
Ogni passo è una parola, ogni silenzio un respiro che racconta. Per dieci anni l’autore ha raccolto e custodito le parole dei pellegrini giunti a Santiago, scritte di getto davanti alla Cattedrale, con il cuore colmo di emozioni: testimonianze spontanee, cariche di lacrime, gratitudine e rinascita. Ne scaturisce una raccolta corale di voci autentiche che parlano di fatica, scoperta, fraternità, fede e verità interiore. Un mosaico di esperienze che restituisce tutta l’energia umana e spirituale di un Cammino millenario, dal quale si torna trasformati e rigenerati. Un insieme di testimonianze in cui potersi rispecchiare o da cui trarre la spinta necessaria per muovere finalmente il primo passo.
Dimenticate l’immagine del Poverello stereotipato. Ilarino Felder vi conduce nel cuore del Medioevo cavalleresco per svelare la vera, affascinante identità di San Francesco d'Assisi: non un rinnegato del suo tempo, ma il suo più nobile compimento. San Francesco, Cavaliere di Cristo, propone una lettura originale e profonda che interpreta il Santo alla luce dell’ideale cavalleresco. Con rigore storico e fine sensibilità spirituale, l’opera dimostra come l’esperienza umana e culturale della cavalleria non fu da Francesco rigettata, ma trasfigurata e portata a compimento in una forma nuova e radicale: il servizio totale a Cristo, l'Imperatore celeste. Attraverso un attento esame delle fonti agiografiche e del turbolento contesto storico del XII-XIII secolo, l’autore ricostruisce il cammino che conduce Francesco dai sogni di gloria terrena alla solenne consacrazione. La povertà, l’obbedienza e l’amore evangelico diventano le sue nuove armi, la croce il suo stendardo. Questa monografia, un classico intramontabile degli studi francescani, restituisce con forza la fisionomia unica del Santo: non propagandista dell’ecologismo e del pauperismo, ma appassionato imitatore di Cristo, non cavaliere della spada, ma eroe dello spirito, capace di unire nobiltà d’animo, ardore cavalleresco e la più radicale fede evangelica.
In quest'opera, che struttura la prima fase della ricerca foucaultiana, affiora una consapevolezza decisiva, sulla quale Nicoletti richiama l'attenzione: la storia non è, prima facie, la risultante delle azioni coscienti degli uomini, dacché il vero ambito della ricerca storica è offerto non già da quel che gli uomini hanno fatto o detto, bensì dalle strutture epistemologiche che di volta in volta determinano quale è soggetto e quale l'oggetto della storia.
Voglio rimarcare, in conclusione l'importanza del pregevole studio di Nicoletti, che riprende un tema centrale della riflessione foucaultiana, ma poi anche un nodo fondamentale del nostro presente, le cui implicazioni sono ampiamente note: il connubio tra medicina e potere, la biopolitica, la governamentalità, l'episteme.
Tutti temi dirimenti, senza affrontare i quali ben poco si capirebbe del nostro tumultuoso presente (si pensi anche solo alle valenze governamentali dell'epidemia di coronavirus del 2020).
Dalla prefazione di Diego Fusaro
Giuseppe Nicoletti e' Primo Ricercatore presso Istituto di Bioimmagini Sistemi Biologici Complessi del Consiglio Nazionale dele Ricerche (CNR) di Catanzaro.
Compostela e il suo angelo, pubblicato inizialmente nel 1948, un affascinante itinerario tra passato e presente, che si dipana tra le ruas e i palazzi della città jacopea, è ormai un classico ad oggi insuperato sia per le notazioni inedite offerte che per la visione d'insieme che propone. Un'opera storica, che racconta l'arte, i costumi e la religione attraverso i secoli, ma soprattutto un'opera poetica, che in poche ma intense strofe svela il vero volto di una città altrimenti destinata a rimanere misteriosa e magica, senza che mai si giunga ad afferrarne il segreto, custodito nei secoli dentro le mura della sua cattedrale-fortezza. Gonzalo Torrente Ballester lo ha carpito grazie al suo amore sincero e disinteressato per l'Apostolo Giacomo e per la sua città, e ce lo trasmette con una ricca e gustosa narrazione, grazie anche al suo linguaggio vivido, che consente al lettore di rivivere tutto d'un fiato una storia millenaria in modo appassionato e partecipe.
Il libro è una sorta di atlante storico e spirituale dei pellegrinaggi, che si apre con l'apoteosi del primo Anno Santo per giungere al lento e inesorabile declino fino alla rinascita, per certi versi inattesa, che si è avuta negli ultimi decenni. Le vie che portano a Roma si sono nuovamente affollate di viandanti e pellegrini diversi da quelli di un tempo, non solo nei costumi e nei rituali, ma anche nel modo di mettersi in cammino e nelle aspettative, ma pur sempre mossi dalla stessa esigenza di dare un senso alla propria vita e di dare alimento al proprio spirito. In un carosello di aneddoti, di racconti e di miracoli, l'autore racconta l'epopea del pellegrinaggio, disegnando un policromo affresco che spesso travalica gli stretti argini della saggistica per esondare nel mondo più colorito e profondo della letteratura e della poesia. Un appello a recuperare, sull'onda del Giubileo, quell'autentico sentimento religioso, che è il fondamento di ogni spiritualità.
Il titolo suggerisce l'idea che Roma gravita intono al tema della Resurrezione. il Credo cristiano ha l'unica audacia di affermare che una cosa recupererà effettivamente la sua identità perché recupererà la sua forma. La storia del cristianesimo non può essere compresa se non ci si rende conto che è iniziata con lo sconcertante miracolo di un uomo morto che era un uomo vivo, e che non era un fantasma. Solo nella Roma imperiale la Chiesa ha potuto dare forma al valore dei piccoli stati e delle libertà locali, e ha prodotto una filosofia morale abbastanza grande da difendere queste piccole cose. L'ultima Resurrezione che Roma ha conosciuto è stata quella del Fascismo, che Chesterton ha conosciuto in prima persona. Le sue considerazioni in merito sono sorprendenti e così diverse da quelle degli adulatori e dei denigratori del Duce, innestate come sono in una storia e in una geografia metafisica di rara profondità e bellezza.
Una storia vera, davvero insolita: una donna giovane e bella abbandona i miti pagani dei quali si è nutrita negli anni giovanili man mano che si trova a compiere uno strano pellegrinaggio che la porta a decidersi per Cristo, facendo di questa ricerca la ragione della sua vita. Un miracolo di sant'Antonio avvenuto pochi anni or sono in una chiesetta ticinese, raffigurato in un quadro di Giuseppe Gasparro, che l'autrice incontra al momento della collocazione dell'opera, dà inizio ad una improvvisa e del tutto imprevedibile conversione, che induce l'autrice a modificare il suo modo di pensare e di vivere. Un mutamento, quindi, anche filosofico ed esistenziale, come sottolineato nella prefazione da Diego Fusaro, così anomalo in un'epoca come la nostra, che rende ancor più affascinante questa storia. Postfazione di Luca Brunoni.

