
L’Autore, medico psichiatra, analizza in questo testo le domande più frequenti che l’uomo si pone sull’esistenza e, in una prospettiva della ragione, offre interessanti riflessioni.
Vi può essere una fede in Dio fondata sulla razionalità? Può credere in Dio chi si fida della sola ragione?
Si può credere razionalmente? Essere o credenti ed essere razionali è una contraddizione insuperabile? Vi sono vie razionali per conciliare la fiducia in ciò che è verificabile e la fede in Dio? L’autore muove dalla prospettiva della ragione per verificare se le posizioni del credente e del non credente siano inconciliabili, o se l’uso della ragione non permetta di individuare una base comune su cui fondare razionalmente il discorso sul senso dell’esistenza.
In questo libro in brevissimi capitoli la visione ortodossa della Salvezza
Giuseppe Angelini è uno dei più noti rappresentati della "scuola" teologica milanese. I due saggi di apertura, che costituiscono la prima parte del volume, tentano di offrire sia una versione abbreviata del suo progetto teologico, sia una sua valutazione critica. La seconda parte del volume rilegge alcuni dei principali temi della morale fondamentale in confronto con il suo pensiero. Complessivamente, il testo raccoglie i frutti di un'attività più che trentennale di studio e di insegnamento della disciplina.
Sommario
Introduzione. I. LA TEOLOGIA MORALE FONDAMENTALE DI G. ANGELINI. UNA VISIONE SINTETICA (G. Quaranta). Premessa. Introduzione. 1. La teologia morale: stato presente della ricerca. 2. La storia della dottrina morale cristiana. 3. Teologia biblica dell'esperienza biblica. 4. Ripresa sintetica. II. IL PROGETTO TEOLOGICO-MORALE DI G. ANGELINI. ESPOSIZIONE E CONSIDERAZIONI CRITICHE. Introduzione. 1. Identità e compiti della teologia morale fondamentale. 2. Considerazioni critiche e valutazione globale. Conclusione. Prospettive per la teologia morale fondamentale. III. LA TEOLOGIA MORALE SI TROVA IN CRISI EPISTEMOLOGICA? UNA LETTURA DELLA TEOLOGIA MORALE FONDAMENTALE DI GIUSEPE ANGELINI ALLA LUCE DEL PENSIERO DI ALASDAIR MACINTYRE SULLE CRISI EPISTEMOLOGICHE (M. McKeever). Introduzione. 1. Che cos'è una crisi epistemologica? (A. MacIntyre). 2. Una rilettura di Angelini in chiave di crisi epistemologica. 3. Il contributo di Angelini al superamento della crisi epistemologica. 4. Fare teologia morale dopo Angelini. IV. IL POSTO DELLA BIBBIA NEI MANUALI DI TEOLOGIA MORALE FONDAMENTALE. Introduzione. 1. Uno sguardo al passato. 2. Bibbia e morale in alcuni manuali di morale fondamentale. 3. Una possibile griglia interpretativa. 4. Bibbia e morale in Giuseppe Angelini. 5. Bibbia e morale: un confronto tra G. Angelini e i manuali post-conciliari di teologia morale fondamentale. Conclusione. V. LA LEGGE MORALE NATURALE IUN GIUSEPPE ANGELINI (S. Zamboni). Introduzione. 1. Le ragioni di una crisi. 2. Una radicale retractatio. 3. La natura escatologica della legge naturale. POSTFAZIONE. CRITICA DELLA DOTTRINA E ASCOLTO DELLA COSCIENZA (G. Angelini). 1. I difetti di incompiutezza. 2. Presenza residuale di vecchi codici. 3. Riflessione sistematica o mera raccolta di appunti? 4. Un indice che si cerca. 5. Le ragioni teoriche del dissenso: teologia e filosofia. 6. La tesi centrale e la teologia della morale. 7. Una critica troppo radicale della tradizione?
Note sugli autori
MARTIN MCKEEVER (Belfast 1958) è sacerdote redentorista. Laureato in filosofia e letteratura inglese alla University College Galway, ha studiato teologia a Dublino e ha conseguito il dottorato in teologia morale a Roma. Dal 1997 è professore di morale sociale all'Accademia Alfonsiana, della quale è attualmente preside. Per sei anni è stato direttore della rivista Studia Moralia.
GIUSEPPE QUARANTA (1971), francescano conventuale, dottorato in teologia morale presso l'Accademia Alfonsiana di Roma, è attualmente docente di teologia morale presso la Facoltà Teologica del Triveneto. La sua tesi di dottorato, La cultura pieno sviluppo dell'umano. Il concetto e la funzione della cultura nel pensiero di Bernhard Häring, è stata pubblicata come primo volume della collana «Tesi Accademia Alfonsiana» (Roma 2006). Rettore della Scuola di formazione teologica dei Frati minori conventuali di Padova dal 2006, dal 2008 è membro della redazione della rivista teologica Credere Oggi.
Col sorriso sulle labbra vale la pena di leggerlo, questo "dialogo" singolare tra uno "storico della chiesa", prete e teologo, e un cineasta e giornalista, sul grande tema di sempre, da sempre e di sicuro, anche se a qualcuno spiacerà, per sempre: Dio o non Dio? Fede o ateismo?
Stephen Jay Gould, Richard Dawkins, Edward O. Wilson, Carl Sagan, Stephen Hawking e Steven Weinberg sono i Sacerdoti della Scienza, i Profeti senza Dio: sei personaggi che hanno creato un clima importante attorno al rapporto tra fede e scienza; sei uomini che non si può fare a meno di conoscere se oggi si vuole riflettere seriamente sui temi dell’evoluzione, della creazione, del presente e del futuro del cosmo e della vita umana. Sei studiosi che hanno proposto la scienza come una nuova fede.
Destinatari
Per un ampio pubblico che cerca una riflessione seria che vada oltre sterili polemiche.
Gli autori
Karl Giberson (1957) è docente di Fisica all’Eastern Nazarene College di Quincy, Massachussets. È stato per anni caporedattore di «Science and Theology News»e di «Science and Spirit». Ha pubblicato molti scritti su
scienza e religione. Profeti senza Dio è il suo terzo libro sull’argomento.
Mariano Artigas (1938-2006), sacerdote, laureato in fisica e in filosofia, ha insegnato Filosofia della scienza all’Università di Navarra, a Pamplona in Spagna. Profeti senza Dio è il suo quattordicesimo libro sul rapporto tra scienza, filosofia e religione.
Si può parlare, nel Nuovo Testamento e nella prima riflessione cristiana, di fede di Gesù, e con quale significato? A partire da tale domanda I. G. Wallis analizza le tradizioni neotestamentarie (e in parte precedenti) con un’accurata trattazione esegetica che non perde mai di vista il contesto teologico più ampio, per evidenziare come nelle diverse tradizioni neotestamentarie si ragioni di fede di Gesù a livello paradigmatico (come modello per i credenti) e a livello teologico (nel suo rapporto con il Padre). A tale filone pone fine la polemica ariana, quando la difesa della dignità divina di Gesù rende impossibile mantenere l’ampiezza della riflessione precedente. A questa si può, però, oggi nuovamente attingere, con un indubbio arricchimento per la cristologia. Il testo di Wallis si presenta, al riguardo, come uno strumento assai prezioso.
Ian G. Wallis, dopo essere stato Cappellano e Direttore degli Studi di Teologia presso il «Sidney Sussex College» di Cambridge (Regno Unito), attualmente è Docente nella Facoltà di Teologia anglicana del College stesso. Questo libro, che ora esce per la prima volta tradotto in italiano, è il frutto di anni di ricerca sul tema della «Fides Jesu», che hanno reso famoso l’Autore non solo in Europa, ma anche negli altri Paesi di lingua inglese
Alleanza-chiamata-santità: cosa lega insieme questi tre termini? La santità è una chiamata a vivere quotidianamente nell’alleanza che Dio propone ad ogni uomo. Questa scoperta rivela che Dio ha una visione ottimista dell’uomo, rinnova sempre nei suoi confronti la sua disponibilità a stringere un patto di alleanza che leghi l’uomo a Dio, perché possa scoprire la sua pienezza nella chiamata alla santità. I teologi che hanno partecipato al IV Convegno di studi sul Servo di Dio, esaminandone con perizia gli scritti, ci consentono di attingere alle fonti bibliche e patristiche del pensiero di Giaquinta, dalle quali si ricava un’antropologia spirituale che ha il suo metro in Cristo, il quale “svela l’uomo all’uomo e gli manifesta la sua altissima vocazione” (cf. GS 22): la santità. Santità che nel pensiero di Giaquinta non si limita ad una dimensione interiore, ma è una spiritualità che tende a permeare e trasformare la società; è un’antropologia concreta, reale, incarnata, che rende l’uomo aperto al mistero, all’incontro con Dio, ma lo fa anche entrare in una relazione dinamica, vitale, creativa con gli uomini.
Viviamo in un tempo sommerso da una valanga di nozioni; con un semplice click ci si può istruire praticamente su tutto. La facilità dell’acquisto di notizie può però indurre facilmente a soddisfarsi con l’“informazione”, rinunciando ad una vera e propria “formazione”. D’altro canto si tende oggi a preferire ciò che sembra interessante tralasciando di interrogarsi sulla reale importanza di quanto si conosce. La singolare sfida che ci viene quindi dalla nostra cultura frammentata ed ‘esplosa’ è quella di costringere ad andare all’essenziale, cogliendo il nocciolo delle questioni, in modo accessibile, serio e soprattutto significativo. Nel mio caso, si tratta di informare sul cristianesimo, offrendo anche dei criteri di discernimento per comprenderne la coerenza e bellezza; in una parola la significatività. Questo libretto vuol essere una semplice introduzione alla fede cristiana per le donne e gli uomini (specie i giovani) di questo nostro mondo “post-moderno”, nel contempo tentato dalla disillusione critica (il cosiddetto disincanto del mondo) eppure attratto da un certo revival di spiritualità (si pensi ai nuovi movimenti religiosi)... Il cristianesimo si presenta come grazia e gratitudine, come dono divino e risposta umana. Questo duplice movimento rende conto della struttura qui adottata.
Chi è il Dio del monoteismo biblico? Non certo un Dio "proprietà" dei soli credenti. Non certo l'Essere assoluto, estraneo al tempo e alla storia dell'uomo, di cui si parla per negarlo o credervi. E' il Dio dei comandamenti: un Dio drammatico, che fa spazio all'alterità e al rischio nella sua stessa Unità e che è in costante relazione con l'uomo: è il Dio che irrompe nella storia con uno sguardo d'Amore e si fa sorgente di libertà e giustizia.
Massimo Cacciari insegna nella Facoltà di Filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Tra i libri che ne hanno più segnato la ricerca, "Krisis" (Feltrinelli, 1976), e pubblicati con Adelphi, "Icone della legge" (1985), "Dell'Inizio" (1990), il dittico europeo "Geofilosofia dell'Europa" (1994) e "L'Arcipelago" (1997), infine "Della cosa ultima" (2004) e il recente "Hamletica" (2009). Piero Coda è preside dell'Istituto Universitario Sophia di Loppiano (Firenze), dove insegna Teologia sistematica, ed è presidente dell'Associazione Teologica Italiana. Tra i libri che disegnano il suo percorso: "Teo-logia" (Lateran University Press, 1997), "Ontosofia" (Mimesis, 2009), e tra quelli pubblicati con Città Nuova, "L'altro di Dio" (1998) e "Il logos e il nulla" (2003).
Nella teologia cristiana la sola istituzione che non conosce fine né tregua è l’inferno. Per questo il modello politico odierno, che pretende a una economia infinita del mondo, è propriamente infernale. Se la chiesa perde la sua vocazione messianica e il suo rapporto con la fine, può solo perdersi nel tempo. Questa conferenza, pronunciata nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi l’8 marzo 2009, è una meditazione sul senso politico delle cose ultime.
«Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù» (Es 20,2). A differenza delle religioni antiche che concepiscono Dio in rapporto alla natura, Israele ha conosciuto Dio all’opera nella storia.
Questo “prima” di Dio, la sua permanente iniziativa a favore degli uomini culmina nella morte e risurrezione di Gesù, nuova e definitiva alleanza.
Se col primo Adamo il peccato era entrato nel mondo rendendo la storia ambigua, col secondo Adamo l’uomo è ritornato “in faccia a Dio” e gli garantisce una collaborazione efficace, affinché la storia di peccato ridiventi una storia di grazia, secondo il progetto del Padre.
La Chiesa si presenta come luogo di salvezza, dove Dio e l’uomo si incontrano e continuano a tessere insieme l’ordito di una vita incamminata verso il Regno.
Inserita nella storia umana, la Chiesa è strumento per renderla storia di salvezza, per far sì che nulla di buono e di bello vada perduto.
Descrizione dell'opera
Tema unico del volume è la libertà, a cui Israele è chiamato. L'autore lo sviluppa in tre tappe - il dono della libertà, la legge della libertà, gli inni alla libertà - di indubbia unità e coerenza, pur associando tre generi letterari così diversi come quelli del racconto, della legge e della preghiera.
La storia di Israele comincia con la liberazione dall'Egitto: attraversando le acque del Mar Rosso una famiglia di schiavi nasce come popolo libero. Accede quindi alla parola, può rivolgersi agli altri e al suo Signore in un canto che celebra «il dono della libertà».
Il Dio che si presenta nel Decalogo si definisce liberatore: «Sono io, il Signore tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa degli schiavi». Secondo la doppia legge positiva del sabato e dell'onore dovuto al padre e alla madre, su cui è incentrato il Decalogo, l'uomo è invitato a non ridurre il proprio figlio/figlia in schiavitù; al contrario, è chiamato a liberare il proprio schiavo/schiava e l'immigrato, trattandoli come figli. Gli viene proposto, come figlio di Dio, di imitare la condotta di quest'ultimo. È «la legge della libertà».
Dall'esodo nasce la Pasqua. I figli di Israele avrebbero via via composto e cantato i sette salmi della «lode di Pasqua» (Sal 113-118) e della «grande lode» (Sal 136), poi ripresi nella celebrazione familiare della festa. Attraverso «gli inni alla libertà» la parola dell'uomo e quella di Dio entrano in un reciproco scambio, costitutivo del rito.s
Prefazione. I. Il dono della libertà. 1. Il passaggio del mare (Es 14). 2. Il Canto del mare (Es 15). II. La legge di libertà. 3. Il Decalogo del libro dell'Esodo (Es 20,2-17). 4. Il Decalogo del libro del Deuteronomio (Dt 5,6-21). 5. Perché due Decaloghi? III. Inni alla libertà. 6. «Chi è come il Signore nostro Dio?» (Sal 113). 7. «Che hai tu, mare, per fuggire?» (Sal 114). 8. «Israele, confida nel Signore!» (Sal 115). 9. «Io credo» (Sal 116). 10. «Lodate il Signore, tutti i popoli!» (Sal 117). 11. «La destra del Signore è esaltata» (Sal 118). 12. «Sì, per sempre la sua fedeltà» (Sal 136). Epilogo. Sigle e abbreviazioni. Lessico dei termini tecnici. Bibliografia. Indici.
Note sull'autore
Roland Meynet, nato nel 1939 a Thonon-les-Bains (Francia), è entrato nella Compagnia di Gesù nel 1959. Ha conseguito le licenze in lettere, linguistica, teologia, scienze bibliche, la laurea in lingua e letteratura araba, il dottorato di terzo ciclo e il dottorato di ricerca in linguistica. Ha lavorato quattordici anni all'Università San Giuseppe dei gesuiti a Beirut, dove è stato direttore del Centro di ricerche e di studi arabi e ha fondato il Centro di studi delle lingue moderne e la Scuola di traduttori e interpreti. Ordinario di teologia biblica e titolare del corso di Vangeli sinottici alla facoltà di teologia dell'Università Gregoriana, è stato per parecchi anni professore invitato all'Università degli studi di Torino e alla facoltà di teologia del Centre Sèvres di Parigi. Dirige, con Pietro Bovati, le collane «Rhétorique biblique» alle Éditions du Cerf e «Retorica biblica» alle EDB. Ha pubblicato per le EDB: La Pasqua del Signore (2002), Morto e risorto secondo le Scritture (2003), Il Vangelo secondo Luca. Analisi retorica (2003), Leggere la Bibbia. Un'introduzione all'esegesi (2004), Una nuova introduzione ai Vangeli sinottici (22006), Trattato di retorica biblica (2008); inoltre ha curato con J. Oniszczuk Retorica biblica e semitica 1 (2009).

