
A ottocento anni dalla morte di san Francesco d'Assisi si può dire che la sua vita e il suo pensiero hanno generato molti frutti ma anche semi in attesa di fioritura. Tra questi ci sono concetti diversi, come l'Altissima Povertà e la Fraternità, che interrogano il presente e, in particolare, l'economia e il pensiero economico contemporanei. Questo volume è una raccolta di contributi che offrono alcuni spunti a partire da domande ineludibili: quanto è rimasto della profezia francescana e di Francesco nell'economia di oggi? Quali frutti e quali semi pongono in discussione i valori del sistema economico globale? Se la profezia è contemporaneamente un "già" e un "non ancora", cosa è stato fatto e cosa c'è da fare perché il pensiero e l'azione economica si incontrino con le parole "scandalose" di san Francesco? Domande impegnative che richiedono risposte scientificamente rigorose ma anche dal taglio divulgativo, affinché la profezia non rimanga strumento per pochi eletti ma diventi punto di vista attraverso il quale interrogare, ed eventualmente cambiare, il presente. Prefazione di Stefano Zamagni. Postfazione di Domenico Sorrentino.
A seguito della crisi internazionale, certificata dalla "terza guerra mondiale a pezzi", e del fallimento del mondo multilaterale, ci si trova di fronte a un ordine mondiale che sembra costruirsi senza Dio. Il libro cerca di indagare quali risposte a questo nuovo ordine possano venire dalla dottrina sociale della Chiesa. E in che modo essa possa "adattarsi" ai nuovi diritti, alle nuove guerre, alle nuove richieste di pace.
Riflessioni raccolte durante l'insegnamento del catechismo o in chiesa, semplici frasi, confidenze a parrocchiani, coadiutori, pellegrini che hanno incontrato Giovanni Maria Vianney, il Curato d'Ars. Un prete sconcertante e straordinario, del quale il suo vescovo diceva: «Io non so se sia istruito, ma quello che so bene è che lo Spirito Santo si prende cura di illuminarlo».
Uno degli stadi più maturi del pensiero di Lonergan, in cui l'amore prende il posto della comprensione come principio esplicativo centrale della soggettività autentica. Quest'opera, che completa la trilogia delle raccolte dei saggi più importanti di Lonergan dopo "Insight" e "Method", illumina molti aspetti del dibattito e delle conseguenze del Concilio Vaticano II; in particolare offre risposte lungimiranti a problemi come la legittimità dell'autorità in una società frammentata, la coerenza della verità cristiana in un mondo pluralista e la necessità di un metodo teologico radicato nella conversione e nella prassi autentica.
Il testo si prefigge di delineare la pneumatologia ad intra bonaventuriana, esposta principalmente in alcune distinzioni del Commento al Primo Libro delle Sentenze di Pietro Lombardo e ripresa nel Mistero della Trinità, nel Breviloquio e nelle Collazioni sull'Exameron. L'indagine si avvale della ontologia relazionale ossia del punto di vista ontologico che riconosce alla relazione il primato nella costituzione degli enti. Lo Spirito Santo è duplice relazione (habitudo) con il Padre e con il Figlio, i quali - nella reciproca distinzione personale e come unico principio originante (notio) - lo spirano ab æterno. Scopo del presente lavoro è quello di approfondire il contributo del Dottore serafico in ordine alla categoria relazione nella perichoresis e la sua attualità per la contemporanea ricerca teologica.
"I Fioretti sono una meravigliosa raccolta di miracoli e di episodi della vita di san Francesco e dei suoi primi compagni. Sono scritti in volgare toscano, alla fine del Trecento. Lo stile è semplice, narrativo, mistico, gioioso, popolare, pedagogico e morale, e vi si intravede un grande influsso della letteratura dei frati spirituali, il movimento all'interno dell'Ordine più rigoroso sulla Regola di San Francesco". (Dal Commento di fra Emiliano Antenucci)
Estate 1949: «Una piccola baita di montagna ci ospitò nella povertà. Eravamo sole: sole fra noi col nostro grande Ideale vissuto momento per momento… E lì iniziò un periodo di grazie particolari. Avemmo l’impressione che il Signore aprisse agli occhi dell’anima il Regno di Dio, che era fra noi» (Lubich, 1968). Paradiso ’49 espone questo "periodo" vissuto da Chiara Lubich negli anni 1949-1951, e da lei via via condiviso con altri. Esso raccoglie una serie di suoi scritti risalenti a quegli anni, corredati da un ricco apparato di note redatte in tempi successivi dalla stessa Lubich, che esplicitano "quella esperienza" - profondamente innestata nella vita del Vangelo e nella millenaria Tradizione della Chiesa - e ne consentono un approfondimento. Sono pagine dalle molteplici valenze espressive che, pur nella varietà di generi letterari presenti, risultano tutte soffuse da quella "Luce" tipica che caratterizza il linguaggio mistico: essa interpella nell’intimo quanti vi si accostano. Il volume è corredato da due introduzioni, un glossario, diversi indici che offrono a studiosi e lettori un’ampia possibilità di approccio a varie e coinvolgenti tematiche.
Crescere è un atto di coraggio. Ogni età è importante, con i suoi rischi, ma anche con le sue straordinarie potenzialità. Nella formazione di un ragazzo ogni anno può essere decisivo, soprattutto nella misura in cui un adulto è capace di essere presente. Perché, pur senza sostituirsi agli sforzi che un giovane deve saper affrontare, adulto è chi sa testimoniare una vita buona accompagnando, incoraggiando, ricominciando sempre. Anche se i giovani a volte ci guardano come fossimo estranei, siamo noi la loro "prima scuola". E per educare dobbiamo "esserci" e non delegare. Non possiamo abbandonarli in balìa di se stessi. La nostra cura per l'educazione sarà il prezioso e insostituibile tesoro che lasceremo loro in eredità.
Una biografia del servo di Dio cardinale van Thuan raccontata dalla sorella Élisabeth, con la collaborazione di padre Stefaan Lecleir, nel contesto della sua vita familiare, del sacerdozio e della vita in prigione. Il racconto si concentra in particolare sulla sua profonda vita spirituale, sulle grandi sofferenze durante i tredici anni di prigionia, sulla sua forte capacità di amicizia con i nemici e la profonda venerazione per Cristo nell'eucaristia. la vicenda umana e di fede del cardinale è ben documentata e include numerose testimonianze di quanti lo hanno conosciuto personalmente.
Non si vive senza un ideale. Lo si può cercare per tutta la vita, come ha fatto Dina. Lei lo ha trovato. Dina è una personalità di donna che ama. Ama il padre, leader fascista dalla prima ora: in lui ella ammira la mascolinità. Ama lo studio, la filosofia idealista che approfondisce, laureandosi nel 1943. Ama Roma, che sa descrivere con passione. Ama il suo Teddy che le fa sognare una famiglia ma che la caduta di Mussolini separa da lei irrimediabilmente. Ama con tenacia pur nell’infelicità degli ideali che le si rivelano inconsistenti. Nel 1949 incontra una coetanea, felice di un ideale "altro", ma tentenna. Solo dopo dieci anni, in una Mariapoli estiva, rompe gli indugi e si lancia nell’avventura divina.

