
Una lettura estetica della Rivelazione. L'intento del libro è quello di operare una lettura estetica a partire dalla luce, vista come il contesto in cui la bellezza si offre nella sua manifestazione eventica, ed anche come ciò che ci permette di cogliere la stessa bellezza...
Questo libro costituisce il tentativo meglio riuscito di tradurre in ambito soprattutto biblico la riflessione filosofico-teologica di uno dei più acuti pensatori credenti del sec. XX, il gesuita Bernard Lonergan (1904-1984), già docente presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Meyer si assume la responsabilità di applicare il metodo teologico lonerganiano alla scienza biblica, offrendo dei contributi di riflessione generale accanto ad applicazioni puntuali ad alcuni testi biblici. A suo avviso, il pensiero di Lonergan presenta un metodo di approccio ai problemi che può definirsi “realismo critico”, una terza via tra idealismo ed empirismo adatta non solo per le moderne scienze teologiche.
Descrizione dell'opera
Proposto ora in maneggevole versione economica, il volume costituisce forse l'opera più importante di Paul Evdokimov, che, nella piena maturità interiore, vi esprime l'essenza della spiritualità ortodossa. Egli affronta la crisi spirituale dell'uomo d'oggi e ne trova le soluzioni nella grande tradizione orientale e dei Padri greci, da lui interrogati con le parole e i problemi del nostro tempo.
Descrivendo il tipo umano ormai dominante, Evdokimov insiste sull'agitazione, il sovraffaticamento, il logoramento nervoso. In queste condizioni l'uomo ha più che mai bisogno di un'ascesi, intesa non come cammino di sofferenza, ma come «disciplina della calma e del silenzio, ricercati periodicamente e regolarmente, in cui ritrovare la capacità di fermarsi per la preghiera e la contemplazione, anche in mezzo a tutti i rumori del mondo, e soprattutto di ascoltare la presenza degli altri». La via che l'autore propone a tutti gli uomini del nostro tempo è quella di un "monachesimo interiorizzato", per poter giungere a pregustare sin d'ora il "sapore" del Regno: il silenzio, la pace, la dolcezza della presenza divina.
È ciò che molti occidentali smarriti - anche cristiani - cercano spesso nello yoga, nello zen, nella meditazione trascendentale: per l'autore, l'autentica trascendenza consiste piuttosto nel recuperare il senso della Chiesa come mistero e come mistica.
Sommario
Prefazione (O. Clément). Introduzione. I. L'incontro. 1. L'ateismo. 2. La fede. 3. Le dimensioni della vita spirituale. 4. I pericoli dell'ignoranza e l'arte ascetica. 5. Gli elementi costitutivi della vita spirituale. 6. Natura o essenza della vita spirituale. 7. Le diverse età della vita spirituale. II. L'ostacolo e la lotta. 1. Le negazioni del male e le affermazioni del bene. 2. I tre aspetti del male e del Maligno. 3. L'inferno e la dimensione infernale del mondo. 4. La sofferenza degli uomini. 5. Il messaggio della Pentecoste. 6. I Padri del deserto. 7. Il monachesimo interiorizzato. 8. L'essere umano. 9. L'ascesi della vita spirituale. 10. Lo sforzo ascetico. 11. Il progresso della vita spirituale. 12. Le passioni e la tecnica della tentazione. III. I carismi della vita spirituale e l'ascesa mistica. 1. L'evoluzione della spiritualità in Oriente e Occidente. 2. Il passaggio dall'Antico al nuovo Testamento. 3. I carismi della vita spirituale. 4. Lectio divina. 5. Il sacerdozio universale dei laici nella tradizione orientale. 6. L'ascesa mistica. Indici.
Note sull'autore
Paul Evdokimov (1901 - 1970) è stato uno dei più famosi teologi russi. Ha ricevuto l'ordine di lettorato nella Chiesa ortodossa russa. È vissuto in Francia, dove è stato professore di teologia morale all'Istituto San Sergio di Parigi; ha insegnato anche all'Istituto ecumenico di Bossey. Tra il 1945 e il 1955 ha collaborato al gruppo della rivista di carattere interconfessionale Dieu vivant. Durante l'ultima sessione del concilio Vaticano II è stato invitato dal Segretariato per l'unione dei cristiani a rappresentare l'Istituto San Sergio. Fra le sue opere, le EDB hanno pubblicato la traduzione italiana de L'Ortodossia (1981).
L'opera, organizzata in due volumi, presenta il punto più avanzato del pensiero del grande teologo. Egli propone una definizione e un ruolo del cristianesimo, nonché una discussione sul senso del fare teologia all'interno della modernità. Finora la Chiesa e la teologia hanno pensato la fede come un contenuto da trasmettere: modello che ha funzionato positivamente nelle società tradizionali. La modernità e la postmodernità hanno tuttavia introdotto delle trasformazioni interne all'identità cristiana che non riguardano più questo o quel punto della sua dottrina ma, più radicalmente, la sua stessa forma. Theobald manifesta un approccio alla tradizione cristiana in cui la categoria dello stile esprime al contempo il contenuto e la forma della fede in quanto principio regolatore della presenza del cristiano nel mondo. Le sue pagine vivono del fascino e della difficoltà di coniugare assieme il concetto di stile e l'identità cristiana, nella consapevolezza che definire il cristianesimo come stile comporta sia una riflessione epistemologica sul modo di fare teologia, sia una diagnosi teologica del momento attuale con le discussioni su modernità e postmodernità.
Descrizione dell'opera
La tesi del volume è che la teologia deve occuparsi non di Gesù, né del messaggio biblico, bensì dell'istituzionalizzazione della religione cristiana, come si è attuata nel II secolo sulla matrice greco-romana: «Il cristianesimo si è modellato sui dati socioculturali della tarda antichità. Non solo vi prende corpo, ma ne è un prodotto, facendosi carico delle sue questioni, delle sue ricerche e delle sue aporie in base alle coordinate dell'epoca; e dandovi una propria riposta. Perciò la religione cristiana non è l'effetto di un testo (la Bibbia), né di una realtà riconducibile a quel fondatore che sarebbe Gesù di Nazaret». Per l'autore il momento costitutivo del cristianesimo non può quindi essere un modello da ripetere ma potrà solo essere una successione di trasformazioni storiche continuamente riprese.
Oggi si intende spesso per «teologia» un complesso di rappresentazioni organizzate, di credenze o di dottrine, ma tutto ciò è il prodotto di una storia più recente. I padri della Chiesa fino al III-IV secolo hanno fatto teologia in presa diretta sul mondo greco-romano rispondendo ai problemi di quella cultura. Compito della teologia è dunque quello di tornare a dialogare con il mondo e con l'uomo. Non si tratta di screditare la realtà di una tradizione, ma di fare chiarezza sull'orizzonte del lavoro da compiere: il paradigma della Chiesa dei padri, che ha risposto ai problemi della cultura greco-romana assumendone le categorie, deve spingere la teologia di oggi a parlare usando le categorie della contemporaneità.
Sommario
Introduzione. I. Certe eredità storiche all'orizzonte di un compito. 1. Compito e funzione della teologia: un'eredità da differenziare. 2. Genealogia e aporie dell'Occidente, luogo dell'esercizio teologico oggi. II. Un'esemplarità: il cristianesimo. 3. Statuto e uso dei riferimenti nella teologia cristiana. La regolazione di una tradizione come ripresa e superamento di eredità. 4. La costruzione delle teologia nel cristianesimo. Storia diversificata e posizioni discordanti. III. Una pertinenza pubblica. 5. La teologia come lavoro sulle credenze. 6. Il teologo davanti alla società contemporanea. Una lettura dell'umano. Indice dei nomi propri.
Note sul curatore
Pierre Gisel è docente all'Università di Losanna e professore invitato in diverse istituzioni universitarie. Ha pubblicato Les monothéismes. Judaïsme, christianisme, islam, Labor et Fides 2006; Qu'est-ce qu'une religion?, Vrin 2007, e ha diretto l'Encyclopedie du protestantisme, PUF 2006.S
Descrizione dell'opera
«La fede e la carità formano un'unica e identica realtà, essendo ambedue dono divino, dovendo ambedue operare nel medesimo individuo e nella medesima comunità, dovendo ambedue crescere contemporaneamente e impegnare e coestensivamente tutto l'uomo» (dall'Introduzione).
A sette anni dalla morte dell'autore, vengono riproposte le sue Letture bibliche sulla fede. Attraverso di esse, Federici intendeva offrire, dopo la pubblicazione delle Letture bibliche sulla carità, un ulteriore sussidio di spessore - complementare al primo e concepito come un unico contesto con esso - per la catechesi biblica e liturgica, al fine di aiutare gruppi e singoli ad accedere sempre meglio alle fonti. Come per il volume precedente lo stile è quello della spiegazione, che è insieme meditazione.
Sommario
Introduzione. I. «E lo seguono perché conoscono la sua voce» (Gv 10,4b). La fede umana. 1. La fede umana interpersonale. 2. La spiegazione evangelica. II. «E credette nel Signore» (Gen 15,6). L'Antico Testamento. 1. «Tornate da me e io tornerò da voi» (Ml 3,7). 2. «Se non credete non sopravvivrete» (Is 7,9). 3. «E credette nel Signore» (Gen 15,6a). 4. «E credette il popolo e ascoltarono» (Es 4,31a). 5. «E quanti sperano nel Signore rinnovano le forze» (Is 40,31). 6. «Senza fede è impossibile piacere» (Eb 11,6a). III. «Annunciate la morte del Signore» (1 Cor 11,26b). Il Nuovo Testamento. 1. «Convertitevi e credete nell'evangelo» (Mc 1,15b). A. Il Nuovo Testamento. B. La liturgia. C. La spiritualità. D. L'ecumenismo. 2. «Credo - Aiuta la mia incredulità!» (Mc 9,24). Premessa. A. «Abbiate la fede di Dio!» (Mc 11,23). B. I personaggi evangelici. C. Dopo la Pasqua Pentecoste. D. La fede efficace. E. Fede e sacramenti. F. La fede fruttuosa. G. Fede: crescita, adempimento, consumazione. 3. «"Signore è Gesù" nello Spirito Santo» (1 Cor 12,3b). 4. «Annunciate la morte del Signore finché non venga» (1 Cor 11,26). IV. «Se confessi… che Signore è Gesù» (Rm 10,9a). Le espressioni della fede. Premessa. 1. «Ascolta, Israele» (Dt 4,6a). A. I «Credo» storici pasquali dell'Antico Testamento. B. La liturgia. 2. «Se confessi… che Signore è Gesù» (Rm 10,9a). A. La Parola. B. La liturgia. Indice dei riferimenti biblici.
Note sull'autore
Tommaso Federici (1927-2002) conseguì le lauree in giurisprudenza e in lettere orientali antiche, il diploma di paleografia presso l'Archivio di Stato di Roma e la licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico. Al Pontificio Ateneo S. Anselmo portò a termine il dottorato in teologia con una tesi dal titolo: La Liturgia, dono divino della libertà. Fu il primo interprete delle iscrizioni accadiche delle tavolette conservate al Museo Barracco di Roma. Insieme a studiosi come E. Lanne, M. Lohrer, B. Neunhauser e A. Nocent fu tra i fondatori del Pontificio Istituto Liturgico. Docente di teologia biblica alla Pontificia Università Urbaniana, fu consultore delle Congregazioni per il culto divino e per le Chiese orientali, e degli allora Segretariati per i non credenti e per l'unità dei cristiani, in particolare nella sezione per il dialogo con l'ebraismo. Ricoprì, inoltre, l'incarico di pro-segretario della Pontificia commissione per la neo-Vulgata. Nel nome di Tommaso Federici si è costituita una Fondazione per proseguire la sua opera culturale e teologica. Le EDB hanno pubblicato Cristo Signore Risorto amato e celebrato. II. La scuola di preghiera cuore della Chiesa locale (2005) e Letture bibliche sulla carità (2008).
Descrizione dell'opera
Quando si desidera conoscere una persona, la prima cosa che è indispensabile sapere è il suo nome. Così è anche per il Dio d'Israele: i suoi incontri con l'uomo sono avvenuti in tempi molto remoti e in situazioni assai diverse. E con il succedersi delle epoche, agli uomini è stato concesso il privilegio di discernere nuove caratteristiche nel volto dell'Altissimo: «Queste pietre miliari della storia della salvezza si sono distinte per il fatto che Dio ha rivelato se stesso sotto un nome nuovo».
I nomi del Dio d'Israele nell'Antico Testamento costituiscono il principio organizzatore dell'analisi dell'autore. La trattazione esegetica dei nomi più rappresentativi gli consente d'indagare l'idea di Dio e le concezioni teologiche a essi sottostanti. I nomi divini sono infatti simboli, che parlano di Dio, ma con categorie che appartengono al mondo dell'esperienza umana: essi consentono di trasporre l'Ineffabile a un livello che può essere percepito dalle creature.
Sommario
Prefazione. Prefazione alla traduzione italiana. I. I nomi divini: pietre miliari nella storia della salvezza. II. Il Dio che dice «IO SONO»: l'enigma del nome YHWH. III. Il Dio dei Padri: le designazioni divine nei racconti dei patriarchi. IV. Un retroterra: divinità e miti in Canaan. V. Il Dio vivente. VI. Il Signore come «re»: la divinità che combatte. VII. «Il Signore degli eserciti»: il Dio che regna. VIII. Dio come «redentore», «salvatore» e «creatore»: le designazioni divine usate dal Profeta della consolazione. IX. Giobbe e il suo Dio. X. Riflessioni conclusive. Glossario. Bibliografia. Indici.
Note sull'autore
Tryggve N. Mettinger (1940), professore da 25 anni di Studi sull'Antico Testamento presso l'Università di Lund in Svezia, è autore di numerosi volumi su argomenti biblici. È visiting professor in diversi istituti in Europa, Stati Uniti, Israele e Sudafrica. È membro dell'Accademia reale di Svezia di lettere, storia e antichità di Stoccolma. Nel 2008 ha ricevuto il premio Thuréus per le sue importanti ricerche in campo umanistico.
Un tema decisivo per ripensare il Gesù storico: i suoi insegnamenti sulla Legge di Mosè e sull’etica, e di conseguenza la sua presa di posizione su questioni fondamentali quali il divorzio, i giuramenti, il sabato, le regole di purità, e naturalmente sul comandamento dell’amore. Meier affronta la tematica da vero maestro, con lo stesso rigore dimostrato nei tre precedenti volumi.
Dalla quarta di copertina:
I precedenti volumi dell’opera monumentale Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico si basano sulla convinzione che, sebbene le informazioni storiche documentate siano abbastanza limitate, indipendentemente da una prospettiva confessionale, è tuttavia possibile giungere a un consenso sui fatti storici fondamentali della vita di Gesù.
In questo a lungo atteso quarto volume, Meier affronta un nuovo tema – gli insegnamenti del Gesù storico sulla Legge di Mosè e sull’etica – con lo stesso rigore che egli ha mostrato nei suoi precedenti tre volumi.
Dopo una valutazione critica delle opinioni scientifiche circa il valore e la rilevanza della Legge mosaica al tempo di Gesù, questo quarto volume tratta degli insegnamenti di Gesù su tematiche legali fondamentali quali il divorzio, i giuramenti, il sabato, le regole di purità; tratta inoltre i diversi comandamenti dell’amore ricorrenti nei vangeli. Dalla ricerca di Meier emerge la figura complessa di un ebreo palestinese del I secolo, il quale non intendeva affatto abolire la Legge, ma nello stesso tempo era impegnato in dibattiti concernenti l’osservanza della stessa. Solo accogliendo questa immagine del Gesù storico alle prese con le questioni della Torah possiamo evitare – secondo la conclusione dell’autore – il diffuso errore di costruire una teologia morale basata sullo studio di “Gesù e la Legge”.
Il laico Habermas, uno dei più autorevoli pensatori del nostro tempo, ha mostrato di apprezzare il rilievo sociale delle religioni e di riconoscere i limiti di certa razionalità illuministica. Questo saggio offre un breve quadro complessivo del pensiero del filosofo e sociologo tedesco e ricostruisce in termini critici il suo modo di porsi di fronte alla questione religiosa.
Dalla quarta di copertina:
Jürgen Habermas, uno dei più autorevoli filosofi e sociologi del nostro tempo, dopo un lungo percorso teorico rigorosamente laico, guidato dal postulato dell’ateismo metodico, si è segnalato soprattutto nell’ultimo decennio per significative aperture alla religione, culminate nella discussione pubblica del 2004 con l’allora cardinale Joseph Ratzinger. Importante è il riconoscimento del perdurante rilievo sociale delle religioni e del contributo che i cittadini credenti possono dare al dibattito politico nella nuova temperie della società postsecolare, non più egemonizzabile da posizioni razionalistiche. Ma ancor più rilevante è l’ammissione dei limiti della razionalità laica e della possibile verità delle credenze religiose.
In questo libro si offre un breve quadro complessivo del pensiero di Habermas e si ricostruisce puntualmente il suo confronto con la questione della religione, rimarcandone sia i pregi sia le irrisolte difficoltà.
Come è potuto accadere che un piccolo gruppo di ebrei abbia conquistato, nel giro di pochi decenni, il mondo allora conosciuto?
Chi erano i primi cristiani?
Klaus Berger, uno dei migliori conoscitori del cristianesimo delle origini, presenta in questo libro la continuazione del suo bestseller teologico: Gesù.
Un panorama complesso della vera storia della chiesa delle origini.
Dalla quarta di copertina:
Con il suo Gesù, autentico bestseller, Klaus Berger ha pubblicato una summa, apprezzata a livello internazionale, della ricerca storica e scientifica sul fondatore e fondamento del cristianesimo. Berger si dedica ora – in questo testo che costituisce la continuazione dell’opera precedente – agli anni di fondazione del cristianesimo, a quel cinquantennio che va dalla risurrezione fino alla scomparsa della prima generazione dopo Gesù o – come lo si chiama tradizionalmente – al “periodo apostolico”.
Se Gesù è stato la matrice, l’innesco, l’irruzione sorprendente grazie alla quale si è messa in moto l’avventura, dall’iniziativa locale di una manciata di pescatori e contadini dalle umili origini, nell’angolo più remoto dell’antichità, è nata in un battibaleno una religione mondiale.
I primi cristiani rappresentavano un’alternativa attraente alla religiosità pagana dell’epoca – e questo sul piano intellettuale, etico ed esistenziale – non solo per il fatto che professavano la fede in un unico Dio, ma soprattutto perché era dimostrabile che il loro Cristo era esistito realmente. La loro dottrina si basava dunque su un fondamento storico. Diversamente dalla società romana emarginante, poi, il cristianesimo era egualitario e universale: poveri e ricchi, uomini e donne, tutti erano benvenuti, per tutti gli strati sociali e per tutti i popoli una via nuova era aperta. A differenza dei culti sacrificali dell’epoca, i seguaci di Cristo offrivano una forma religiosa al cui centro stava l’amore: il pasto eucaristico invitava a partecipare al divino e rendeva possibile una genuina identificazione umana con il Dio fatto uomo.
Un saggio imperdibile che fa chiarezza su una delle epoche più appassionanti non soltanto della storia della chiesa, ma della storia in generale.

