
I luoghi decisivi del pensiero filosofico – ha rilevato María Zambrano – si incontrano nelle rivelazioni poetiche. Di qui la ricerca della filosofia che si trova nella poesia, non come pensiero poetico, bensì come filosofia in senso stretto, come una modalità dell’esercizio filosofico finora emarginato dalla storia del pensiero e che nella crisi della modernità è invece capace di configurare un orizzonte di superamento. Ecco perché tutto il pensiero di María Zambrano è volto a indagare lo sfondo comune di filosofia e poesia nonostante la scissione ed il conflitto – segno della storia occidentale – e l’orizzonte dal quale è possibile intravvedere una possibile riconciliazione: la ragione poetica. A tal fine, Filosofia e poesia (1939) rappresenta l’opera fondamentale, insieme al presente libro, a cui stava lavorando prima della morte, e che comprende testi sulla parola poetica in rapporto alla filosofia, e saggi sui poeti più amati dalla Zambrano.
Armando Savignano, ordinario di Filosofia Morale all’Università di Trieste, ha dedicato numerosi saggi all’ispanismo filosofico. Tra i libri più recenti: Introduzione a Ortega Y Gasset, Laterza, Bari 1996. Introduzione a Unamuno, Laterza, Bari 2001. Maria Zambrano. La ragione poetica, Marietti, Genova-Milano 2004.
Panorama della filosofia spagnola del Novecento, Marietti, Genova-Milano 2005. Don Chisciotte.
Illusione e realtà. Rubbettino 2006. Il vincolo degli anniversari. Saggi di filosofia spagnola contemporanea, Saletta dell’Uva, Caserta 2009.
Il centro del mondo si è spostato in Nord Africa. Dopo la Tunisia, l’Egitto, e poi chissà quali altri paesi ancora. Il popolo invade le strade e riempie le piazze. La polizia in parte solidarizza in parte reprime. Frange di fondamentalismo si mischiano alla maggioranza che chiede diritti e libertà, stemperando il proprio potenziale violento. Il mondo sta a guardare e fatica a prendere posizione. La voce di Tahar Ben Jelloun si leva con lucidità per spiegare in modo semplice cosa è accaduto, cosa sta accadendo e cosa accadrà. “Cadono dei muri di Berlino”, dice l’autore, e niente dopo questi fatti sarà più come prima nel mondo arabo. Questi paesi stanno scoprendo, hanno scoperto e rivendicheranno d’ora in poi, il valore e l’autonomia dell’individuo in quanto cittadino. Dopo i best seller dedicati al razzismo e all’Islam, l’autore marocchino di nazionalità francese torna a prendere di petto l’attualità più bruciante con tesi che faranno molto discutere, per nulla tenere con l’Occidente. Quali sono le colpe dell’Europa e degli Usa? Davvero l’Europa e gli Usa vogliono l’autodeterminazione dei popoli arabi? Oppure fanno più comodo pseudo-dittatori che flirtano con la finanza mondiale e i governi occidentali? Il petrolio c’entra e in che misura? Molte domande, alcune risposte per cosa sta accadendo sull’altra sponda del Mediterraneo.
Tahar Ben Jelloun, nato a Fès (Marocco) nel 1944, vive a Parigi. Poeta, romanziere e giornalista,ha vinto il Premio Goncourt nel 1987. È noto in Italia per i suoi numerosi libri, tra cui Creatura di sabbia, 1987; L’amicizia, 1994; Corrotto, 1994; L’ultimo amore è sempre il primo?, 1995; Nadia, 1996; Il razzismo spiegato a mia figlia, 1998, giunto alla quarantottesima edizione (e ripubblicato nel 2010 in una nuova edizione accresciuta); L’estrema solitudine, 1999; L’albergo dei poveri, 1999; La scuola o la scarpa, 2000; Il libro del buio, 2001 (International IMPAC Dublin Literary Award 2004); L’Islam spiegato ai nostri figli, 2001 (ripubblicato nel 2010 in una nuova edizione accresciuta); Jenin, 2002; Amori stregati, 2003; L’ultimo amico, 2004; “La fatalità della bellezza”, in Amin Maalouf, Tahar Ben Jelloun, Hanif Kureishi, Notte senza fine, 2004; Non capisco il mondo arabo, 2006; Partire, 2007; L’uomo che amava troppo le donne, 2010.
Si continua a parlare e a scrivere di mafie vecchie e nuove, mentre le idee rimangono confuse persino sulla mafia-mafia originaria, nata in Sicilia ed esportata nel continente americano. Sull’argomento si moltiplicano le confusioni interpretative e i giudizi superficiali, insufficienti e devianti (del tipo canonico “la mafia è la criminalità organizzata”) e ambiguamente si invoca la legalità, mentre si impone nel mondo un più complesso interrogativo: con quale dinamica, e con quale natura (antica e nuova), agli oscuri poteri del capitalismo globalizzato si sta avvitando, come l’edera al tronco, il processo della globalizzazione mafiosa?
Di certo l’“egemonia” del malaffare sta dilagando dall’Italia al resto del pianeta nelle forme multiple e variabili di un inedito totalitarismo, incorporando sempre più inferme e improbabili “democrazie”. Ed è tanto malaffare quanto è politica ed è politica in quanto è economia.
Mancava un quadro interpretativo “globale” idoneo a spiegare come la peggiore Sicilia della mafia sia diventata negli anni la peggiore Italia delle mafie fino a intrecciarsi con tutte le altre del pianeta, segnandone metodi, stili, mentalità e mestieri criminali. Lo ha scritto, adesso, lo storico che aveva inaugurato la storiografia critica sul fenomeno mafioso.
Ne è nato questo testo snello, sintetico e intenso, tanto inquietante per le denuncie quanto accattivante per un inconfondibile stile di scrittura; un testo di riflessione e di azione civile, che si apre al dibattito come un Manifesto per un’Internazionale antimafia.
“COS’È LA MAFIA SICILIANA OGGI IN ITALIA E NEL MONDO, QUALI SONO LE SUE STRATEGIE E I SUOI OBIETTIVI?
PERCHÉ È MEGLIO PARLARE DI MAFIE, ANZICHÉ DI MAFIA?
QUAL È LA CONSISTENZA DEL POTERE MAFIOSO NEGLI ANNI 2000? E QUALE IL BILANCIO E LE PROSPETTIVE NELL’ANTIMAFIA IN ITALIA OGGI? E CON QUALE INFLUENZA E CON QUALI INTERAZIONI NEL MONDO NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE DELL’ECONOMIA ILLEGALE?
QUESTE SONO LE DOMANDE DI FONDO ALLE QUALI CERCHERÒ DI RISPONDERE.”
1951, Tokyo. Nicholai Hel si trova in prigione per aver ucciso il suo padre spirituale, un generale accusato di crimini di guerra. È disposto a tirarlo fuori di lì un agente dei servizi segreti, che ha bisogno di lui e della sua abilità per una missione segretissima. Hel naturalmente accetta, ma non sa che la sua missione è praticamente mortale: dovrebbe infatti uccidere un consigliere militare sovietico a Pechino, mettendo fine a decenni di amicizia tra Cina e Urss. A addestrare Hel nella missione mortale è la bellissima Solange, una ex prostituta francese che però, partita da semplici favori sessuali, finisce con l'innamorarsi davvero di Hel. Ma le sorprese non finiscono qui. Tra prove-trabocchetto, missioni all'ultimo respiro, tradimenti e successi, giunto al momento della resa dei conti, Hel scopre che il suo aguzzino è la persona a lui più vicina...
Nel 2002 Caroline Bréhat, giornalista di 32 anni, si trova a New York per una manifestazione anti-Bush e resta colpita da un cantante "impegnato", Julian Jones, che si esibisce in quell'occasione. Pochi giorni dopo lo intervista e nel giro di altri pochi giorni si ritrova a casa sua, nel vortice di una grande, sconfinata passione, come mai le era sembrato di vivere nella vita. È il sogno che si fa realtà, il principe azzurro che si materializza in un uomo non solo bello, famoso, seduttivo, ma anche intelligente, sensibile, impegnato. Dopo un anno di luna di miele i due si sposano, ma subito iniziano i problemi. La sensibilità estrema di Julian Jones si rivela essere fragilità, inconsistenza e soprattutto instabilità emotiva. Dalla fase della seduzione Julian passa a quella del dominio, umiliando il più possibile Caroline. Da questo momento in poi il tunnel non fa che incupirsi: dalle violenze verbali a quelle fisiche, e poi dalle botte ai baci, ogni volta facendo sentire Caroline responsabile di tutto - anche quando è incinta. Dopo che ha partorito e dopo oltre tre anni di inferno, un giorno Caroline vede per strada un uomo che picchia sua moglie e, come illuminata, capisce che quella donna potrebbe essere lei. Inizia così il percorso della ribellione, dalla rivendicazione dei propri diritti, fino alla libertà e al divorzio.
Intorno al 1600, Garcilaso de la Vega, il figlio di un ufficiale spagnolo e nipote dell'undicesimo sovrano inca, redasse i “Commentari reali degli Inca”, basati sulle storie che egli aveva sentito raccontare dai suoi parenti inca quando era bambino a Cuzco. I “Comentarios” contengono due sezioni: la prima riguardante la vita degli Inca, la seconda tratta della conquista spagnola del Perù. Molti anni dopo, quando la guerriglia di Tupac Amaru II aveva molta presa, un editto reale di Carlo III di Spagna proibì la pubblicazione dei “Comentarios” a Lima per i contenuti considerati "pericolosi". Il libro da allora non fu più stampato in America fino al 1918, ma continuò a circolare clandestinamente. Si tratta dell'unico testo al mondo che descrive in maniera dettagliata gli usi e i costumi delle civiltà precolombiane.
Per sei mesi, tra il giugno e il dicembre 1943, Steinbeck fu inviato di guerra per il “New York Herald Tribune”, raccontando la situazione italiana alla stampa americana: un punto di vista inedito sulla storia del nostro paese, che rivela nell’acutezza di un grande narratore tutte le sue contraddizioni. Dallo sbarco alleato alla prima fase di risalita della penisola, da Salerno a Ventotene, un mosaico di descrizioni acutissime e piene di ironia: l’accoglienza tributata dagli italiani agli alleati, i gerarchi fascisti che tentano di cambiare bandiera, la caduta di Mussolini, i bambini che chiedono ai soldati chewing gum e cioccolato.
Un reportage dal fronte pieno di umanità, che racconta sotto una nuova luce lo sbarco alleato e la liberazione dell’Italia.
L’Ideologia tedesca è l’opera più misteriosa di Marx ed Engels. Composta tra il 1845 e il 1846 ai fini di una «autochiarificazione» e subito abbandonata alla «critica roditrice dei topi» delle cantine in cui rimase sepolta fino all’anno della pubblicazione (1932), essa rappresenta il luogo della «rottura epistemologica» (Althusser) tra il «primo Marx», umanista e filosofo hegeliano, e il «secondo Marx», scienziato dei modi di produzione. Nell’Ideologia tedesca si colloca, nelle intenzioni dei suoi autori, la «resa dei conti» con la filosofia tradizionale, liquidata impietosamente come santificazione contemplativa dell’esistente, e l’abbozzo di una nuova scienza rivoluzionaria, la «concezione materialistica della storia». In un perenne oscillare tra l’al di qua e l’al di là della filosofia, viene prendendo forma una scienza che, contro ogni tentazione ideologica, non muove dalle illusioni che gli uomini elaborano intorno alla propria esistenza. Al contrario, essa prende le mosse dagli uomini empirici realmente operanti all’interno della produzione materiale e delle costellazioni di potere e di dominio economico e, per questa via, rende anche conto degli echi ideologici del processo di esistenza e di produzione. Di qui, appunto, la necessità di sostituire la critica del «cielo» delle idee filosofiche con la critica della «terra» delle condizioni materiali di esistenza e di produzione. Ne scaturisce una forma di sapere ambigua, enigmaticamente sospesa tra il trascendimento della filosofia e, in maniera del tutto contraddittoria, il permanere saldamente nel quadro di una scienza filosofica in senso hegeliano. Sul piano politico, un simile rovesciamento materialistico di prospettiva implica l’abbandono di ogni conservatorismo conciliante e l’approdo a una visione rivoluzionaria, sporgente sull’avvenire e in perenne contrasto con l’ordine esistente.
L'uomo d'oggi non ha alcun anelito d'infinità - o per lo meno ne ha molto poco. Per lo più si accontenta del finito. Tutte le sue esigenze intellettuali sono soddisfatte dalla cultura di massa che fluisce, che è immediatamente comunicabile e che si diffonde al di là degli archivi. Rispetto a questo flusso mediale, però, l'osservatore nutre un sospetto: che ci sia sempre qualcosa dietro ciò che vede. A partire da questo sospetto, nell'osservatore nasce il desiderio di venire a sapere che cosa si nasconde "in verità" dietro la superficie mediatica costituita dai segni - un desiderio mediologico, ontologico, metafisico.
"Io non sono che una piccola matita nelle mani di Dio". Tale si riteneva Madre Teresa di Calcutta, l'umile religiosa che con la sua vita di intensa preghiera e instancabile attività ha soccorso i "poveri più poveri" portando loro l'amore di Dio: in loro Madre Teresa scorgeva lo stesso Gesù Cristo sofferente, povero, abbandonato. In questa speciale autobiografia Madre Teresa svela la vita interiore e l'itinerario che hanno caratterizzato il suo spirito e la sua azione. Dalla vocazione alla fondazione delle Missionarie della Carità; dallo spirito di povertà al Premio Nobel per la pace. Con le sue stesse parole semplici e intense, riportate con fedeltà dai curatori, ci viene tramandata la vicenda umana e spirituale di una piccola grande donna.

