
La ventesima edizione del Rapporto Italiani nel Mondo è stata realizzata da 70 autrici e autori che, dall’Italia e dall’estero, hanno lavorato a 45 saggi articolati in cinque sezioni: Venti anni di Rapporto Italiani nel Mondo; Flussi e presenze; Anniversari e Riflessioni; Speciale Oltre la fuga: talenti, cervelli o braccia?; Allegati socio-statistici. Che cosa raccontano, in profondità, vent’anni di mobilità italiana? Quali traiettorie personali e professionali si nascondono dietro i numeri delle partenze e dei ritorni? Come cambiano comunità, economie locali e relazioni sociali quando le persone si mettono in cammino? E cosa resta, invece, dell’appartenenza e della memoria dei luoghi? Sono alcuni degli interrogativi a cui questo volume risponde. Nello Speciale Oltre la fuga: talenti, cervelli o braccia?, attraverso 22 saggi che abbracciano i cinque Continenti, si racconta la mobilità delle italiane e degli italiani degli ultimi vent’anni in alcuni dei principali Paesi di destinazione, meta dei numerosi arrivi del passato o che lo sono diventati in tempi più recenti. L’analisi si sviluppa con l’ausilio dei dati messi a disposizione dall’archivio della redazione e con ricerche inedite. Un racconto plurale e corale dell’Italia di ieri e di oggi, che supera la retorica, promuove un linguaggio più rispettoso e una lettura più autentica e inclusiva della mobilità italiana. Il volume raccoglie le analisi socio-statistiche delle fonti ufficiali, nazionali e internazionali, più accreditate sulla mobilità dall’Italia. La trattazione di questi temi procede a livello statistico, di riflessione teorica e di azione empirica attraverso indagini quali-quantitative.
Con l’edizione 2025, la Fondazione Migrantes presenta la nona edizione del Rapporto su richiedenti asilo e rifugiati. È un lavoro corale, scritto da una redazione che sceglie di lasciarsi interrogare dalle sofferenze e dalle contraddizioni delle persone in fuga. Anche quest’anno questo sguardo empatico e critico è indispensabile per leggere dati, norme, politiche e storie, in un contesto in cui - a livello globale, europeo e nazionale - convenzioni internazionali e diritti umani risultano sempre più violati. Così si restringe la tutela effettiva del diritto d’asilo, mentre il numero di persone costrette a fuggire ha superato i 123 milioni. Le guerre - esposte o ignorate dal racconto mediatico - non cessano: conoscono tregue fragili, in cui l’attacco ai civili è accettato come "danno collaterale". In questo scenario parole come tutela, cooperazione e sicurezza diventano eufemismi che celano pratiche di esclusione e sospensione del diritto. Ciò che un tempo sarebbe apparso inaccettabile - respingimenti, accordi con regimi autoritari, esternalizzazione della protezione - diventa tollerato e persino desiderabile. È la "nuova normalità" di un Nord America e di un’Europa sempre più chiusi, e di un mondo che sembra rassegnato alla crisi permanente. Dietro questa stabilità del disastro si cela una rimozione profonda: quella delle responsabilità politiche, economiche e morali che alimentano le crisi. Guerre, collassi ambientali, disuguaglianze e persecuzioni non sono fatalità, ma il risultato di scelte e rapporti di potere. La crescente percezione della sofferenza come inevitabile è forse il segno più drammatico del nostro tempo. Per questo proviamo ancora a proporre dati di realtà e di responsabilità, per comprendere la deriva in corso e offrire prospettive di cambiamento. Lo facciamo riconoscendoci nell’orizzonte indicato da Leone XIV per la 111ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2025, dedicata al tema Migranti, missionari di speranza. L’auspicio è che questo volume contribuisca a costruire un sapere fondato su chi è costretto a fuggire e chiede protezione nel nostro continente e nel nostro Paese. Un sapere che aiuti a restare - o tornare - umani, creando condizioni perché le persone in fuga possano rivendicare il diritto d’asilo senza essere recluse o respinte. Non richiedenti asilo "dalle speranze recluse", ma persone la cui umanità e capacità di speranza può rinnovare le nostre società.
Il Rapporto Italiani nel Mondo giunge, nel 2023, alla diciottesima edizione. Vi hanno partecipato autori e autrici che, dall'Italia e dall'estero, hanno lavorato a diversi saggi articolati in quattro sezioni: Flussi e presenze; Riflessioni su mobilità e ritorno; Speciale "diversamente presenti e ri-presenti"; Allegati socio-statistici. L'edizione di quest'anno è dedicata ai temi della mobilità e del ritorno. Partendo dall'analisi di una Italia sempre più fragile a causa della longevità e dello spopolamento dei suoi territori, si è cercato di capire se, nonostante la strutturalità della mobilità italiana del passato e di oggi, il ritorno ha ancora un impatto importante dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Lo Speciale 2023 entra nello specifico della dimensione territoriale. Attraverso venti diversi saggi sulle altrettante realtà regionali italiane, diversi autori e autrici sono stati chiamati a descrivere quanto e come il tema del ritorno fa parte e si manifesta oggi nella storia e nell'identità delle singole esperienze territoriali. Si parla del passato e di oggi, di personaggi rientrati e imperi ricostruiti, di ricchezze riportate in patria, di presenze e testimonianze del legame con l'emigrazione. Nel volume si descrive anche il ritorno che si manifesta non come presenza fisica, ma come segni depositati nella quotidianità: innesti linguistici, nuove tradizioni, usi e costumi, persino una pastorale nuova realizzata a seguito del rientro in Italia di missionari italiani che hanno sperimentato su di loro i rischi, le opportunità e le fragilità della migrazione. Il volume raccoglie le analisi socio-statistiche delle fonti ufficiali, nazionali e internazionali, più accreditate sulla mobilità dall'Italia. La trattazione di questi temi procede a livello statistico, di riflessione teorica e di azione empirica attraverso indagini quali-quantitative.
Il pensiero democratico e le forme politico - istituzionali della democrazia nascono in un tempo e in contesti che non esistono più. Le moderne democrazie sono chiamate a confrontarsi teoricamente con tale distanza e a riorganizzarsi per rispondere al cambiamento. Con una certezza: non è più possibile impostare l'ordine sociale relegando le scelte culturali, etiche religiose alla vita privata dei cittadini. Al contrario serve dare alla democrazia sostanza dialogica e relazionale, informandola dai valori positivi del bene comune, dalla solidarietà e dalla pace. A questo processo la fondazione Gravissimum Educationis ciontribuisce con lo studio "La Democrazia, un urgenza educativa", come iniziativa internazionale strutturata in due fasi: preliminarmente, ripensare la democrazia in contesti pluriculturali plurireligiosi; in prospettiva, avviare percorsi formativi in grado di trasformare le classi demografiche. Il libro raccoglie le riflessioni sviluppate nella prima fase del progetto e, come un faro, illuminano questo percorso all'inizio del suo dipanarsi, laddove l'approfondimento delle diverse dimensioni teoriche pur non esaurendosi già consente di guardare più lontano.
Il volume della Fondazione Lazzati è frutto di un lavoro di incontri di studio, approfondimento e confronto realizzati con un gruppo di giovani, per rileggere l'insegnamento di Giuseppe Lazzati e riflettere su come il messaggio del professore fosse ancora attuale. In particolare, ci si è interrogati sul senso dell'impegno socio-politico, per non lasciare che tale ricchezza andasse perduta, provando a ragionare in modo comunitario su come potrebbe essere una formazione socio-politica. Pensare insieme comporta la fatica dell'ascolto, l'umiltà di confrontarsi e perfezionare il proprio ragionamento, la pazienza per i tempi che si allungano. Ma questa modalità produce contributi ben radicati nel terreno, non costruiti sulla sabbia dell'emozione del momento, in grado di affrontare la temperie della discussione e di concorrere stabilmente all'edificazione della città dell'uomo. «La formazione all'impegno socio-politico non è nella top ten del gradimento dei giovani o tra le priorità del mondo cattolico. Ma se si riveste della capacità profetica richiamata da papa Francesco in Laudato si' e Fratelli Tutti essa appare un modo per abitare il mondo. Impegnarsi è mettersi in gioco perché le scelte quotidiane si trasformino in responsabilità per i fratelli e per le creature dono di Dio creatore. Un giovane ha bisogno di scoprire non solo chi è, ma "per chi è". Nello spendersi trova risposte agli interrogativi profondi della sua vita. Allora si capisce che la sfida da giocare è a livello intergenerazionale. Un investimento sui giovani è un segno che il vento dello Spirito sta soffiando sulla Chiesa e sul mondo».
«Garantire a tutti gli studenti, in tutte le regioni,apprendimenti adeguati.»
Quanto costa oggi la scuola italiana? E quanto costerà domani, quando molte competenze sull’istruzione passeranno dallo Stato alle Regioni? Il federalismo scolastico sarà solo uno strumento per razionalizzare la spesa, o piuttosto un’occasione per migliorare gli apprendimenti dei nostri ragazzi? E ancora: come coniugare qualità ed equità, se ancora oggi nella scuola italiana la provenienza sociale dello studente troppo sovente conta più dei suoi talenti ? Come rinnovare la didattica per essere al passo con i cambiamenti che Internet e le nuove tecnologie hanno portato nella società e nel lavoro? Domande a cui dare risposte con sguardo lungo, pensando a quale scuola vogliamo nel prossimo decennio, senza nostalgie per il passato. Su questi temi il Rapporto sulla scuola in Italia 2010 della Fondazione Giovanni Agnelli, nella scia del precedente edito nel 2009, presenta a insegnanti, famiglie e decisori politici nuove ricerc he, nuovi dati, nuove proposte.
Non è la bacchetta magica, ma un moderno sistema di valutazione può aiutare la scuola italiana a rinnovarsi, evitando i rischi di declino. Come? Fornendo analisi per capire le debolezze del nostro sistema d'istruzione e le ragioni dei suoi ritardi. Offrendo a ciascuna scuola strumenti di diagnosi per fare meglio il proprio lavoro e migliorare i risultati degli studenti. Infine, mettendo a disposizione delle famiglie efficaci bussole per orientarsi. Ne è convinta la Fondazione Agnelli, che arriva a questo rapporto dopo un lungo percorso di ricerca. Non mancano certo i dilemmi da affrontare. Chi valutare? I singoli docenti, le scuole, il sistema scolastico nel suo complesso? Con quali strumenti? Quale uso fare dei risultati della valutazione? E, soprattutto, come costruire il consenso e guadagnare la fiducia degli insegnanti, superandone le resistenze? Un quadro della valutazione della scuola in Italia e le soluzioni possibili, a partire dalle evidenze che vengono dalla ricerca, dall'esperienza internazionale e dalle sperimentazioni nazionali.
"È bello quando parla Gaber" canta Enzo Jannacci, l’amico corsaro di sempre, ricordando quanto il signor G, a quarant’anni esatti dalla sua prima apparizione sulla scena del Piccolo Teatro di Milano, rimanga, oltre che fine affabulatore e artista totale, una delle rare coscienze civili del secondo Novecento italiano.
Questo libro non vuol essere solo l’"autobiografia" di Gaber, ma anche una sorta di breviario irreligioso per liberi pensatori. Nelle sue parole soffia il vento di una morale di lotta, insieme all’ansia di un’etica nuova e di un ritorno al luogo del pensiero. Immerso nel suo tempo, Gaber auspica, anzi esige, un neorinascimento, un nuovo umanesimo e, con esso, un individuo nuovo, fatto di privato e di politico. È questa "l’illogica utopia" del titolo, condita di un "appassionato pessimismo" che l’artista vorrebbe detonatore di uno slancio vitale e gioioso verso un futuro tutto da inventare.
La viva voce di Gaber guida il lettore in un lungo e appassionante viaggio, ricostruito attraverso lo sterminato archivio della Fondazione Giorgio Gaber dei cui tesori viene qui presentata per la prima volta una corposa sintesi, con trascrizioni di materiali audio e video, interviste, manoscritti e testi spesso inediti, memorabilia, rare copertine di dischi e una messe di immagini tratte anche dagli archivi dei fotografi che più da vicino hanno seguito l’artista. Una cronologia dettagliata e una discografia completano questo volume facendone un prezioso riferimento per chiunque voglia addentrarsi nel pensiero gaberiano. Come direbbe Gaber: "C’è roba".
Guido Harari fotografo e giornalista musicale, ha firmato numerose copertine di dischi per artisti italiani e internazionali, da Claudio Baglioni a Vinicio Capossela, Paolo Conte, Pino Daniele, Gianna Nannini, Luciano Pavarotti, Vasco Rossi, Kate Bush, Bob Dylan, Paul McCartney, Lou Reed e Frank Zappa. È stato per vent’anni uno dei fotografi personali di Fabrizio De André, alla cui figura e opera ha dedicato tre libri a loro modo definitivi – "Fabrizio De André. E poi, il futuro" (Mondadori 2001), "Fabrizio De André. Una goccia di splendore" (Rizzoli 2007), "Fabrizio De André & PFM. Evaporati in una nuvola rock" (con Franz Di Cioccio, Chiarelettere 2008) – e una mostra personale, "Sguardi randagi". Harari è anche uno dei curatori della grande mostra multimediale dedicata al cantautore e allestita a Palazzo Ducale, Genova. Tra i suoi libri più recenti, "The Beat Goes On" (con Fernanda Pivano, Mondadori 2004), "Vasco!" (Edel 2006), "Wall Of Sound" (HRR Edizioni 2007), "Mia Martini. L’ultima occasione per vivere" (con Menico Caroli, Tea 2009) e "Chia. I guerrieri in San Domenico" (HRR Edizioni 2010).
Il volume raccoglie i contributi presentati nel corso del Convegno internazionale dal titolo "Institutions, society and markets: towards a new international bilance", organizzato dalla Fondazione "Centesimus Annus - Pro Pontefice" e tenutosi il 4 e 5 maggio 2012 presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che ha affrontato un tema particolarmente discusso dalla dottrina sociale della Chiesa, vale a dire i rapporti tra stato, società ed economia. Gli scritti qui raccolti mostrano come, per comprendere l'odierna crisi socio-economica, sia necessario allontanarsi da una visione strettamente economica e affrontare così il problema collocandosi nel contesto più ampio dei rapporti tra istituzioni, società ed economia. Il lavoro si inserisce nella collana "Fondazione Centesimus Annus Pro Pontefice" ed è rivolto a tutti gli imprenditori e i dirigenti cristiani, ma anche alle famiglie e agli studenti delle facoltà economiche.
Attrice, scrittrice, pioniera del fitness, Jane Fonda insegna a dare e ad avere il meglio in tutte le fasi della propria vita e in tutti i suoi aspetti: amore, sesso, alimentazione, forma fisica, autostima, spiritualità e relazioni sociali. Raccontando episodi tratti dalla sua vita e presentando i risultati delle più recenti ricerche scientifiche, Jane Fonda dimostra che l'età da sempre considerata "critica" - gli anni fra i 45 e i 50 e poi dai 60 in avanti - sia in realtà la fase della vita in cui possiamo realmente mostrare il nostro io più energico e autentico, aperto all'amore e agli altri. Attraverso la descrizione di 11 ingredienti fondamentali per vivere, Jane Fonda invita a vivere una vita più ricca di significato, più piena, più in armonia con il nostro corpo, la nostra mente, il nostro spirito, i nostri amici... Con due semplici ma illuminanti metafore, descrive due visioni radicalmente diverse della vita: da una parte l'arco, in cui immaginiamo la nostra vita protesa verso un culmine e poi in continua discesa; dall'altra la scala, in cui ogni gradino rappresenta un guadagno per se stessi. In questo libro troveremo consigli per mantenerci nella migliore forma fisica, per seguire un'alimentazione corretta, per imparare sempre nuove cose che ci mantengono giovani con la mente e con lo spirito. Le persone sono molto più felici nella seconda parte della loro vita di quanto non riescano ad essere prima, parola di Jane Fonda!
Fin dagli esordi, la psicoanalisi ha fornito un contributo fondamentale alla psicologia evolutiva, indagando la dinamica del rapporto madre-bambino. Gli autori passano in rassegna le più importanti teorie psicoanalitiche, da Freud ai più recenti studi sull'attaccamento e sulla funzione riflessiva. Il libro costituisce così un aggiornato manuale, corredato da una ricchissima bibliografia, ma anche l'occasione di ripensare al ruolo che il paradigma psicoanalitico può continuare a svolgere nella riflessione teorica e nella pratica clinica di psichiatri, psicologi e psicoterapeuti.

