
Sono lieto di presentare questo primo studio sulla presenza di Carmen Herná ndez Barrera a Barcellona negli anni 1962-1964 .
Barcellona fu un luogo chiave nel cammino di crescita spirituale e umana della protagonista di questo libro. Nell'anno 1962, Carmen Hern á ndez visse a Barcellona i suoi ultimi mesi nella Congregazione delle Missionarie di Cristo Gesù che tanto amava. A Barcellona, nella speranza che il Signore le avrebbe mostrato la sua vocazione, cominciò a vivere tra i poveri ea lavorare in varie fabbriche della città. A Barcellona, insieme ad alcune amiche, progetto di partire missionaria in Bolivia. Da Barcellona iniziò il suo pellegrinaggio in Terra Santa nell'agosto del 1963. E a Barcellona ritornò nel luglio del 1964, per poi trasferirsi a Madrid una settimana dopo.
I fatti esposti dagli autori del presente libro – due membri delle comunità neocatecumenali di Barcellona – sono in gran parte inediti e qui esaminati cronologicamente: essi si leggono con grande interesse ...uno degli eventi più importanti per lei, nel periodo di permanenza a Barcellona, fu l'incontro con don Pedro Farnés Scherer... il Signore le servì “come primizia” i contenuti essenziali di quello che sarebbe stato il Concilio Vaticano II (1962-1965), soprattutto il Mistero Pasquale, centro e fonte della vita cristiana. La presenza di Carmen a Barcellona coincide precisamente con le prime sessioni conciliari...
(dalla Presentazione)
Luce e tenebre, benedite il Signore.
La Serva di Dio Carmen Hernández Barrera a Barcellona, 1962-1964. Breve studio storico
Jorge BORRELL CALONGE - José CASAS CANELLAS
Presentazione Card. Juan José OMELLA OMELLA
Coordinamento edizione italiana: Francesco Giosuè VOLTAGGIO
Traduzione e revisione italiana: Igino SISTILLI, Francesco CUTRALE, Claudio D'AURIA
Anno: 2026 - Pagine: 128 - illustrato
ISBN: 9788863622867
Se, come insegna san Girolamo, compito di un commentario biblico è “tralasciare ciò che è evidente e discutere ciò che è oscuro” (praeterire manifesta, obscura disserere), al cospetto di un testo difficile e complesso come il libro del profeta Zaccaria, c’è bisogno di una luce che ci illumini il cammino e ci aiuti a non perderci tra le righe, le parole, le riletture e le interpretazioni.
Tra i molti che di fronte alle oscurità del testo di Zaccaria hanno contribuito a mantenere acceso uno spiraglio di luce, fosse anche una debole scintilla, ora possiamo annoverare, pieni di gratitudine, anche Luigi Nason che con questo suo commento, che porta il sottotitolo pregnante e allusivo «Una menôrāh di visioni notturne e un’utopia messianica», ci tiene per mano e ci accompagna di sezione in sezione, di capitolo in capitolo, di versetto in versetto e quasi di parola in parola in un percorso esegetico che ci aiuta a proiettare nuova luce su nodi interpretativi che, comunque, continuano a rimanere aperti e consegnati al lavoro esegetico di altri dopo di lui.
La ricchezza di contenuti e l’ampiezza dell’indagine, unite a una profonda conoscenza della “bibliografia” specifica di riferimento, fanno del contributo esegetico di Luigi Nason un testo fondamentale e indispensabile per navigare nelle acque oscure e a volte oscurissime del libro del profeta Zaccaria.
Dalla postfazione di Gianpaolo Anderlini
Luigi Nason, già responsabile per la Formazione biblica nell’Arcidiocesi di Milano e collaboratore dell’Ufficio ecumenismo e dialogo per i rapporti con l’ebraismo, attualmente continua la sua attività di biblista, specializzato nella ricerca sulle Scritture ebraiche (Primo Testamento) e nello studio della tradizione interpretativa ebraica, tenendo lezioni in diverse Scuole bibliche e conferenze in Italia e all’estero. Ha collaborato come docente a diversi itinerari biblici in terra di Israele. Ha diretto la collana Cristiani ed ebrei delle Edizioni Dehoniane di Bologna. Fa parte dell’Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo. Un elenco delle sue ultime pubblicazioni si trova sul sito di questa Associazione alla voce «soci»: www.aisg.it. Alcuni suoi recenti contributi si possono trovare in academia.edu Ha curato l’edizione italiana e i riferimenti bibliografici delle fonti della letteratura rabbinica del volume di P. Lenhardt, L’unità del Dio trinitario. In ascolto di Israele, nella Chiesa, Milano 2016.
Tra le più recenti pubblicazioni ricordiamo La poetica del silenzio di Dio. Il libro delle Lamentazioni, traduzione e commento esegetico – teologico, Reggio Emilia 2022. La stesura di quattro voci – "chiesa", "morte", "vita", "vigna" in Nelle parole la parola. Dizionario biblico per la nuova evangelizzazione (a cura di V. Brosco), 2 voll., Bologna 2025.
Attualmente insegna presso l’Università Cattolica di Milano (Scuola biblica nella città) e presso l’Università card. Giovanni Colombo di Milano.
Nei profondi tormenti che ad ogni istante ci portano sull'orlo dell'abisso, le nostre società spesso rifiutano con arrogante ironia di percepire il minimo chiarore proveniente dall'invisibile, scrive Catherine Chalier. Ma questo comporta l'abbandono a una visibilità soffocante, nella quale la morte di Dio non rappresenta una «buona notizia». Abbandonati alla finitudine dell'immanenza gli esseri umani si aggirano tra ansie e disperazioni, angosciati, ma ribelli alle consolazioni tradizionali. Eppure la tradizione avrebbe molti preziosi doni da offrire, se solo volessimo darle ascolto.
Dio, che è creatore delle cose visibili e invisibili, ha creato gli angeli, che hanno la funzione di essere mediatori tra la trascendenza e l'immanenza, sono inviati il cui compito infaticabile e disinteressato consiste nel tessere e mantenere vivi i legami tra ciò che è in alto e ciò che è in basso, tra il lontano e il vicino, oltre che appunto tra il visibile e l'invisibile.
In questa bella antologia di testi della letteratura ebraica classica Giovanni Lenzi ci guida con competenza tra targumin, aggadot e midrashim con lo scopo di far conoscere a un pubblico più vasto brani che sono perlopiù noti solo agli specialisti. I lettori e le lettrici vengono introdotti nel mondo angelico e potranno cosi trovare risposta a una serie di domande: quanti sono gli angeli e quali sono i loro nomi? E cosa fanno: rivelano segreti, intercedono, salvano, guariscono? Quali sono le loro diverse classi, la loro gerarchia? Qual è il loro ruolo rispetto al Messia? D'altra parte bisogna pure sapere che essi non sono solo benéfici.
Dieu appelle dans l'Eglise, dès le début, à la virginité, parce qu'elle est un signe eschatologique de l'avenir, où nous serons tous transformés, ressuscités d'entre les morts, et il n'y aura plus ni mari ni femme, mais nous serons semblables à Dieu, divinisés, vraiment lumière.
"God calls within the Church from the beginning to virginity, because it is an eschatological sign of the future, in which we will all be transformed, resurrected from death, and there will be neither husband nor wife, we will be like God, divinised, truly light"
Ogni uomo, pagano, eretico o cattolico, ha un Angelo Custode. Sebbene un solo Angelo sarebbe abbastanza potente da prendersi cura di mille anime, Dio, nella sua infinita bontà, ha dato a ciascuno di noi un compagno speciale: un Angelo tutto nostro. Il suo compito è vegliare su di noi giorno e notte, nel sonno e nella veglia, nella solitudine o nel clamore della folla; tra le mura di casa o lungo le strade polverose del mondo. Egli è presente nel lavoro e nel riposo, nelle gioie e nelle sofferenze. Non ci abbandona mai, neppure per un istante. Vede ogni nostro movimento ed è sempre al nostro fianco. Sempre. Questo romanzo è il diario di un incontro straordinario. Il protagonista scopre che la voce che sussurra al suo cuore ha un nome, un volto e una missione: Nick. In un dialogo serrato e commovente, l’Angelo ci conduce per mano attraverso i misteri della vita e dell’eternità, svelando che la nostra esistenza non è un caso, ma un viaggio d’amore protetto da due ali invisibili. Prefazione di Aldo La Neve.
Al cospetto del libro di Giobbe San Girolamo affermava: "Spiegare Giobbe è come tentare di tenere tra le mani un'anguilla o una piccola murena: più forte si preme, più velocemente sfugge di mano". Più si entra nel Libro di Giobbe e più appare appropriato il giudizio di San Girolamo. Giobbe continua a sfuggirci dalle mani come un’anguilla.
Era un goy? Era un ebreo? È vissuto al tempo dei Patriarchi? Di Faraone? Dei Caldei?
È una creazione letteraria o un saggio effettivamente vissuto? Se è realmente vissuto, dove si situa geograficamente e culturalmente la sua vicenda? Oggi come ieri, non è possibile dare risposte univoche e definitive, perché Giobbe è …uno, nessuno, centomila.
Di fronte alla bellezza, alla profondità e alle difficoltà che ci accompagnano nel leggere e nel comprendere il libro, valgano le parole di Ravasi che definisce Giobbe un "ciclope incompiuto" che, come un enigma, sembra nasconderci il suo significato ultimo.
Giobbe è una sfida. Affrontiamola insieme.
La figura in questione è quella del re Ezechia, esaltato dalla Bibbia come un sovrano esemplare, al punto tale che «dopo di lui non vi fu uno come lui tra tutti i re di Giuda, né tra quelli che lo precedettero» (2 Re 18,5 ), avendo tra l'altro l'onore di entrare nella genealogia di Gesù secondo il Vangelo di Matteo (1,9-10). Posto tra un padre, Acaz, e un figlio, Manasse, bollati negativamente dalla Bibbia, egli si trova a vivere e a operare in un contesto molto delicato per il regno di Giuda, con l'irrompere della potenza assira. In quel momento essa era all'apice della sua espansione militare e commerciale verso l'area occidentale, ove era situato anche il modesto regno di Giuda.
Sinteticamente Andrea Valori compara le due relazioni, la prima del capitolo 18 da lui studiata e l'altra del capitolo 19 di taglio più teologico, sottolineando i due modelli ermeneutici. Da un lato, la salvezza è ottenuta attraverso la via ordinaria del tributo all'Assiria, frutto della riforma religiosa dai risvolti economici, ed è letta secondo il binomio "rettitudine – compromesso/sottomissione". D'altro lato, la via straordinaria miracolosa è scandita dal binomio “rettitudine – preghiera fiduciale". Alla base permane la rappresentazione di un sovrano moralmente retto, religiosamente fedele, ma anche diplomaticamente abile, capace di salvaguardare la sua nazione.
L'accurata ricerca esegetica di Andrea Valori su una circoscritta pagina biblica può, travalicare l'orizzonte accademico in cui essa è sorta e a cui è finalizzata e diventare un modello di analisi testuale e un'attestazione di vicende religiose, politiche e sociali che possono ripetersi nel futuro della storia, sia pure senza determinismi. In questa luce può essere accolta la battuta di Jorge Luis Borges nel suo scritto "La sfera di Pascal" nella raccolta Altre inquisizioni (1960): «La storia universale forse è la storia di alcune metafore con diverse intonazioni».
Dalla presentazione di S. Em.za Gianfranco Card. Ravasi
In questo commento mi sono fatto guidare, in primo luogo, dall'intuizione dei rabbini di Israele, seguendo soprattutto il Targum e il Midrash. In secondo luogo, seguo le orme dei Padri della Chiesa: Origene, Gregorio di Nissa, Filone di Carpazia e san Bernardo. Vale la pena seguire queste molteplici piste per avvicinarci all'intimità dell'amore di Dio per gli uomini, al mistero dell'amore di Cristo per la Chiesa.
Emiliano Jiménez Hernández
"Ti ringrazio, o Signore, che in Angiolino Bonetta mi hai fatto conoscere una delle opere meravigliose della tua grazia e penso che questo lo devo alla Madonna, che con squisita gentilezza ha voluto venire incontro al mio vivo desiderio di conoscere un'anima ripiena di Dio.
Cercherò di raccogliere in queste brevi righe ogni ricordo che serbo di lui, onde sempre abbia presente la sua splendida figura da cui trarre rinnovato fervore a donarmi totalmente a te, o Signore, per le mani di Maria santissima".
Dal diario personale di P. Mario Pezzi
Domenico Mondrone, con la biografia di Angiolino, ha voluto dare una risposta non soltanto ai molti sofferenti che nel dolore si accasciano e si sentono un peso inutile a sé e agli altri, ma anche alle tante anime che vivono attorno a noi senza affermare il senso dell'esistenza.
La vita di Angiolino è, inoltre, un delicato regalo che il caro padre della "Civiltà Cattolica" ha voluto fare alla famiglia dei Silenziosi Operai della Croce, i quali della propria vita fanno un dono alla Vergine Immacolata per dedicarsi all'attuazione del suo programma, manifestato a Lourdes ea Fatima specialmente tra i sofferenti.
Sac. Luigi Novarese
Il 10 luglio 2020, papa Francesco ha proclamato Angiolino Bonetta Venerabile Servo di Dio.

