
"Amore senza misura. Disposto cioè a giocare in perdita per il bene del prossimo. Felice di pagare prezzi da capogiro pur di salvare una sola vita umana. Capace di raggiungere perfino il più indisponente nemico. Deciso a scavalcare le lusinghe della violenza, anche quando c'è da recuperare un sacrosanto diritto."
La lettera di indizione dell’anno sacerdotale, voluto da Benedetto XVI (2009-2010), ne indicava così la finalità: «Promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte e incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi».
A conclusione di quest’anno sacerdotale e soprattutto per cercare di coglierne i frutti e l’eredità, questo prezioso volumetto dell’Arcivescovo di Chieti-Vasto vuole essere un ulteriore contributo per riscoprire il grande dono per tutti che è la vocazione all’ordine sacro e offrire impulsi a chi lo ha ricevuto per viverlo con sempre nuovo entusiasmo, nella gioia impagabile della fedeltà a Dio e alla Chiesa.
Punti forti
Prezioso sussidio per approfondire e tenere viva l’eredità dell’anno sacerdotale, nonché suggestiva meditazione sul sacerdozio rivolta soprattutto ai giovani preti. La fama e l’importanza dell’Autore ne fanno un titolo che non passa inosservato.
Destinatari
Soprattutto sacerdoti.
L’autore
Bruno Forte, nato a Napoli nel 1949, sacerdote nel 1973, dottore in teologia nel 1974 e in filosofia nel 1977, è stato a lungo titolare della cattedra di teologia dogmatica nella Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale a Napoli. Ha trascorso lunghi periodi di ricerca a Tubinga e a Parigi e ha tenuto lezioni e conferenze in molte università europee e americane. Il 26 giugno 2004 papa Giovanni Paolo II lo ha nominato arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto. Delle sue opere (molte delle quali tradotte nelle più importanti lingue del mondo) la principale è la «Simbolica Ecclesiale», pubblicata dalle Edizioni San Paolo in otto volumi tra il 1981 e il 1986.
«... l'antologia di Buber resta il più bel breviario di mistica che io abbia mai letto. In una materia così difficile, Buber conserva lo sguardo preciso, quando si rifiuta di spiegare la mistica "dal punto di vista psicologico, fisiologico o patologico" ... Non vorrei proporre gradini o supremazie nella vita dello spirito, affermando che la mistica è la suprema attività spirituale dell'uomo. Lo è nel senso più semplice: non perché essa sia più nobile della filosofia o della letteratura o dell'arte - ma per il fatto che il mistico attraversa con violenza quasi demoniaca il territorio della filosofia e della letteratura, della religione, della morale e dell'estetica, lo lacera, lo spezza, ed esce al di sopra, in quel lago infinito dell'anima che egli solo conosce» (Pietro Citati).
Perché Dio permette il male e la sofferenza? Che cosa ci attende dopo la morte? Come conciliare la fede cristiana con la teoria evoluzionistica? Sono alcune delle tante domande, scomode e affascinanti al tempo stesso, che vengono spesso rivolte a monsignor Gianfranco Ravasi.
Il celebre biblista ne ha raccolte centocinquanta, offrendo a ciascuno di questi interrogativi, che accompagnano il cammino di credenti e non credenti, una risposta chiara e argomentata.
Affrontare con le corrette coordinate metodologiche i testi della tradizione giudaico-cristiana è la condizione imprescindibile per rispondere non solo alle domande più spinose e cruciali, ma anche a interrogativi insoliti e curiosi: Gesù ha mai riso? Sapeva leggere e scrivere? Quali lingue parlava?
Monsignor Ravasi guida il lettore nel mistero della vita e della fede, e tra le innumerevoli sfumature di quel capolavoro irripetibile che è la Bibbia.
Gianfranco Ravasi, consacrato arcivescovo da papa Benedetto XVI nel 2007, è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e delle Pontificie Commissioni per i Beni culturali della Chiesa e di Archeologia sacra.
Esperto biblista ed ebraista, è stato prefetto della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana di Milano e docente di Esegesi dell’Antico Testamento alla Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale. Collabora a “Il Sole-24 Ore”, “Avvenire”, “L’Osservatore Romano”. Conduce “Le frontiere
dello Spirito” in onda su Canale 5.
*************LA NOSTRA RECENSIONE************* (DI FRANCESCO BONOMO)
Nelle sue Etimologie, Isidoro di Siviglia distingue le domande in due generi, quelle finite e quelle infinite. L'una è detta causa e l'altra proposizione generale (Etym. II, 15). L'uomo nel corso della storia del pensiero continuamente si è posto domande che come cause posseggono un contesto definito in ogni suo aspetto o domande infinite che posseggono un'estensione, se così si può dire, al di là del tempo e dello spazio. Parafrasando possiamo affermare che di molte cause ma ancor più di proposizioni generali si è occupato il Cardinale Ravasi nel suo libro Questioni di fede. Un impegno serio e molteplice perché le domande sono tali da poter abbracciare diversi campi d'azione della nostra riflessione e ricerca. Il tema in cui si restringe l'oggetto delle questioni è propriamente quello della fede affrontato su più versanti: filosofico, antropologico, teologico e così via. La pubblicazione nata dalle domande poste all'Autore da coloro che lo seguono nei suoi molteplici interventi è una raccolta di risposte che non hanno la pretesa di essere esaustive per la grandezza dei contenuti ma sono certamente un mezzo stimolante per cogliere i punti della questione ed intraprendere la strada indicata continuando ad interrogarsi sulle radici e le motivazioni della fede. A noi che abbiamo avuto il piacere di leggere le pagine di questo nuovo libro del neo cardinale Ravasi viene in mente l'esperienza del giovane studente di Oxford, Charles Reading, protagonista di Loss and Gain (trad. it. Perdita e guadagno, Jaca Book 1996) romanzo del beato John Henry Newman, che in un continuo incalzante processo di interrogazione interiore, e degli amici e professori che lo circondano, arriva a mettere in discussone tutto il suo patrimonio di fede per poter raggiungere una migliorata e più serena adesione alla Rivelazione ed alla fede della Chiesa.
Il testo scorre ed è di una chiarezza inusuale. Gianfranco Ravasi è capace di coniugare la nettezza dell'esposizione e l'altezza dei contenuti con uno stile avvincente. Le domande, argute e ad ampio raggio, in cui ognuno di noi lettori può riconoscere nelle trame del textus i propri interrogativi, spingono a correre alla risposta ed alla successiva domanda in un ritmo incalzante che ha alla sua base il bisogno di comprendere, conoscere ed approfondire la fede che ci è stata trasmessa, accettata o combattuta, vissuta in pienezza o solo marginalmente. Un uomo che domanda esprime il suo desiderio di non rimanere indietro, di non fermarsi alla superficie, esprime l'anelito di ascesa, di impegno a non volersi sottomettere al pensiero comune senza giudizio critico. Dai Vangeli stessi otteniamo un metodo nel domandare, dalla richiesta del pane quotidiano alla domanda sulla personalità del Messia: La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo? Voi chi dite che io sia? (Mt 16, 14;16)
Leggere Questioni di fede è un evento, un'esperienza che va fatta da parte di tutti coloro che vogliono approfondire il messaggio della fede cristiana. Un libro in cui l'Autore non si nasconde dietro definizioni cattedratiche o sterili apologie: si pongono domande e si propongono risposte “aperte” perché i temi trattati non si esauriscono, come ricorda spesso il Nostro, in poche decine di righe.
In un contesto culturale come il nostro in cui anche le realtà più evidenti divengono verità relative, in cui il compito educativo e formativo è in piena crisi di espressione, in un tempo presente nel quale si affastellano e si propongono con la permanenza e l'incisività di un filo d'erba maestri e dottori che non producono i risultati sperati, il cardinale Ravasi, rifacendoci al munus docendi, diviene per noi lettori un riferimento al tipo di pastore descritto da Gregorio Magno nel Prologo della terza parte della sua Regola Pastorale: “Dunque il discorso di chi insegna deve essere fatto tenendo conto del genere degli ascoltatori per essere adeguato a quella che è la condizione propria dei singoli e tuttavia non decadere dal suo proprio genere che è di servire alla comune edificazione”
Biblista di fama internazionale, l'Autore conduce il lettore verso la comprensione delle tematiche più complicate ed ostiche di Antico e Nuovo Testamento. Le sacre Scritture, in questo senso, hanno il privilegio di essere le più citate, privilegio da condividere con il filosofo Pascal che sovente interviene con i suoi Pensées ad illustrare e spiegare le prime battute delle ouverture alle grandi sinfonie delle questioni suscitate dagli interlocutori del libro.
Storie di donne comprate, vendute, ingannate dalla perfidia dell’uomo, ostentate e sfruttate come meri oggetti di piacere. Donne vittime di una legge che le vuole schiave, che le priva di ogni dignità, che sottrae loro l’inalienabile diritto all’amore. Donne calpestate, vilipese, tradite. Come fiori della polvere. Nei quattro racconti di Gibran, nelle sue poesie, riflessioni e lettere d’amore, alcune mai pubblicate in Italia, Gibran canta il suo amore per le donne, la sua dura condanna di leggi e tradizioni che privano questi fiori delicati della loro anima e della loro luce. In questi testi di Gibran, tutti tradotti direttamente dall’arabo da Hafez Haidar, risuona tutta la poesia, l’emozione e la forza che animano le pagine dell’immortale “Il profeta”.
Il presente volume ha il pregio di riunire due tra i più famosi scritti di von Balthasar, che l'autore stesso definiva programmatici. Il primo, "Abbattere i bastioni", venne pubblicato in tedesco nel 1952. A distanza di dieci anni seguì "Solo l'amore è credibile", pubblicato mentre era in pieno svolgimento il Vaticano II. Il concilio, dunque, è come lo spartiacque che separa le due parti di un'unica composizione. La prima vuole contribuire ad abbattere i bastioni, ogni artificiosa costruzione che impedisce la visione della fonte dell'amore. La seconda lascia intravedere le origine divine, remote e tuttavia possenti, che ancora possono estinguere la sete dell'uomo alla ricerca di Dio e di se stesso. Pur con accenti diversi, le due opere formano un unico proemio alla grande costruzione di Gloria, Teodrammatica, Teologica. Di qui la decisione di pub blicarle insieme come possibilità offerta al lettore di leggere in continuità i prodromi del grande affresco balthasariano.
Questo lavoro risponde a un'esigenza dei lettori degli scritti di Teilhard de Chardin. Le prima difficoltà che essi incontrano nel comprenderli derivano dall'utilizzo di un vocabolario originale, fatto di neologismi interamente inventati dall'autore, o semplicemente di termini tecnici o anche del linguaggio comune che egli riveste di un significato particolare. La seconda parte dell'opera è un dizionario dei nomi di persone che sono o corrispondenti di Teilhard o persone di cui egli parla, per la maggior parte poco conosciute o addirittura sconosciute ai nostri contemporanei. All'autore è parso importante dare tale complemento biografico, poiché la comprensione dell'opera di un pensatore non può prescindere dalla società nella quale è vissuto e dai personaggi che ha incontrato e che l'hanno in qualche modo segnato. L'insieme costituisce uno strumento prezioso - che non ha eguali - per penetrare nell'universo teilhardiano.
Benedetto XVI riprende il percorso delle sue catechesi, proponendo riflessioni sui più grandi Maestri francescani e domenicani della storia medievale e oltre. In queste riflessioni Benedetto XVI si è soffermato in particolare sulle figure di San Francesco d'Assisi, San Domenico di Guzman, Sant'Antonio di Padova, San Bonaventura, Sant'Alberto Magno, San Tommaso d'Acquino e Giovanni Duns Scoto.
Dio parla: questa è l’affermazione fondamentale che attraversa le Scritture. Con libera e gratuita iniziativa, Dio si è rivelato agli uomini per entrare in relazione con loro. E la storia del suo manifestarsi all’umanità trova il suo vertice in Gesù Cristo, Parola definitiva di Dio.Tutto ciò che noi possiamo sapere e dire su Dio si trova in Gesù: «Dio nessuno l’ha mai visto, ma il Figlio unigenito ce lo ha raccontato» (Gv 1,18), e tutta la vita di Gesù Cristo – dalla sua preesistenza al suo passare tra di noi facendo il bene, fino alla sua morte, resurrezione, ascensione e parusia – è ciò che Dio vuole comunicare all’umanità.
Questo ci testimonia anche il vangelo secondo Matteo, che leggiamo nell’anno A, particolarmente attento a mostrare come le Scritture si compiano in Gesù. Lo fa insistendo sul compimento di precisi passi biblici negli eventi della vita di Gesù; lo fa organizzando la sua esposizione intorno ai cinque grandi discorsi di Gesù, «nuovo Mosè»; lo fa tendendo un arco tra l’inizio e la fine della sua opera, con il quale mostra come Gesù sia l’Emmanuele, Dio-con-noi (Mt 1,23), colui che dopo la sua resurrezione «è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Questa presenza del Signore Gesù è la nostra forza, che siamo chiamati ad attingere nella liturgia eucaristica domenicale.
Destinatari
Sacerdoti, gruppi parrocchiali e singoli credenti.
L’autore
Enzo Bianchi (Castel Boglione, Monferrato, 1943) è fondatore e priore della Comunità Monastica di Bose. Direttore di «Parola, Spirito e Vita», membro della redazione della rivista internazionale di teologia Concilium, è autore di numerosi testi, tradotti in molte lingue, sulla spiritualità cristiana e sulla grande tradizione della Chiesa, scritti tenendo sempre conto del vasto e multiforme mondo di oggi.Collabora con «La Stampa», «Avvenire», «Luoghi dell’infinito» e, in Francia, con «La Croix», «Panorama» e «La Vie». Per le Edizioni San Paolo ha già pubblicato Una vita differente (2006), Vivere è Cristo (2006), Il Padre nostro: Compendio di tutto il Vangelo (2008), L’amore vince la morte (2008), Ascoltate il figlio amato! (2008), Perché pregare, come pregare (2009) e per i più piccini Il Padre Nostro spiegato da Enzo Bianchi (2010).
Il libro contiene gli atti del convegno su Antonio Rosmini svoltosi il 21 e 22 novembre 2009 tra Firenze e la Pieve di San Leolino a Panzano in Chianti, in occasione del primo anniversario della beatificazione. Questi saggi sono un’avvincente introduzione al pensiero di Rosmini e nascono proprio dalla volontà di divulgare con chiarezza e semplicità un pensiero così attuale per i nostri tempi. Rosmini auspicava una Chiesa capace di essere un faro per le persone sia da un punto di vista culturale sia da un punto di vista umano e spirituale. Questi temi costituiscono una vera profezia delle istanze del Concilio Vaticano II.
Se si guarda alle sfide dell’età contemporanea, ci si rende conto di come l’uomo si trovi di fronte a un mosaico fatto di inquietanti interrogativi sul futuro, sul senso della vita, sul destino del mondo. In questo scenario, è difficile non cadere in preda all’angoscia e allo smarrimento. E proprio in questo scenario si muove il cardinal Martini, con la consueta saggezza che gli viene dalla profonda conoscenza del testo biblico.
Ecco il suo prezioso insegnamento: occorre riandare alle parole del Gesù dei vangeli, riscoprendo la verità che rende l’uomo libero e realizzato, sapendo che attraverso la croce della prova di ogni giorno si giunge alla risurrezione e alla serenità già su questa terra.
In queste pagine, capaci di emozionare e coinvolgere, si snoda un itinerario spirituale che permette all’uomo contemporaneo di trovare la forza interiore per andare oltre il muro dell’angoscia.
La singolare e sfaccettata figura di Edith Stein è fra quelle che meglio incarnano, nel tessuto sociale tedesco fra Otto e Novecento, l’impegno per la rivendicazione della specificità dell’essere femminile e del suo valore peculiare.
Convinta assertrice della necessità di ripensare il significato del femminile in relazione al maschile, e del fatto che nella struttura essenziale dell’essere umano è inscritta una “vocazione” o “chiamata”, affida alla donna l’eccelso compito di portare a pieno sviluppo l’umanità autentica, in sé e negli altri. Madre, sposa, insegnante, educatrice, o qualunque sia la posizione che si trovi ad occupare, la donna è, nel pensiero steiniano, sempre e comunque amore pronto al servizio, nonché riflesso immediato della maternità soprannaturale della Chiesa, e pertanto sua principale collaboratrice nell’opera della Redenzione.
È in questa cornice che si collocano gli scritti del volume: una raccolta di conferenze tenute da Edith Stein tra il 1928 e il 1932, tradotte fedelmente dal tedesco e ritenute tra le più rappresentative del cospicuo bagaglio culturale ed esistenziale dell’autrice.

