
"Questo volume spazia tra i temi e i problemi che l'esperienza storica e le istanze contemporanee pongono con particolare rilievo in un'epoca come la nostra, impegnata alla comprensione della realtà umana con modelli, parametri, linguaggi capaci di comprendere e di orientare da un lato la ricerca, dall'altro un conseguente impegno educativo". Dalla Prefazione di Armando Rigobe.
La teologia pastorale è una disciplina teologica relativamente giovane. Malgrado la sua giovinezza, essa ha subito in poco più di due secoli profondi cambiamenti, che le hanno permesso di passare da scienza pratica regolativa dei comportamenti dei pastori, con chiara connotazione clericale, a scienza teologico-pratica, capace di riflettere teologicamente sulle prassi ecclesiali. Il presente libro, rende ragione del percorso storico della disciplina e dei suoi attuali esiti. Esso si articola in due parti. Nella prima parte, attraverso la disamina della doppia nascita (Rautenstrauch 1977 e Schleiermacher 1810) e del pensiero di autori "classici" del '900, s'individuano alcuni punti cardini della riflessione epistemologica sulla disciplina. La ulteriore riflessione epistemologica, che si avvale anche dei contributi della contemporaneità, chiude questa parte. Nella seconda parte si offrono alcuni "temi attuali" che disegnano un possibile itinerario teologico-pastorale dell'attuale prassi ecclesiale, finalmente ricuperata dalle strettoie della cristianità e lanciata verso l'evangelizzazione: dalla necessità di una pastorale fortemente centrata sulla evangelizzazione e sul primo annuncio alla creazione di comunità cristiane missionarie, nella piena accettazione e valorizzazione di un contesto culturale laico e plurale.
Da quando, nel 1896, il pastore Charles M. Sheldon (1857-1946) pubblicò in forma di romanzo i sermoni da lui pronunciati durante i culti pomeridiani della First Congregational Church di Topeka, il titolo della sua opera "Che farebbe Gesù?" è diventato una parola d'ordine per molti cristiani d'America. Venduto in diversi milioni di copie in tutto il mondo, questo classico del cristianesimo sociale propone infatti alle singole persone e ai movimenti che vi si ispirano una riforma della società intesa come realizzazione immediata e traduzione nella pratica del messaggio dell'evangelo. Un invito a seguire da vicino le orme di Gesù nel contesto della propria vita ed epoca.
Rifiutando il giogo dei discorsi "religiosamente corretti", Moser indica i percorsi lungo i quali affermarsi come cristiani nella società del XXI secolo, superando le alternative estreme di una spiritualità solo individualistica da un lato e di un'adesione incondizionata alle convinzioni di un gruppo dall'altro.
Il presente testo costituisce il quinto titolo della collana "Forum ATI", a cura dell'Associazione Teologica Italiana. In esso ci si occupa degli interrogativi che ruotano intorno alla questione dell'identità umana e alla sua relazione con quanto la circonda. Tale "questione" assume oggi in particolare un peso notevole in rapporto all'ostentato dominio della scienza e della tecnica, che intendono costituirsi come paradigma unico e universale nel farsi dell'umano, proprio della post-modernità. In questo contesto i diversi saperi si sentono impegnati a pronunciarsi autorevolmente intorno alla questione seducente dell'identità umana e tra questi non manca di farlo la teologia con uno stile di confronto-dialogo con quanti intendono dire l'umano, che si traduce nella molteplicità delle esperienze.
Ascoltare/restituire "La voce della Sapienza" è il programma soggiacente all'intera ricerca biblico-teologica di Franco Festorazzi. Il volume così intitolato comprende sette suoi saggi più significativi della sua ricerca biblica (tra il 1967 e il 1981). Attraverso la loro lettura si ripercorre la feconda riscoperta della tradizione legata ai sapienti, messa in atto sulla scìa di un antico apprezzamento ecclesiale, come pure della tendenza più recentemente inaugurata da G. von Rad. Il rap-porto tra sapienza storia della salvezza, sapienza ed esperienza; i diversi modelli salvifici, la sapienza in Gen 1-3; una speciale attenzione al Qohelet, ricercatore di Dio, alla dialettica tra ragione-fede, nonché all'umano nell'intero Antico Testamento: ecco i temi cari ad un biblista e pastore che ha intuito una feconda linea di tendenza destinata a portare ancora molto frutto.
La questione del prete è tornata alla ribalta nella vita della Chiesa come questione cruciale. La drammatica diminuzione del numero di ministri ordinati, soprattutto in Europa, pone la do-manda sul futuro della Chiesa. Anzi impone di immaginare la Chiesa di domani non certo senza il ministero, ma con una figura del prete dentro un'immagine diversa di Chiesa. Perché l'"immaginazione" della presenza della Chiesa tra le case degli uomini non potrà passare che attraverso il ripensamento della figura teologale, pastorale e spirituale del prete. La prospettiva proposta dal presente volu-me è semplice: l'immagine teologale del ministero come servizio alla fede è la verità del suo esercizio pastorale e del suo vissuto spirituale. Verità del ministero e disposizione credente della libertà del prete s'appartengono reciprocamente. L'esercizio pastorale e il vissuto spirituale del ministero ordinato non mettono in pratica una verità saputa a prescindere dalla decisione personale di consegnarsi al Signore nel servizio alla fede dei fratelli.
"Ciò che nella fede ebraica e cristiana è fondamentale e originario, non è il parlare di Dio o il parlare a Dio da parte dell'uomo, ma il parlare di Dio all'uomo. Il Dio che parla è il Dio che crea l'alterità, che suscita la storia, che cerca relazione. È il Dio che si rivela, cioè che non si trova al termine della ricerca dell'uomo e che non coincide con il suo desiderio di trascendere se stesso, ma è presenza che, con iniziativa sovrana e non condizionata, si dona. Dunque, la parola dell'uomo a Dio è seconda rispetto alla parola di Dio, è una risposta. Ma è necessaria". In questo fascicolo è pubblicata la relazione tenuta a Barcellona il 13 dicembre 2007 in occasione del Congresso teologico internazionale organizzato dalla Facoltà teologica di Catalogna.
Sono circa 8000 al giorno i bambini che nel mondo nascono con una forma di handicap, quasi 3 milioni ogni anno. Se la sorgente della vita umana è Dio, che senso ha tanto dolore inflitto alle creature più innocenti? Da sempre gli uomini si pongono questa domanda, alla quale le diverse fedi e filosofie, nel corso dei secoli, hanno dato molteplici risposte. Oggi, però, la rivoluzione scientifica ha reso insostenibili le soluzioni del passato, e la questione è stata, di fatto, rimossa. In questo saggio Vito Mancuso affronta il tema delicato dell'handicap dal punto di vista filosofico e teologico, in dialogo con la scienza e le religioni non cristiane. Un percorso di riflessione, il suo, affrontato sempre con rigore, scavando a fondo nella storia dello spirito e della cultura occidentali. Ne scaturisce un messaggio arduo e poetico, che parte dalle contraddizioni laceranti della vita ma anche dalla sua "bellezza incandescente", e non offre facili consolazioni. Recensendo questo libro Giuseppe Pontiggia ebbe a scrivere: "Raramente un titolo delinea, come questo, la mappa degli interrogativi in cui la mente, protesa a dare un senso religioso e filosofico all'handicap, si è sempre persa. Basta che il lettore segua l'autore nella grandiosità del suo disegno e nella ricchezza dei suoi percorsi. Ne trarrà una luce durevole".
Non è affatto semplice, né ovvio interpretare i conflitti che attraversano l'esistenza nella concretezza delle sue attese e e dei suoi desideri. Soprattutto, quando il prendersi cura del quotidiano deve fare i conti con l'esperimento che ogni uomo è nella ricerca di senso. Che dire, poi, di quelle situazioni limite, di quei confini che aprono la comprensione alle avventure della differenza, a scelte non provate dall'evidenza? È questo l'orizzonte di riferimento che fa da sfondo alle riflessioni su quelle tematiche che incalzano saperi diversi, come la filosofia, l'antropologia, le religioni, la sociologia. In particolare, il volume di Dotolo pone analizza quegli aspetti dell'esistenza quali la questione dell'identità e alterità, il dilemma della libertà, l'attenzione al corpo, le domande sull'amore, sul male, il problema Dio nell'orizzonte del nichilismo.
Nel corso dei secoli, non poche volte la Bibbia ha rappresentato un armamentario da cui si è pensato di trarre versetti e argomentazioni allo scopo d'imporre alla donna una condizione d'inferiorità e di mantenerla in tale assoggettamento.
Il volume sonda il testo sacro intorno al tema della donna e dell'amore con l'intento di individuarvi e vagliare anche tali tratti negativi, da cui, a prima vista, non appare del tutto immune. E insieme si propone di mettere in risalto il "personalismo" che attraversa l'intera Scrittura e che, fondendosi con la problematica dell'eros e dell'agàpe, costituisce un filo rosso quanto mai prezioso per discernere e annodare le istanze più giuste e nobili del femminismo contemporaneo.
Il tutto senza evitare il confronto e il dialogo con quella specifica esegesi, impostasi da alcuni decenni, che si caratterizza come "femminista".
Sommario
Premessa. 1. Bibbia, femminismo ed ermeneutica. 2. Bibbia e liberazione della donna. 3. Com'era nel principio. Donna e uomo «a immagine e somiglianza di Dio». 4. La donna e l'eros nei Profeti. 5. Il «contrappunto» sublime del Cantico dei cantici. 6. La donna nel giudaismo. La soggezione sacralizzata? 7. Gesù di Nazaret, la donna e il «regno di Dio». 8. Paolo, la donna e la «nuova creazione». 9. Da Maria, la ricolmata-di-grazia (Lc 1,28) alla donna vestita di sole (Ap 12,1-6). 10. «Ricapitolazione» su eros, agape, persona. 11. «Fra i tempi». Femminismo, storia e responsabilità.
Note sull'autore
Andrea Milano insegna storia del cristianesimo all'Università "Federico II" di Napoli e dottrine teologiche all'Istituto di scienze religiose "I. Mancini" dell'Università di Urbino. È confondatore e responsabile della rivista Filosofia e Teologia, confondatore e membro del comitato scientifico della Società italiana per la ricerca teologica (SIRT), membro dell'European Society for Catholic Theology, membro dell'Accademia Pontaniana. La sua ricerca si muove tra storia, teologia, filosofia. Oltre a numerosi saggi, articoli in riviste, voci di dizionari ed enciclopedie, presso le Edizioni Dehoniane (Roma) ha pubblicato Persona in teologia (1984 21996), La Trinità dei teologi e dei filosofi (1987), La Parola nella Eucaristia (1990), «L'età del Modernismo», in Storia della Teologia, a cura di R. Fisichella (1996) e ha curato Misoginia. La donna vista e malvista nella cultura occidentale, 1992 (con il saggio Eva e le sue figlie. Sulla misoginia della Bibbia). Presso le EDB ha pubblicato Quale verità. Per una critica della ragione teologica (1999).

