
Al cospetto del libro di Giobbe San Girolamo affermava: "Spiegare Giobbe è come tentare di tenere tra le mani un'anguilla o una piccola murena: più forte si preme, più velocemente sfugge di mano". Più si entra nel Libro di Giobbe e più appare appropriato il giudizio di San Girolamo. Giobbe continua a sfuggirci dalle mani come un’anguilla.
Era un goy? Era un ebreo? È vissuto al tempo dei Patriarchi? Di Faraone? Dei Caldei?
È una creazione letteraria o un saggio effettivamente vissuto? Se è realmente vissuto, dove si situa geograficamente e culturalmente la sua vicenda? Oggi come ieri, non è possibile dare risposte univoche e definitive, perché Giobbe è …uno, nessuno, centomila.
Di fronte alla bellezza, alla profondità e alle difficoltà che ci accompagnano nel leggere e nel comprendere il libro, valgano le parole di Ravasi che definisce Giobbe un "ciclope incompiuto" che, come un enigma, sembra nasconderci il suo significato ultimo.
Giobbe è una sfida. Affrontiamola insieme.
La figura in questione è quella del re Ezechia, esaltato dalla Bibbia come un sovrano esemplare, al punto tale che «dopo di lui non vi fu uno come lui tra tutti i re di Giuda, né tra quelli che lo precedettero» (2 Re 18,5 ), avendo tra l'altro l'onore di entrare nella genealogia di Gesù secondo il Vangelo di Matteo (1,9-10). Posto tra un padre, Acaz, e un figlio, Manasse, bollati negativamente dalla Bibbia, egli si trova a vivere e a operare in un contesto molto delicato per il regno di Giuda, con l'irrompere della potenza assira. In quel momento essa era all'apice della sua espansione militare e commerciale verso l'area occidentale, ove era situato anche il modesto regno di Giuda.
Sinteticamente Andrea Valori compara le due relazioni, la prima del capitolo 18 da lui studiata e l'altra del capitolo 19 di taglio più teologico, sottolineando i due modelli ermeneutici. Da un lato, la salvezza è ottenuta attraverso la via ordinaria del tributo all'Assiria, frutto della riforma religiosa dai risvolti economici, ed è letta secondo il binomio "rettitudine – compromesso/sottomissione". D'altro lato, la via straordinaria miracolosa è scandita dal binomio “rettitudine – preghiera fiduciale". Alla base permane la rappresentazione di un sovrano moralmente retto, religiosamente fedele, ma anche diplomaticamente abile, capace di salvaguardare la sua nazione.
L'accurata ricerca esegetica di Andrea Valori su una circoscritta pagina biblica può, travalicare l'orizzonte accademico in cui essa è sorta e a cui è finalizzata e diventare un modello di analisi testuale e un'attestazione di vicende religiose, politiche e sociali che possono ripetersi nel futuro della storia, sia pure senza determinismi. In questa luce può essere accolta la battuta di Jorge Luis Borges nel suo scritto "La sfera di Pascal" nella raccolta Altre inquisizioni (1960): «La storia universale forse è la storia di alcune metafore con diverse intonazioni».
Dalla presentazione di S. Em.za Gianfranco Card. Ravasi
In questo commento mi sono fatto guidare, in primo luogo, dall'intuizione dei rabbini di Israele, seguendo soprattutto il Targum e il Midrash. In secondo luogo, seguo le orme dei Padri della Chiesa: Origene, Gregorio di Nissa, Filone di Carpazia e san Bernardo. Vale la pena seguire queste molteplici piste per avvicinarci all'intimità dell'amore di Dio per gli uomini, al mistero dell'amore di Cristo per la Chiesa.
Emiliano Jiménez Hernández
"Ti ringrazio, o Signore, che in Angiolino Bonetta mi hai fatto conoscere una delle opere meravigliose della tua grazia e penso che questo lo devo alla Madonna, che con squisita gentilezza ha voluto venire incontro al mio vivo desiderio di conoscere un'anima ripiena di Dio.
Cercherò di raccogliere in queste brevi righe ogni ricordo che serbo di lui, onde sempre abbia presente la sua splendida figura da cui trarre rinnovato fervore a donarmi totalmente a te, o Signore, per le mani di Maria santissima".
Dal diario personale di P. Mario Pezzi
Domenico Mondrone, con la biografia di Angiolino, ha voluto dare una risposta non soltanto ai molti sofferenti che nel dolore si accasciano e si sentono un peso inutile a sé e agli altri, ma anche alle tante anime che vivono attorno a noi senza affermare il senso dell'esistenza.
La vita di Angiolino è, inoltre, un delicato regalo che il caro padre della "Civiltà Cattolica" ha voluto fare alla famiglia dei Silenziosi Operai della Croce, i quali della propria vita fanno un dono alla Vergine Immacolata per dedicarsi all'attuazione del suo programma, manifestato a Lourdes ea Fatima specialmente tra i sofferenti.
Sac. Luigi Novarese
Il 10 luglio 2020, papa Francesco ha proclamato Angiolino Bonetta Venerabile Servo di Dio.
Giacomo si trova in Sudafrica. In Italia i suoi compagni di catechismo si stanno preparando alla Prima Comunione. E lui? Dovrà aspettare un anno? I genitori e il sacerdote trovano una nuova via per accompagnare Giacomo alla Prima Comunione. Sarà un cammino verso l'Eucaristia fatto di alcune tappe, fino alla Pasqua, che coinvolga e interessi i fratelli maggiori e, nello stesso tempo, permetta ai genitori di continuare a passare la fede ai figli.
Una cosa appare subito chiara: non c'è Eucaristia senza Pasqua. E Pasqua si fa a Gerusalemme. Allora, andiamo a Gerusalemme! Andiamo a incontrare il mistero di Pasqua di Gesù Cristo. Per entrare in questo mistero è necessaria la fede. La fede di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. La fede di Israele. La fede di Gesù.
Queste sono le cinque tappe di questo cammino: Abramo, Isacco, Giacobbe, la Pasqua d'Israele, la Pasqua di Gesù. Per ogni tappa c'è la presentazione dei personaggi biblici attraverso il racconto di alcuni Midrash e c'è il lavoro dei ragazzi, per mezzo del disegno. Altri ragazzi potranno usare questo sussidio per percorrere con i loro genitori questo stesso cammino verso Gerusalemme e fare altri bellissimi disegni.
Michi COSTA È stato itinerante in Sud Africa e in Olanda, è stato il primo rettore del Seminario Diocesano Missionario Redemptoris Mater della diocesi di Haarlem-Amsterdam in Olanda, poi parroco in Naarden (Olanda). Ora è padre spirituale del seminario. È autore di vari testi di catechesi biblica, tra gli altri:
Angeli i racconti del tuo angelo; Chi schiaccerà la testa del nemico? Giuditta; Le cinque madri; Come ai giorni di Noè; Fammi udire la tua voce; Gerusalemme ricostruita; Il nipote di zio Paolo; Noi non siamo scappati!; L’ora della spada; Perché vuoi scappare?; Quando tuo figlio ti interrogherà; L’uomo di Babilonia; Voglio andare a Gerusalemme.
L'importanza della Bibbia in siriaco è ben nota ai biblisti e agli esegeti; infatti abbiamo almeno sei versioni antiche realizzate in questa lingua. Delle versioni siriache pervenuteci, due riguardano l’intera Bibbia: la Peshitta, o versione comune, e la siro‑palestinese.
Secondo una certa corrente della critica, la più antica versione siriaca sarebbe stata la Vetus Syra, comprendente il Pentateuco, i Salmi e i Profeti; pur nella discussione se alla sua origine vi sia stata una comunità giudaica o giudeocristiana, sembra ormai assodato che la prima versione siriaca risalga al I sec. d.C.
Questa collana, prima nel suo genere in italiano e frutto della passione dei curatori per la Scrittura e le lingue semitiche, vuole anche essere un omaggio e un sentito grazie per la testimonianza e il martirio cruento e incruento vissuto per secoli dai cristiani d’Oriente. E permette anche a noi occidentali un accostamento a una versione biblica che ha caratteristiche proprie e alcuni modi di dire interessanti. Da essa emerge, con maggiore efficacia di quanto avvenga nella lettura dei testi del NT in greco, quello che doveva essere il substrato semitico degli autori del NT, che (prevalentemente) parlavano pensavano ricordavano in aramaico e poi scrivevano in greco. E permette di far emergere anche alcuni particolari e curiosi modi di dire: per esempio, in siriaco chi accusa una persona innocente si dice che mangia le briciole di quella persona, quasi a figurare e visualizzare la piccolezza e la meschinità dell’atto.
Dalle prefazioni degli autori
p. Massimo Pazzini, O.F.M. e Roberto Reggi
Massimo PAZZINI, nato a Villa Verucchio (Rimini) nel 1955, appartiene alla Provincia S. Antonio dei Frati Minori (Nord Italia). Ha studiato presso lo Studium Biblicum Franciscanum (Gerusalemme), l’Università Ebraica di Gerusalemme e l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ha insegnato Lingue Semitiche (Ebraico, Aramaico biblico e Siriaco) presso lo Studium Biblicum Franciscanum.
Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Grammatica siriaca, Jerusalem 1999 (ristampa Milano 2022) Il libro di Rut la moabita. Analisi del testo siriaco, Jerusalem 2002; Lessico concordanziale del Nuovo Testamento siriaco, Jerusalem 2004 (ristampa Milano 2014); Il targum di Rut. Analisi del testo aramaico, Milano 2009; Il libro dei dodici profeti. Versione siriaca, vocalizzazione completa, Milano 2009; Sull’arpa e sulla cetra. Il midrash sui salmi, Bologna 2024.
Con la casa editrice Chirico ha pubblicato: L’antenata del Messia. Il libro di Rut: versioni antiche e moderne a confronto (2019); La Moabita. Il Midrash Rabbah del libro di Rut (2019); I sette Salmi penitenziali nel Midrash Tehillim (2020); Sono stato a Gerusalemme. Lettere di pellegrini ebrei (2021); Lodate Iddio. I midrashim dei Salmi 146-150 (2021).
Roberto REGGI (Faenza, 1974) è laureato in filosofia, pedagogia, psicologia e psicologia scolastica e di comunità, antropologia, sociologia, giurisprudenza, dottore in teologia, licenziato in scienze bibliche. È docente di religione. Tra le altre cose, ha pubblicato la traduzione interlineare di tutti i libri dell'Antico e del Nuovo Testamento in ebraico e greco.
Con quali occhi guardavano Gesù i primi discepoli che erano tutti ebrei? Perché vedevano compiersi in lui le parole della Torà e dei Profeti? Questo libro di narrativa dà voce a un personaggio silenzioso del Nuovo Testamento, lo scriba del Tempio di Gerusalemme che seguì il Rabbì di Nàzaret e lasciò una piccola traccia nel Vangelo di Matteo. Il suo sguardo di custode della tradizione di Israele riporta il lettore alla radice ebraica della fede cristiana, al fondamento che non si può ignorare senza tradire l'Incarnazione stessa. In questo viaggio emozionante, basato sui testi biblici e rabbinici, molti episodi contenuti nei Vangeli ricevono una luce del tutto particolare per non dire sorprendente: dalla questione del Messia a quella della salvezza attraverso la Legge e del rapporto (spesso frainteso) con i farisei e la loro tradizione, fino alla sfida inaudita posta dal Figlio di Dio. L'opera offre uno sguardo originale e documentato sulle origini ebraiche del cristianesimo, per una lettura ebraica dei Vangeli e un contributo al dialogo interreligioso.
Il corpo della letteratura noto come midrash è generalmente diviso in midrash aggadico (narrativo) e halakhico (legale). Le raccolte che contengono principalmente storie, parabole e omelie sono classificate come midrash aggadah, mentre le raccolte incentrate principalmente sullo sviluppo della legge sono chiamate midrash halakhah. I maggiori volumi di midrash aggadah sono spesso indicati collettivamente come Midrash Rabbah. Questo gruppo di testi comprende dieci raccolte compilate nel corso di otto o più secoli. Ogni volume commenta uno dei cinque libri della Torah (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) o delle cinque Megillot (Cantico dei Cantici, Rut, Lamentazioni, Qoèlet ed Ester). Shir ha-Shirim Rabbah è un midrash del settimo secolo sul Cantico dei Cantici compilato in terra d'Israele. L'opera interpreta il Cantico dei Cantici in maniera allegorica, supponendo che la relazione tra gli amanti descritta nel libro biblico sia una metafora del rapporto di Dio (lo sposo) con Israele (la sposa). Fuggi, amato mio, simile a gazzella o a cerbiatto sopra i monti dei balsami! Gli anziani dell'Assemblea di Israele diranno allora: «Mio Diletto, Padrone del mondo, fuggi da questa terra impura e poni la tua Šekinah nel più alto dei cieli, ma quando ti rivolgeremo le nostre preghiere, sii simile al daino che dorme con un occhio aperto e l'altro chiuso, o come un cerbiatto che, fuggendo, guarda dietro di sé. Così ci terrai in considerazione e guarderai la nostra tribolazione e la nostra afflizione dall'alto dei cieli fino al momento in cui vorrai liberarci e condurci sulle montagne di Gerusalemme dove i sacerdoti ti offriranno l'incenso degli aromi (Targum di Ct 8,14).
Chi è Gesù Cristo per noi e che cosa vuol dire, in concreto, essere salvati da lui?.
Questo libro, che condensa venticinque anni di insegnamento, tenta di rispondere a tale domanda avendo a a cuore la finalità evangelizzatrice della teologia. È una sintesi a servizio dell'annuncio della Buona Notizia e riconduce alla "dottrina della Salvezza" (soteriologia) il nucleo delle principali discipline teologiche. Questo aiuta a scongiurare sia la frammentazione che insidia la teologia accademica sia il rischio di scarsità contenutistica di talune forme di pastorale.
A partire da un'intuizione ispirata al sommo capitolo biblico, Giovanni 17, si elabora una cristologia adamitica e nuziale: Gesù Cristo è il Salvatore in quanto Figlio divino, santo nell'amore e glorioso per la risurrezione; egli viene a sposare l'umanità per trasformarla e conformarla a sé. In lui si rivela e si realizza la Verità ossia il piano di Dio: l'Umanità nuova, inaugurata da Maria e dalla chiesa dei santi che culminerà nella Gerusalemme celeste. Questo approccio, molto fedele al dato biblico e all'insegnamento ecclesiale (specie al Concilio Vaticano II) apre anche prospettive interessanti in ambito ecumenico e di dialogo interreligioso.
Lo scopo degli Autori è quello di presentare come la speranza cristiana sia un dono di Dio prezioso e indispensabile per vivere in pieno e senza paura tutte le realtà della vita umana, liete e dolorose. Per questo sono presentate riflessioni ed esperienze che si fondano sulla Rivelazione nelle Scritture e nell'insegnamento della Chiesa, sui contributi filosofici, psicologici e neuropsicologici riconducibili alla antropologia rivelata e suffragati dalle osservazioni e scoperte anche della scienza laica e coerenti con la fede. Inoltre, poiché il libro intende essere di aiuto anche per riflettere sulle diverse incarnazioni della speranza nella vita della persona, sono presentate realtà umane (psicologiche e fisiche) nelle quali la sofferenza genera spesso disperazione e desiderio di morire.

