
Una serie di importanti scelte di stile di vita, suddivise per brevi capitoli tematici, che consentono di rileggere con originalità la regola benedettina.
"Quanto più seriamente si prende in considerazione Dio, tanto più seriamente si prende in considerazione l'uomo". In questa lapidaria espressione si potrebbe sintetizzare l'itinerario teologico di Emil Brunner (1880-1966), il teologo riformato svizzero che ha segnato i passaggi cruciali della teologia protestante del '900. Dopo un avvio nel movimento della teologia dialettica, Brunner si lascia gradualmente pervadere dalla preoccupazione di parlare di Dio all'uomo contemporaneo. Si prefigge pertanto l'obiettivo "missionario" di attualizzare la rivelazione nel momento storico contingente, facendo interagire la parola di Dio con la realtà vissuta: la teologia, infatti, non può ignorare le domande dell'uomo contemporaneo. Da tale intento nasce la comprensione del duplice compito della teologia: quello apologetico (il nome scelto è eristica per richiamare la caratteristica dialogica di questa "nuova" apologetica) e quello dogmatico. Se il secondo si impegna a presentare la dottrina cristiana all'interno della comunità cristiana, il primo si occupa delle questioni di fede che si pongono al di fuori della medesima comunità e tende ad agganciare l'uomo offrendogli le risposte di senso che vengono dalla fede.(Giacomo Canobbio)
DESCRIZIONE: Ferdinand Ebner ha visto nella parola la dimensione fondante dell’umano, e in Cristo-Parola il disvelatore di questa dimensione. È il senso della rilettura ebneriana della Bibbia e, in specie, del Prologo giovanneo. Un senso reperibile nell’opera qui tradotta, il cui titolo, indicando il “tentativo di uno sguardo rivolto al futuro”, mostra come nel linguaggio, nella sua stessa struttura grammaticale, ne vada dell’essenza dell’uomo.
L’uomo, riflettendo su se stesso, riconosce l’intima relazione essenziale con il Tu (prima divino, e poi umano), una relazione mediante la quale egli esiste come autentico “esser-persona”. Attraverso la parola l’Io si apre al Tu e sperimenta una singolare “passività” ricettiva che gli rivela l’essenza dello spirito.
Ma la domanda di fondo di queste pagine è essenzialmente apocalittica: esiste per “l’uomo del futuro” la possibilità della “parola giusta”? Una Parola in cui è in gioco la relazione dell’uomo con Dio, e la rivelazione del suo destino.
COMMENTO: Dal padre del pensiero dialogico, le riflessioni autobiografiche sul linguaggio nella sua dimensione esistenziale e religiosa.
FERDINAND EBNER (1882-1931) è considerato – insieme a Martin Buber, Hermann Cohen, Gabriel Marcel, Eugen Rosenstock-Huessy e Franz Rosenzweig – uno dei padri del pensiero dialogico. Tra le sue opere ricordiamo: Frammenti pneumatologici. La parola e le realtà spirituali, a cura di S. Zucal, San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 1998.
DESCRIZIONE: Il noto esegeta e studioso protestante di teologia biblica Gerhard von Rad in questo suo breve ma denso saggio riprende uno degli episodi più sconvolgenti dell’Antico Testamento, quello del sacrificio di Isacco chiesto da Dio ad Abramo. Accanto all’esposizione esegeticamente approfondita che ne offre con chiarezza e sobrietà, l’Autore, mostrando grande apertura culturale, presenta con concisione quattro interpretazioni del racconto, dalle quali la profondità abissale di questo momento “numinoso” della Sacra Scrittura appare nel riflesso di personalità tanto diverse e lontane nel tempo, quali Lutero, Kierkegaard e il filosofo polacco contemporaneo Leszek Kolakowski, da un lato, e Rembrandt dall’altro, del quale sono riprodotte quattro opere illustranti il sacrificio di Abramo. Dalle potenti intuizioni del Riformatore, pur legato ad una spiegazione “storica” del passo della Genesi, agli sviluppi inquietanti, filosofici e teologici, letterariamente intensi, di Timore e tremore del pensatore danese, alla cruda parodia, in chiave politica attualizzata, del filosofo polacco, alle variazioni grafiche e pittoriche, grevi di umanità e vibranti di fede biblica, del genio olandese, una ricchezza insondabile di significazioni e di stimoli si schiude da queste antichissime pagine scritturistiche.
COMMENTO: Un classico dell'intrepretazione biblica della vicenda di Abramo e Isacco, scritto dal maggiore esegeta del '900.
GERHARD VON RAD (1901-1971) ha insegnato all’Università di Heidelberg ed è stato tra i maggiori esegeti dell’Antico Testamento. Fra le sue opere, pubblicate da Paideia: Teologia dell’Antico Testamento, 2 voll. (Brescia 1972-1974); Genesi. La storia delle origini (Brescia 1993); Deuteronomio (Brescia 2004). Per Marietti: La sapienza in Israele (Genova 1975).
Descrizione dell'opera
«L'oggetto unico delle ricerche contenute in questo libro è il culto del Cuore di Gesù Cristo come simbolo del suo amore divino e umano per il Padre e per gli uomini. Considerando questo Cuore da vari punti di vista - biblico, simbolico, dottrinale, storico, liturgico, ecc. - lo studio è una sintesi di tale mistero» (dalla Prefazione del card. Schönborn).
L'opera - una vera enciclopedia tematica - vuole essere soprattutto una proposta corrispondente alla sensibilità del nuovo millennio. Facendo appello sia all'intelligenza che all'affettività del lettore, pone solide basi per una rilettura, biblica e storica a un tempo, del mistero dell'amore redentore sotto il segno del 'cuore'.
Dopo un ampio preludio, dedicato a chiarire l'impostazione dell'opera, la prima parte, modestamente intitolata «Piccola grammatica dell'aspetto simbolico», tratta dell'esperienza simbolica, dell'interpretazione dei simboli, del simbolo del cuore. La seconda parte, «Aprire la Bibbia come Chiesa», sviluppa il passaggio teologicamente decisivo dal simbolo al mistero. La terza e la quartasono rivolte all'oggi della Chiesa: applicano all'evangelizzazione dell'attuale momento storico il tema del Cuore di Cristo («Una parola chiave per l'evangelizzazione: inculturarsi») e propongono un ricentramento della catechesi sulla coscienza di Cristo e sul Cuore di Cristo («Per penetrare più profondamente nel mistero»).
L'apparato iconografico mostra visivamente le trasformazioni culturali che ha conosciuto la rappresentazione del Cuore di Gesù.
Sommario
Prefazione (card. C. Schönborn). Introduzione. Prologo spirituale. I. Piccola grammatica del simbolo. 1. L'esperienza simbolica. 2. L'interpretazione dei simboli. 3. Il simbolo del cuore. II. Aprire la Bibbia come Chiesa. 4. Il rapporto Scrittura-Tradizione. 5. Il mistero del Cuore di Gesù. 6. L'esperienza del Cuore di Gesù. III. Una parola chiave per l'evangelizzazione: inculturarsi. 7. Inculturazione e segni dei tempi. 8. Un segno attuale. 9. Un segno di avvenire. IV. Per penetrare più profondamente nel mistero. 10. Il ricentramento della catechesi. 11. Cuore di Gesù e mistero della salvezza. 12. Coscienza di Cristo e Cuore di Gesù. Conclusione generale. Uno strumento al servizio della «sinfonia» della fede. Postfazione. Elenco delle sigle. Vocabolario. Indici. Indice delle illustrazioni. Indice dei nomi di persona.
Note sull'autore
Édouard Glotin, nato nel 1927, gesuita, è da molti anni apprezzato per il suo approccio simbolistico alla catechesi del Cuore di Gesù. Ha pubblicato, fra l'altro, Le Coeur de Jésus, signe de salut. J'entends battre ton coeur (DDB, 1984), Le Coeur de Jésus. Approches anciennes et nouvelles (Lessius, 2001) e Voici ce Coeur qui nous a tant aimés (Éditions de l'Emmanuel, 2003). Nata sulla scia dell'enciclica di Benedetto XVI Deus caritas est, la composizione di quest'«opera di riferimento» ha beneficiato della stretta collaborazione di Martin Pradère (diocesi di Parigi) e Xavier Skof (diocesi di Lione).
Due personaggi stanno sullo stesso piano e sono in contrasto mentre un terzo ha il ruolo dell'arbitro. Ecco la figura del triangolo drammatico: un singolare stratagemma narrativo con cui Luca obbliga il lettore a discernere, a diventare interprete delle narrazioni, a rimodellare il proprio punto di vista, ad appropriarsi del punto di vista teologico del Vangelo. Lo studio, condotto con metodo narrativo, prende in considerazione quattro esempi di triangolo drammatico all'interno del ''grande viaggio'' di Luca: la parabola del buon Samaritano (10,25-37), l'episodio di Marta e Maria (10,38-42), la parabola del figlio prodigo (15,11-32), la parabola di Lazzaro e del ricco (16,19-31). MATTEO CRIMELLA, nato nel 1969, dal 1994 è presbitero della Chiesa ambrosiana. Nel 2009 ha conseguito il dottorato in Scienze Bibliche presso l'École biblique di Gerusalemme. Collabora alla pastorale biblica della diocesi di Milano e insegna Esegesi dei Sinottici a Monza (seminario del P.I.M.E.), a Gerusalemme e in Madagascar.
Se nella storia dell'Occidente la Chiesa ha sempre costituito il naturale tessuto connettivo e il centro propulsore della società a livello simbolico, culturale, politico e religioso, oggi, al contrario, viviamo in un mondo sempre più secolarizzato, in cui i valori fondamentali sembrano messi radicalmente in discussione. Dal punto di vista dell'arte il Novecento ha costituito un punto di non ritorno. All'armonia di derivazione classica che aveva fatto propri i contenuti e l'ispirazione del cristianesimo, ha sostituito una nuova estetica, in cui l'uomo si è fatto interprete di una ricerca di senso "senza Dio". Questo aspetto ha necessariamente comportato un cambiamento radicale dal punto di vista del significato stesso dell'espressione artistica. Cambiamento non sempre sufficientemente valutato nella sua complessità, anche all'interno del mondo ecclesiale. Purtroppo, molti esempi di arte "sacra" contemporanea mostrano le difficoltà di affrontare le sfide del mondo d'oggi. In questo contesto, la Chiesa è chiamata a rinnovarsi, a inculturarsi sempre più nel tempo presente, a superare la tentazione di creare spazi isolanti, per cercare di instaurare un dialogo con il mondo, perché possa ancora oggi costituire per l'arte un luogo fecondo di ispirazione e di evangelizzazione.
Il rapporto fra Cristianesmo, cultura occidentale e Islam è al centro di questo importante saggio, pubblicato per la prima volta nel 1962 e recuperato grazie all'impegno dell'Associazione "Augusto Del Noce". Nato dalle lezioni tenute dall'autore intorno agli Anni Trenta, affronta con estrema attualità il dialogo interreligioso e i rapporti fra civiltà occidentale e orientale, in un'ottica dichiaratamente Cristiana. La storia dell'umanità come "marcia lenta e tortuosa guidata da Dio" è il tema portante della ricerca, critica nei confronti di uno storicismo portatore di una forte dimensione totalitaria, estremamente vivo nei tempi in cui il saggio venne concepito e nuovamente attuale oggi.

