
DESCRIZIONE: La storia dell’Occidente, per la sua matrice ebraico-cristiana, può esser vista come una variazione dei significati assunti da due categorie, apocalisse ed escatologia. Partendo dalla loro rigorosa definizione – escatologia come attesa della fine del mondo e apocalisse come rivelazione del Regno – l’autore si sofferma su due autori emblematici delle origini del cristianesimo, Paolo, e della fine della cristianità, Sergio Quinzio. Se nelle Lettere di Paolo possiamo sorprendere i vari significati assunti nel cristianesimo antico dal termine escatologia – attesa di un ritorno imminente del Signore, spiritualizzazione di quest’attesa, fino all’«escatologia aoristica» della Lettera ai Colossesi, dove si parla di una salvezza compiuta –, in Quinzio abbiamo il consumarsi, nella sua paradossalità, della tensione apocalittica: il ritardo del ritorno del Signore diviene in lui appello alla promessa di redenzione, non rassegnandosi alla sua smentita storica. Attraverso Paolo e Quinzio, si può leggere in filigrana la storia di un’eredità religiosa che, nata per giudicare il mondo, ne è divenuta parte tra fedeltà, inevitabili tradimenti, e nostalgia delle origini. Un’eredità che ha nella carità (nell’agápe) un modello quanto mai prezioso per vivere con e per gli altri in un mondo dove le catastrofi non annunciano una rivelazione prossima, ma il persistere di una sofferenza ingiustificata.
COMMENTO: A partire da Paolo, l'autore mostra i vari significati di escatologia e apocalittica nella tradizione biblica occidentale. Un libro per tutti.
SALVATORE NATOLI è ordinario di filosofia teoretica all’Università di Milano Bicocca. Tra le sue opere, pubblicate da Feltrinelli: Ermeneutica e genealogia; L’esperienza del dolore; La felicità; Dizionario dei vizi e delle virtù; Stare al mondo. Escursioni nel tempo presente; Parole della filosofia o dell’arte di meditare. Presso la Morcelliana: Dio e il divino. Confronto con il cristianesimo (2 ed.); Libertà e destino nella tragedia greca; Guida alla formazione del carattere (3 ed.); Sul male assoluto. Nichilismo e idoli nel Novecento; Edipo e Giobbe. Contraddizione e paradosso (2 ed.).
DESCRIZIONE: Un celebre passo di San Tommaso, nella Summa contra Gentiles, afferma che Dio non può violare il principio di non contraddizione. Una convinzione non solo della teologia cristiana ma di gran parte della filosofia occidentale, da Parmenide ad Emanuele Severino, in cui il principio di non contraddizione scalza Dio come fondamento primo e afferma l’eternità di ogni ente. Una convinzione messa in discussione dai lavori di Carlo Arata, a partire da Ego sum qui sum. La Gloria di Dio, e ripensata analiticamente nei saggi di questo nuovo libro. Saggi ove l’autore non solo discute, con rigore teoretico, l’ontologia neoparmenidea di Severino, mostrandone tanto l’acume logico quanto le aporie, ma anche il pensiero di Gustavo Bontadini. Per Arata, se preso sul serio, Dio è «l’esaustività di ogni significato», non tollera alcun condizionamento e si sottrae di diritto alla normatività del principio di non contraddizione. Una prospettiva che mette in discussione ogni forma di teologia razionale, e, ponendo un aut aut tra Dio e la filosofia, invita la stessa filosofia a riflettere sui suoi princìpi primi.
COMMENTO: Un libro che mostra come l'autentico pensiero di Dio - nella sua Signoria - debba andare al di là delle leggi della logica che governano il pensiero ocidentale. Confrontandosi con Emanuele Severino, è insieme un testo di filosofia e di alta spiritualità.
CARLO ARATA è professore emerito di filosofia teoretica dell’Università di Genova. Ha insegnato Istituzioni di filosofia all’Università Cattolica di Milano e, successivamente, Filosofia Teoretica presso le Università di Macerata e di Trieste. Fra le sue pubblicazioni: Lineamenti di un ontologismo personalistico (Marzorati, Milano 1955), Persona ed evidenza nella prospettiva classica (Marzorati, Milano 1963), Evidenza ed essere (Marzorati, Milano 1964), Discorso sull’essere e ragione rivelante (Marzorati, Milano 1967), L’aporetica dell’intero e il problema della metafisica (Marzorati, Milano 1971). Presso la Morcelliana: Ego sum qui sum. La Gloria di Dio, Brescia 2004.
Lettera enciclica 'Caritas in Veritate' in lingua latina.
«il saggio che, con ammirevole ricchezza di documentazione e con sicura acribia d’interpretazione, Alberto Piola ci propone offre uno strumento prezioso e direi quasi indispensabile non solo per fare chiarezza sui termini reali della vicenda storica che ha visto su fronti opposti scienza e teologia, evoluzione (o meglio evoluzionismo) e creazione (o meglio creazionismo), ma anche per delineare con pacatezza e serietà di argomentazione la piattaforma di un’efficace e realistica “integrazione”». (dalla Prefazione di Piero Coda).
Non litigare con Darwin Chiesa ed evoluzionismo di Alberto Piola
Prefazione di Piero Coda Il dialogo tra Darwin e la fede cristiana sulla creazione non è stato facile in dall’inizio. Pio IX, scrivendo nel 1877 all’autore di un libro che voleva dimostrare la falsità del darwinismo, si augurava che «simili fantasticherie, assurde come sono, siano confutate dalla vera scienza». Alla fine del XIX secolo alcuni teologi furono oggetto di indagine a Roma per aver sostenuto la conciliabilità tra creazione ed evoluzionismo. Nel 1996 Giovanni Paolo II scrisse che la teoria dell’evoluzione dev’essere considerata più che un’ipotesi. Benedetto XVI, invece, ha osservato che «la teoria dell’evoluzione non è ancora una teoria completa, scientificamente verificabile». Come stanno le cose? È vero che la teoria dell’evoluzione non è in contrasto con la fede cristiana? E soprattutto: come possono dialogare la fede nella creazione e l’evoluzionismo? Partendo da alcuni studi storici realizzati dopo l’apertura degli archivi del S. Ufizio, in questo testo si vogliono indagare i motivi dello scontro del passato e le condizioni di possibilità di un fecondo dialogo nel presente, puntando verso un’integrazione dei saperi.
Punti forti
Attualità dell’argomento: nel 2009 ricorrono contemporaneamente i 200 anni della nascita di Darwin e 150 anni della pubblicazione della sua opera più famosa, L’origine della specie.
Saggio storico ben documentato, in quanto l’oggettiva ricostruzione delle vicende è stata possibile solo in questi anni, precisamente da quando nel 1998 è stato aperto agli studiosi l’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede per i documenti fino al 1903.
Destinatari
Largo pubblico, vista l’attualità dell’argomento.autore Alberto Piola, sacerdote della diocesi di Torino, docente di antropologia teologica presso la Sezione Parallela di Torino della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale e presso l’ISSR di Torino, ha conseguito il dottorato in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana con una tesi sugli aspetti antropologici legati alla richiesta di ordinazione sacerdotale per le donne. Diplomato in biblioteconomia presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, è direttore della Biblioteca diocesana di Torino. È rettore della Basilica del Corpus Domini nel centro di Torino. Ha curato con Valter Danna il volume Scienza e fede: un dialogo possibile? Evoluzionismo e teologia della creazione (Effatà editrice, 2009).
Con la collaborazione di
Hans-Dieter Mutschler e Michael Sievernich
Dalla quarta di copertina:
La fede cristiana nella creazione è superata dalla teoria dell'evoluzione?
In cosa consistono il significato profondo e la bellezza, ancora oggi affascinante, della fede cristiana nella creazione? È possibile mostrarne anche la verità? Le intuizioni su Dio e sul mondo che troviamo nel testi biblici e nei grandi pensatori che hanno riflettuto sulla fede nella creazione (come, per esempio, Agostino, Tommaso d'Aquino, Guardini) contribuiscono a umanizzare l'essere umano? E per andare alla radice della questione: Dio continua veramente ad agire nel mondo? Se sì, in che modo? Ma allora come possiamo conciliare le tante forme del male, presenti in questo mondo, con la bontà del Creatore? Cosa ci offre in più la fede cristiana nella creazione rispetto alle spiegazioni del mondo che provengono dalle scienze della natura? Qual è il suo contributo per un'etica ecologica? È in grado di dare impulsi positivi al dialogo Interculturale (per esempio nei confronti dell'islam)?
A tutto questo Medard Kehl dà risposte fondate e comprensibili, senza eludere nessuna questione.
Un'opera chiara, informata in particolare sui dibattiti scientifici, rigorosa, che affronta anche questioni di attualità.
DESCRIZIONE: Fin dal suo apparire nel 1977, Novecento teologico apparve un libro destinato a far riflettere. Per due motivi: l’essere una ricostruzione originale del pensiero di Karl Barth, Rudolf Bultmann, Dietrich Bonhoeffer, e del socialismo religioso svizzero, e l’essere un nuovo capitolo della filosofia della religione di Italo Mancini. Da un lato, la chiarezza dell’esposizione mostra i capisaldi dei tre maggiori teologi protestanti del secolo scorso – la novità della teologia dialettica, l’effetto dirompente della demitizzazione, il respiro liberante del cristianesimo adulto – nei loro intrecci e nelle loro divergenze; dall’altro, è come se Mancini svolgesse qui una ricapitolazione delle sue ricerche degli anni Sessanta e Settanta e preparasse la stagione ultima, che lo porterà alla «logica dei doppi pensieri». Una logica che, cimentandosi con la sfida di pensare e dire oggi l’«Oggetto immenso» (Dio), incorporerà tracce cospicue dell’eredità di Barth, Bonhoeffer, Bultmann. In questo senso Novecento teologico è un classico della storia della teologia e del pensiero filosofico.
COMMENTO: I maestri della teologia del '900 (Barth, Bultmann, Bonhoeffer, ...) nel capolavoro storiografico di Italo Mancini
ITALO MANCINI (1925-1993) è stato professore di Filosofia della religione e Filosofia del diritto all’Università di Urbino, dove ha anche fondato l’Istituto superiore di Scienze Religiose e la rivista «Hermeneutica». Presso Morcelliana sono in corso di pubblicazione le Opere scelte, di cui nel 2008 è uscito il vol. I, Filosofia della religione. Sempre nel nostro catalogo: Filosofia della prassi (19983); Come leggere Maritain (1993); Bonhoeffer (1995); Frammento su Dio (20002).
Descrizione dell'opera
L'opera, organizzata in due volumi, presenta il punto più avanzato del pensiero del grande teologo. Egli propone una definizione e un ruolo del cristianesimo, nonché una discussione sul senso del fare teologia all'interno della modernità.
Finora la Chiesa e la teologia hanno pensato la fede come un contenuto da trasmettere: modello che ha funzionato positivamente nelle società tradizionali. La modernità e la postmodernità hanno tuttavia introdotto delle trasformazioni interne all'identità cristiana che non riguardano più questo o quel punto della sua dottrina ma, più radicalmente, la sua stessa forma.
Theobald manifesta un approccio alla tradizione cristiana in cui la categoria dello stile esprime al contempo il contenuto e la forma della fede in quanto principio regolatore della presenza del cristiano nel mondo. Le sue pagine vivono del fascino e della difficoltà di coniugare assieme il concetto di stile e l'identità cristiana, nella consapevolezza che definire il cristianesimo come stile comporta sia una riflessione epistemologica sul modo di fare teologia, sia una diagnosi teologica del momento attuale con le discussioni su modernità e postmodernità.
Sommario
Prefazione. «Ouverture». I. Diagnosi teologica del momento presente. 1. Il modernismo cattolico. 2. La cristologia trascendentale ne «L'Azione» (1893) di Maurice Blondel. 3. Il progetto apologetico di Maurice Blondel ieri e oggi. 4. «Credere» secondo il «modus conversationis». 5. La «sapienza di Salomone» al concilio Vaticano. II. Un modo di procedere. 1. La «teologia spirituale». 2. La teologia come discernimento della vita autentica. 3. A servizio della giustizia del Regno. 4. Le ripercussioni della narratività sulla teologia. 5. Il carattere confessante della teologia le toglie ogni pertinenza scientifica?
Note sull'autore
Christoph Theobald, gesuita, è nato a Colonia. È docente di teologia sistematica e fondamentale al Centre Sèvres di Parigi, caporedattore della rivista Recherches de Science Religieuse, consigliere e collaboratore della rivista Études ed è stato membro della Fondazione della rivista internazionale Concilium. Tra le sue pubblicazioni: Maurice Blondel und das Problem des Modernität, Beitrag zu einer epistemologischen Standorbestimmung zeitgenössischer Fundamentaltheologie (1988); Le canon des Ecritures: études historiques, exégétiques et systématiques (1990); La Pensée musicale de Jean-Sébastien Bach. Les chorals du Catéchisme (1993); Histoire des dogmes. t. IV: La Parole du salut (1996); Présences d'Evangile. Lire les Evangiles et l'Apocalypse en Algérie et ailleurs (2003); Une nouvelle chance pour l'Evangile. Vers une pastorale d'engendrement (2004); Le péché originel. Heurs et malheurs d'un dogme (2005), Vatican II et la théologie. Perspectives pour le XXIe siècle (2006). Le EDB hanno pubblicato La Rivelazione (22009).
Molte parrocchie e gruppi di fedeli non hanno più a disposizione un prete ordinato. E nel futuro questo fenomeno si accentuerà.
Le autorità della Chiesa stanno affrontando la crescente diminuizione di preti importandone di stranieri, oppure accorpando le parrocchie di una stessa area con un unico prete.
La gerarchia, pur di proteggere l'attuale forma di ministero presbiterale, riduce il diritto delle comunità a celebrare l'eucaristia. Secondo il punto di vista ufficiale, utilizzare le preghiere eucaristiche approvate e soprattutto pronunciare le parole della consacrazione, resta un potere esclusivo dei preti ordinati.
Questo straordinario documento, frutto di un'intensa analisi dell'ordine dei domenicani olandesi, e il dibattito che ne è scaturito provano ad aprire la discussione non solo sulla situazione di fatto ma anche sui cambiamenti circa la concezione dell'eucaristia introdotti dal Concilio Vaticano II.
L'eucaristia non è qualcosa che "possediamo". Nella celebrazione dell'eucaristia esprimiamo la nostra fiducia, rappresentiamo e celebriamo la consapevolezza che la vita è, nel fondo, condivisione, proprio come ha testimoniato nella vita e nelle opere Gesù di Nazareth. Ci promette che nel futuro, seppure incerto, possiamo sempre contare su Dio, che è amore.
Allora, se ci si libera dall'idea dell'eucaristia come sacrificio, in realtà ciò che dall'attuale autorità ecclesiastica viene percepito come una minaccia può trasformarsi in autentica grazia: i "laici" attivi in molte comunità ecclesiali locali rappresentano una sfida. La loro creatività di fede riceverà ulteriore ispirazione se realmente incoraggiata.

