
In un tempo in cui l'educazione pare aver smarrito il respiro del vivente, riducendosi a sterile trasmissione di nozioni, questo volume si erge come soglia e invocazione. Imparare gli affetti non è soltanto un titolo, ma un gesto simbolico, un atto iniziatico che invita a oltrepassare i confini dell'ovvietà per accedere a quella dimensione profonda in cui l'affettività si rivela come origine e destino dell'umano. Ispirato dal pensiero limpido e abissale di Edda Ducci, il libro intreccia filosofia, esperienza educativa e ricerca interiore, restituendo all'affettività il suo volto doppio: fragile e titanico, incarnato e simbolico, radicato nella carne e slanciato verso l’Altro.
Lontano da ogni deriva emotivista, l'affettività emerge qui come coscienza incarnata, forza originaria che precede la parola e sopravvive al silenzio. È linguaggio primordiale e tensione trascendente, tessitura invisibile che unisce memorie, legami, identità. È ciò che umanizza l'educazione, che trasforma la semplice coabitazione in comunità, il contatto in intimità, la presenza muta in incontro che salva.
Accanto al contributo di Teresa Forcades – filosofa e fondatrice della scuola Sinclètica – e a una riflessione di Cosimo Costa, il volume raccoglie le voci appassionate di giovani studiosi della Scuola di Dottorato LUMSA. Insieme, delineano un orizzonte vivo e molteplice, in cui l'affettività si svela come condizione necessaria per ogni autentico processo educativo.
Un'opera corale, intensa e necessaria, che ci richiama alla verità dimenticata dell'educare: un'arte dell'amore, un gesto che salva, un cammino che, per quanto fragile, resta l'unico degno dell'umano.
In un’epoca in cui l’educazione rischia di perdere il suo significato più autentico, "Introduzione alla dottrina dell’intersoggettività" di Edda Ducci rappresenta un richiamo essenziale. Non si tratta solo di riproporre un testo del passato, ma di riscoprire una delle radici più profonde della riflessione pedagogica: la relazione come origine del soggetto e luogo fondamentale dell’apprendimento. Pubblicato nel 1971 come supporto universitario, il volume segna l’avvio di un percorso teorico originale che Ducci svilupperà negli anni successivi. Il testo anticipa i fondamenti della sua pedagogia dell’intersoggettività, poi pienamente espressa in Essere e Comunicare (1974). Contro le tendenze riduttive di una pedagogia sempre più tecnica e psicologista, Ducci propone una visione etica e relazionale dell’educazione. La relazione educativa non è uno strumento, ma una dimensione costitutiva dell’essere umano: è nell’incontro con l’altro che il soggetto si forma e si trasforma. Con rigore teorico e chiarezza espositiva, questo libro continua a offrire spunti attuali per ripensare l’educazione come esperienza profonda di relazione e crescita reciproca. Presentazione di Cosimo Costa.
L'emergenza educativa e la necessità di un pieno e improrogabile rilancio della dinamica promozione integrale della persona nelle diverse condizioni ed età della vita verso un rinnovato umanesimo spingono a riaffermare il valore della Pedagogia nella società di oggi.
In questo libro si affronta il tema educatori cristiani del xx secolo. La pedagogia di don Luigi Guanella, Rita Tonoli, don Primo Mazzolari, don Carlo Gnocchi, don Lorenzo Milani, Giuseppe Lazzati, don Luigi Giussani". Focalizziamo l'attenzione sulla elaborazione pedagogica e sullo slancio profetico di persone che hanno dedicato la loro vita all'educazione. Quale messaggio ci hanno lasciato per l'oggi e per domani? Vengono presentati alcuni esponenti autorevoli della cultura cristiana del secolo scorso con relativi valori di riferimento. Si tratta di personaggi scomodi e alternativi, impegnati nella missione di unire evangelizzazione e promozione umana, ai loro tempi veri innovatori fino ad essere destabilizzatori, e che ancora oggi possono dare fastidio, con vecchi e nuovi denigratori. Per questo sono stati scelti, perché gli educatori sono per loro impostazione e progettualità agenti di cambiamento culturale e pedagogico fino a diventare provocatori; e dunque di mutamento educativo e sociale, ai fini: di perseguire il bene comune e una nuova paideia; di condividere con le persone in difficoltà e con necessità di essere accompagnate nel cammino della vita; di affrontare, rimuovere prevenire, attraverso la proposta e l'azione educativa, con sguardo politico, le cause delle diverse forme di povertà; di offrire orizzonti di senso esistenziale, oltre l'angoscia e la disperazione, portando speranza.
La pedagogia del limite è una pedagogia ecologica che, nell’età dell’Antropocene, diventa inevitabilmente una pedagogia eco-critica. Una pedagogia critica che non dà niente per scontato, né i soggetti né gli scopi dell’educazione, sia essa quella scolastica o più ampiamente sociale. Ispirata all’educazione cosmica montessoriana, la nuova educazione dovrebbe spingere le persone, sin dall’infanzia, ad ammirare i migliori e a soccorrere i più deboli, a sviluppare una coscienza sociale e una responsabilità politica che si concretizzi in un impegno per la tutela dell’ambiente e la cura dei beni comuni.
Se Alberto Manzi fosse ancora tra noi, nel 2024 avrebbe festeggiato il centenario della sua nascita. Il maestro considerava l'alfabetizzazione come la chiave fondamentale per accedere a tutte le forme di libertà, un irrinunciabile strumento per comunicare e aprire nuove opportunità. Questo libro è un viaggio nel suo impegno di educatore, attraverso un alfabeto di idee, valori, ispirazioni e suggestioni. Che già conosciamo Alberto Manzi o no, che il nostro approccio sia più da studiosi o da curiosi, poco importa. Questo alfabeto valoriale ci offrirà un percorso agile e aperto per scoprire i valori fondamentali del suo approccio pedagogico e umanistico. Dalla A di "accesso" alla Z di "zitti", passando per la G di "gioco" e la T di "tensione cognitiva", il testo ci guiderà alla scoperta delle lezioni del maestro, mostrandoci ciò che ancora possiamo imparare da lui.
Se la sua attività pedagogica è universalmente nota, non può dirsi altrettanto della vita di Maria Montessori, donna all'avanguardia, libera e indipendente, che ha attraversato due guerre mondiali e una guerra civile. Secondo lei, il modo migliore di contribuire alla pace sociale è di prendersi cura dell'inizio della vita: l'infanzia.
«L’incidenza della Legge circa lo svincolarsi della libertà dallo stato di mera potenzialità» e «il rapporto causale che intercorre tra due libertà situate a gradi diversi di attuazione» sono i due plessi vitali su cui Edda Ducci riflette nelle pagine di questo attualissimo libretto. Essi rappresentano «tratti di un lento camminare, in cui avvertire una crescente sensazione d’ignoranza, proporzionata all’approfondirsi e all’esistenzializzarsi dell’analisi». Il compito affinché ci si possa direzionare verso il cammino che porta alla Libertà, l’autrice lo delega all’educazione, ad una «forza debole», attraverso cui può passare l’umanazione e senza cui può dilagare la disumanazione. Sono pagine che non hanno la pretesa di essere esaustive, che non intendono essere il resoconto di un’indagine; pretendono molto meno, «essere un “brogliaccio” di future riflessioni per chi legge», come lo sono state per la stessa autrice. Il loro fine è quello di far sentire e comprendere come il limite sia essenziale ad ogni superamento, ad ogni ipotesi di trasgressione, ad ogni crescita del potenziale, di quel misterioso potenziale umano «dicibile come il diventare l’io che si è».
Uno degli obiettivi fondamentali della pedagogia critica è la volontà di individuare quei luoghi e quelle prassi in cui l'agenzia sociale viene negata o prodotta. Quando ho iniziato a occuparmene, mi sono reso conto che essa poteva offrire agli educatori alcuni strumenti teorici importanti per sostenere i valori della ragione e della libertà. In quel periodo, insegnavo storia alle scuole superiori. La pedagogia critica, come pratica teorica e politica, è stato lo strumento che mi ha permesso di contrastare la convinzione, allora sempre più diffusa, che la pratica pedagogica non fosse altro che una abilità, una tecnica o un metodo imparziale. Prefazione di Cristiano Casalini.
Siamo creature uniti da legami invisibili, in grado di formare “una famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge a un rispetto, sacro, amorevole e umile”. Sono queste le parole di papa Francesco espresse nella sua Laudato si’. Sono queste le parole mediante cui leggere e interpretare il Cantico delle Creature di San Francesco. Un uomo, un Santo che come scrisse San Bonaventura “contemplava nelle cose belle il Bellissimo e, seguendo le orme impresse nelle creature, inseguiva dovunque il Diletto. Di tutte le cose si faceva una scala per salire ad afferrare Colui che è tutto desiderabile”. L’atteggiamento di san Francesco di fronte alla natura e alle cose naturali che nasce dalla lettura del Cantico fu così speciale che è sempre stato ammirato e continua ancora a porsi come modello per tutti gli uomini. Non può dirsi che esso sia solo una espressione religiosa o poetica. Nell’atteggiamento del poverello d’Assisi è racchiuso infatti un grande contenuto antropologico, un meraviglioso comportamento esistenziale che lo porta a vivere nel mondo ed a convivere in armonia con le cose, consigliabile a tutti gli uomini soprattutto in un momento quale il nostro in cui “la terra sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia”. Speciale è il senso educativo che può cogliersi dal Cantico: far prendere atto della natura che distingue l’uomo da tutti gli altri esseri, far comprendere che si è legati a Dio per la ragione e in quanto tale si è parte della sua natura e del suo Creato.

