
Il saggio mostra uno scenario dove risulta chiaro che la società medievale, a partire dal monachesimo di S. Benedetto e proseguendo con l'analisi della Scuola francescana, racchiude in sé il cuore del rapporto tra etica, mercato ed economia. Nel libro il lettore troverà incarnati questi principi, che servono non per promuovere un ritorno nostalgico al passato, ma una nuova agorà per guardare all'avvenire, tenendo presenti i valori antropologici che provengono dal pensiero francescano e che si trovano in sintonia con le aspirazioni dell'uomo contemporaneo.
Il gesto del dono è antico quanto l'umanità. Sul piano culturale la sua valorizzazione semiologia è stata lenta e difficile. Il celebre Saggio sul dono (Essai sur le don. Forme et rasino de l'echange dans le societes arcaiques) di Marcel Mauss, apparso nel 1923 - 1924, segnava l'avvento di una svolta antropologica del 'donare' quale paradigma di interazione tra individui e comunità. Grazie poi ai contributi di Emanuel Levinas, Jacques Derrida e Jean Luc Marion, anche in filosofia si realizzava una sorta di Svolta che si è riflessa nelle variazioni delle scienze etiche ed economiche.
Solo timidamente la teologia cristiana si è lasciata coinvolgere dalla riscoperta delle tematiche connesse con il gesto della liberalità. Aperture si sono registrare anche nell'ambito cristiano, un tentativo di lettura continua e globale rimaneva ancora da fare. Questo libro intende colmare questa lacuna.
L'autore dialoga con giovani interlocutori sulla fede cristiana, l'adesione alla quale non è data per scontata come sarebbe stato per le generazioni precedenti. Innanzitutto, perché interessarsi alle questioni religiose che confliggono con la verità scientifica? La realtà del male non si concilia con la Provvidenza, l'immagine tradizionale di Dio non favorisce il nostro rapporto con lui e i precetti evangelici appaiono un'utopia. Come si può credere che a ogni uomo si offra la prospettiva di un'altra vita, di una vita eterna? La fede cristiana può essere riscoperta quale bene prezioso e irrinunciabile proprio affrontando i dubbi ricorrenti, oggi ancora più radicali. Dubbi che non devono essere accantonati, ma accolti e affrontati, nella convinzione che, come sosteneva papa Francesco, «i giovani possono essere riconquistati alla fede solo per attrazione».
L'immagine della tavola del carpentiere è al centro di questo libro: attorno ad essa prende forma il nostro modo di vivere, pregare e agire quale chiesa di Cristo. Alla sua tavola ospitale intuiamo come potrebbe essere vivere e camminare per una via spaziosa e luminosa, aperta e tollerante, fiduciosa e vibrante di speranza per il mondo che Dio ama. Prendendo in considerazione una grande varietà di tradizioni e modi di vivere la fede, l'autore pone la questione di quali debbano essere i principi e i tratti caratteristici della prassi cristiana. La riflessione si sviluppa attraverso quattro verbi - incontrare, bere, vegliare, tendere - che possono plasmare il volto di una chiesa accogliente.
Dinamica e complessa, la teologia di Lutero non è concepita a priori come un sistema ma nasce da testi di natura, occasione e spirito molto diversi quali lezioni, prediche, scritti polemici, lettere di conforto, discorsi conviviali, introduzioni ai libri biblici, poesie e inni.
Oswald Bayer si propone qui di esporla in forma organica e strutturata.
Le Lettere circolari ai Salesiani di don Filippo Rinaldi (1856-1931), Rettor Maggiore dal 1922 al 1931 e III successore di don Bosco, sono raccolte in quest’opera unica, per cogliere la paternità del beato e l’originalità dell’attualizzazione del sistema preventivo, connessa tradizionalmente allo spirito salesiano di don Bosco, ma anche flessibile alle nuove sfidanti esigenze della modernità. Don Rinaldi viene eletto alla guida della Congregazione al seguito di don Albera dopo aver praticato il servizio di Prefetto generale per più di vent’anni.
Queste lettere sono «un monumento di saggezza e di ascetica salesiana; riscossero approvazioni ed elogi nel mondo dei confratelli, e suscitarono tensioni spirituali ed apostoliche, e risoluzioni di santità. Lo stile è piano e discorsivo, come quello di Don Bosco; la forma, semplice e senza orpelli di ingombrante cultura; la dottrina chiara e sicura. Il Rettor Maggiore fornisce notizie di famiglia, commemora e commenta avvenimenti e ricorrenze, e soprattutto anima e sprona alla pietà e alla perfezione» (Castano).
Marco Bay SDB, attualmente collabora con la Segreteria generale presso la Sede Centrale e ha pubblicato altre opere compilative per la editrice LAS con riferimento a don P. Chávez Villanueva, don J.E. Vecchi e don R. Ziggiotti.
IL LIBRO
La lettura del Trattato di ateologia di Michel Onfray ha fatto nascere nella mia mente una domanda: siamo tornati ai tempi delle catacombe, quando i cristiani vivevano nascosti come cani? Siamo tornati a quel periodo della storia di Roma in cui eravamo i capri espiatori per tutti i problemi? Sembra proprio che viviamo in un’epoca in cui il vero ha ceduto il passo alla propaganda piena di odio, sempre più diffusa, che pretende di essere rispettabile e che aspira addirittura a una legittimità storica. Il tempo delle nuove catacombe è quello che spaccia per «verità» argomenti non verificati, non provati, ma che assumono la forma del «vero» grazie a una presunta evidenza incontestabile. Infatti, come si può contestare ciò che ha la pretesa di essere evidentemente «vero»? Non sembra possibile opporre argomenti scientifici alla forza di una «verità» che diviene evidente semplicemente dichiarando che è il «vero». Il ragionamento di chi attacca le religioni è in realtà un postulato, si sostituisce alla conoscenza dei concetti e degli argomenti attaccati, di modo che l’offensiva non viene condotta contro le ragioni delle persone e delle religioni incriminate, ma contro l’immagine fantastica che l’autore degli attacchi si è fatto di esse. Cosa ne è stato dell’equilibrio? Dov’è finito lo spirito critico? Dov’è la filosofia? Dov’è la capacità dell’intellettuale di formulare tesi verificabili e legittime, tenendo conto anche di argomenti che non vanno necessariamente nella stessa direzione? Il «minestrone» Onfray è talmente indigesto...
L'AUTORE
Matthieu Baumier è nato nel 1968. Saggista e romanziere, è autore di numerose opere, fra cui Le manuscrit Louise B, Les bibliothèques endormies e Les apôtres du néant. Dirige la rivista letteraria «La Sœur de l’Ange».
RECENSIONI
AliceLibri, Virgilio News (lancio Apcom), 19 aprile 2006
«Alla fine hanno sbottato anche i cristiani francesi ed è partito il contrattacco. Dopo la pubblicazione del Trattato di ateologia di Michel Onfray, è finito il silenzio più o meno accondiscendente. Davanti a quello che è stato giudicato “un saggetto rozzo e sprezzante”, un manipolo di intellettuali, cattolici e laici, ha risposto per le rime. Ne è nato un dibattito sui giornali e un libro dal titolo inequivocabile: Antitrattato di ateologia. Lo ha scritto Matthieu Baumier, uno studioso non ancora quarantenne, nato nel fatidico ’68. Non è un tradizionalista reazionario, ma un cattolico di sinistra che ce l’ha con “l’individualismo politico ed edonista fondato sul primato del profitto materiale”. […] Il “Trattato di ateologia” esprime un tale livoroso disprezzo verso il cristianesimo da preoccupare, per la sua illiberalità, anche chi credente non è. […] Il merito del libro di Baumier non sta tanto nella confutazione puntuale degli argomenti dell’ateologia più rozza, che appaiono già di per loro e senza fare troppi sforzi ben poca cosa. Questo saggio è importante perché dice no, in modo organico, a semplificazioni e banalità culturali confezionate con l’arroganza di chi crede che le proprie tesi godano di un incontrastato consenso. Dopo tanti silenzi e troppi sì, anche in Francia cominciano ad arrivare i primi no.» Gabriella Mecucci, «Il Foglio», 30 marzo 2006 • «Polemico e pungente al punto giusto, l’antitrattato di Baumier è anche una testimonianza interessante su uno dei possibili modi di essere cristiani oggi. In un periodo in cui la religiosità sembra riguadagnare costantemente terreno è senza dubbio un elemento in più per capire la realtà contemporanea. Quali che siano le proprie convinzioni profonde.»
Ciò di cui l'uomo contemporaneo ha urgente bisogno è di "rientrare" nella creazione e di capire che non è un essere indipendente che possa ergersi sopra la distruzione di tutto il resto della natura: noi ci relazioniamo alle creature precisamente come co-creature, siamo cioè membri di una comunità interdipendente della creazione. Per l'autore questa è la prospettiva più saggia della Bibbia ed è anche coerente con la scienza ecologica contemporanea che ci ha spiegato le intricate interconnessioni da cui dipende la vita del pianeta.
Oggi la felicità la si può comprare: spuntano quasi ovunque consulenti psicologici che ci mostrano la strada per ottenerla e non mancano i corsi a pagamento che ci deliziano con la loro facile "cultura del benessere". Scienziato e maestro zen, il gesuita Bauberger parte dalla sua vasta esperienza e spiega perché è meglio non affannarsi a inseguire la felicità: solo evitando di pensare di accaparrarsela si va incontro a una vita più appagante, a una vita piena e realizzata. Bauberger biasima la vuota spiritualità dei centri benessere - la spiritualità dei manager - e parla di felicità e beatitudine vera. Nel fare questo, attinge alla sua conoscenza della spiritualità cristiana e dell'Estremo Oriente e alla sua pratica da insegnante di meditazione. Ne è nato un libro intelligente e affascinante che manda all'aria i soliti consigli sull'auto-realizzazione e delinea invece un percorso che scende in profondità. Bauberger ci mostra cosa c'è dietro la follia della felicità e perché il dubbio ci è molto più utile di qualsiasi contentezza artificiale.
Il volume, curato da tre importanti rappresentanti delle principali confessioni cristiane, quella ortodossa, quella cattolica romana e quella protestante valdese, presenta altrettanti possibili sguardi sull'esperienza della sinodalità ecclesiale. Le differenze nella riflessione teologica, negli ordinamenti giuridici, nella prassi fra le tre tradizioni, ma anche all'interno di ciascuna di esse, non devono però portare all'immobilità, alla rinuncia a credere e a sperare nell'unità. È attraverso la conoscenza reciproca e l'approfondimento della propria e dell'altrui tradizione, tramite la promozione di una "teologia interconfessionale" che si realizza infatti quello "scambio di doni" grazie al quale i cristiani si riconoscono uniti in Cristo dallo Spirito Santo, in cammino verso la piena comunione.
Teologi e teologhe si sono confrontati sulla dimensione sinodale della Chiesa e sulle pratiche ecclesiali di sinodalità. Il volume raccoglie i risultati di questa ricerca e presenta quali cambiamenti di mentalità sono necessari per camminare insieme, oggi, come discepoli-missionari.

