
Lo scontro di civiltà affonda le sue radici nel passato. Un giorno della primavera del 638 il patriarca ortodosso di Gerusalemme definì la presenza del califfo musulmano nella chiesa del Santo Sepolcro "un abominio agli occhi di Dio". Inizia qui questa storia di odio tra cristiani e musulmani, raccontata in maniera appassionante da Andrew Wheatcroft. Un odio alimentato nel corso dei secoli attraverso discorsi e testi letterari, dipinti, e oggi con giornali e internet. Una lunga e drammatica storia che pesa sui presente e che è bene conoscere per evitare il peggio nel futuro.
Fitna - in arabo "disordine" - è lo stato di sedizione, la guerra interna alla comunità dei fedeli del Corano in cui sta precipitando il mondo musulmano. Secondo Kepel, fra i massimi conoscitori dell'Islam politico, l'attacco agli USA, cela un'altra guerra, quella contro il "nemico vicino", le élite che governano la maggior parte dei paesi arabi. Una guerra che mira alla mobilitazione delle masse diseredate e all'instaurazione di uno Stato islamico. Il fallimento del processo di pace in Palestina, la stretegia terroristica, le reazioni americane, la lotta per la successione al trono saudita, la guerra in Iraq: tasselli di un'analisi che sottolinea le carenze della politica occidentale, ma anche la crisi del mondo islamico.
Il Corano è il libro sacro dell'Islam, anzi nella cultura islamica è, per antonomasia, "il libro". Campanini sviluppa in queste pagine un percorso di conoscenza e comprensione del Corano, ricostruendone le vicende della composizione, la struttura, i temi portanti e, soprattutto, l'interpretazione, indispensabile chiave d'accesso al messaggio divino. Dall'esegesi medievale a quella contemporanea, sono ripercorse le vie che hanno portato il testo a confrontarsi con la modernità, con una attenzione particolare all'ottica con cui i musulmani lo leggono.
Pietro Citati compie una lunga investigazione nel cuore di due grandi religioni monoteiste, attraversando ventisette secoli di storia e di letteratura: dal racconto del libro della "Genesi" alla vocazione di Maometto, fino al Novecento e all'antisemitismo cristiano e musulmano. Appaiono paesaggi d'Oriente e d'Occidente: mari, oceani, città, deserti, re, imperatori, santi, mistici, assassini. Alla fine del viaggio la comune eredità spirituale di Israele e dell'Islam e il fascino della diversità emergono con la medesima forza.
Il Direttorio intende aiutare le comunita ecclesiali a prendere coscienza del ruolo dei media nella nostra societa; far maturare una competenza relativa alla conoscenza, al giudizio, alla utiizzazione dei media per la missione della Chiesa; sviluppare alcune idee circa i punti nevralgici della pastorale delle comunita sociali; offrire una piattaforma comune per i piani pastorali che ciascuna diocesi e chiamata a realizzare.
L'autore
RAFAEL AGUIRRE è professore di Nuovo Testamento nell’Università di Deusto (Bilbao).
Il libro
<< Questo libro risponde a due preoccupazioni che non corrono parallele ma si intrecciano continuamente: da un lato, leggere il Nuovo Testamento nel suo contesto sociale e culturale, e dall’altro cogliere la rilevanza che può avere per il presente il processo storico che necessariamente si scopre quando si leggono i testi in questo modo.
E’ molto facile scoprire nel Nuovo Testamento l’esistenza di una diversità di generi letterari e di posizioni teologiche.
Quando però si approfondisce un po’ di più si scopre anche un’evoluzione assai notevole a partire da Gesù e dal suo messaggio.
Le cose si complicano, ma diventano anche molto più appassionanti. Gli specialisti stessi oggi ci dicono che nei vangeli stessi ci sono tradizioni diverse, di provenienza differente e dalla visione di Gesù non sempre uguale.
Questo libro risponde a una duplice, costante preoccupazione: leggere i testi con l’ausilio delle scienze sociali, che ci aiutino a contestualizzarli debitamente e a scoprirne le trasformazioni, e al tempo stesso cogliere la rilevanza che questi antichi testi possono avere per i credenti dei giorni nostri.
Ma questo libro è cresciuto a poco a poco, spesso sotto la spinta di impegni o di opportunità, in maniera - com’è la vita stessa - molto poco programmabile.
Lascio al lettore il compito di supplire con un po’ di agilità vitale a quanto, in queste pagine, possa mancare di sistematicità e di coerenza.
E gli auguro che la sua fede cristiana, se di un credente si tratta, lungi dall’arretrare davanti allo spirito critico, sia una fonte di libertà vitale e intellettuale>> (dall’Introduzione).
La conoscenza dell'Islam da parte della cultura europea e cristiana esige come passaggio obbligato la traduzione dei concetti e delle categorie religiose islamiche dentro il linguaggio latino. A questa esigenza, particolarmente cara alla cultura cristiana, intende rispondere il volume.
Il Libro del Sé (divino), è il secondo trattato del grande sûfî andaluso Muhyî 'l-Dîn ibn 'Arabî (m. 1240) che vede la luce nella collana I Gioielli. Per quanto breve, l'opera è di notevole interesse poiché evoca il tema metafisico per eccellenza: l'unicità, l'esclusività, l'assolutezza e l'onnipervasione del Sé divino, radice ultima e profonda di ogni esistente. La traduzione dall'arabo è preceduta da un'ampia introduzione della curatrice che, attraverso la Scienza delle Lettere, ci fa accostare alla Scienza alchemica, a quella dei Nomi e a quella dei numeri, nonché da una saggio di Paolo Urizzi in cui la dottrina di Ibn 'Arabî sul Sé divino viene messa a confronto con gli unanimi insegnamenti dell'advaita Shankariano.
L'opera "I preadamiti" uscì (anonima e senza indicazioni di luogo né di tipografo) nel 1655 suscitando "uno dei più clamorosi scandali culturali del XVII secolo". L'autore, Isaac La Peyrère (1596-1676), che vi teorizzava l'esistenza di uomini vissuti prima di Adamo, fu accusato di scardinare l'intera tradizione esegetica e i fondamenti stessi dell'ortodossia religiosa. Il libro, ancorato a un ampio commento dei versetti 12-14 del quinto capitolo dell'Epistola ai Romani, sollevava il problema dell'origine della specie umana, delle leggi, del rapporto tra legge naturale e diritto positivo, e avanzava esplicitamente ipotesi di carattere radicalmente poligenetico mettendo in crisi tutta la linearità della "storia sacra".
L'ebraismo, rifiutando con decisione l'idea di fato, riconosce all'uomo la possibilità di plasmare il proprio futuro, abbandonando il peccato e facendo ritorno a Dio. Teshuvà, che in ebraico significa appunto "ritorno", nel linguaggio rabbinico indica pentimento, rifiuto del peccato, confessione della colpa e richiesta di perdono alla parte lesa, e rappresenta l'unico mezzo per alterare il rapporto obbligato tra peccato e punizione. In questo breve trattato, articolato in dieci capitoli, Maimonide espone le norme che aiutano l'uomo a raggiungere il pentimento, delineando autentici "percorsi di ritorno".

