
Il volume (DDOT-11) è dedicato alla pericoresi, concetto chiave della tradizione teologica cristiana con il quale si esprime la reciproca inabitazione e coappartenenza delle Persone divine nell'Unità della Trinità. Elaborato dai Padri Cappadoci e sistematizzato da Giovanni Damasceno nel contesto delle controversie cristologiche, designa l'interiorità reciproca del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo nell'unica essenza divina: unità senza confusione e distinzione senza separazione, secondo un dinamismo relazionale ordinato (taxis trinitaria). Sviluppato nella tradizione latina del Medioevo (Bonaventura da Bagnoregio e Tommaso d'Aquino) e successivamente rielaborato da autori come Cusano, Bulgakov, Balthasar, Greshake, la pericoresi appare oggi come figura ontologica di rilievo cruciale, resistente sia alla dialettica oppositiva sia all'ontologia processuale, capace perciò di coniugare differenza e comunione. Il volume ne esplora la portata teologica, ontologica, e antropologica, rilanciandone e istruendone la fecondità come paradigma di relazione e ospitalità reciproca.
L'edizione bilingue latino-italiano del Commento all'Ecclesiaste, corredata di introduzione e apparato di note esplicative, introduce all'esegesi di Qoèlet da parte di Girolamo. Composto nel 389, rappresenta una fase del suo lavoro esegetico in cui l'adesione a Origene non è stata ancora incrinata da nessuna polemica o presa di distanza. Nella comprensione geronimiana del libro veterotestamentario la vena morale si sposa con un commento fedele alla lettera (solitamente riferito al testo ebraico), pur non mancando il secondo livello interpretativo: il senso spirituale (ricavato prevalentemente dalla versione dei Settanta) si riferisce ora al singolo credente ora alla comunità cristiana nel suo insieme. A partire dal prologo possiamo percepire fra le righe di questo commentario il formarsi della figura autonoma di Girolamo come esegeta, che, poggiandosi sulla fedeltà al testo ebraico, assume una posizione critica verso quelli che erano stati i fondamenti della sua iniziazione al testo sacro, cioè le versioni greche e l'esegesi di Origene.
Tra le numerose opere di Igino Giordani (1894-1980), scrittore, uomo politico, giornalista, bibliotecario, Le feste (1954) - qui ripubblicata dopo oltre settant'anni dalla sua prima edizione - occupa una posizione particolare: nel passare in rassegna il calendario liturgico, Giordani intende, con il suo stile inconfondibile e il suo approccio poliedrico, "riportare in mezzo al popolo il senso della festa". Anticipando di circa un decennio lo spirito del Concilio Vaticano II sulla liturgia, l'autore non solo propone un approccio spiccatamente esistenziale al mistero celebrato, ma anche e soprattutto lo fa da "non addetto ai lavori", vivificandolo con la sua cultura profondamente cristiana e umana. Ciò rende l'originalità di questo testo - pressoché sconosciuto anche tra i cultori della materia - di un'attualità sorprendente, e ne fa uno strumento prezioso per chiunque desideri meditare il mistero cristiano che si dispiega nella celebrazione dell'anno liturgico.
Questo volume presenta una proposta teologica di comprensione del rapporto salvifico che può unire ogni uomo - anche il non cristiano - a Dio, per la grazia di Cristo e della Chiesa (de Lubac) offerta a tutti nell'azione dello Spirito (GS 22). Un percorso storico e sistematico che integra il pensiero dei Padri con quello dei principali teologi del Novecento tra i quali Guardini, Daniélou, Rahner, Lonergan, Ratzinger e de Lubac.
Questo libro è un invito a riconoscere la bellezza in cui siamo immersi e di cui facciamo parte, assumendo una prospettiva per cui ogni istante può diventare un varco e ogni gesto un incontro con l'armonia che guida tutto verso il bene. In queste pagine si alternano le altezze e le profondità dell'esistenza: lo stupore che trasforma, la fragilità che rende veri, la mitezza che pacifica, la gioia che celebra, la gratitudine che riconcilia. Ogni tema viene sviluppato come un invito ad accordarsi al ritmo del mondo e a riconoscerne il respiro come parte del nostro. Ogni capitolo diventa un varco che prepara a osservare le cose attorno a noi con occhi più indulgenti, più profondi, più capaci di cogliere il senso nascosto delle cose. Avere cura del mondo significa scorgerne la luce anche quando è velata, proteggerla e alimentarla senza sottrarsi alle sue ombre, scoprendo come amare anche ciò che non comprendiamo. Prefazione di Stefano Zamagni.
Dopo la presentazione generale dello scritto inviato da Paolo alla comunità di Roma, così rivoluzionario che - a giudizio dell'autore - il cosiddetto sensus fidelium è spesso sguarnito di fronte a ciò che la teologia di Romani vuole mettere in rilievo, il volume si concentra sull'analisi strutturale, filologica ed esegetica del testo della lettera. La parte finale propone, invece, uno studio sul contesto storico culturale dello scritto paolino.
Il volume offre una presentazione sintetica, ma completa, della teologia di Hans Urs von Balthasar, così come viene proposta nella sua grande Trilogia (Gloria, Teodrammatica, Teologica, Epilogo). Vengono esaminati nove temi - caratteristici dell'autore - presentandone una sintesi e, allo stesso tempo, mettendo in luce il contributo originale e la novità della sua teologia: rivelazione, Trinità, antropologia teologica, teologia della storia, cristologia, soteriologia, pneumatologia, ecclesiologia ed escatologia. La lettura del volume permette di cogliere l'articolazione complessiva del suo pensiero e di approfondirne i fondamenti teologici e filosofici. Ne emerge una riflessione profonda e suggestiva sul mistero cristiano per l'uomo e la donna di oggi.
La seconda tappa delle origini del Movimento dei Focolari. Dopo il volume "La casetta", che ripercorre le vicende di Silvia "Chiara" Lubich e delle sue prime compagne a Trento, nel volume l'ultimo periodo degli anni Quaranta, decisivo per la formazione del futuro Movimento dei focolari: il superamento del processo diocesano; la nascita dei Focolari dell'unità; l'incontro con la Crociata di Carità di padre Veuthey e con la comunità cristiana di padre Hernegger; il trasferimento a Roma; l'incontro con Igino Giordani e Pasquale Foresi, cofondatori del movimento; il periodo delle visioni intellettuali a Tonadico di Primiero; la diffusione dello "spirito dell'unità" in tutta Italia e all'estero; l'inizio dello studio da parte del Vaticano.
Negli ultimi anni gli epistolari tardoantichi sono stati oggetto di numerose indagini volte a desumere notizie sul contesto storico, politico e religioso, nonché a ricavare informazioni sul Fortleben di autori classici e cristiani. Fra le raccolte pervenute sino a noi, di particolare interesse risulta l'epistolario di Aldelmo di Malmesbury che raccoglie tredici lettere, qui tradotte per la prima volta in lingua italiana. Abate, vescovo e letterato, Aldelmo fu figura di assoluto rilievo dell'Inghilterra del VII secolo e la più importante prima di Beda: formatosi alla scuola di Canterbury, fu il primo grande autore latino di origine anglosassone nella Britannia postromana.
Il volume affronta il tema del diaconato nella storia della Chiesa. Si parte dalle testimonianze degli autori antichi e da quanto sappiamo o ignoriamo rispetto alla rilevanza di figure apparse nel corso del primo millennio. Dopo aver progressivamente perso importanza lungo i secoli, riducendosi a una tappa di passaggio verso il sacerdozio, con il Concilio Vaticano II il diaconato maschile recupera un suo ruolo, sebbene non omogeneo nei diversi scenari geografici. Vengono inoltre analizzati i motivi dell'esclusione delle donne da tale servizio, mostrando come le diverse commissioni di studio degli ultimi cinquant'anni hanno portato a conclusioni diverse rispetto alla declinazione solo maschile del diaconato. Forse nel giro di qualche anno la situazione potrebbe cambiare, e in questo senso il libro delinea una proposta di studio e di ricerca.

