
L'apporto di James Dunn alla ricerca biblica difficilmente potrebbe essere sovrastimato, in particolare per il contributo da lui fornito alla liberazione della chiesa e delle chiese da una concezione del vangelo predicato da Paolo inteso in chiave eminentemente antigiudaica. Questa nuova opera, rivolta a un pubblico più generale, tratta dell'autorità della Scrittura come parola viva, la parola di Dio come veniva ascoltata nel cristianesimo delle origini e la parola di cui si nutre oggi il credente mosso dalla fede. Dunn mostra come «fede» partecipi del linguaggio della relazione e come sue compagne siano la fiducia, il convincimento, la rassicurazione - pur nell'incertezza. In un contesto simile l'autorità della Scrittura non è da intendersi nel senso che «ciò che la Bibbia dice, lo dice Dio», come vorrebbe un'idea di inerranza che poco ha a che vedere con la Scrittura stessa, ma che per essere compresi in modo adeguato gli scritti biblici richiedono d'essere di volta in volta riferiti alla situazione storica originaria così come a quella di chi oggi li legge.
I martiri sono più un fenomeno di oggi che un ricordo di ieri. O meglio: in tutti i tempi, incluso il presente, vi sono stati ovunque cristiani che hanno affrontato liberamente la morte per la loro fede o per il loro impegno per la giustizia. Dall'estrema fermezza di questi testimoni della fede - che disprezzano il dolore e ambiscono alla vita eterna - arriva un segnale inquietante, provocatorio, scomodo per i cristiani "normali". Che cosa significano i martiri per la vita di una chiesa mondiale e per la testimonianza da rendere al vangelo? È sufficiente porre la propria vita al servizio di una causa per la quale morire? E se uno decide di votarsi al sacrificio volontario, ciò deve per forza avere un senso anche per altri, per la fede e la vita di tutti i cristiani? E, infine: che cosa distingue un martire da un fanatico attentatore kamikaze? Riandando all'originaria teologia del martirio e prendendo posizione contro un utilizzo inflazionato del concetto, il libro approfondisce questi temi e li mette in relazione con la testimonianza dei tanti martiri contemporanei.
Hanno collaborato a questo numero : Caterina Ciriello, Lorella Congiunti, Francesco Cosentino, Benito De Marchi, Samir Anis Matta Emad, Mario Florio, Armando Genovese, Fidel González Fernández, Luciano Meddi, Mariangela Petricola, Angelo Romano, Donatella Scaiola, Paul B. Steffen, Luca F. Tuninetti, Andrea Vaccaro.
Un saggio sul tema della vocazione, ispirato alle parole del Santo Padre che sollecitano la Chiesa ad un atteggiamento di uscita, verso le periferie esistenziali. Il libro si articola attraverso alcune maglie: il Dalmanutà (Mc 8, 10), come metafora dell'anima che riposa nell'incontro con Cristo dopo aver compiuto il passaggio all'altra "riva", cioè la scelta fondamentale di accettarsi come essere vocazionale; la Rivelazione biblica; il discernimento; la preghiera; il concetto di tempo. L'esserci vocazionale non si potrebbe immaginare senza il movimento, perché esso esprime la natura intrinseca della vocazione che ci richiama al bisogno della comunione. Il Dio Trino ed Uno ci invia in "uscita", come da quattro anni ci ricorda papa Francesco.
Il discorso ecclesiologico attuale è incentrato sulla dottrina del Vaticano II e sui suoi approfondimenti teologici successivi. L’obiettivo di questo libro, invece, è quello di inquadrare meglio il Concilio all’interno della storia del pensiero cristiano sulla Chiesa e, in particolare, leggere l’evento nell’orizzonte del secolo XX. Lo studio, da questa prospettiva, ripercorrerà tre grandi questioni dell’ecclesiologia: i diversi paradigmi della Chiesa, il rapporto tra lo Spirito Santo e la Chiesa e, infine, il rapporto tra Salvezza e Chiesa. L’intento è quello di contribuire alla formazione di una visione dei grandi argomenti discussi nell’assise conciliare più contestualizzata, all’interno di un arco di tempo che comprende tutto il secolo XX fino ai nostri giorni.
MIGUEL DE SALIS AMARAL è un sacerdote portoghese. Dal 2001 è professore della Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce e dal 2015 è vicedirettore del Centro di Formazione Sacerdotale della stessa Università. È laureato in Ingegneria Civile e dottore in Teologia dogmatica. Nel suo lavoro teologico si è dedicato principalmente all’ecclesiologia, al dialogo ecumenico, alla teologia orientale e al Concilio Vaticano II. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Dos visiones ortodoxas de la Iglesia: Bulgakov y Florovsky (Eunsa 2003), poi tradotto in romeno e pubblicato dalla casa editrice della Facoltà di Teologia Ortodossa dell’Università di Cluj-Napoca, e Concittadini dei santi e familiari di Dio. Studio storico-teologico sulla santità della Chiesa (pubblicato in questa stessa collana nel 2009), poi tradotto in portoghese (con la casa editrice San Paolo). Dal 2002 è consultore della Congregazione delle Cause dei Santi.
In un unico volume, i temi centrali per rispondere alle esigenze di un parroco, degli animatori della catechesi e dei catechisti. Per avere un quadro completo del mondo della catechesi oggi, dare slancio agli incontri nella comunità, formare i catechisti e accogliere con competenza i ragazzi e le famiglie. Fra gli argomenti trattati: la catechesi "nella Chiesa e per la Chiesa", la formazione e la spiritualità del catechista, i ragazzi, il metodo, la famiglia, i sacramenti, l'avvio e la chiusura dell'anno catechistico, il mandato dei catechisti... Con tracce per il confronto nel gruppo dei catechisti.
La teologia nell’inquieto viaggio spirituale di Thomas Merton
Molte sono le costanti del pensiero di Thomas Merton, grande figura di mistico e pensatore, a suo tempo ispiratrice addirittura della Pacem in terris, che di volta in volta gli studiosi hanno approfondito: il gusto dell’eccesso e dello spirito libero che stanno alla base del suo essere monaco; la critica della ragione che mortifica la creatività; l’Amore e la sua centralità; la Sapienza come motore e fine della divinizzazione dell’uomo. I brani raccolti in questo volume si muovono tutti lungo questi assi e sono il frutto dell’incontro tra i più grandi studiosi odierni di Merton: Maurizio Renzini, Bernard Sawicki, Mario Zaninelli e Paolo Trianni, ai quali si aggiunge Jonathan Montaldo. La figura del mistico, i suoi scritti spirituali, le sue ricerche esistenziali, rimangono a tutt’oggi decisamente attuali, e anzi col senno di poi se ne riesce a cogliere (per esempio a proposito dell’invadenza delle nuove tecnologie, o della necessità del dialogo tra le religioni) la spiccata carica profetica. Merton ha ancora molto da dire alle generazioni attuali: la sua visione di una spiritualità profondamente incarnata nella drammaticità dell’esistenza umana (che fu poi in definitiva la chiave del suo successo letterario, costringendo il lettore all’immedesimazione) è oggi un linguaggio accattivante per la metanoia dell’uomo disperante della post-modernità. Promuovere la lettura e lo studio di Merton è in tal senso non solo accademia, ma percorso di evangelizzazione a partire dalla più vera e drammatica esperienza umana attuale.
Nei primi cinque anni del suo pontificato, san Giovanni Paolo II ha svolto un ampio ciclo di catechesi sulla Teologia del corpo. Si tratta di un insegnamento magisteriale che rinnova completamente la visione tradizionale della Chiesa sul corpo, sulla sessualità e sul matrimonio. L'insieme di queste catechesi, che questo libro compendia e rende accessibili al grande pubblico, può essere compreso sotto il titolo «L'amore umano nel piano divino»: la creazione è un dono che rivela l'essenza della persona, che l'uomo realizza soltanto esistendo «per qualcuno». Il corpo umano, con il suo sesso, racchiude fin dal principio l'attributo sponsale, ossia la capacità di esprimere quell'amore nel quale l'uomo-persona diventa dono. Tale è il valore del corpo umano da oltrepassare la dimensione semplicemente fisica della sessualità. L'analisi degli aspetti personalistici della dottrina contenuta in queste pagine è condotta in vista dell'autentico sviluppo dell'uomo. Un glossario dei concetti fondamentali della Teologia del corpo alla fine del volume agevola la familiarità con il pensiero di san Giovanni Paolo II e con il suo modo di esprimerlo.
La sapienza biblica è incomprensibile se non viene considerata nell'ampio contesto culturale del Medio Oriente. Essa, infatti, rappresenta lo specifico contributo d'Israele a una corrente di pensiero prodotta nella vasta area geografica compresa tra l'Egitto e la Mesopotamia. La civiltà egiziana, di quasi due millenni precedente l'Israele biblico, ha avuto grande influenza nella letteratura sapienziale biblica (soprattutto nel libro dei Proverbi e del Qoèlet) in cui si riscontrano echi sia delle Istruzioni composte e trasmesse presso le corti faraoniche, sia delle Lamentazioni, genere largamente utilizzato per affrontare i temi della caducità della vita o per la denuncia delle ingiustizie sociali. Sumeri, assiri e babilonesi, attraverso le loro avanzate strutture educative, furono i trasmettitori di una grande tradizione sapienziale - da rintracciare nei miti che raccontano l'origine del cosmo e dell'uomo - a cui Israele ha attinto a piene mani, soprattutto durante il periodo esilico, per esempio l'Epopea di Gilgamesh, di grande importanza per comprendere i racconti biblici delle origini dell'universo e del diluvio. Nel pensiero ebraico la sapienza ha sempre costituito il luogo «laico» di speculazione filosofica sui problemi dell'uomo e sulle circostanze concrete della vita: il dolore, l'insuccesso, il lavoro, la sfortuna, la morte. Davanti a tutto ciò i saggi propongono atteggiamenti da acquisire, strade da percorrere, scelte da abbracciare, stili di vita che siano propri dell'uomo credente. A tutto ciò essi giungono con lo stupore e la meraviglia di chi si china davanti al mistero divino, praticando il timore di Dio che essi non esitano a definire «radice della sapienza».
Strumento indispensabile per gli studenti che svolgono studi teologici, questo volume si propone di colmare l'assenza di una metodologia aggiornata che tenga conto delle nuove tecnologie per la ricerca delle fonti, l'archiviazione, la scrittura del testo e dell'apparato critico. Il testo si sofferma sulla progettazione e la stesura della tesi, sul carattere creativo della ricerca teologica, sugli strumenti, le fonti, la bibliografia, la schedatura e le note.
«Il divino, nella vulgata del pensiero religioso della cultura occidentale, è stato associato per secoli e secoli ai concetti grevi di onnipotenza, onniscienza e consimili. Questi concetti totalizzanti e totalitari hanno schiacciato la relazione fra l'umano e il divino nel vicolo cieco della fede senza dubbi, della sottomissione acritica, in fondo al quale è sempre in agguato la perversione del fanatismo».

