
Dio è uno nonostante sia trino oppure Dio è uno proprio perché è trino? Il libro risponde a questa domanda, ripercorrendo i momenti salienti dello sviluppo del pensiero trinitario. Chiave della risposta è il valore ontologico assegnato dalla teologia alla relazione, che permette di passare dal "nonostante" al "proprio". Questa breve introduzione al trattato su Dio cerca, così, di offrire un contributo a quell'approfondimento della metafisica delle relazioni interpersonali chiesta da Benedetto XVI nella "Caritas in veritate" (n. 53).
Questo breve lavoro sul mistero trinitario si pone sulla scia di quei trattati, di pensatori cristiani, che hanno voluto chiarire, attraverso gli esempi dell'amore umano, il mistero del Dio che si propone come Uno e Trino. Tenendo presente l'infinita distanza che intercorre tra Dio e la creatura umana, segnata dalla fragilità e dal peccato, è possibile scoprire un'analogia, tra la vita di Dio, che è comunione d'amore tra Persone, e la vita degli uomini che condividono e sono ispirati da questo amore. Mentre il punto di partenza per conoscere il mistero trinitario è la Rivelazione che Dio ha voluto donarci in Cristo: chi vede Cristo vede il Padre, ci ricorda l'Evangelista Giovanni (cfr. 14,9-10), i percorsi che portano ad approfondire tale mistero possono essere tanti: la via dell'analogia dell'amore è quello privilegiato in queste pagine.
Si tratta di riflessioni sull'amore umano che proiettano luce anche sull'esistenza amorosa di Dio. Riflessioni che sgorgano dalla meditazione, ma che non hanno la pretesa d'aggiunger niente al dogma trinitario, se non un chiarimento in più, memori dell'esortazione rivolta ai cristiani dall'Apostolo Pietro di dare ragione della speranza che è in noi (cfr. 1 Pt 3,15).
Dopo un'ampia introduzione, il testo è diviso in tre parti. La prima parte riflette su una proposta pastorale centrata sulla persona del giovane: a partire dalle sensibilità giovanili attuali, si suggerisce l'ottica pastorale del giovane al centro e si pensano l'obiettivo e gli itinerari della pastorale dei giovani. La seconda parte mette a fuoco le condizioni ecclesiali, ponendo l'accento sul senso dell'accoglienza dei giovani e sulle principali risorse che la Chiesa mette in campo con i giovani. La terza parte suggerisce la grammatica di una spiritualità fedele alla verità dell'esperienza e alla Rivelazione cristiana e si riflette sul significato della Sacra Scrittura e dell'esperienza liturgica per la crescita uma-na e cristiana dei giovani.
"L'immagine biblica dell'arca è il filo rosso scelto da Jean-Louis Chrétien per offrirci una ricca e articolata analisi del fenomeno della parola umana. Come l'arca costruita dal patriarca Noè accolse (...) uomini e animali al tempo del diluvio, così avviene con la parola (...). Con la parola, come in un'arca, noi possiamo accogliere cose, uomini e animali, riconoscendoli nella loro natura e facendoci carico della loro custodia e manifestazione. Ma (...) anche noi siamo da sempre ospitati dalla trama delle parole che ci sono state rivolte e in cui ci troviamo a vivere (...). Quest'opera ci presenta una fenomenologia della parola umana in se stessa compiuta, una nuova e felice sintesi di grande capacità 'rivelativa', che ci aiuta a meglio 'vedere' e 'sperimentare' quel fenomeno della parola, di ricchezza inesauribile, in cui viviamo e di cui viviamo." (Dalla Prefazione di Giovanni Ferretti.)
Come avviene che una persona trovi la logica necessaria della sua vita, pur in mezzo ad una così grande presenza di casualità nelle vicissitudini umane? E sarà possibile concepire tutto questo in chiave teologica quale evento riflettuto tra la sfera e la mente divina e l'intelligenza e la vita umana? Il presente studio, interloquendo con alcune grandi figure della teologia (da Anselmo d'Aosta a Eberhard Jüngel), rinviene nella dialettica fra necessità e più-che-necessario la metodica imprescindibile del destino umano, del mistero cristiano e del pensiero teologico.
La teologia morale nasce, come materia autonoma, all'inizio del Seicento per istruire i confessori sui singoli casi di coscienza. Nello scontro tra lassisti e rigoristi sulla soluzione dei casi dubbi emerge la figura di Juan Caramuel, passato alla storia come il "principe dei lassisti". Lo scopo di questo lavoro è quello di superare il linguaggio provocatorio di Caramuel per cogliere il suo sforzo di creare una teologia morale che sappia giudicare le nuove situazioni che si erano create nella società del tempo.
Nell’esortazione apostolicaVerbum Domini (2010),a proposito del legame tra la Sacra Scrittura e il sacramento della riconciliazione, Benedetto XVI scrive: «Affinché si approfondisca la forza riconciliatrice della Parola di Dio si raccomanda che il singolo penitente si prepari alla confessione meditando un brano adatto della Sacra Scrittura».
L’invito è raccolto da questo volume, che presenta brani evangelici che hanno un legame immediato con le tematiche intrinseche al sacramento della riconciliazione: conversione, richiesta di perdono, confessione, riconciliazione.
L’autore li ha corredati di un commento spirituale per aiutare il lettore a entrare in contatto con i protagonisti e soprattutto con Gesù Cristo, il Verbo di Dio che chiama alla conversione (Parte prima), che invita a chiedergli perdono (Parte seconda), che perdona i peccatori (Parte terza), che prende su di sé il peccato e lo espia nella sua passione e morte (Parte quarta), che conferisce la potestà di perdonare i peccati a Pietro e agli apostoli e ai loro successori (Parte quinta), che ci dà un esempio di come può essere il dialogo di salvezza del sacramento della confessione in alcuni memorabili episodi del Vangelo (Parte sesta). Chiudono il volume alcuni testi che favoriscono un esame di coscienza ampio e aggiornato a tematiche attuali (Parte settima).
Punti forti
Prefazione del card. Julián Herranz. Il volume contiene alcune linee-guida per effettuare l’esame di coscienza a partire «da quei brani del Vangelo che si pongono come promesse di felicità, di gioia, di beatitudine, di benedizione. Quindi non solo dalle Beatitudini del Vangelo di Matteo».
Destinatari
Adatto a chiunque desideri prepararsi alla confessione meditando il Vangelo, il volume può essere utilizzato anche in occasione di un ritiro spirituale, di un pellegrinaggio, di una celebrazione penitenziale, di una Giornata Mondiale della Gioventù (oltre, ovviamente, che nel periodo quaresimale).
Autore
Andrea Mardegan, milanese, laureato in lettere moderne e in teologia, è stato ordinato sacerdote nel 1984. Si è dedicato prevalentemente alla pastorale scolastica e universitaria, e al ministero della confessione e della direzione spirituale. Attualmente è cappellano del collegio universitario Torriana di Milano. Autore di articoli di spiritualità, con Paoline Editoriale Libri ha pubblicato: Contemplare Cristo con gli occhi di Maria. I misteri del Rosario meditati (20103), Ho desiderato ardentemente. Incontrare Cristo nell’Eucaristia (2005). Ha inoltre curato l’antologia Josemaría Escrivá. Una libertà da vivere (2004) e, con Roberto Balletta, il libro di autori vari La Chiesa nella società secolarizzata. Proposte pastorali (2009).
Il '900 ha conosciuto una vigorosa e imprevista rinascita d'interesse per la Trinità. Da qui l'intento del saggio: rivisitare il lascito della tradizione cristiana nella consapevolezza che il volto trinitario di Dio non è un accessorio secondario del credo cristiano ma il suo orizzonte di verità ultimo e risolutivo. Dopo un'introduzione di carattere metodologico, la riflessione si sofferma sulla promessa veterotestamentaria, si concentra sulla pienezza dei tempi nell'evento di Gesù Cristo e si ripercorrono alcune figure significative della Tradizione cristiana e della storia del pensiero.
«Da tempo la cultura si è distaccata dall’orizzonte delle riflessioni e delle intuizioni radicate nei percorsi filosofici profondi, stimolanti e a volte provocatori che, per Hegel, rappresentavano la «coscienza del proprio tempo». Sembra che il dramma della filosofia contemporanea consista proprio nella perdita della sua vocazione alta, che riassume in sé e condensa le interrogazioni, le aspirazioni, le questioni che costantemente si pone l’uomo nelle diverse epoche storiche, confrontandosi anche con le grandi elaborazioni teologiche... Indubbiamente una di tali questioni riguarda l’“annuncio” del messaggio evangelico e le difficoltà che l’uomo incontra per la sua comprensione. La funzione dell’ermeneutica veritativa in teologia fondamentale di Ireneusz Wojciech Korzeniowski costituisce un tentativo di recupero di questa dimensione smarrita, “coscienziale” della filosofia, intesa come arte nobile del pensare critico. Si tratta della sfida di ritrovare l’orizzonte perduto della verità, considerata ormai la grande assente della cultura contemporanea con evidenti, gravi conseguenze per lo stesso annuncio evangelico e per la fondazione epistemologica del sapere teologico... Questo impegno di vari illustri pensatori necessita ora sia di una nuova lettura sia di un ampliamento, affinché la teologia possa riaffermare il suo carattere vivo e stimolante, senza perdere il compito fondamentale di ricercare la verità nella sua dimensione trascendente. Ecco perché il contributo di Ireneusz Korzeniowski si presenta come un interessante tentativo di indagine interdisciplinare. In esso, tramite la mediazione dell’ermeneutica veritativa, si compie la possibilità di un incontro tra teologia e filosofia, riannodando i loro rapporti come suggeriva la Fides et ratio. Si mostra, così, la via per una nuova fondazione della “credibilità” della Rivelazione nell’odierno contesto culturale».
S.E. Gianfranco Card. Ravasi
Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura
«...l’attuale rapporto tra fede e ragione richiede un attento sforzo di discernimento, perché sia la ragione che la fede si sono impoverite e sono divenute deboli l’una di fronte al-l’altra. La ragione, priva dell’apporto della Rivelazione, ha percorso sentieri laterali che rischiano di fare perdere di vista la sua meta finale. La fede, priva della ragione, ha sottolineato il sentimento e l’esperienza, correndo il rischio di non essere più una proposta universale. È illusorio pensare che la fede, dinanzi a una ragione debole, abbia maggior incisività; essa, al contrario, cade nel grave pericolo di essere ridotta a mito o superstizione. Alla stessa stregua, una ragione che non abbia dinanzi una fede adulta non è provocata a puntare lo sguardo sulla novità e radicalità dell’essere» (FR n. 48).
Uno studio come il presente, potrebbe aiutare a ricomporre una visione unitaria per consentire un rinnovato rapporto tra fede e ragione. Esso è tanto più urgente quanto più cresce e si impone una forma di scienza che individua la verità solo per via sperimentale. Proprio questa provocazione che evidenzia il limite, dovrebbe aiutare filosofia e teologia a ritrovare un cammino comune dopo i “sentieri interrotti” e a restituire la passione per la verità e il desiderio di ricerca ancora una volta trovata.
S. E. Rev.ma Mons. Rino Fisichella
Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione
La formulazione del tema sviluppato in queste pagine dipende dal testo di Giovanni che propone il dialogo di Gesù con Nicodemo. La necessità di rinascere, in quel caso, è prospettata come la condizione preliminare per poter vedere il regno di Dio. Stando alla lettera di Gv 3, la nuova nascita dallo Spirito appare come univocamente alternativa rispetto alla prima, definitiva come nascita dalla carne, e pertanto connotata in senso negativo.
In realtà, nella precisa prospettiva della fede cristiana è facile prevedere che la nuova nascita, richiesta per vedere il regno di Dio, debba essere concepita in un rapporto non soltanto alternativo rispetto alla prima, piuttosto in un rapporto di ripresa nei confronti di quella.
La seconda nascita deve riprendere la prima e portarne alla luce la verità latente, che è appunto la verità dello Spirito.
La relazione tra vita cristiana e salvezza è abbastanza scontata. È forse possibile vivere, semplicemente, senza una tale prospettiva' Nella Bibbia coesistono varie teologie della salvezza. Una prima differenza si potrebbe fare tra l'Antico e il Nuovo Testamento. Dentro i due stessi contesti si possono incontrare tanti tipi di salvezza, quante sono le culture teologiche dentro le quali essi si sviluppano. La presente ricerca è una indagine sui concetti di vita e di salvezza nella Bibbia. In entrambe le alleanze, Dio è sorgente primordiale di vita e roccia di salvezza. Per il Nuovo Testamento, tuttavia, è in Cristo che l'uomo riceve sia la vita sia la salvezza. Questa, in fondo, si riduce a un unico atto di Dio, anzi, a una persona, Cristo Gesù, che chiede di essere accolta nella fede, vissuta nell'amore, attesa nella speranza. Il testo è scaturito dal corso: "Vita cristiana in prospettiva soteriologia", tenuto in vari semestri al Pontificio Istituto Pastorale dell'Università Lateranense.
Come essere missionari oggi? Come evangelizzare? Perché? Che cosa significa evangelizzare, dove si deve agire, come e chi deve farlo? Come parlare di Dio all'uomo di oggi che, molto spesso, si sente realizzato senza Dio? L'autore, apostolo della Nuova Evangelizzazione, affronta alcune di queste domande in pagine che mirano a destare in ogni cristiano un nuovo spirito missionario, che non è riservato a gruppi di "specialisti", ma deve essere vissuto come un impegno quotidiano delle comunità e dei gruppi di cristiani.

