
Unitevi a Thorin Scudodiquercia e alla sua Compagnia in ricerca del tesoro perduto di Erebor, sottratto dal temibile drago Smaug il Magnifico. Dopo aver lasciato la tranquilla casa nella Contea, Bilbo Baggins ha già dato prova del suo valore grazie a inaspettato coraggio e intraprendenza... ma la sua prova più grande deve ancora venire. "Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug. Il racconto del film" è la guida per la Terra di Mezzo e offre approfondimenti esclusivi sui luoghi e sui personaggi del mondo di Bilbo. Scoprite chi - o cosa - vive al limitare della Carrock. Esplorate Bosco Atro mentre Gandalf cerca di identificare la minaccia senza nome in agguato fra i suoi alberi. Date uno sguardo all'interno del palazzo di Thranduil, sovrano del Reame Boscoso nonché uno fra i più acerrimi nemici di Thorin. State a vedere se, come dice la profezia, la gente della Città del Lago aiuterà davvero il Re sotto la Montagna a rivendicare il suo diritto di nascita. Con un'introduzione di Richard Armitage, l'interprete di Thorin Scudodiquercia.
Continua l'avventura iniziata con "Un viaggio inaspettato", e questa guida ci conduce alla scoperta del secondo film dedicato a "Lo Hobbit", con immagini dal set e nuove interviste esclusive ai protagonisti del cast e della troupe. Ricco di foto degli attori, delle locations e dei costumi, rappresenta un compendio per seguire i nuovi passi di Bilbo Baggins e dei suoi compagni di viaggio.
Una guida per seguire da vicino le avventure del secondo film, con tante immagini. Età di lettura: da 6 anni.
I racconti di Hanif Kureishi sono storie provocatorie, erotiche, tenere, divertenti e accattivanti; ritraggono la complessità dei rapporti tra uomini e donne, tra padri e figli, sullo sfondo di una Londra che è un mondo brulicante di vita e di contraddizioni. Il volume riunisce i racconti di "Love in a blue time", "Mezzanotte tutto il giorno", "Il corpo e Il declino dell'occidente": insieme al controverso "Matrimoni e Decapitazioni", c'è il profetico "Mio figlio il fanatico", che declina le tensioni religiose all'interno di una famiglia mussulmana. Come pochi altri scrittori, Kureishi riesce a cogliere le diverse sfumature delle tensioni politiche e sessuali, e di come esse condizionano la società così come la vita di ciascun individuo. Con un intervista all'autore di Elisabetta Sgarbi.
Nel 2013 ricorre il bicentenario della nascita di Søren Kierkegaard, uno dei più grandi pensatori dell’età moderna, e, secondo alcuni, il più grande testimone della modernità. Kafka ha affermato che dai suoi scritti “emana tanta luce della quale ne arriva un po’ in tutti gli abissi”. Fra le due guerre mondiali, mediante la Kierkegaard-Renaissance, egli è diventato il padre dell’esistenzialismo, in quanto ha espresso la centralità del soggetto umano, ossia del “singolo”, contro l’idealismo. Le sue opere più diffuse sono quelle che egli ha pubblicato con pseudonimi, che hanno valore estetico e grande portata filosofica. Tuttavia le sue opere più profonde sono le ultime di carattere religioso, in cui sale a livelli come quelli raggiunti da Agostino, da Pascal e da Dostoevskij. Quelli che presentiamo in quest’opera sono i più grandi scritti filosofici e religiosi, nella classica traduzione di Cornelio Fabro, con la sua magistrale monografia introduttiva, con una prefazione di Giovanni Reale e la bibliografia aggiornata a cura di Vincenzo Cicero. Questa raccolta in un solo volume dei capolavori di Kierkegaard costituisce un unicum a livello nazionale e internazionale, che onora nel modo migliore il bicentenario della nascita del grande filosofo. Nato da un ricco commerciante, Søren Kierkegaard (1813-1855) visse la quasi totalità della sua esistenza a Copenaghen, dove nacque e morì. La sua filosofia prese corpo da un doppio rifiuto, ossia il rifiuto della filosofia hegeliana e l’allontanamento dal vuoto formalismo della Chiesa danese. Secondo Kierkegaard la dimensione esistenziale dell’uomo è segnata dall’angoscia, dalla disperazione e dal fallimento o scacco esistenziale. La disperazione nasce da un rapporto serio dell’uomo con se stesso, mentre l’angoscia nasce dal confronto dell’uomo con il mondo, e consiste nel senso di inadeguatezza legato all’impossibilità dell’uomo di essere autosufficiente senza Dio. La filosofia di Kierkegaard è caratterizzata da due elementi: l’individualità, che caratterizza tutte le forme di esistenzialismo, e il rapporto con Dio, che è tipico di tutte le forme religiose di esistenzialismo.
Søren Kierkegaard
Giovanni Reale è uno dei massimi studiosi del pensiero antico, autore di fondamentali contributi sui Presocratici, Aristotele, Seneca, Pirrone, Plotino, Proclo e Agostino. La sua opera che si è imposta come punto di riferimento è la Storia della filosofia greca e romana, in dieci volumi, Bompiani 2004, che sarà publicata in volume unico anche in questa collana. Grande eco ha avuto anche l’opera Per una nuova interpretazione di Platone (Bompiani, 2010), come dimostrano lo straordinario numero di edizioni (22 in italiano), le traduzioni in varie lingue e i giudizi dati dagli studiosi a livello internazionale. Con Dario Antiseri ha pubblicato Il pensiero occidentale dalle origini a oggi, di notevole diffusione e successo. Ha pubblicato varie opere su pittori e scultori interpretati dal punto di vista dell’ermeneutica, in collaborazione con i film artistici di Elisabetta Sgarbi sugli stessi temi. Suoi scritti sono tradotti o in corso di traduzione in ventidue lingue. Per i suoi contributi alla cultura è stato nominato “Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana” dal Presidente Giorgio Napolitano.
Ermeneutica e psicologia del linguaggio restituisce, attraverso una scelta degli scritti più importanti di Heymann Steinthal, i risvolti fondamentali del suo pensiero. La prima sezione mette a fuoco i gangli costitutivi della sua filosofia del linguaggio (1855). L’autore vi argomenta, sulla scia dell’opera di W. von Humboldt, l’autonomia della lingua dalla logica nel processo di costituzione dell’esperienza. «Logica e grammatica» - scrive - «sono grandezze assolutamente incommensurabili e ogni lingua è una creazione puramente soggettiva di forme e categorie, scaturita da ragioni soggettive che si trovano al di là di ogni possibilità di previsione». La tesi di Steinthal scompagina il dibattito ottocentesco sulla conoscenza e la rappresentazione ed esercita una sotterranea influenza su filosofi della statura di Croce, Benjamin e Cassirer. Nella seconda sezione è presentato il programma di ricerca della psicologia dei popoli, steso assieme a Lazarus nel 1859. La Völkerpsychologie si configura come un’alternativa alle filosofie della storia ottocentesca, volta a individuare un punto d’equilibrio tra sguardo sintetico e analitico sullo sviluppo spirituale dei popoli. «Lo spirito» - si legge - «costituisce la vetta più alta della natura e parimenti l’innalzamento al di sopra di essa. Il suo operare è posto nel mezzo e determina il passaggio da una realtà ancorata unicamente alla legge universale a un’idealità liberamente creatrice». La terza sezione riscopre una pagina singolare e poco conosciuta dell’ermeneutica del XIX secolo, già segnalata da Gadamer. Il processo dell’interpretazione è indagato da Steinthal in chiave psicologica e in rapporto alle principali proposte coeve della filologia e della filosofia del linguaggio (Schleiermacher, Ast, Dilthey, Böckh). «Dove il filologo ha compiuto pienamente il suo compito, la sua comprensione non è soltanto un semplice evento, non solo un atto, bensì una creazione».
Heymann Steinthal
Heymann Steinthal nacque nel 1823 a Gröbzig (Anhalt) da famiglia di religione ebraica. Linguista, filologo e filosofo, insegnò nell’Università di Berlino (1862-1899). Autore di opere fondamentali di filosofia e storia del linguaggio, tra cui Grammatica, logica e psicologia (1855) e Storia della scienza della lingua presso i greci e i latini (1863), ideò e animò, insieme a Moritz Lazarus, la «Zeitschrift für Völkerpsychologie und Sprachwissenschaft» (1860-1890). Membro di importanti accademie europee, fu tra i fondatori e i docenti della Hochschule für die Wissenschaft des Judentums. Morì a Berlino nel 1899.
Il ciclo dei racconti di Tolkien rappresenta la prima opera di grande respiro dello scrittore inglese. Questa serie di storie brevi, iniziata nel 1916, si affianca alla famosa "trilogia" de "Il Signore degli Anelli", che sta conoscendo una rinnovata fortuna presso i lettori. "Racconti perduti", che fa seguito a "Racconti ritrovati", è il secondo volume che Christopher Tolkien ha ricavato da vecchi quaderni appartenuti a suo padre. Alcune di queste storie si richiamano direttamente a opere come "Il Silmarillion", mentre altre esistono solo come schema o appunto che Christopher ha raccolto e analizzato per ricostruirne poi la forma definitiva. Si accresce così il valore di questa raccolta, che rappresenta una pietra miliare nella narrativa fantasy.
Universo fantastico di immagini e di personale mitologia, i "Racconti ritrovati" segnano l'inizio della creazione fiabesca di Tolkien. Vi si trovano i grandi temi narrativi del cosmo tolkieniano, che accompagneranno poi per decenni la sua straordinaria produzione: la musica degli Ainur, con la quale il dio supremo dà forma al mondo; i grandi Dei, gli Ainur appunto, che si innamorano della loro stessa creazione e vi si rifugiano, edificando le dimore leggendarie; la lotta mai conclusa contro Melko; l'avvento nel mondo degli Elfi. Iniziati tra il 1916 e il 1917 i "Racconti ritrovati", primo volume di una trilogia che racchiude il nucleo fondamentale della mitologia di Tolkien, sono qui accompagnati dal puntuale commento del figlio Christopher Tolkien.
Come si può descrivere il senso dei testi e delle culture? La semiotica dagli anni Sessanta ai giorni nostri - ha elaborato degli strumenti per analizzare il senso, diventando così una scienza della significazione. Il libro di Stefano Traini presenta in modo articolato le teorie e gli strumenti messi a punto da quattro semiologi che, da prospettive diverse, hanno gettato le basi di questa disciplina: Roland Barthes, Umberto Eco, Algirdas Julien Greimas, Jurij M. Lotman. Alla base delle loro teorie c'è la linguistica strutturale della prima metà del Novecento (con Ferdinand de Saussure e Louis Hjelmslev), che viene presentata nella prima parte del libro, ma vi sono anche influenze, innesti e contaminazioni (con l'antropologia, con la narratologia, con la filosofia del linguaggio, con le scienze cognitive) che vengono via via descritte nel corso della trattazione.
Il tragico percorso della vita di Maria Stuarda ha origini e radici nella sua ascesa incredibilmente rapida alla condizione della massima potenza terrena: a sei giorni regina di Scozia, a sei anni fidanzata di uno dei più potenti principi d'Europa, a diciassette regina di Francia. Un'ascesa ottenuta senza fatica né merito, come in un sogno. Ma subito il sogno svanisce e interviene la delusione. Al ritorno in Scozia è esposta alla bufera della guerra di religione fino a giungere alla tragedia finale.

