
La Bibbia come ci presenta la Legge? Quali tratti di originalità propone, su quale fondamento si stabilisce, a che cosa mira, che funzione svolge rispetto alla giustizia? Sono solo alcune domande a cui si cerca di rispondere in queste pagine il cui intento è quello di offrire uno sguardo su come il popolo di Israele ha elaborato la complessa questione della Legge. A questo tema la Bibbia non dedica solo un’attenzione giuridica, ma la Legge è diventata – forse paradossalmente per il lettore moderno – anche motivo di gioia e occasione per esprimere un amore profondo. È una prospettiva che suona quasi una sfida a ripercorrere l’itinerario dell’uomo biblico fino alla contemplazione.
Destinatari
Tutti
Autore
Grazia PAPOLA è una suora Orsolina di San Carlo. Insegna Pentateuco e teologia biblica presso lo Studio teologico San Zeno e l’Istituto superiore di scienze religiose San Pietro martire di Verona. Ha pubblicato L’alleanza di Moab. Studio esegetico-teologico di Dt 28,69-30,20 (PIB 2008); Deuteronomio. Introduzione traduzione e commento (San Paolo 2011); Deuteronomio (EMP 2017).
Sembra che nessun teologo oggi gradisca che il proprio teologare venga catalogato e sbrigativamente incasellato in una «scuola» sia pur «di pensiero». Tuttavia, i teologi quando parlano dei colleghi (vuoi per la location di insegnamento o per l’appartenenza a qualche istituzione/movimento oppure, nel migliore dei casi, per l’epistemologia che addotta nella sua ricerca) si rendono ben disponibili a incasellare il pensiero altrui. Al di là dei termini (scuole? corrente? filoni?...), sullo sfondo di ogni «scuola» veleggia sempre: (1) una filosofia; (2) una dialettica correlata a una filosofia/teologia più organica, preminente se non proprio monopolistica; (3) una congiuntura storico-culturale (ad es. ordini, movimenti) e/o geografica (ad es. università) che polarizza la produzione teologica magari rafforzata da esponenti di marcata personalità; (4) abilità e opportunità tecnologiche che veicolano/traducono cognizioni glocal (teologi influencer). Ma a che servono le «scuole teologiche»? Per scambiarsi idee simile e consociarsi per rafforzare le gracilità individuali? Dal Vaticano II è nato un pensiero capace di coagulare una «scuola»? Un istituto religioso o un movimento è oggi in grado di originare una «scuola teologica», oppure forma epigoni old style? Oggi di fronte alla forte pluralizzazione della teologia e dei teologi di vario «genere» moltissimi ne escono disorientati e sconcertati. In Italia come stanno le cose? Basta l’accorpamento di Facoltà (magari per aree geografiche e discipline) per creare «scuole»? O le tante (poco incisive) «associazioni» di teologi/teologhe? E che dire dei teologi vagantes, visiting… quando è già difficile anche il solo presagio di una appartenenza? Ha ancora senso oggi parlare di «scuole teologiche»?
Destinatari
* Tutti. * seminaristi, religiosi e religiose, educatori, formatori, catechisti, parroci, insegnati di religione, direttori spirituali, counselor, terapeuti
Autore
La rivista «CredereOggi» è pubblicata dalle «Edizioni Messaggero Padova» sotto la responsabilità dei Frati minori conventuali di sant’Antonio di Padova. LORENZO CAPPELLETTI - MAURIZIO GIROLAMI - DAVID KOONCE - GIANLUIGI PASQUALE - GIOVANNI SALMERI - SIMONA SEGOLONI RUTA - ALDO N. TERRIN - NICOLA TOVAGLIARI
L'autore si propone di descrivere la natura e i caratteri di quella che comunemente è chiamata preghiera contemplativa o di raccoglimento, e che la tradizione francescana ha definito di preferenza orazione mentale. Queste pagine intendono anche suggerire alcune disposizioni interiori per favorire un proficuo itinerario di preghiera personale e far emergere l'intreccio fecondo che esiste tra i due ambiti fondamentali di ogni autentica esperienza cristiana: la preghiera e le relazioni fraterne.
Storie di personaggi dall'Antico e dal Nuovo Testamento, visti nella loro fragilità creaturale o morale, e la storia meravigliosa della relazione che Dio ha intessuto con loro, prototipo della relazione che Dio vuole stabilire oggi con noi. Dopo il testo scritturistico, una meditazione e stimoli per riflettere sulla fragilità umana, ma ancor più su quel Dio che sa accogliere e trasformare le debolezze delle sue vulnerabili creature. Utile per gli operatori pastorali. Ai testi saranno affiancate delle immagini artistiche con letture per conoscere l'autore e il dipinto, che potranno essere scaricate (con il codice QR del libro) da paoline.it, dove verrà costruita una pagina ad hoc.
Per il concetto di "secolarizzazione" è tempo di bilanci. Introdotto in origine per indicare il passaggio di beni e persone della sfera sacra e quella profana, si è trasformato nei secoli quasi in un sinonimo di "modernizzazione" (slittamento non sempre condiviso dalla comunità scientifica oggi). Attorno a tutto ciò ha preso forma una raffinata teoria filosofica e teologica della secolarizzazione. Paolo Costa ricostruisce per la prima volta sistematicamente gli sviluppi avvenuti, che - specie nelle versioni più recenti - configurano un vero e proprio mutamento di paradigma. E lo fa analizzando il contributo di studiosi esemplari come H. Blumenberg, D. Martin, C. Taylor, H. Joas, T. Asad, M. Gauchet, J. Habermas e G. Vattimo. Il risultato dell'indagine è una fotografia nitida, che mette a nudo sia l'urgenza della questione storica sottostante al tema "secolarizzazione", sia i limiti strutturali dell'apparato concettuale su cui ha fatto leva la prospettiva teorica che ha prevalso fino a pochi decenni fa. Ne risulta, alla fine, una mappa indispensabile per orientarsi criticamente in uno dei dibattiti cruciali della contemporaneità.
Il libro esplora e medita l'elemento della luce e la sua portata teologica: un viaggio all'interno della Sacra Scrittura, dal Vecchio al Nuovo testamento in un'ottica cristologica. Si parte dai libri sapienziali, passando per le omelie dei Santi Padri e per la letteratura, fino a giungere agli evangelisti, non senza transitare per le preghiere della tradizione. Tutto è permeato dalla luce e dal suo senso. L'autore, con piglio appassionato, cerca di scovare gli intendimenti più utili al cammino cristiano ma non solo. Pastorale e didattica vengono riletti mediante questi elementi teologici. La luce come il calore rivela l'amore caldo di Dio, il buio come il freddo inchioda nel non senso. La notte, in una prospettiva strettamente giovannea, rappresenta l'impossibilità a muoversi, discernere e sperare. Le si oppone il giorno caldo come l'amore, la fede e le opere.
«Solo l'amore, sorretto dall'amore incondizionato di Dio, può portare al rischio, al pericolo, ma anche a quel desiderio che, in un periodo così instabile per la Chiesa, animava l'intimo di tutti quelli che avevano fatto del "beneficio di Cristo" la loro vita. È l'amore, nella sua essenza, che permette all'uomo di osare; solo l'innamorato trova il coraggio di andare contro tutto e tutti». Il testo indaga sul contesto storico-religioso che ha caratterizzato gli ultimi anni della vita di Michelangelo. L'obiettivo è quello di capire da dove scaturiva quella profonda spiritualità che tanto lo aveva affascinato verso la fine degli anni trenta del Cinquecento e che lo aveva portato a manifestare, attraverso la materia, la sua totale devozione verso il Cristo Salvatore.
Due le aree tematiche di questo sesto volume dell’Opera omnia di Giovanni Moioli: la santità cristiana, con un’attenzione particolare alle sue caratteristiche e al percorso educativo che può favorirne la crescita, e lo studio di alcune delle forme concrete che la vita cristiana ha conosciuto nel corso dei secoli, con una considerazione più attenta dell’esperienza e della teologia degli Istituti Secolari.
I due temi facilmente si intrecciano, perchè la santità cristiana non è mai un percorso individualistico. Il cammino della santità non può non coinvolgere personalmente e in profondità, ma ciò che lo suscita e lo fa maturare è il dono dello Spirito di Gesù che rende «possibile rivivere la vicenda di Cristo, essere la “memoria” di lui, della sua morte e della sua risurrezione» e «la prova che si ha nel cuore la partecipazione alla carità di Cristo sta nell’amore per la Chiesa, non del rifiuto della Chiesa». Perciò «non c’è santità cristiana che non abbia una reale dimensione ecclesiale». Si può diventare santi solo «per strade diverse, con fisionomie diverse: non prima di tutto in base alle “cose che si fanno”, ma alla fede ed all’amore con cui si vive ciò che si fa», quindi con forme di vita necessariamente diversificate, ma tutte riconducibili alla carità di Cristo e al dono del suo Spirito.
«La verità è Gesù Cristo e il termine correlativo adeguato alla verità che è Gesù Cristo non è la pura intelligenza. È “anche” l’intelligenza, ma più completamente è la libertà, che è là dove non c’è più separazione tra l’intelligenza e la volontà e l’amore, cioè dove l’amore, l’intelligenza e la conoscenza hanno ritrovato l’unità, quando l’uomo non è più diviso tra ciò che sa e ciò che fa, quando il suo amore non cammina più lentamente della sua intelligenza». (Giovanni Moioli)
GIOVANNI MOIOLI, nato a Vimercate (MB) il 4 maggio 1931, viene ordinato sacerdote il 27 giugno 1954 dal cardinale Ildefonso Schuster. Nel 1958 si laurea in teologia, presso la Pontificia Università Gregoriana (Roma), con una tesi su La devozione berulliana al Verbo Incarnato. Nel 1961 inizia a insegnare teologia spirituale e, l’anno successivo, teologia sistematica presso il Seminario di Venegono Inferiore (VA). A partire dal 1969 assume i due insegnamenti anche presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale (Milano) dove, nel 1974, viene nominato docente ordinario. Muore a Vimercate il 6 ottobre 1984.
Gli scritti dei grandi mistici sono una sorgente inesauribile. Vi si può attingere sempre a piene mani per arricchire e trasformare la nostra vita. Da diversi decenni alimento la mia vita interiore leggendo gli scritti dei sapienti della letteratura spirituale: ogni volta che li rileggo vi scopro nuovi stimoli, ricchezze nascoste, perle preziose che sembrano scritte proprio per noi e per il nostro tempo.
In questo volume raccoglieremo gli stimoli che i mistici ci offrono per trasformare la nostra vita, per renderla più bella, in accordo con la volontà di Dio che ci vuole rinnovare con il suo amore. Quanto maggiormente ci immergiamo nel luminoso mistero dell'amore di Dio, tanto più diventa impossibile che la nostra vita continui a scorrere come prima: ne siamo invece trasfigurati ed entriamo in una nuova modalità di esistenza.
È verarmente meraviglioso accogliere questo invito a non accontentarsi del poco che abbiamo e che siamo, è bellissimo lasciarsi trasportare e trasformare sempre di più dall'amore che Dio ha per noi!
"Testamento Spirituale" è la sintesi di ciò che una persona vuole dire e vuole lasciare a coloro che gli sono cari. Gesù ci ha lasciato un Testamento? Ci ha lasciato una sintesi del suo messaggio? Nell'Ultima Cena, ci ricorda l'evangelista Giovanni, Egli ci ha consegnato un comandamento nuovo - il comandamento dell'amore reciproco - che è la sintesi di tutta la sua vita, di tutta la sua missione, di tutta la sua eredità. Secondo il Card. Comastri, la sintesi più convincente della novità che Gesù ha portato nel mondo sono le parole che Egli ha pronunciato dalla Croce. Proprio perché in quel momento tutto era essenziale e ogni parola costava sacrificio, quelle parole sono il vero "Testamento Spirituale- di Gesù. Per questo è importante riascoltarle, meditarle, come fa l'autore nel presente volume, affinché entrino e parlino al nostro cuore. Quelle parole, infatti, hanno un'efficacia che non potrà mai invecchiare. Possono guidare il cammino e i pensieri di ogni uomo.
Servizio deriva da servitium, opera del servo, dello schiavo: è un atto di obbedienza, una risposta a un comando. Proviamo però a non leggerla come azione umiliante e degradante, bensì come mettersi a disposizione di qualcuno, agire per realizzare qualcosa che dia soddisfazione a più persone. La parola servizio sposta l'attenzione sull'altro per non restare chiusi nel proprio individualismo. Per questo è bellissimo utilizzarla come comun denominatore nel nostro linguaggio, anche senza renderci conto della sua portata. È come se, nello sviluppo della nostra lingua, questa parola si fosse inserita caricando di significato il nostro parlare e il nostro agire. Spetta a noi riscoprirne il significato.
Di fronte alla crisi che attraversa la cristianità e, in particolare, la Chiesa Cattolica, questo libro si pone al di là del tempo e dello spazio per suggerire un nuovo umanesimo che abbia fondamento nella figura storica di Gesù Cristo: un umanesimo relazionale con riferimento alla vita vissuta nel mondo da cui Egli proviene e illustrata ai suoi seguaci. Vuole offrire a tutti una risposta alla percezione diffusa che molti adulti sembrano aver rinunciato a proporre ai giovani significati e regole per vivere con responsabilità e libertà, per la difficoltà a superare la rigidità del passato e il permissivismo libertario che hanno caratterizzato la transizione contemporanea di modelli educativi ormai desueti e ritenuti obsoleti (V Convegno Ecclesiale Nazionale - Firenze 2015). Come la pensava veramente Gesù Cristo, cosa c’era nella Sua Mente? E’ una domanda che fa tremare le vene e i polsi. Ripercorrendo la conversione di San Paolo sulla via di Damasco, la dottrina di San Giovanni Apostolo che fondano l’esperienza di Chiara Lubich, è possibile arrivare a comprendere cosa aveva in mente Gesù. Una presunzione? Può darsi, ci ho provato e spero che questo lavoro, possa riavvicinarti a quel Cristo che, forse, un tempo sentivi più vicino. A te che non lo conosci auguro sia un buon incontro.

