
Uno studio sulla santità cristiana.
Il contrasto tra il credente, secondo cui il mondo dei corpi (umani e non umani) è stato creato da Dio, e l'ateo, secondo cui il mondo stesso è increato, sembra essere irriducibile. In che modo, allora, potrebbe essere irrefutabilmente riconosciuta l'esistenza di Dio? Occorre ammettere, da un lato, che non possiamo premettere l'esistenza del mondo alla nostra conoscenza di esso, poiché, senza questa, il mondo stesso non potrebbe per noi esistere; d'altro lato, che non possiamo premettere la nostra conoscenza del mondo alla sua esistenza, poiché, senza di esso, la nostra non potrebbe essere conoscenza del mondo medesimo. Si ha, quindi, che esistenza e conoscenza del mondo non si possono separare, poiché l'essere dell'una è quello stesso dell'altra. Ora, vi sono ragioni per poter escludere che le concezioni iniziali del progresso conoscitivo umano possano avere per oggetti dei corpi. Il problema da risolvere, quindi, diventa quello di stabilire come si siano avute o si abbiano le condizioni grazie a cui ogni essere, capace di pensare, è potuto o potrà giungere a concepirsi esistente (e, in pari tempo, a conoscersi), secondo un corpo tra altri corpi, esigendo, tra l'altro, che questi siano esistenze autonome, permanenti, indipendenti da quel suo stesso concepire. Ebbene, si deve necessariamente ammettere che, a fondamento di tutto ciò, deve stare quell'essere eterno e creatore che chiamiamo Dio.
M. NICOLETTI, Introduzione
Seconda Lettera ai Tessalonicesi 2,1-12
METZGER O., Il Katéchon. Una fondazione esegetica
RIZZI M., Storia di un inganno (ermeneutico): il Katéchon e l’Anticristo nelle interpretazioni del II e III secolo della Seconda Lettera ai Tessalonicesi
GIANOTTO C., Sull’interpretazione di 2Ts 2,6-7 nei Padri della scuola antiochena tra IV e V secolo
GIULIANI M., Belial, Gog-e-Magog, Armilus. Excursus su nomi e miti ebraici dell’anti-messia
CAMPANINI M., Il Dajjal. Escatologia e politica nell’Islam
LAMBERTINI R., Un’esegesi «militante» di 2Ts 2 all’Università di Parigi nel XIII secolo. Il Tractatus de Antichristo et eius ministris
RONCHI DE MICHELIS L., Il Katéchon e l’Anticristo in Martin Lutero
ARICI F., Letture teologico-politiche del Katéchon e dell’Anticristo nella tarda Scolastica. Il caso del Gaetano (1468-1534) e quello del Catarino (1484-1553)
DETHLOFF K., Accelerazione e frenata nel messianismo ebraico del ventesimo secolo
CARONELLO G., «L’Anticristo è un uomo, non un demone». Su una figura escatologica di Erik Peterson
SCHULLER W., Il Salvatore dalla confusione? Note sul Katéchon in Carl Schmitt
NICOLETTI M., Tra filosofia della storia e relazioni internazionali. Il concetto di Katéchon in Carl Schmitt
DESCRIZIONE: Teologia e biografia si richiamano fino quasi a sovrapporsi. Se l’asserto vale in generale, vale in forma singolare per l’oratoriano Louis Bouyer (1913-2004): l’originalità del suo pensiero corrisponde all’originalità – fino all’isolamento – della sua persona. Convertito dal protestantesimo, si impone al mondo teologico con l’opera Le Mystère pascal che costringe a rimettere al centro della riflessione il mistero dal quale tutti gli aspetti del cristianesimo dipendono. Alla scuola di J.H. Newman e di S. Bulgakov, il teologo francese avvia un percorso di illustrazione del mistero cristiano lontano dalle secche delle trattazioni neoscolastiche, per nutrirsi e nutrire i lettori con le saporose fonti patristiche, soprattutto orientali. Da esse attinge una figura di vita cristiana – denominata “umanesimo escatologico” e che trova la sua realizzazione compiuta nella vita monastica – poco incline al “compromesso” con la cultura dominante del suo tempo, sia essa ecclesiastica o civile. Nei confronti soprattutto della prima giungerà, nell’epoca successiva al Vaticano II, a denunciarne la deriva. Sua preoccupazione fondamentale è in ogni circostanza “‘difendere” la novità del cristianesimo, condizione per mostrarne la funzione salvifica per un mondo che agli occhi del dotto contemplativo resta ancora sotto il dominio del maligno.
(Giacomo Canobbio)
COMMENTO: La prima introduzione al teologo francese (1913-2004), consulente al Concilio Vaticano II, tra i protagonisti della cultura religiosa della II metà del XX secolo.
DAVIDE ZORDAN ha conseguito il dottorato in teologia presso l’Institut d’Études Théologiques di Bruxelles nel 2004 con una tesi su L. Bouyer ora integralmente pubblicata (Connaissance et mystère. L’itinéraire théologique de Louis Bouyer, Éditions du Cerf 2008). Attualmente è ricercatore presso il Centro per le Scienze Religiose della Fondazione Bruno Kessler e docente del Corso Superiore di Scienze Religiose di Trento.
Nell'imminenza del terzo centenario dell'istituzione della Pontificia Accademia Teologica (1718-2018), la ricerca di L.M. De Palma costituisce uno strumento prezioso per la ricostruzione delle complesse vicende che hanno condotto alla fondazione e allo sviluppo di un organismo voluto dalla Santa Sede come centro di formazione, di studio e di ricerca teologica. L'opera di De Palma si distingue per l'attenzione rivolta non solo alle molteplici finalità e alle varie configurazioni organizzative che l'Accademia ha assunto nel corso dei secoli, ma anche ai diversi contesti culturali e alle numerose istituzioni universitarie ed ecclesiastiche romane con cui l'Accademia di Teologia si è di volta in volta relazionata in rapporti di fecondo scambio e reciproco arricchimento. Il tutto è trattato con grande chiarezza espositiva ed è corredato da un abbondante apparato di note esplicative e di rimandi alle fonti; infine, sono da segnalare le numerose appendici, che costituiscono una preziosa raccolta di documenti, lettere ed elenchi di soci. Un'opera di sicuro interesse per tutti coloro che sono appassionati alla storia della cultura e della formazione teologica dal Settecento ad oggi.
La problematicità dell’esperienza integrale, segnata dal divenire, e quella dell’esperienza umana, gravata dal male, costituiscono i due nuclei tematici del pensiero di Umberto A. Padovani. La prima trova soluzione nella «metafisica classica» essenzializzata e storicizzata (attraverso un serrato confronto con il pensiero moderno e contemporaneo); la seconda nell’umanesimo cristiano ascetico (derivante dalla redenzione per mezzo della croce di Cristo). Ci troviamo così di fronte ad un itinerario speculativo-sapienziale nel quale si intrecciano, per così dire, due anime: quella del metafisico rigoroso che segue fino in fondo il processo dialettico-confutatorio dell’affermazione come negazione della negazione, e quella dell’uomo-pensante che concepisce la filosofia come ricerca della veritas salutaris, capace cioè di svelare il senso della vita. Per questo è un cammino verso, ma anche oltre la metafisica.
Destinatari
Per studenti e insegnanti di teologia e di psicologia.
Autore
Angelo Roncolato, docente presso la Facoltà teologica del Triveneto, insegna filosofia della conoscenza e dell’essere, e teologia filosofica nella sede di Padova; ha già dedicato ad Umberto A. Padovani due saggi pubblicati nella Rivista «Studia Patavina».
Contenuto
L’anno internazionale dell’astronomia ha sollecitato l’attenzione su problemi e domande che frequentemente affiorano quando si osserva il calendario con il suo scorrere dei giorni, dei mesi, degli anni. Il rapporto tra i ritmi della vita di ogni giorno e il movimento degli astri chiama in causa vari ambiti. Tra questi anche la data della Pasqua e, di conseguenza, tutti i ritmi che nel calendario cristiano dipendono da essa. Il passaggio dal calendario giuliano a quello gregoriano, avvenuto nel 1582, è servito per ristabilire un equilibrio tra i ritmi del sole e della luna e il computo del tempo. Questo libro, nel IV centenario del primo orientamento del cannocchiale al cielo da parte di Galileo (1609), costituisce un’occasione per rispondere a vari interrogativi che sorgono proprio in ordine al calendario e al computo del tempo nelle chiese sia di Occidente che di Oriente. La presentazione di Antonino Zichichi è un invito ad un confronto con alcuni aspetti determinati dal fascino della misurazione del tempo per coglierne i risvolti e le sfide nella cultura di oggi e di domani.
Autore
MANLIO SODI, salesiano, è specializzato in liturgia presso l'Istituto Sant'Anselmo in Roma. È professore e decano emerito della facoltà di teologia dell'Università Pontificia Salesiana. È membro della Pontificia accademia di teologia, e socio della Pontificia accademia mariana Internationalis. Dirige la collana «Monumenta Studia Instrumenta Liturgica» della Libreria editrice vaticana ed è direttore di «Rivista Liturgica». Con le Edizioni Messaggero Padova ha già pubblicato cinque testi tra cui Testimoni del Risorto (2006), Il Messale di Pio V (2007) e La liturgia delle Ore (2008).
Iota unum
è il capolavoro della critica «tradizionalista» alla Chiesa contemporanea
e molte delle questioni che tratta sono al centro del magistero di Papa Benedetto XVI.
Il suo Autore, Romano Amerio (Lugano 1905 - 1997) , è stato il più grande degli «oppositori» tradizionalisti della Chiesa del XX secolo e per questo fu punito con un ostracismo pressoché unanime.
Le sue posizioni possono destare perplessità e sconcerto tanto si dimostrano controcorrente, ma stanno oggi conquistando l'attenzione di un pubblico nuovo, acutamente consapevole della crisi in cui si dibatte la Chiesa contemporanea.
Pubblicato nel 1985, frutto di una ricerca protrattasi per circa mezzo secolo, Iota unum è l’opera più complessa e profonda del grande studioso cattolico Romano Amerio, una riflessione serrata e sistematica sul Magistero della Chiesa novecentesca (in particolare conciliare) e, insieme, un’aggiornata summa metafisica cattolica (e il senso ultimo di questa summa, il suo apax, si trova tutto in Stat Veritas).
Contro molte scuole di pensiero formatesi nel dopoguerra, soprattutto dopo quel Concilio Vaticano II esaltato come «rottura e nuovo inizio», come una «nuova Pentecoste» della Chiesa (non solo l’«officina bolognese» di Dossetti, ma tutto il Nord Europa), Romano Amerio ripropone con forza il primato della Verità sull’Amore – come insegnato a partire dagli Evangeli, da san Giovanni Apostolo e san Paolo, e poi da sant’Agostino – per cui in Dio all’essere seguono prima l’intelligere e poi l’amare, e non viceversa. Per Amerio mutare quest’ordine significa indurre l’uomo ad agire non più mosso dal pensiero, ma dal sentimento, in una condizione di libertà illusoria.
«La celebrazione indiscreta che la Chiesa e la teologia ammodernata fanno dell’amore è una perversione del dogma trinitario, perché […] la nostra fede porta che in principio sia il Padre, il Padre genera il Figlio, che è il Verbo, e, dal Padre e dal Figlio, si genera lo Spirito Santo, che è l’amore. L’amore è preceduto dal Verbo, è preceduto dalla conoscenza. Separare l’amore, la carità, dalla verità, non è cattolico.»
L'autore
Romano Amerio (Lugano, 1905-1997) studiò alla Cattolica di Milano, laureandosi in filosofia e in filologia classica, prima di diventare, nel 1951, libero docente di storia della filosofia. Consulente del vescovo di Lugano Angelo Jelmini durante i lavori della Comissione centrale preparatoria del Concilio ecumenico Vaticano II, Amerio fu per molti anni in stretta consonanza intellettuale e religiosa con il cardinale Giuseppe Siri. Oltre a Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX, edito anch’esso dalla nostra casa editrice, si devono ad Amerio un’imponente edizione critica in trentaquattro volumi degli scritti di Tommaso Campanella, tre volumi dedicati alle Osservazioni sulla morale cattolica di Alessandro Manzoni e importanti studi su Epicuro, Dante Alighieri, Giordano Bruno, Paolo Sarpi, Descartes e Giacomo Leopardi.
Il curatore
Enrico Maria Radaelli, nato a Milano il 15 luglio 1944, è docente di Filosofia dell'Estetica e Direttore del Dipartimento di Estetica dell'Associazione Internazionale «Sensus Communis» (Roma).
Stat veritas
Pubblicato postumo nel 1997, Stat Veritas analizza e commenta in 55 chiose la Lettera apostolica «Tertio Millennio Adveniente» indirizzata il 10 novembre 1994 da Giovanni Paolo II all’episcopato, al clero e ai fedeli in preparazione del giubileo dell’anno 2000, per definire gli orientamenti pastorali per la Chiesa del nuovo millennio.
Insieme a Iota unum, Stat Veritas è l’opera fondamentale di Romano Amerio, il massimo rappresentante dei fautori della continuità della Chiesa. Amerio contesta all’insegnamento cattolico nato dal Concilio Vaticano II di aver trascurato la Verità metafisica del Logos divino – che non è unidimensionale né astratta, come oggi la ritengono anche molti cattolici, ma è una realtà di persona –, e di essersi concentrato sul tema della Carità, riducendo la Chiesa a mero soggetto storico, sociale e culturale che si confronta con le varie opzioni filosofiche e morali proposte dalla società moderna. Deprivato del suo principio più specifico – la sovrannaturalità, la fede, la dottrina perfettamente «impersonata» dal Logos –, il messaggio cattolico ha così smarrito la sua identità rispetto alle altre religioni e si è dimostrato impotente di fronte al diffondersi, anche all’interno del mondo cristiano, della secolarizzazione e del relativismo.
Come scrive Enrico Maria Radaelli nella postfazione al volume: «Stat Veritas. La Verità sta, ossia è ferma, solida, irremovibile. Anzi – meglio di ogni traduzione letterale –, dobbiamo dire la Verità è: come una vera Amica la Verità è, ci precede, poi ci sta davanti, e infine anche ci attende. Per non farci perire nel nostro Io, senza un’Amica accanto».
L'autore
Romano Amerio (Lugano, 1905-1997) studiò alla Cattolica di Milano, laureandosi in filosofia e in filologia classica, prima di diventare, nel 1951, libero docente di storia della filosofia. Consulente del vescovo di Lugano Angelo Jelmini durante i lavori della Comissione centrale preparatoria del Concilio ecumenico Vaticano II, Amerio fu per molti anni in stretta consonanza intellettuale e religiosa con il cardinale Giuseppe Siri. Oltre a Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX, edito anch’esso dalla nostra casa editrice, si devono ad Amerio un’imponente edizione critica in trentaquattro volumi degli scritti di Tommaso Campanella, tre volumi dedicati alle Osservazioni sulla morale cattolica di Alessandro Manzoni e importanti studi su Epicuro, Dante Alighieri, Giordano Bruno, Paolo Sarpi, Descartes e Giacomo Leopardi.
Il curatore
Enrico Maria Radaelli, nato a Milano il 15 luglio 1944, è docente di Filosofia dell'Estetica e Direttore del Dipartimento di Estetica dell'Associazione Internazionale «Sensus Communis» (Roma).
La questione del corpo è uno dei luoghi di più chiara emergenza della irruzione di una complessità troppo a lungo trascurata. Nelle scienze empiriche e in quelle matematiche, ma anche nella filosofia e persino nella teologia, troppo a lungo si è ritenuto che fare scienza, produrre conoscenza, significasse di necessità fare a meno del corpo. Questa pretesa non può farci dimenticare che il nostro rapporto con noi stessi, con gli altri e con le cose non è mai immediato e non è mai del tutto neutro. Non siamo pure interiorità che si rapportano a pure esteriorità, ma siamo un impasto di interiorità ed esteriorità, di dentro e di fuori, di spirito e corpo. Teologi, filosofi , storici, antropologi e filologi si confrontano su una questione cruciale per la nostra epoca.
Il Concilio Vaticano II ha rappresentato (in particolare con il documento Gaudium et spes) la riconciliazione della chiesa cattolica con il modello contemporaneo, cioè con quel mondo che era nato emancipandosi dalla tutela ecclesiastica e, spesso, dalla stessa fede in Dio. Invece della contrapposizione, il Concilio ha scelto la difficile ma feconda strada del dialogo.
Vaticano II – Che cosa è andato storto? è uno dei testi fondamentali del dibattito che si è svolto negli Stati Uniti sulla crisi post-conciliare e sull’interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II: una discussione sociologica, filosofica e teologica cui ha partecipato a suo tempo il cardinale Joseph Ratzinger e di cui l’eco è evidente nel magistero di Benedetto XVI. Scritto con uno stile agile e sereno da una delle più note personalità del mondo cattolico americano, il testo mostra come la crisi nasce nel 1968 con quel “Sessantotto nella Chiesa” che è il rifiuto organizzato dell’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI da parte di centinaia di teologi: un rifiuto che va molto al di là delle questioni di morale sessuale e si pone come contestazione globale dell’autorità del Papa e del Magistero. I teologi del dissenso fanno appello al Vaticano II. Ma – risponde McInerny – nulla nei documenti del Concilio giustifica la loro posizione. Si tratta allora di distinguere fra i testi del Vaticano II e la loro interpretazione, fra insegnamenti del Concilio ed evento mediatico, fra lettera e presunto “spirito” dell’assise conciliare. La confusione fra questi elementi ha determinato per la Chiesa una delle più gravi crisi della sua storia. Per i cattolici fedeli, suggerisce McInerny, non si tratta oggi di rifiutare il Concilio ma di riprenderselo, in quella piena fedeltà al Papa e al Magistero che costituisce l’unica via per uscire dalla crisi.
L'Autore
Ralph McInerny, nato a Minneapolis nel 1929, ha insegnato filosofia per cinquant’anni all’Università Notre Dame nell’Indiana, la più grande università cattolica del mondo, ed è considerato da molti il più importante filosofo cattolico vivente. Gli studiosi di filosofia conoscono McInerny come eminente specialista di San Tommaso d’Aquino, autore di testi fondamentali sull’etica tomista e sui rapporti fra San Tommaso e Aristotele, fra fede e ragione, fra filosofia e teologia. Per i non filosofi McInerny è anche, se non soprattutto, noto come autore di una cinquantina di romanzi gialli diventati rapidamente best seller internazionali e che hanno fatto della figura del sacerdote detective padre Dowling – cui è stata dedicata una fortunata serie televisiva trasmessa anche in Italia – uno dei personaggi più amati da generazioni di lettori. Negli ultimi anni, di fronte alla crisi nella Chiesa, McInerny ha dedicato gran parte delle sue energie all’apologetica cattolica, animando iniziative e riviste e offrendo – come ha ricordato il cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in un articolo su L’Osservatore Romano del 22 giugno 2008 – un importante contributo per fondare lo sforzo apologetico su una solida base filosofica di fronte alle sfide del secolarismo e del relativismo.

