Al centro delle riflessioni di Copeland, Dalferth e Orsi c'è la questione del destino della civiltà occidentale moderna e le ragioni per confidare ancora nella sua capacità di rispondere alle sfide epocali che ci attendono dietro l'angolo, prima di tutto quella del cambiamento climatico. I tre testi raccolti hanno il respiro ampio, il senso dell'urgenza, l'ambizione tipica delle grandi orazioni pubbliche, dei bilanci d'epoca.
Il libro intende esplicitare il senso del più noto principio balthasariano, quello mariano (il sì docile e incondizionato di Maria al disegno salvifico del Padre per mezzo del Suo Unigenito), principio fondante tutta la realtà cristiana, la natura, i ministeri della Chiesa, come "la sfera onnicomprensiva" della vita del Popolo di Dio e di ogni credente. L'interesse su tale principio oggi è ampio e diffuso, specie in riferimento al ministero ordinato nella Chiesa Cattolica. Balthasar fa continui riferimenti a questo principio, sia per la sua riflessione mariologica sia per la ministerialità nella Chiesa; le frequenti citazioni dai suoi testi consentono di "lasciare la parola" al teologo svizzero perché si possa cogliere meglio il suo pensiero.
Al centro di quest'opera sta la fede. Con fine sensibilità, il noto filosofo della religione Bernhard Welte affronta i problemi angustianti per molte persone: che cosa è credere a differenza del sapere? Come "procede" il credere, come lo si "compie", lo si "fa"? Quale senso assume nel mondo secolarizzato di oggi? Come è possibile credere in Dio e in Gesù Cristo? Riallacciandosi a fondamentali esperienze umane e interpersonali, l'autore giunge a un risultato che, nel dipanarsi del pensiero, risulta affascinante: credere è un atto umano così necessario che esso solo rende possibile l'esistenza dell'uomo. Credere gli appartiene come sua proprietà essenziale. Bernhard Welte con quest'opera si rifà alla sua Religionsphilosophie. Là si occupava soprattutto del diritto della religione davanti al tribunale della ragione e del comprendere la fede. Qui gli preme di raggiungere una fondazione o motivazione della fede che possa reggere di fronte al pensiero critico. Chi si pone seriamente a confronto con l'esigenza della fede cristiana può trovare in questo saggio un orientamento valido e un avvio efficace alla fede.
L'idea di questo volume nasce con l'intento di dare seguito a quanto affermato nella Relazione di Sintesi della Prima Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, lì dove si chiede di «promuovere, in sede opportuna, il lavoro teologico di approfondimento terminologico e concettuale della nozione e della pratica della sinodalità prima della Seconda Sessione dell'Assemblea» (1p) e si richiede pure «un analogo chiarimento (per) le implicazioni canonistiche della prospettiva della sinodalità» (1q). In tal senso, si è ritenuto opportuno lavorare per approdare ad un ulteriore chiarimento della nozione di sinodalità come tratto costitutivo della Chiesa (inerente al soggetto ecclesiale in rapporto alla sua identità) e come "stile ecclesiale" (modo di essere ad intra e ad extra), sanando la dicotomia tra definizione/nozione di "sinodalità ecclesiale" e pratica/esercizio della sinodalità. La questione che ha orientato il lavoro è stata la seguente: Qual è lo specifico di una teologia della sinodalità, che ci aiuti a riscoprire il carattere sinodale della Chiesa ("costitutivamente sinodale"), a partire da una lettura e un'analisi del processo sinodale in corso? Tale problematica ci introduce alla comprensione teologica della pratica sinodale (o esercizio della sinodalità), intesa come "stile ecclesiale" già in atto, per giungere a chiarire la nozione di "sinodalità ecclesiale".
In un'epoca di cambiamenti sociali e culturali, la questione del sacerdozio femminile continua a sollevare dibattiti accesi e riflessioni profonde. Ci sono delle ragioni teologiche, storiche e dottrinali dietro la decisione della chiesa cattolica di non accettare questo argomento complesso e spesso frainteso: Gesù Cristo ha scelto solo uomini come suoi apostoli, e lo stesso Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato che la Chiesa non ha l'autorità di ordinare donne come sacerdoti. C'è però chi, come il liturgista Andrea Grillo, confuta queste posizioni e ritiene che un sinodo dei vescovi può ripensare il ruolo delle donne nella Chiesa, a partire proprio dal diaconato e dal sacerdozio.
Indagare in chiave teologica il fenomeno della repressione delle streghe: è questa l'intenzione di Chiara Giuliani, che ha rivolto la sua attenzione al Malleus maleficarum di Heinrich Kramer e Jacob Sprenger, il più famoso manuale inquisitoriale della storia, pubblicato per la prima volta a Strasburgo nel 1486. Dopo una ricognizione storiografica (capitolo I) e un’analisi storica del fenomeno della "caccia alle streghe" (capitolo II), l'Autrice ripercorre la genesi della concezione tardo-medievale della stregoneria (capitolo III), per giungere a un'analisi critica della parte teologica del Malleus decodificandone il linguaggio tardo-scolastico e ricostruendone il senso (capitolo IV). Ciò ha permesso di proporre un'ermeneutica teologica del trattato a riguardo dell'idea di Dio, di uomo e di donna a esso sottese (capitolo V).
Il primo volume della teologia sistematica di McClendon (in tre volumi), scritta alla luce di una visione battista è dedicato all'Etica, considerata come la soglia della casa della teologia. Essa è trattata "pedagogicamente" per prima perché "è bene che gli studenti che iniziano lo studio della teologia non si confrontino con quei temi filosofici che sono più lontani dalla loro vita quotidiana" (Volpe).
Nell'Etica cerchiamo la risposta alla domanda: in che modo deve vivere la chiesa per essere tale?
Nelle pagine di questo libro, Adam Mabry ci accompagna in un viaggio profondamente umano e incredibilmente necessario attraverso i deserti della vita, dove Dio sembra averci lasciati soli. In momenti in cui il silenzio del cielo pesa più delle tempeste della vita, "Quando Dio sembra scomparso" ci offre una lanterna per ritrovare la via giusta. L'autore non si limita a descrivere il dolore dell'abbandono spirituale, ma ci guida con dolcezza verso una rinascita della fede, attraverso storie personali, riflessioni bibliche e una teologia accessibile a tutti. Perché Dio sembra assente quando abbiamo più bisogno di Lui? Come possiamo mantenere la speranza in un mondo che spesso non ha senso? Queste domande, che toccano l'anima di ciascuno di noi, trovano risposta in un dialogo aperto e sincero, che non teme di affrontare i dubbi e le incertezze con coraggio e onestà intellettuale. Mabry esplora le ragioni di questa apparente assenza divina e ci mostra come, anche nei momenti di maggiore oscurità, la luce della speranza possa ancora brillare, guidata dalla promessa di un Dio che non ci ha mai lasciati.
Chi è lo Spirito Santo? Cosa fa lo Spirito Santo? Dove si manifesta lo Spirito Santo? Come vive in noi lo Spirito Santo? Le risposte a queste domande danno vita a quattro quadri stupendi che, passo dopo passo, conducono per mano il lettore, a un'esperienza viva dello Spirito Santo. Il primo quadro rappresenta direttamente il Soggetto divino dello Spirito Santo. Il secondo passa in rassegna le attività dello Spirito. Il terzo quadro fa vedere i luoghi e le situazioni in cui si manifesta la sua Persona. Infine, il quarto illustra le modalità secondo le quali il dono divino s'inserisce concretamente e vigorosamente nell'esistenza umana e soprattutto nella concreta vita cristiana ed ecclesiale. Nell'oasi del cuore, attraverso questi quattro quadri, si può contemplare, conoscere, amare e pregare lo Spirito di Dio, così da far penetrare in noi la sua dolcezza, ricchezza e vitalità.
La preghiera è una questione profondamente politica perché in essa si riflette il rapporto tra religione e società. Se deve essere un'esperienza condivisa e reale, la preghiera richiede che la città la permetta e le dia significato, che la chiesa non sia ristretta a piccole cerchie ma sia una comunità di poveri e che la società non distolga l'attenzione dalla vocazione spirituale di ogni persona. Si tratta di mettere in campo la questione della libertà religiosa per i singoli come per le comunità e di favorire luoghi di dialogo delle comunità religiose tra loro e con tutti.
Le religioni sul tema della Resurrezione hanno dato nel corso della storia le loro risposte, il cristianesimo ha centrato il suo messaggio di salvezza sulla Resurrezione di Gesù di Nazareth e sulla promessa di una "vita eterna". A fronte oggi di un momento storico straordinario, un cambiamento d'epoca, e della crisi di vecchi paradigmi e della nascita di nuove prospettive, nel libro uomini e donne di scienza, teologia e spiritualità propongono nuovi punti di vista sulla Resurrezione e sul senso della vita e della morte. In particolare sono affrontati in relazione: ai vangeli e all'esperienza di Gesù di Nazareth riconosciuto come il Vivente (Annamaria Corallo e Luciano Locatelli); all'interpretazione della secolare tradizione religiosa cristiana (Paolo Gamberini); alla più avanzata ricerca scientifica legata alla fisica quantistica (Federico Faggin); all'esperienza profonda dei mistici (Paolo Scquizzato). Poiché "Resurrezione è un'altra parola per indicare il cambiamento e la trasformazione in cui giunge la vita con/dopo la morte. La vita non è tolta, ma è trasformata. La scienza ci sta ora dando un linguaggio molto utile per ciò che la religione aveva già intuito e immaginato".
Nella cultura ebraico-cristiana, Dio è solitamente pensato e descritto come maschio. Anche il mistero della Trinità viene espresso con termini maschili: Padre, Figlio, Spirito Santo. È giusto usare questo linguaggio? Esistono altre opzioni? In questo libro la teologa cattolica Elizabeth A. Jhonson affronta in modo sistematico e approfondito tali domande. Al termine di un importante percorso di analisi, conclude che «occorre sfilarsi di dosso il burka del linguaggio esclusivamente maschile per dire l'Uno e il Santo, se si vuole ottenere una nuova visione del mistero d'Amore». Il libro, tradotto nelle principali lingue internazionali, viene ripubblicato a distanza di 25 anni dalla prima edizione italiana, con una nuova Prefazione dell'autrice e una Postfazione riguardante la ricezione, a livello mondiale, di questo lavoro pionieristico che ha stabilito un nuovo standard nel rapporto fra teologia femminista e teologia classica. «Lo studio di Elizabeth Johnson è semplicemente superbo. La chiarezza delle sue riflessioni porta la teologia femminista a un nuovo livello di profondità. Ogni studente o studentessa di teologia deve leggere questa ricerca brillante e creativa» (Anne Carr).