
«Una generazione narra all’altra». Raccontare la fede, comunicare il Vangelo è il titolo di questo contributo e, come già avvenuto per i precedenti volumi della collana “Quaderni pastorali”, anche di un percorso pastorale della Diocesi di Aversa. Il tema di sottofondo è la sfida della trasmissione della fede alle nuove generazioni, in accordo anche con quanto la chiesa universale sta vivendo in questo periodo di preparazione al Sinodo sui giovani: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. La prospettiva dalla quale il testo affronta la dinamica della trasmissione della fede è pastorale e sapienziale. Pastorale, perché il volume sicuramente contribuisce ad attivare circoli virtuosi di riflessione, a partire dallo studio e dall’esperienza didattica degli autori dei contributi; sapienziale, perché lo scopo dei contributi non è tanto nozionistico – assolutamente, quanto piuttosto attento al vissuto, all’esperienza concreta dell’annuncio. Annunciare il vangelo, trasmettere la fede, ma con l’attenzione al concreto. Sapienziale, in questo modo, dice un approccio di relazione: il “noi” della tradizione che parla ad ogni “tu”, giovane o meno giovane. Con questa prospettiva, il volume intende dire tra le righe due cose, fondamentalmente: l’interesse e la passione per il racconto della fede, e la cura dell’interlocutore a cui viene proposta.
Questo manuale di morale fondamentale individua nella «vita in Cristo» il tema centrale ispiratore dell'intera riflessione teologica di carattere etico. Accanto ai temi classici della disciplina si aggiungono, in particolare, una riflessione sulla libertà e sulle principali indicazioni di morale fondamentale offerte dal magistero di papa Francesco. Centrale nell'esposizione è il carattere dialogico dell'intera riflessione etica, che si sviluppa intorno alla categoria dell'alleanza, considerata il nucleo centrale dell'ispirazione biblica e il fondamento dell'agire. Il respiro teologale della trattazione si manifesta inoltre in una particolare attenzione ad aspetti di carattere spirituale propri della vita in Cristo.
Questo volume analizza il fenomeno della spiritualità del Sangue di Cristo, sempre più diffusa nella Chiesa postconciliare e profondamente radicata nella rivelazione e nella tradizione cristiana. L'analisi storica, che prende le mosse dai testi biblici, aiuta a comprendere anche la spiritualità moderna, a partire dalla figura di san Gaspare del Bufalo, fondatore dei missionari del Preziosissimo Sangue, fino al Concilio Vaticano II e alla sua ricezione articolata e problematica. Nello specifico, la ricerca esamina la spiritualità del sangue di Cristo secondo padre Winfried M. Wermter, religioso, dottore in teologia, specialista in spiritualità, guida di esercizi spirituali e missionario. Il tema, centrale per la sua esperienza e per la sua ricca e complessa dottrina teologico-spirituale, viene da lui approfondito durante i quasi cinquant'anni del suo servizio sacerdotale. Prefazione di Paolo Martinelli.
Per la prima volta in volume una preziosa e poco nota riflessione del teologo protestante Karl Barth. Critico nei confronti della modernità, Barth cerca di restituire al protestantesimo una via di ritorno al cristianesimo originario. Ed è proprio in questo intervento che egli delinea la possibilità di un rapporto con Gesù al di fuori di ogni relazione con la Chiesa e con il cristianesimo. «Gesù non è l'ideologia cristiana - afferma il teologo - e l'ideologia cristiana non è Gesù».
Come "dire Dio" alle nuove generazioni? Esiste ancora uno spazio per le grandi domande dell'esistenza? Dio è caduto nell'oblio o rimane in fondo a tutte le grandi questioni che agitano i cuori delle generazioni più giovani? Come affrontare la sfida di "dire Dio" in questo contesto? Alla luce della sua esperienza di insegnante di liceo, il professor Andrea Monda racconta e si racconta, cercando di individuare possibili chiavi per aprire il cuore delle nuove generazioni.
L'iperindividualismo contemporaneo costituisce una sfida per la Chiesa e per la società, soprattutto a motivo della dissoluzione dei legami sociali ch'esso comporta. La ricerca qui presentata verte sulla messa a punto di una risposta a questo fenomeno culturale che sorga dalla presenza stessa della Chiesa nella società. Alla descrizione del decorso del pensiero individualistico, condotta attraverso un'analisi genealogica che procede da Guglielmo di Ockham fino a Friedrich A. von Hayek, passando per Thomas Hobbes, John Locke e Adam Smith, segue il confronto critico con alcuni dei più incisivi esponenti della contemporanea teologia post-liberale (Stanley Hauerwas, John Milbank e William T. Cavanaugh). Attingendo al pensiero di san Tommaso d'Aquino e al contributo dell'attuale ricerca sociologica, il volume intende mostrare come la deriva individualistica occidentale possa essere arginata attraverso la generatività che 'ridonda' dalla vita di grazia della Chiesa, in vista di una feconda cultura della fraternità. «Concretamente» scrive Mauro Magatti nella Postfazione «ciò significa che, di fronte ai difficili passaggi d'epoca in cui siamo immersi, la Chiesa è chiamata a recuperare il suo volto originario, materno e accogliente, capace di tessere unità a partire dalle differenze».
«Costruire nuove chiese vuol dire assicurare a Milano il suo volto cristiano, che rifulge nei secoli della sua storia operosa; vuol dire tramandare ai posteri quella famma di fede convinta e fattiva, ricevuta dalle mani dei padri, che deve continuare a brillare con non diminuito splendore. E questa non può conservarsi vivida e pura, ove manchi la chiesa, accogliente Casa di Dio per il conforto degli uomini, ove manchi l'altare, attorno a cui essi si stringano per ricevere Gesù Cristo, ascoltare il Suo Vangelo, e attingervi alimento di vita soprannaturale, e stimolo a esemplari virtù morali e civiche, nel vincolo della mutua carità» Paolo VI (Messaggio per la «Giornata delle nuove Chiese» a Milano, 17 novembre 1963). nella Diocesi di Milano, ogni Chiesa nuova costruita dal 1955 al 1963, sotto la cura pastorale dell'Arcivescovo Giovanni Battista Montini, reca le tracce di tanti suoi pensieri, è una tappa dei suoi programmi, sino al coronamento, a quello stupendo progetto delle ventidue nuove Chiese di Milano dedicate ai Concili della Chiesa: una ispirazione provvidenziale, "ecumenica", sorta nel cuore di un Arcivescovo che di lì a poco sarebbe diventato Papa, ereditando da san Giovanni XXIII la missione di un Concilio Ecumenico. Un'idea di Chiesa, le sue chiese: uno stesso amore, uno stesso ideale. La grande società dei credenti, l'Ecclesia; la piccola casa di Dio, il tempio.
Le pagine che seguono non sono la Metafisica. Non oserebbero presentarsi in quel modo. Ciò sarebbe profanare la sua dignità. Come indicato dal titolo, esse sono semplicemente degli appunti: note orientative per uno studente che inizia, per ruscelli e piccoli canali, ad immergersi nel mare senza sponde della più elevata e nel contempo più profonda delle umane scienze.
Questo libro parla della nostra felicità (o infelicità) personale. Cerca di spiegarci il perché e il come possiamo essere felici ed evitare una vita piena di sofferenze, di disorientamenti, di vuoti esistenziali, di pene che, alla luce di quanto l’Autore ci vuole comunicare, sono prive di senso. Il suo scopo è quello di farci riflettere sulla via che porta alla felicità umana in quanto la connette a quella soprannaturale, svelando il perché la prima dipenda dalla seconda, e la seconda non si possa pienamente realizzare senza la prima. La formula è tanto semplice, quanto profonda. Contiene una ricchezza insondabile. La possiamo esprimere così: la nostra personale felicità dipende da qual è la nostra appartenenza primaria, cioè la relazione con il destinatario del nostro amore da cui facciamo dipendere il senso vitale della nostra esistenza quotidiana, perché è nel legarci a questa appartenenza che troviamo il consenso degli altri, il quale ci è necessario per essere accettati e stimati e così sentirci amati, sentirci qualcuno che ha un valore, e non una cosa senza valore, da ignorare o scartare.
Perché ci viene spontaneo raccogliere sulla spiaggia del mare le conchiglie e i sassolini più belli? Perché rimaniamo incantati davanti a un volto umano o a un dipinto, o avvertiamo un'inesprimibile dolcezza interiore ascoltando musica, o ci soffermiamo con gli occhi spalancati a contemplare un tramonto? Perché, in altre parole, ricerchiamo quella rivelazione, quell'epifania che definiamo bellezza? Vito Mancuso affronta in questo libro un mistero che è tipico dell'uomo, e ne interpreta le profondità per farne la bussola capace di orientare il cammino verso la verità. Superando l'aspetto esteriore dei nostri corpi per approfondire il senso dell'interiorità della nostra anima fatta di armonia e fascino, eleganza e grazia, questa riflessione diventa un'avventura alla ricerca delle sorgenti della bellezza in grado di indicarci quali pratiche concrete possiamo mettere in atto per rendere quotidiano il nostro rapporto con essa: solo in questo modo infatti potremo superare ogni indifferenza e tornare, o addirittura iniziare, a gioire al cospetto di quelle opere e di quegli eventi capaci di stringerci il cuore. Perché ricercare e custodire la bellezza è la via privilegiata per onorare il compito che attende la nostra vita.
La natura della Chiesa è spesso fraintesa, ridotta a istituzione umana o a una sorta di società tra le altre. Charles Journet (1891-1975), nella sua lunga ricerca teologica, ha, invece, mostrato che è innanzi tutto Mistero. La sua ecclesiologia, fondata sulla dottrina di san Tommaso, ha trovato l'approvazione di Paolo VI, che lo volle al Concilio Vaticano II, ed è sostenuta da Jacques Maritain.
Il presente libro non vuole essere altro che un'introduzione a un pensiero vasto, profondo e penetrante, come è stato quello del cardinal Journet

