
La pubblicazione periodica (trimestrale) della rivista rientra nelle
iniziative di promozione di attività di studio e ricerca della Facoltà.
Costituisce, infatti, l'ordinario canale di pubblicazione delle molte
ricerche analitiche avviate nel quadro della scuola di teologia.
I filoni più frequentati dai contributi di carattere monografico sono
certamente quelli relativi alla riflessione teologico-fondamentale,
alla dogmatica, alla spiritualità ed alla pastorale.
Il millenarismo è sempre stato un argomento suggestivo e stimolante. Tale dottrina scaturisce in maniera esaustiva dall’interpretazione letterale di Ap 20, indicante il millennio come misura temporale del ritorno alla splendente, mitica, età dell’oro, suscitando secolo dopo secolo l’irrefrenabile desiderio di datarne l’inizio. Il millenarismo si basa su una concezione del mondo dove pessimismo e determinismo si rincorrono in un ineluttabile cerchio: il mondo presente è tanto malvagio da non poter essere migliorato. Gli uomini non possono fare null’altro che attendere il nuovo mondo: spetta solo a Dio farlo emergere. Possono, tuttavia, mantenere una speranza, quella di assistere alla fine del vecchio mondo che, per quanto drammatica e sconvolgente, permetterà, tra le doglie di un parto cosmico, al nuovo mondo di nascere.
Per la maggior parte dei teologi cattolici, tali credenze sul futuro sono di solito abbastanza strane ed anche bizzarre. La maggior parte dei cattolici ha poca familiarità coi termini premillenarismo dispensazionale pretribolazionista. Eppure tale sistema teologico è la fonte comune per quei milioni di cristiani che credono nel rapimento, in sette anni di tribolazione e nei letterali mille anni di regno di Cristo. I presupposti teologici dispensazionali hanno permeato gran parte dell’evangelicalismo e fondamentalismo protestante americano e mondiale e hanno plasmato le prospettive conservatrici della cristianità protestante e del cristianesimo organizzato in misura enorme.
Quello che si vuole fare emergere nell’opera, evitando le interpretazioni fantasiose, è ciò che è possibile cogliere dalla Scrittura, tenendo presente il modo espressivo, umano e storico in cui la parola divina si concretizza.
Carlo Cioni, modenese, sposato e padre di cinque figli, è studioso di teologia. Ha già pubblicato Il Premillenarismo Dispensazionale Pretribolazionista nella Prospettiva dell’Escatologia Cattolica (Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, 2013).
Il volume contiene 17 studi presentati in occasione Dell 80 anniversario della morte di Pavel Florenskij (1882-1937) all’interno di un convegno internazionale che ha visto la partecipazione di alcuni tra i massimo studiosi del pensiero dl filosofo, teologo, scienziato e presbitero della chiesa Ortodossa Russa.
Questa miscellanea è dedicata all’esperienza religiosa nella letterature medievale, in modo particolare ai temi della salvezza e della santità. Si prende avvio dall’analisi del genere agiografico, mostrandone la funzione eversiva nella nascita delle letterature volgari e quella sociale di educazione popolare; si indaga, poi, la relazione tra la mistica cistercense e la lirica dei trovatori provenzali; si passa, quindi, allo studio delle opere dantesche: nella Vita Nova si vedono i tratti mariologici della figura di Beatrice, mentre la Commedia è letta come poema di conversione; infine, viene illustrata la rappresentazione letteraria di San Francesco lungo i secoli.
La ricerca di Biffi mette in luce un filo rosso di pensiero che attraversa la storia moderna e ci conduce al XIX secolo. Proprio la frequentazione della complessità tomistica e della creatività e dolcezza del pensare monastico hanno iniziato l’autore a cercare gli esploratori della fede in quel mondo moderno in cui sviluppano il pensiero scientifico e i sistemi filosofici. Questo libro c fa gustare la qualità e l’acutezza di pensatori da Maldonado a Rosmini che hanno mantenuto vivo il connubio tra l’entusiasmante procedere della ragione e le meraviglie dello spirito.
Le parole, le azioni, le scelte e perfino gli errori dei primi cristiani possono oggi illuminare il cammino dei credenti e della Chiesa? Gli Atti degli Apostoli raccontano la vita quotidiana di alcune tra le prime comunità cristiane; le azioni, le parole, le scelte di persone che costruiscono la Chiesa, che le danno un volto attraverso i loro volti. Non è un'immagine preconfezionata, una copia perfetta dell'idea che sta nella mente di Dio; Gesù all'inizio degli Atti dice a grandi linee qual è il progetto, ma come poi si è realizzato è dipeso dalle scelte di gente come Barnaba e Saulo, Pietro e Giovanni, Filippo e tanti altri di cui non conosciamo neppure il nome. Oggi come Chiesa ci troviamo a vivere in una realtà che cambia molto rapidamente e di fronte alla quale non è facile avere punti di riferimento; per questo continuiamo a leggere il libro degli Atti: perché le opere dei primi credenti sono per noi parola di Dio, una lampada che illumina, un punto di riferimento a cui guardare.
"Il libro di padre Martin è utile a favorire il dialogo, la conoscenza e comprensione reciproca, in vista di un nuovo atteggiamento pastorale da ricercare insieme alle nostre sorelle e fratelli Lgbt. Come ha già ben detto il cardinal Farrell, Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la vita della Santa Sede, questo libro è "molto necessario" e "aiuterà vescovi, sacerdoti e operatori pastorali ad essere più sensibili verso i membri Lgbt della comunità ecclesiale cattolica" (Dalla prefazione di Matteo Zuppi)
È il passaggio “da una pastorale di semplice conservazione ad una pastorale decisamente missionaria” la sfida lanciata da papa Francesco all’inizio del suo pontificato. Una sfida che vale per tutte le strutture ecclesiali e tutti i soggetti pastorali, Curia Romana compresa. Infatti, nel suo discorso programmatico sulla riforma della Curia Romana, tenuto il 22 dicembre 2016 nella Sala Clementina, Francesco ribadisce con forza che tale riforma “non è fine a se stessa, ma è un processo di crescita e soprattutto di conversione”. Quali sono i criteri guida di questa riforma? Quali i risultati già ottenuti e quelli ancora sperati? Ci sono novità effettive a livello di funzionamento dei Dicasteri? Della distinzione delle loro competenze specifiche e del loro coordinamento razionale al servizio del ministero petrino? E la cosiddetta “spiritualità di servizio e di comunione” che cos’è? Come orienta e modernizza il lavoro curiale?
Saggi di: Libero Gerosa, Christoph Hegge, Giorgio Feliciani, Ludger Müller, Juan Ignacio Arrieta, Claudio Luterbacher, Fernando Puig, Francesco Coccopalmerio, Karl-Joseph Rauber, Markus Graulich.
Il contenuto del principio del "Bonum coniugum" fa parte delle più importanti questioni ermeneutiche che richiedono un'analisi approfondita. La scelta del tema da parte dell'autore costituisce un esempio di come affrontare tale sfida. Il contesto diretto di questa elaborazione è costituito dalle allocuzioni di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI al mondo della canonistica, nelle quali esortano a tradurre in modo adeguato le idee personalistiche del matrimonio del Concilio Vaticano II nella pratica delle leggi applicate. Questo studio presenta un valore cognitivo come pure applicativo. Per quanto riguarda la parte cognitiva, l'autore arriva all'identificazione dell'elemento "ad validitatem", oggetto del nostro interesse, nella giurisprudenza della Rota Romana - a proposito delle norme codiciali riguardanti l'incapacità consensuale (can. 1095, nn. 2-3 CIC) e la simulazione del consenso matrimoniale (can. 1101, 2 CIC). In modo particolare viene esaminata la prassi del tribunale apostolico di affiancare il nuovo elemento essenziale ai tre beni indicati da sant'Agostino. La parte centrale della ricerca si conclude con un'elencazione dei diversi approcci all'"elementum boni coniugum" nella giurisprudenza. Il valore applicativo della presente monografia consiste nell'accento posto sulla necessità dell'unità ermeneutica nella giurisprudenza ecclesiastica, specialmente attraverso la correzione dell'uso non corretto delle norme sopra citate nelle sentenze dei tribunali di gradi inferiori.
I grandi cambiamenti nella concezione del mondo, dell’essere umano e di Dio degli ultimi due secoli richiedono, per Helmut Fischer, che i fondamenti della fede cristiana – validi nonostante il mutare del contesto e del periodo storico – vengano riformulati in un linguaggio nuovo e ricettivo di tali mutamenti: la sua proposta è quindi quella di esprimerne il nucleo cercando di prescindere dalla sovrastruttura teista, dogmatica e metaforica costruitagli intorno nei secoli.
«Non esiste e non può esistere una forma linguistica oggettiva in cui la realtà divina possa trovare una formulazione valida per ogni tempo. La teologia cristiana fa quindi bene ad affrontare ogni critica contemporanea alla sua concezione di Dio. Una concezione di Dio che possa essere comunicata deve articolarsi in modelli, modalità di pensiero, simboli e metafore che si collochino entro l’orizzonte della comprensione del mondo dei contemporanei. Ciò comporta non soltanto la trasformazione ma anche la revisione del materiale ricevuto in eredità. Si tratta di enucleare – nelle condizioni intellettuali del presente – l’elemento specifico e caratteristico della concezione cristiana di Dio, accantonando cognizioni che, pur facendo parte della forma storica della tradizione, hanno perso plausibilità per la concezione
del mondo del presente»
Helmut Fischer
«Potremmo dire che, per Barth, la fede è per tutti altrettanto facile e altrettanto difficile. Nella continua riflessione su questa dialettica, egli, pur non rinunciando al principio della trascendenza divina e della condanna di ogni antropocentrismo in campo filosofico-teologico, si vorrà aprire ad una strada nuova nell’impegno storico-razionale dell’uomo e dell’azione della Chiesa. Vorrà istituire una forma di mediazione tra l’umano e il divino, il peccato e la grazia, la finitudine e l’infinito [...]. Parisi ci offre un nuovo, fresco sguardo sulla rilevanza della teologia di Barth oggi. Spero che i lettori di quest’opera siano da essa stimolati a fare il punto su come noi, in quanto cristiani, riconosciamo oggi la Signoria di Dio nel mondo. Per Barth questo è nel cuore della Chiesa stessa» (dalla Prefazione).

