
Si può continuare a propagandare la misericordia senza la giustizia? Abbiamo diritto di difenderci? Purtroppo questa retorica è rafforzata dal clima buonista in cui viviamo, il buonismo di coloro che predicano moderazione soprattutto agli altri, ma che non sanno portare quegli stessi pesi per se stessi. Questo libricino di Padre Cavalcoli spero sarà un efficace lettura per aprire gli occhi su questo devastante e nauseabondo politically correct che ci sta ammorbando da decenni e che si fa sempre più fastidioso. Il padre domenicano, con equilibrio, ci mostra il problema e i suoi possibili rimedi. Speriamo che questa lettura sia di giovamento e nutrimento spirituale e che apra gli occhi su questo male che rende le nostre vite molto più perigliose. Aurelio Porfiri
Nella Chiesa cattolica è tempo di grandi divisioni, divisioni su temi importanti e di grande impatto per i fedeli e anche per coloro che non si professano cattolici. Ecco un libro che porta avanti dei dialoghi su alcuni dei nodi più importanti dietro a queste divisioni, un libro appassionato e sofferto, scritto da Aldo Maria Valli, noto vaticanista e Aurelio Porfiri, musicista di Chiesa e scrittore. Tutti e due impegnati in una intensa attività giornalistica, hanno condensato in questa pagine ore di discussioni, meditazioni, riflessioni anche contro corrente. Come ha detto il notissimo teologo Mons. Antonio Livi nella prefazione: "Conosco Aurelio Porfiri e Aldo Maria Valli da molti anni, anche se per ragioni diverse. Sono lieto di poter dire alcune parole su questo testo, "Sradicati", in cui i due autori cercano di prendere di petto alcuni problemi di pressante attualità nella Chiesa, una Chiesa in grande crisi, quasi "liquida", come si dice nel sottotitolo del libro. Aurelio Porfiri e Aldo Maria Valli, gli autori, parlano da cattolici, sinceramente e profondamente credenti, e non temono che quanto scrivono possa attrarre nemici: la verità ha dei diritti che sono anche superiori al proprio tornaconto personale. Come dice il Vangelo, la verità ci farà liberi, non le convenienze dettate da esigenze di carriera". Proprio commentando su queste difficoltà così Mons. Livi conclude la sua prefazione: "Vorrei dire a questi due miei amici: non vi fate zittire o impaurire da quanti vi ostacolano pubblicamente o di nascosto. Piuttosto, nella consapevolezza certa di difendere la verità del Vangelo dalle eresie o dalle strumentalizzazioni politiche, rallegratevi ed esultate di fronte alla persecuzione! Soffrire per la verità di Cristo su questa terra è un titolo certo di merito per godere della pace e della gioia in paradiso quando nostro Signore Gesù ci dirà: “Avanti, servo buono e fedele: sei stato fedele nel piccolo, e io adesso ti concedo un premio grande!”".Un testo scorrevole ma denso e di grande importanza per il dibattito fra le diverse anime del cattolicesimo nel nostro tempo.SommarioPrefazione (Mons. Antonio Livi)Siamo nati cattoliciLa giovinezza nella Chiesa postconciliareQuando siamo cambiatiTradizionalisti?Il nodo dell'ubbidienzaLa Chiesa della misericordiaDivisioni nella ChiesaCattolici ma...Il nodo della famigliaChiesa cattolica e omosessualitàSacerdoti in crisiPovera liturgiaIl ruolo dei social mediaParlare... malgrado le nostre imperfezioniMoriremo cattolici?49
Redatti verosimilmente negli anni 80-90, il vangelo e gli Atti degli apostoli si inscrivono in un vero progetto letterario e teologico: presentare il dispiegarsi e il compiersi dell'opera della salvezza nella continuità dei due momenti, che sono il tempo di Gesù (Vangelo) e il tempo della Chiesa (Atti degli apostoli). Prima parte di un magnifico racconto, il Vangelo di Luca è quindi inseparabile dagli Atti degli apostoli perché per l'evangelista il tempo di Gesù e il tempo della Chiesa, intesi come «tempi della testimonianza», formano due momenti dell'unica storia di salvezza
Benché la sua lettura sia gravemente amputata nella liturgia della Veglia pasquale, il racconto del passaggio del Mar Rosso, al capitolo 14 dell’Esodo, continua a essere ben noto. Forse lo è, del resto, perché è uno dei rarissimi testi biblici che mettono in scena una violenza divina, che ha probabilmente costretto i censori liturgici a riconoscerne la centralità insostituibile nella Bibbia, ma anche nella simbologia della risurrezione. In realtà, questo testo racconta proprio un passaggio dalla morte alla vita, il momento nel quale Dio prende nella sua trappola per metterlo a morte colui che negava a un popolo il diritto di vivere, il momento nel quale YHWH spezza le catene del suo popolo, liberandolo non solo dalla schiavitù dell’Egitto, ma anche dalla sua complicità interiore con i suoi oppressori. Prefigurazione della risurrezione di Gesù, ma anche del battesimo che associa il credente alla morte del suo Signore, affinché partecipi alla sua risurrezione e sia una nuova creatura, questo passo è servito anzitutto da matrice alla maggior parte dei testi biblici che evocano la salvezza offerta da Dio al suo popolo.
Quando si parla di vita morale si pensa in genere a qualcosa di piuttosto noioso che richiede di conformarsi a precetti astratti e poco comprensibili. Per un cristiano, invece, la vita morale dovrebbe essere intesa come un’avventura avvincente in cui si mette in gioco il senso della propria vita e della testimonianza a Dio. La vita morale è insieme desiderio di pienezza e obbedienza a una chiamata, è compimento della libertà e cammino al seguito di Cristo.
Questo libro prende le mosse dalla domanda del giovane ricco che chiede a Gesù che cosa si deve fare per avere la vita eterna. È la domanda di ogni uomo, è la domanda morale fondamentale. Gesù risponde chiamando in causa prima i comandamenti e poi l’invito a seguirlo. Dall’analisi del senso della legge si passa quindi alla relazione essenziale dell’uomo con Cristo e all’invito a realizzare il bene nella nostra vita. Quando non lo realizziamo ci allontaniamo da Dio e siamo invitati a ritornare alla casa paterna. Questa casa è il luogo in cui si sperimenta la vera libertà, la vita da figli, caratterizzata da fede, speranza e carità.
Nel contesto degli studi teologici, la teologia fondamentale svolge un duplice compito: in quanto studio dei fondamenti (del cristianesimo), costituisce un'introduzione alle altre discipline teologiche; in quanto disciplina di frontiera, dialoga con tutte le forme del sapere umano, in primis con la filosofia. L'inscindibile legame della questione teologica e di quella antropologica è analizzato a partire dai fondamenti: la Rivelazione divina e la fede umana, così da illustrare, alla luce dell'evento di Gesù Cristo, il rapporto Dio-uomo, dove «di tutte le virtù la più grande è l'amore» (1 Cor 13,13).
La testimonianza coraggiosa di un grande teologo, l'ultimo esponente della grande scuola romana di teologia che annoverava Cornelio Fabro, Antonio Piolanti, Luigi Bogliolo, Brunero Gherardini, Dario Composta, Raimondo Spiazzi, Enrico Zoffoli ed altri grandi menti. Mons. Antonio Livi in questo testo affronta alcuni temi della teologia con il coraggio e l'apertura che tutti gli riconoscono. Riccardo Cascioli, direttore de La Nuova Bussola Quotidiana, dice nella prefazione: "In queste pagine egli risponde anche ai suoi critici, soprattutto a quei giornalisti che amano dividere la Chiesa secondo logiche politiche: progressisti e conservatori, con papa Francesco e contro papa Francesco, buoni e cattivi. Dividere il mondo e i fedeli in tifoserie è un bel modo per evitare di confrontarsi sui contenuti. Monsignor Livi esce da questa logica, è chiaro che gli interessa soltanto ciò che porta a Dio, ci aiuta a discernere la vera teologia, che a Dio ci avvicina, dalla falsa teologia, che invece ci porta lontano senza neanche che ce ne accorgiamo". Aurelio Porfiri, curatore del volume, dice nella sua introduzione: "Io credo che bisogna tenere vicini e come grandi doni coloro che ci possono essere maestri. Essi sono una benedizione che Dio ci manda per aiutarci nel nostro pellegrinaggio terreno. Non sarà questo libro che darà la misura della grandezza di Monsignor Antonio Livi, ma il mio scopo è un altro. Quello di fornire un dito che indichi la luna, uno strumento che invogli poi a leggersi i lavori più impegnativi per scoprire un pensatore originale, dalla forte tempra e sempre fedele al perenne insegnamento della Chiesa. Ecco lo scopo di questo testo. Chi volesse approfondire il suo pensiero dovrebbe leggere il testo di William J. Slattery pubblicato dalla casa editrice Leonardo da Vinci, creatura dello stesso Mons. Livi. Qui, in questo libricino, c'è solo una riflessione fatta da lui sulla teologia. All'inizio, come per altri testi della mia casa editrice, avevo pensato ad un dialogo, ma poi ho pensato fosse meglio lasciare a lui l'iniziativa e ritirarmi nel ruolo di sollecitatore". Un libro denso, forse controverso, ma di non difficile lettura. Una lettura indispensabile per chi vuole comprendere cosa non va oggi nella Chiesa e quali sono le possibili soluzioni.Mons. Antonio Livi è nato a Prato il 25 agosto 1938. Ordinato sacerdote nel 1963. Direttore spirituale del Seminario romano per le vocazioni adulte dal 1967 al 1971; Cappellano di Sua Santità dal 1998. Direttore spirituale del Seminario arcivescovile di Benevento dal 200 al 2005. Attualmente fa parte del Clero romano ed è vice rettore della chiesa di Sant’Andrea del Vignola. Autore di numerosi scritti tra cui ricordiamo Vera e falsa teologia (di prossima pubblicazione), Filosofia del senso comune. Logica della scienza e della fede, Metafisica e senso comune. Per l'intera bibliografia si rimanda a: www.antoniolivi.comBiografia Mons. Antonio LiviPrefazione (Riccardo Cascioli)Introduzione (Aurelio Porfiri)Teologia come vocazioneTeologia come scienzaL'oggetto della teologiaTeologia o teologie?Teologia e liturgiaTeologia e moraleLibri di Antonio Livi
Apparire significa non essere, l'essere invece è e non ha bisogno di apparire. Di conseguenza chi non è, ostenta. Dio, però, non guarda ciò che guarda l'uomo, Dio scruta i cuori. A Lui non interessano le apparenze vane, ma le verità profonde che si muovono nell'animo umano. Diversamente dall'attenzione che troppo spesso l'uomo rivolge alla sola esteriorità, il discorso pervasivo che attraversa la Scrittura è molto più interessato a ciò che esso ritiene intimo e autentico.
"Tutti proviamo, prima o poi, una ""notte dell'anima"": un lutto, una separazione, una malattia o un'ingiustizia che paiono senza rimedio. Certezze distrutte e speranze stroncate, che ""infrangono il cuore"" e ben riassunte nell'antica esperienza ebraica dell'esilio. - Un viaggio terapeutico nella saggezza dei maestri di Israele. La fede qui descritta non è la ""soluzione"" al dolore dei cuori affranti, ma è la ""scintilla"" che riaccende il motore spento e che riattiva le nostre più intime energie. - Dio è il guaritore dei cuori infranti: è in esilio con noi, condivide la nostra lotta quotidiana in cerca di più luce e più senso. - Un percorso spirituale che mentre sollecita l'intelligenza, consola il cuore e blocca la deriva della rassegnazione e la fuga nell'illusione."
Studiosi e specialisti, che hanno preso parte a una serie di conferenze pubbliche organizzate dalla Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana, hanno condotto un'ampia e approfondita riflessione intorno al tema del monoteismo. L'indagine, di carattere interdisciplinare, si è sviluppata seguendo due percorsi tra loro correlati, corrispondenti alle due parti che compongono il presente volume: "Dire Dio oggi", la prima, e "La ricerca di Dio tra religioni e cultura contemporanea", la seconda. In aggiunta un contributo dedicato al "Rapporto con l'islam nel tempo della violenza religiosa". La molteplicità degli approcci - biblico, teologico, storico, missiologico, interreligioso - fa emergere implicazioni, punti d'incontro e di confronto e nuove prospettive di ricerca. La riflessione teologica è infatti invitata a comprendere la relazione da essa intrattenuta con aspetti e problemi sociali, politici ed ecologico-ambientali.
Nel contesto occidentale contemporaneo il rapporto tra la secolarizzazione e le esperienze del sacro riscontra un rinnovato interesse. Gli sviluppi attuali della ricerca, in campo teologico, filosofico, antropologico, hanno precisato che la secolarizzazione non può essere interpretata unilateralmente come causa della censura del sacro, ma piuttosto come un potente fattore di cambiamento dell'esperienza religiosa. Oggetto di dibattito pubblico sono oggi le nuove forme che essa sta assumendo, fortemente caratterizzate dalla pluralità e dalla individualizzazione. La teologia della missione, nel discernere i segni dei tempi per svolgere il suo servizio, ha il compito di far incontrare le forme del sacro segnate dalla secolarizzazione con la novità del santo cristologico, come ci è testimoniato dalla narrazione neotestamentaria. Questo incontro innesca la virtuosità di nuovi processi di evangelizzazione da recepire e da incoraggiare.
Ripartire dal primo annuncio cristiano, il kerygma, perché sia per davvero e sempre il fondamento dell’essere e dell’agire ecclesiale per il discepolo e per la sua comunità.
E così ricentrare tutto – la vita, le relazioni, l’attività pastorale – su Gesù, Figlio eterno del Padre, morto e risorto per l’uomo, che dona lo Spirito Santo.

