
"Che ci faccio qui?", è la domanda che si pongono gli allievi stranieri in classe, persi in mezzo a una scuola, a compagni e a una lingua che non conoscono quasi per niente. Ma è anche la domanda che si pongono spesso gli insegnanti di fronte ad allievi che non sanno come aiutare. Stranieri in classe entrambi, l'insegnante e l'allievo possono subire questo disorientamento in modo passivo, cercando rifugio in vecchi e nuovi stereotipi. Ma possono anche fare di tale disorientamento un punto di partenza. Il libro percorre in questa prospettiva le fasi in cui si articolano i protocolli di accoglienza scolastica: prima accoglienza, prima conoscenza, inserimento, italiano come lingua seconda, curricoli, rapporti con il territorio. In ognuna di queste fasi, infatti, le difficoltà possono diventare un'occasione per re-inventare una scuola più ospitale.
Da garanti del nuovo ordine democratico, costruito dopo la tempesta della guerra e i vent'anni di dittatura fascista, i partiti hanno svolto a lungo una funzione cardine, fino a identificarsi con lo stesso Stato e ad accreditare un'equazione distorta, come estrema difesa di un ceto politico sempre più delegittimato: democrazia uguale regime partitico. Con la fine della prima Repubblica, la nascita di nuovi soggetti politici e l'affermarsi del bipolarismo, inizia in Italia una fase di transizione complessa e ancora incompiuta. La cesura intervenuta nei primi anni Novanta impone una rilettura dell'intera parabola dei partiti, per spiegare le ragioni del loro dissolvimento, le loro identità e le loro culture in una scena politica profondamente cambiata, così come profondamente cambiata è la cornice internazionale alla quale per mezzo secolo il vecchio sistema ha fatto riferimento.
In che modo l'odierno impero americano si distingue dagli imperi del passato, come per esempio quello britannico dell'Ottocento? E qual è la caratteristica essenziale del moderno imperialismo dell'unica superpotenza mondiale, alle origini dell'intervento americano in Afghanistan e in Iraq? Per Eric Hobsbawm è la volontà (o piuttosto la velleità) di esportare la democrazia occidentale senza tener conto delle realtà locali, e senza elaborare prima un'efficace strategia di costruzione di uno Stato dalle sue fondamenta. In queste lucide pagine, Hobsbawm manifesta tutta la sua preoccupazione per quello che gli appare un Nuovo Disordine Mondiale.
A più di trent'anni dalla morte, Julius Evola è ancora un punto di riferimento ideologico per il mondo della destra radicale. Resistono il suo mito di filosofo anti-moderno e la leggenda di un suo razzismo innocuo perché "spirituale". Ma ha un senso distinguere il razzismo "spirituale" dal razzismo biologico? Fornire al razzismo/antisemitismo motivazioni "spirituali" modifica la sostanza del pregiudizio? Le teorie di Julius Evola sono realmente solo "spirituali" oppure sono soltanto un tentativo non riuscito di edulcorare la sostanza del razzismo/antisemitismo? Per Evola non si può parlare di una "parentesi" razzista, ma di un razzismo radicale e persistente che il pensatore tradizionalista mette al servizio della svolta mussoliniana, anche a costo di adattarne i contenuti alle esigenze politiche del fascismo, senza mai criticare le leggi razziali, se non perché applicate in modo troppo moderato a causa delle "discriminazioni". L'evoliana "razza dello spirito" non sfugge al determinismo biologico e anzi si risolve in un razzismo totalitario, più esigente, che differisce da quello del "Manifesto della razza" solo per la definizione di quella italiana come razza "ario-romana" piuttosto che "ario-nordica".
Il concetto di intelligenza, seppur in forma intuitiva, è ben presente in ognuno di noi e nella nostra esperienza: sin dai primi anni di scuola, per esempio, ci è facilmente capitato di avere l'impressione che vi fossero compagni più o meno intelligenti. Allo stesso tempo, lo studio dell'intelligenza costituisce una delle aree più affascinanti e sfuggenti detta psicologia. Cos'è l'intelligenza? Come si misura? Intelligenti si nasce o si diventa? Questo volume, frutto del lungo lavoro di ricerca di uno dei più importanti studiosi della materia, presenta un'approfondita e articolata analisi delle diverse teorie sull'intelligenza e sulla sua misurazione, delle sue basi biologiche e del ruolo di esperienza ed educazione. L'autore illustra poi come gli sviluppi recenti della psicologia cognitiva possano aiutare a sviluppare una nuova visione del costrutto, basata sui concetti di memoria di lavoro e metacognizione.
Nonostante il crescente pluralismo culturale e religioso, la Chiesa cattolica resta una presenza profondamente radicata nel tessuto sociale italiano e ben visibile anche sulla scena pubblica. Nel dibattito sui valori è spesso terreno di scontro, ma anche punto di riferimento non solo per i credenti. Come si spiega tutto questo? E come sono cambiate, dal dopoguerra a oggi, la Chiesa e la società italiane? Tre sono gli snodi attorno ai quali è organizzato il volume: le diverse stagioni del cattolicesimo italiano prima e dopo il Concilio vaticano II; la rilevanza della dimensione organizzativa, fra territorio e personale religioso; la ricchezza dei mondi cattolici che ruotano attorno all'istituzione ecclesiale, dai gruppi e movimenti alle manifestazioni della religiosità popolare, ai campi di impegno più di frontiera.
Nel linguaggio comune siamo abituati ad associare al termine narcisismo vanità, esibizione, megalomania ma anche nevrosi e comportamenti patologici. Siamo fuori strada: il narcisismo è una dimensione fondamentale e normale dell'attività psichica, che ci riguarda tutti e in ogni fase della vita. Ripercorrendo il mito di Narciso creato da Ovidio e giungendo fino a Freud e alla ricerca psicoanalitica attuale, questo libro ci fa capire quanto Narciso sia presente nella nostra quotidianità - dal mondo delta famiglia a quello della politica - e ci influenzi nella costruzione delle nostre relazioni affettive e sociali. Ci mostra infine come l'amore di sé possa anche danneggiarci, ma come sia necessario per poter stare bene in compagnia degli altri.
Perché alcune persone godono di maggiore benessere psicologico e riescono a mantenerlo? Perché alcune persone riescono a raggiungere gli obiettivi che si prefiggono e altre no? Il presente testo si propone di rispondere a questi interrogativi fondamentali, evidenziando l'importanza dell'intelligenza socio-emotiva. Il lavoro è strutturato in una prima parte teorica, in cui viene presa in considerazione l'evoluzione storica del concetto di intelligenza, dalle teorie classiche ai principali modelli teorici dell'intelligenza emotiva, e in una seconda parte in cui sono trattati i campi di applicazione dell'intelligenza socio-emotiva. Il raggiungimento del benessere fisiologico e psicologico e il miglioramento della performance scolastica e lavorativa presuppongono infatti lo sviluppo di una competenza socio-emotiva. Il testo è rivolto a tutti coloro che operano in ambito lavorativo, scolastico e socio-educativo.
Questo settimo volume, che si avvale di un'introduzione generale di Carlo Ossola, presenta gli autori che hanno restituito alla letteratura italiana del XIX secolo il senso dell'infinito: da Monti e Foscolo a Leopardi e Manzoni, preparando quella discesa introspettiva, nella coscienza e nei significati da Pascoli a D'Annunzio - che prelude al Novecento, anche per quei nessi di lingua e di popolo che saranno esaltati dalla musa dialettale del Porta e del Belli. Ogni sezione è accompagnata da un'introduzione specifica; le note a piè di pagina propongono nuove interpretazioni e significati testuali. Completano l'edizione le note filologiche e bio-bibliografiche, l'indice degli autori e degli incipit.
Il nome di Attila, il re degli Unni, è diventato sinonimo di violenza, barbarie, ferocia. Ma al di là del mito, che cosa sappiamo davvero sull'uomo, sul suo ruolo nella storia, sul mondo in cui è vissuto? Attila era brutale, capriccioso, volubile, arrogante, sfrenato. Un capo tribù analfabeta dedito ai saccheggi, senza alcun interesse per le arti governative; nondimeno, è stato un abile politico che, dalla sua base nelle pianure ungheresi, ha saputo usare una moltitudine di segretari e ambasciatori per ottenere i suoi scopi; un leader che grazie alle proprie straordinarie doti ha conquistato l'indiscussa supremazia tra i tanti capi tribali. Tra 434 e 454 d.C. i destini dell'Europa dipendevano dalle azioni di quest'uomo: l'impero romano ormai decadente sopravviveva ancora, con le sue due capitali di Roma e Costantinopoli, ma era minacciato da una nuova forza, le orde barbariche. Attila era riuscito a unire le tribù unne in un unico esercito di spaventosa potenza e straordinaria efficacia, per lanciare un doppio assalto alle due metà dell'impero, quella occidentale e quella orientale, guadagnandosi la fama di devastatore senza pari ("dove passa lui, non cresce più l'erba") e portando alla fine della secolare supremazia di Roma.
Alzi la mano chi non ha mai sofferto della sindrome del lunedì mattina. Quel malessere non ben definito che avvelena il weekend e che non fa che crescere con l'avvicinarsi del momento del ritorno al lavoro. Pochi ne sono immuni, mentre sono molti quelli che proprio non riescono a trovare soddisfazione né felicità nel loro lavoro, nelle relazioni coi capi e coi colleghi, che si sentono poco motivati e per nulla stimolati. Non è un problema da poco, se consideriamo che, a conti fatti, al netto delle ore di sonno e di quelle dedicate ad altre attività indispensabili come lavarsi, nutrirsi, portare fuori il cane, al lavoro dedichiamo la maggior parte della nostra giornata e della nostra vita. In sostanza otto ore al giorno contro le due scarse che restano per famiglia, amici, amore e tempo libero. Ovvio che se abbiamo un ghigno stampato sul volto dal mattino alla sera, sarà difficile trasformarlo in un sorriso per chi ci aspetta a casa.

