocamente in un tutto composto da parti apparentemente diverse tra loro ma tutte ancorate risolutamente nella nostra epoca.
Quest'opera è un grande strumento per chi accosta la liturgia delle domeniche e delle altre feste del ciclo triennale in cui la liturgia è organizzata. Questo denso volume su I giorni del Signore raccoglie e rappresenta il frutto della riflessione più intensa e più appassionata dell'Autore: un frutto maturato dalla sua inclinazione a cogliere e a gustare la grazia che ogni giorno liturgico contiene ed elargisce. Una simile inclinazione sorse e apparve in lui assai precocemente. Ma forse non c'è da sorprendersi. Come più volte ebbe a riconoscere, la sua vita si ritrovò, si direbbe dal suo esordio, immersa nei santi segni. Risalendo l'erta degli anni, Biffi non riesce a fissare esattamente quando abbia preso avvio la sua considerazione e riflessione sul tempo sacro. Egli ha come la sensazione d'esserci sempre ritrovato dentro; d'aver da subito sentito il fascino e l'attrattiva della grazia di cui sono colmi i giorni liturgici; d'essere stato assai presto colpito dalla dimensione misterica delle feste cristiane. Senza dubbio, una loro elaborazione teologica rigorosa sarebbe venuta in seguito, col crescere della formazione; e tuttavia germinalmente essa era incominciata assai prima, verrebbe da dire dall'infanzia, con i tratti cristiani sopra accennati.

