
Contenuto
Seguendo il percorso della fase finale della vita e l’intreccio delle relazioni che si creano — con i professionisti della cura, con le strutture sociali e nell’ambito dell’intimità familiare — il libro vuol favorire la consapevolezza. E aiutare a prendere le decisioni più responsabili. La spiritualità invocata per l’ultimo tratto di strada non è altro che lo stare sulla Terra senza mai smettere di alzarci sulla punta dei piedi. Dall’inizio alla fine. In vita e in morte, intrinsecamente legate. Equivale a cercare la vita, una vita in pienezza, anche quando giunge al termine. Una morte di questo genere non ci viene regalata: equivale al lavoro che è la vita stessa. È questo il compito della spiritualità: dentro e fuori l’orizzonte religioso; in una morte intesa come compimento nell’aldiquà o come ingresso nell’aldilà.
Destinatari
* familiari e amici di malati terminali * professionisti della cura * volontari e formatori nel campo del fine-vita
Autore
Sandro SPINSANTI, laureato in teologia e in psicologia, è esperto di bioetica, e ha insegnato etica medica presso la facoltà di medicina dell’Università Cattolica di Roma e bioetica all’Università di Firenze. Fondatore e direttore dell’Istituto Giano per le Medical Humanities. Tra le sue recenti pubblicazioni segnaliamo: La cura con parole oneste (2019), La medicina salvata dalla conversazione (2018), Morire in braccio alle Grazie (2017).
Tra il 1219 e il 1220, da un capo all'altro di un Mediterraneo che ancora sembra unire più che dividere, tra Italia, Portogallo e Marocco, le vicende di alcuni uomini e donne stavano indelebilmente per sovrapporsi: il manipolo dei cosiddetti cinque protomartiri francescani (Berardo, Pietro, Ottone, Accursio e Adiuto), un canonico agostiniano portoghese di nome Fernando, destinato alla fama con il nome francescano di Antonio di Padova, e lo stesso san Francesco d'Assisi. Il libro racconta, approfondendone vari aspetti, di questa storia, attraverso il contributo di vari autori.
Ascolto attivo: che cosa significa? Da dove viene questa espressione? Che cosa lo specifica rispetto all'ascolto comunemente inteso? C'è qualche relazione tra l'ascolto attivo e il religioso ascolto di cui parla "Dei Verbum"? L'ascolto attivo ha un ruolo nella vita di fede? E quale posto occupa nella riflessione e nella pratica pastorale? Intorno a tali domande si sviluppa la ricerca presentata in questo libro.
Introduzione di mons. Michel Aupetit, arcivescovo di Parigi
Illustrazioni di Guézou
Edizione italiana a cura di Roberto Laurita
Una guida teorica e pratica, destinata non solo al clero, ma a tutti coloro che intervengono attivamente nelle celebrazioni e nella trasmissione della fede (lettori, catechisti, animatori…), per aiutarli a migliorare il proprio servizio.
Descrizione
Questa guida è destinata ai predicatori, ai preti, ai diaconi e ai seminaristi che devono parlare in pubblico, ma anche ai laici che hanno il compito di accompagnare liturgie della Parola ed esequie, battesimi e matrimoni… Sarà di aiuto anche ai lettori liturgici e a tutti i cristiani chiamati a prendere la parola davanti a un uditorio, piccolo o grande che sia.
Le attese sono immense e i carismi disuguali. La santità e le buone intenzioni, la volontà di trasmettere il messaggio della fede, le conoscenze bibliche o teologiche acquisite, da sole non bastano. In effetti, il tono di voce e il nostro linguaggio “non-verbale” possono attirare a Cristo e alla Chiesa, ma anche allontanare. Tutti, comunque, possono progredire, se sono disposti ad esercitarsi, seguendo un metodo e dei consigli adeguati.
Nato dalla pratica, il testo propone trenta esercizi per migliorare la comunicazione orale. L’obiettivo è chiaro: prepararsi più facilmente, acquisire sicurezza, avere una maggiore possibilità di toccare le menti e i cuori, e far crescere negli uditori il desiderio di ascoltare, di comprendere e di ricordare.
In breve
Trattare delle virtù è trattare delle qualità della coscienza e della esistenza personale, ma insieme anche della vita sociale e di una solidarietà ben riuscita. Dove c’è vera virtù, lì ci sono anche relazioni sane, giuste e felici.
Descrizione
La virtù è una competenza, profonda e beatificante, che garantisce pienezza e senso alla nostra vita, alla nostra convivenza e anche alla nostra morte. Questa è l’istanza che il libro di Bernhard Häring vuole illustrare. Trattare della virtù è trattare della qualità della coscienza, ma insieme della convivenza e solidarietà ben riuscite delle coscienze. Dove c’è la vera virtù, lì ci sono anche relazioni sane, giuste e felici, con gli altri e con l’intero creato.
«Dietro il progetto qui proposto, quello cioè della competenza mediante la virtù», scrive il grande moralista, «si nasconde il cambiamento paradigmatico da un’etica unilaterale dell’obbedienza a un’etica accentuata della responsabilità: in queste pagine dichiaro guerra alla sete di controllo e a quanti puntano sul conformismo».
Ecco dunque il ritorno al discorso etico della virtù, per un programma di vita ben riuscita e per un cristianesimo maturo.
Rowan Williams, già docente di teologia a Cambridge e Oxford, già arcivescovo di Canterbury, porta alla luce in questo studio le connessioni cruciali fra la cristologia e la dottrina della creazione, proponendo una visione cosmica del Cristo. E svela, allo stesso tempo, il modus operandi tipico del linguaggio ecclesiale, consentendo di comprendere meglio perché sia credibile.
Descrizione
«Quello che cerco di fare in questo libro è di portare alla luce un aspetto cruciale del modo di operare del linguaggio della chiesa relativo a Gesù. Se noi avessimo un po’ più chiaro come opera questo linguaggio, potremmo comprendere meglio perché è credibile».
Il teologo Rowan Williams muove qui alla scoperta delle connessioni fra la cristologia e la dottrina della creazione, proponendo una visione cosmica del Cristo. Nel contempo, egli porta alla luce il modus operandi tipico del linguaggio ecclesiale, consentendo di comprendere meglio perché sia credibile.
In particolare, in questo studio di ampio respiro, egli sostiene una tesi decisiva: ciò che la chiesa dice di Gesù Cristo è la chiave per comprendere ciò che la fede cristiana dice del Creatore e della creazione, della relazione cioè che la fede cristiana dice del Creatore e della creazione, della relazione cioè tra il finito e l’infinito. Analizzando in maniera dettagliata un insieme di testi che vanno dai primi secoli a oggi, e che appartengono alla tradizione sia occidentale che orientale, si svelano i modi vari e indefinibili in cui i cristiani hanno scoperto, nelle loro riflessioni su Cristo, la possibilità di un approccio profondamente positivo alla creazione. Ed emerge una serie di intuizioni radicali su temi fondamentali per la fede cristiana, oltre che sull’etica e sulla politica. «Il linguaggio della dottrina ha senso non tanto come spiegazione delle cose, quanto piuttosto come ambientazione credibile per l’azione e l’immaginazione: offre un mondo in cui vivere».
Quale percezione abbiamo del mistero che viviamo nell'Eucarestia domenicale? L'Eucarestia è il vero gesto rivoluzionario che Gesù ha compiuto e lasciato alla sua Chiesa. In essa Egli ci mostra il volto di un Dio paradossale, la cui qualità non è l'onnipotenza, ma l'amore. Questo libro è una riflessione sul senso della celebrazione eucaristica, un aiuto a far scaturire e rimbalzare questo dono immenso attraverso una verifica da condurre con l'aiuto di domande a cui rispondere alla fine di ogni capitolo.
Secondo la fede cristiana, Dio è Amore: ma come è possibile crederci davanti al dolore del mondo?
Una frase del Vangelo, pronunciata da Gesù poco prima di morire, “Dio mio.
Dio mio, perché mi hai abbandonato?” e lo spunto e il viatico di Coriasco per leggere, da un’originale prospettiva agnostica, il grande mistero di Dio € uno dei passaggi nevralgici del Cristianesimo.
A mezza via tra il saggio teo-filosofico,il pastiche e il racconto autobiografico, nelle pagine s'incrociano il sacro e il profano, la mistica e la cronaca, virgolettati autorevoli e le digressioni spicciole dell’autore, un agnostico travagliato, anomalo, bisognoso d interrogare e d’interrogarsi. Temi altissimi e talvolta complessi, ma offerti al lettore — credente o meno che sia — con un approccio diverso da quello dei trattati teologici e con uno stile sempre divulgativo e leggero: alla ricerca ci nuove ipotesi di dialogo e di fraternità credenti e non credenti: le stesse suggerite all'autore dalle sue personali frequentazioni con Chiara Lubich e la beata Chiara Badano.
Il risultato è un’indagine appassionata e stimolante sui rapporti tra fede e ragione, religiosità e ateismo, storia e teologia: un viaggio nell’intimo di citazioni - dai Padri della Chiesa a Papa Francesco, da Pascal a Simone Weil, da Einstein a Charlie Brown - , alla ricerca di un senso meno effimero del vivere e di nuove risposte alle eterne domande umane: “Chi siamo, da dove veniamo, e dove stiamo andando?”.
La teologia di cui qui si parla è la teologia cattolica: ovvero lo studio del mistero di Dio che trae la sua originaria e originale ispirazione da quel rabbino itinerante che è stato Gesù di Nazareth. Ebbene, proprio da lui la teologia parte e riparte, ogni volta, lungo la storia. Per questo, quando è altezza della sua missione, la teologia intrattiene profondi rapporti con le dinamiche della cultura al cui interno essa si realizza, apprendendone la “lingua”. solo così potrà parlare “di Gesù” e “a partire da Gesù” agli uomini e alle donne che ha concretamente davanti. Ed è stato proprio questo il gigantesco lavoro di mente e di cuore realizzato da teologi come origene, Agostino, Anselmo, Tommaso, Newman, de Lubac, Rahner, von Balthasar, Ratzinger, Kasper, Sequestri, Salmann, Theobald, per citare solo alcuni dei teologi più importanti presentati nel volume. Il saggio intende quindi illustrare la struttura che governa collaborazione del sapere teologico e tratteggiare i modi in cui esso, nel corso dei secoli, abbia saputo declinarsi in sapiente consonanza con il cambiare dei tempi e soprattutto con la mutazione dei desideri profondi degli uomini e delle donne appartenenti alle differenti generazioni che dall’inizio dell'era cristiana abitano la terra. Ed è così che, alla fine del breve ma inteso viaggio che queste pagine propongono, anche il lettore potrà dire: «evviva la teologia!».
L’autore affronta il tema della fragilità in chiave biblica, da genesi ad apocalisse, passando per i salmi e Paolo. La riflessione sfocia in un invito a riappropriarsi del senso della fragilità della vita, senza la quale non ci sarebbe nemmeno la libertà umana. Questa fragilità, che tanto infastidisce in quanto Tange continuamente tutti con aspetti di vario genere, sia umani che cosmici, in realtà è la con di ti o sine qua non per vivere un’esperienza di libertà, dove non si è automi, predeterminati solo a fare il bene, ma soggetti che, nell’ambito della storia, possono scegliere di vivere con creatività, con sentimento, con fantasia. Pensato e composto prima della diffusione del coronavirus, aiuta a individuare percorsi di salvezza anche in mezzo a situazioni negative.
Evagrio non è solo un autore difficile, ma è anche, soprattutto quando si tratta della sua teologia nell’accezione in cui egli stesso intende questo termine, cioè nel senso di una teologia mistica, un autore di una profondità immensa. Per quanto riguarda il commento spirituale del trattato, ossia un commento che cerca di interpretare Evagrío tramite Evagrío, navighiamo sempre in alto mare senza intravedere ancora la terraferma. Ognuno dei 153 “capitoli” del trattato è paragonabile ad una pietra estremamente preziosa con molteplici sfaccettature. L’apparente semplicità di alcuni capitoli è ingannevole. Per il lettore più esigente ogni capitolo si rivela così come un piccolo capolavoro da meditarsi a sé, il cui significato completo, però, si dischiude solo nel suo contesto. In fondo si dovrebbe pesare ogni parola, giacche’ nessuna di esse è lasciata cadere per caso e spesso sono proprio quelle parole, sulle quali si è sorvolato con leggerezza, a contenere la chiave – o per lo meno una chiave – capace di aprire alla comprensione del testo. Se, dopo aver compiuto il lavoro, si fa un passo indietro e ci si rende conto di non aver capito nulla, malgrado l’attenzione dedicata anche al più piccolo dettaglio, si viene presi dal dubbiose si riuscirà mai ad afferrare e comprendere in profondità l’opera nel suo insieme e in ogni suo dettaglio. P. Gabriele Bunge, in questo volume schiude i segreti del testo e ci conduce per mano svelandoci un poco il mistero del cuore di Evagrio.
Ci sono momenti in cui ci troviamo costretti a camminare per strade buie e siamo così stanchi da non riuscire a vedere davanti a noi un orizzonte, un indizio, qualcosa che possa aiutarci. La vita ci pone spesso davanti a difficoltà che paiono insormontabili, a livello personale, familiare o collettivo, e quando si presentano siamo principianti impacciati, mai preparati in modo adeguato. La recente pandemia che abbiamo dovuto affrontare rappresenta un esempio drammatico, ha infranto d'un colpo le nostre certezze e ci ha fatto scoprire improvvisamente vulnerabili. Eppure, come scrive don Luigi Maria Epicoco, "Assumerci la responsabilità della nostra vita, anche quando essa non ci ha domandato il permesso, è ciò che trasforma l'esperienza dell'essere vittima in opportunità di tornare a essere protagonisti". Ecco quindi che le riflessioni semplici, chiare e di immediata lettura che compongono questo volume ribaltano la prospettiva, aprono squarci, ci consentono di mettere a fuoco il lascito positivo di ogni momento doloroso. Perché se è vero che ogni passaggio ci consegna tante domande e ci segna incisivamente, è anche vero che c'è sempre una Verità in fondo per cui vale la pena vivere.

