
Immaginiamo, per un istante, di poter provare quello che provano gli animali, di immedesimarci nel loro modo di sentire, sapere, agire nel mondo. È un esperimento unico nel suo genere a prendere forma nelle pagine di questo libro, un invito a calarci nei panni di esistenze pelose, squamate, pennute per guardare la realtà con occhi diversi. In compagnia di enormi balene e minuscole lumache, tartarughe e fenicotteri, tassi e lombrichi, scopriremo che ogni animale ha qualcosa di nuovo da insegnarci e ci parla con una voce capace di scardinare anche le nostre convinzioni più radicate. Queste otto immersioni nell'esperienza animale si rivelano così anche un percorso dentro noi stessi, un esercizio per sgombrare la testa dalle categorie a cui siamo abituati e aprire nuovi scorci di riflessione. Ed è qui che le nozioni della scienza e della biologia si mescolano in maniera sorprendente con la filosofia orientale, la meditazione buddhista e la pratica della mindfulness. Quello di Roberto Ferrari è un approccio eccezionale, scientificamente rigoroso e, al tempo stesso, immaginifico, di chi ha passato trent’anni tra laboratori di ricerca e centri di meditazione. Un tentativo originale di de-antropizzare il mondo e vederlo da prospettive inedite, in grado di riaccendere in noi la meraviglia per l'esistente e il desiderio di prendercene cura.
Un sussidio originale che accompagna nei mesi e nelle settimane che precedono l'inizio della scuola e anche durante l'attività scolastica. Un libro attivo che risponde alle domande che preoccupano i genitori e offre spunti e suggerimenti, idee di bricolage, di gioco e di azione, racconti, indovinelli per creare un clima di gioiosa e divertente attesa nel bambino che si prepara ad affrontare la grande avventura scolastica.
Il 9 maggio 2019, i volontari sulla Mare Jonio, la nave della piattaforma della società civile Mediterranea, individuano nel tratto di mare tra la Sicilia e la Libia un gommone in avaria con 30 migranti. «Da dove venite?» viene chiesto loro. «Dall'inferno», rispondono. Tra i primi a portare aiuto c'è un giovane prete che si è imbarcato come cappellano di bordo: don Mattia Ferrari. Ha ventisei anni, ma il suo impegno a favore degli ultimi e di un mondo più giusto ha radici profonde e attraversa tutta la sua vita, dalla prima scintilla della vocazione fino all'impegno per una Chiesa popolare e aperta alle sfide della modernità nel solco degli insegnamenti di papa Francesco. Questo libro è l'occasione per ascoltare le speranze di un'intera generazione di ragazze e ragazzi che non vuole arrendersi alla paura, decisa a impegnarsi direttamente in difesa dell'ambiente e dei più deboli, e non disposta a voltare lo sguardo davanti all'ingiustizia.
Per oltre quarant'anni il Portogallo è stato retto da una dittatura, la più longeva d'Europa. Alla sua guida António de Oliveira Salazar, uomo complesso e dalle mille contraddizioni. La storia degli ultimi due anni di questo regime è una vicenda romanzesca e assolutamente reale. Fatti e atmosfere che sembrano ricavate dalle pagine di Pessoa o di Tabucchi, la cui verità ci racconta cosa è stato il 'fascismo mediterraneo'. Dagli anni Trenta di Hitler, Franco e Mussolini, oltre i Beatles e i Rolling Stones, fino agli anni Settanta: tanto durò il regime dittatoriale di António Salazar in Portogallo. Ex seminarista, autore di un sottile sistema di repressione, si salvò dalla seconda guerra mondiale dando le basi delle Azzorre agli alleati e vendendo materie prime ai nazisti, creò duri penitenziari in isole remote e fortezze medioevali, trasformò Lisbona in una città di spie. Resse, fino alla fine, un immenso impero coloniale che andava dalla Guinea al Mozambico, da Timor Est a Macao finché il suo modello fascista e corporativo non venne travolto dalla Rivoluzione dei Garofani del 1974 che riportò Lisbona in Europa. Nell'anno in cui tutto avvenne, il 1968, Salazar cadde dalla seggiola del callista e batté la testa. I danni cerebrali che seguirono l'operazione indussero il Presidente della Repubblica a provvedere alla sua sostituzione. In realtà, sebbene riacquistasse lucidità a tratti, nessuno osò mai confessargli che era stato defenestrato. Così, per due anni, andò in scena la finzione del potere con riunioni ministeriali, visite di Stato e soprattutto un sistema informativo fatto su misura per lui: interviste televisive e radiofoniche e copie uniche del suo quotidiano preferito "Diário de Notícias". Una vicenda assieme tragica e surreale raccontata in modo magistrale da un profondo conoscitore del Portogallo, della sua storia, della sua cultura e delle sue atmosfere. La lettura ideale per tutti coloro che hanno amato "Alla rivoluzione sulla Due Cavalli" e "Sostiene Pereira".
Il primo testo sistematico su quel settore della psicologia economica che si occupa di fisco e spesa pubblica. Temi fondamentali sono le scelte dei decisori fiscali in termini di prelievo e spesa e il comportamento dei contribuenti. Il tipo di imposte, il loro ammontare, le sanzioni da imporre agli evasori sono correlati con il modo di percepire questi aspetti della fiscalità e con le reazioni dei contribuenti che, non si deve dimenticare, sono anche elettori. Il volume si rivolge a un pubblico molto ampio, non solo di psicologi e di economisti ma anche di tecnici del settore fiscale.
Le pagine di questo libro formano quasi una «Carta del volontario», nata dalla trentennale esperienza dell'autore nel mondo del volontariato e, nello specifico, nella formazione dei volontari. A scorrere non sono idee e contenuti, ma consigli pratici e prospettive interiori, che costituiscono un verso e proprio percorso di accompagnamento per chi si avvicina alla relazione di aiuto, ma anche per chi ha bisogno di rispolverarne i fondamenti. «Relazione» e «dono» sono le parole fondanti attorno a cui l'Autore costruisce il libro. Dove «relazione» è ciò che chiede prossimità, ascolto, aiuto; e «dono» è ciò che spinge alla condivisione, al gesto gratuito. Relazione e dono, oltre a essere fonti del volontariato, diventano le risorse per una nuova cittadinanza attiva, un'economia di comunione, una politica come servizio.
"L'uomo in noir" è un'indagine atipica, che non ruota intorno a un assassino, ma intorno a un uomo che ha ucciso, o quanto meno fatto sparire, una serie di convenzioni delle quali, peraltro, non sentiamo la mancanza: quella di considerare il "giallo" letteratura di serie B, quella di pensare alla televisione come a un contenitore nel quale la dissertazione puntuale e scevra di giudizio non trova posto, quella di vedere la cronaca come una serie di eventi fine a se stessi, quella di credere che la letteratura non abbia nulla a che fare con la realtà. Gli strumenti di questa indagine sono le parole che l'artista stesso ha regalato nel corso degli anni al suo pubblico e alla stampa. Perché, una volta ancora, possa essere evidente che la parola ha una forza che altri mezzi di comunicazione non hanno. Nel caso di Carlo Lucarelli, mettere in fila le parole e trovare il modo giusto per far procedere la narrazione - che si tratti di un libro, di un film, di un fumetto, di una trasmissione televisiva o di un videoclip - significa non solo tenere il pubblico incollato, ma offrire spunti di riflessione sulla realtà che stiamo vivendo, sulla sua parte buia, oscura, quella che fa, appunto, paura. Una monografia per frammenti e citazioni d'autore che raccoglie frasi, pensieri e aforismi dello scrittore, ripercorrendone la carriera artistica come in una biografia apocrifa.
"Dobbiamo molto al libro. La vita intellettuale degli uomini ha avuto nel libro il suo utensile più versatile e insieme il suo emblema più glorioso. La vita emotiva, interiore, degli uomini ha trovato nei libri quella comprensione, quel colloquio, quell'intima rispondenza a sé che non sempre gli altri uomini sono stati in grado di offrire. Un simile riconoscimento che confina con la riconoscenza non ci autorizza però né a perseverare nelle illusioni né ad avvolgere noi stessi e il libro in una nebbiosa retorica. Al contrario, possiamo usarlo - lui, il libro - per fare quello che gli è sempre riuscito meglio. E cioè indagare, ricercare, discernere e, alla fine, capire, conoscere. E preservare, salvare. Questo, infatti, è stato il suo ufficio, la sua fortuna e la sua gloria".
"Le zanzare erano fastidiose quella sera d'agosto. Avevo tra le mani un giornale illustrato d'automobilismo stampato a Torino. Me ne servivo per scacciarle. Improvvisamente Peppino, il grande amico della mia adolescenza, mi chiese: "Tu che cosa farai da grande?". Sotto la luce incerta di un lampione a gas della barriera daziaria di Modena gli additai una fotografia in prima pagina. "Raffaele De Palma" diceva la didascalia "ancora una volta protagonista a Indianapolis, la grande competizione americana." "Farò il corridore" risposi." Inizia così, dall'ambizioso sogno di un ragazzo, l'irripetibile avventura di Enzo Ferrari, come lui stesso racconta in questa sua autobiografia, uscita nei primi anni Sessanta, quando "il Drake" era già l'italiano più famoso al mondo, aggiornata nei due decenni successivi per edizioni private e rimasta quindi fino a oggi sconosciuta al grande pubblico. Con lo stile asciutto, stringato, quasi aforistico (celeberrimo il suo "Il secondo è il primo degli ultimi"), ben noto a chi lo conobbe, il pioniere dell'automobilismo sportivo italiano snocciola pareri, dati e - soprattutto ricordi. L'infanzia vissuta in un'Emilia di sapore già guareschiano, l'officina di carpentiere del padre, le corse a cui Enzo assiste da bambino tra Modena e Bologna, gli anni difficili della guerra, l'esordio da pilota nel 1919, le gare con l'Isotta Fraschini e l'Alfa Romeo.

