
"Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero". Sono le parole con cui l'evangelista Luca ci riferisce dell'esperienza stupefacente dei due discepoli di Emmaus, passati dalla mestizia del dubbio alla gioia del re-incontro con Gesù. È l'esperienza che oggi, in un momento di crisi profonda per l'intera civiltà occidentale e per la fede, anche molti di noi sono chiamati a fare. Per sottrarci al disincanto delle tante sirene che un mondo, divenuto indifferente quando non ostile al cristianesimo, ci propone e realizzare nuovamente quell'incontro con il "Verbo di Dio fatto carne" che è ancora tra noi, ma spesso celato ai nostri occhi appannati. Un percorso che parte dalla fede in Gesù per riscoprirne, insieme alla solidità razionale e storica, anche il valore per il senso profondo della nostra vita. Che poi si sofferma su quella grande e fondata speranza che ne deriva, capace non solo di rasserenare i nostri giorni ma di aprire l'orizzonte umano alle dimensioni dell'eternità. Per giungere infine a quella carità che, aiutandoci a scoprire la via dell'amore autentico, ci consente di essere davvero uomini e donne secondo il cuore di Dio.
La nostra umanità, la nostra carne, non è mai un ostacolo alla vita spirituale, anzi è al suo servizio. L'umano, che sembra limitarci, non è in opposizione alla nostra ricerca di Dio: è la nostra unica via di santità. Abbracciare e accogliere noi stessi - in questa nostra carne - è la cosa più difficile e più impegnativa. Ma se Dio stesso si è incarnato in un corpo umano, anche noi siamo chiamati a questa incarnazione nel nostro proprio corpo. La carne, che è il nostro essere in pienezza, è il luogo benedetto della nostra vita, già fin d'ora. È chiamata all'eternità e destinata alla gloria.
Come mai l'esperienza cristiana, così come è attestata e vissuta nelle istituzioni e realtà ecclesiali, trova sempre maggiore fatica ad intercettare il mondo giovanile, a presentarsi come una valida risposta alla ricerca di futuro, di bene, di felicità, di verità, che anima questo mondo? Come interpretare questa distanza, come abitarla? Gli elementi prodotti dalla fede cristiana nel suo incontro e confronto secolare con le culture sono strumenti in grado di comunicare ancora oggi l'intenzione che li ha generati? Sono capaci di conoscere una nuova "giovinezza" nel mondo giovanile attuale, in così forte trasformazione? Ci accompagnano in questa riflessione teologi, filosofi, pedagogisti e studiosi che mettono a confronto competenze multidisciplinari.
Il benedettino Anselm Stolz (1900-1942) rappresenta una delle più originali figure della teologia della prima metà del Novecento. Stimato da Lubac e von Balthasar, riconosciuto da Leclercq e Vagaggini come un maestro, si fece interprete di quella sintesi equilibrata di tradizione e rinnovamento che permise alla teologia cattolica di uscire dal monolitismo in cui si era ristretta in seguito alla crisi modernista. Con il suo magistero anticipò e fece intravedere «tutto quello che un giorno sarebbe stato discusso nel concilio Vaticano II» (J. Leclercq).I suoi studi sulla mistica portarono al risveglio dell'attenzione degli specialisti per la teologia spirituale, ma contribuirono anche alla ristrutturazione del pensiero teologico intorno alla nozione di rivelazione. A causa della morte prematura la sua lezione è rimasta incompiuta, ma restano attuali le sue intuizioni, riprese anche da A. U, von Balthasar.
Destinatari
Chi desidera conoscere il pensiero di questo grande teologo del primo Novecento e soprattutto le intuizioni circa la dimensione spirituale della teologia di cui Stolz fu esemplare testimone.
Autore
FABIO ANGELO BRESSAN è nato a Milano nel 1964. Dopo aver conseguito la licenza in teologia presso la facoltà teologica dell'Italia settentrionale in Milano, ha collaborato con le riviste monastiche Benedictina ed Ora et Labora..
In questo testo del 1915, Franz Brentano riassume il cuore del suo pensiero teologico, e articola una serrata riflessione sulla necessità - logica e ontologica - dell'esistenza di Dio. Figura tra le più influenti della psicologia e della filosofia ottocentesca, maestro di Edmund Husserl e Sigmund Freud, Brentano afferma come sia assolutamente necessario ammettere un principio intelligente per spiegare il corso naturale degli eventi mondani. Solo questo principio, infatti, è in grado di inquadrare in una prospettiva finalistica la molteplicità del reale, in modo che ogni singolo accadimento riceva un senso in connessione con la totalità del creato. Anche le moderne teorie scientifiche, dall'evoluzionismo all'entropia, si fondano per Brentano su una visione teleologica della natura, l'unica che rende possibile una lettura coerente dell'esistenza. L'unica, inoltre, in grado di giustificare i suoi aspetti negativi all'interno della più ampia bontà del progetto divino. Il testo è preceduto da una breve lettera indirizzata a un corrispondente anonimo, che Brentano esorta a non cedere alle tentazioni dell'agnosticismo dinanzi alle difficoltà, sempre superabili, di sviluppare una visione razionale della vita.
Contenuto
Riflessione dell’autore sulla necessità, oggi, per l’antropologia filosofica estesa a tutte le dimensioni dell’esperienza umana e al dialogo tra i popoli, di ripercorrere le tappe della scienza moderna, che ha diffuso una mentalità dominata dalle scienze naturali e non ha saputo riconoscere un posto adeguato al “senso umano” nella sua ricchezza di dimensioni, compresa quella culturale e religiosa. Alla filosofia il compito di integrazione dei saperi e di responsabilità per la società globale.
Autore
Gianluigi BRENA, gesuita, ha insegnato epistemologica e antropologia filosofica per lo più presso l’Istituto filosofico Aloisianum di Padova ed è segretario del Centro studi filosofici di Gallarate. Ha pubblicato tra l’altro "La struttura della percezione. Studio su Merleau-Ponty" (1969), "La teologia di Pannenberg. Cristianesimo e modernità" (1993), "Forme di verità. Introduzione all’epistemologia" (1995). Per Emp ha pubblicato: "Dialogo tra civiltà e secolarizzazione" (2012).
Uno studio sul principio del dialogo esteso alle relazioni interculturali, locali e globali.
Dal destino dell'anima alle sfide per la pace, dalla famiglia di oggi al precariato dei giovani. I dubbi e le paure si confrontano con la fede e la speranza. Questi i temi affrontati dall'arcivescovo di Campobasso, Giancarlo Maria Bregantini che, a colloquio con il giornalista Giovanni Panettiere, ripercorre in questo libro le tappe della sua vita. Umana prima ancora che pastorale. Lui, il vescovo anti ndrangheta, il ministro del Welfare della Conferenza episcopale italiana, l'ex seminarista operaio... Soprattutto il pastore che crede nell'ascolto dell'altro, nel dialogo tra la terra e il cielo.
Il vescovo di Locri all'inizio di ogni anno scolastico scrive ai giovani un messaggio prendendo spunto da una storia o una fiaba. Questo libro è una raccolta di questi messaggi e di alcuni altri, scritti per occasioni diverse (giornata della vita, visita al carcere, festa della donna...), la cui vivacità e profondità toccano il cuore e stimolano i giovani ad aprirsi a un mondo "nuovo". Voglia di volare, di bellezza, di santità, fascino delle vette, nostalgia di grandi ideali, di cose pulite, fatte con amore: sono alcuni dei valori che l'autore ripropone ispirandosi a capisaldi della narrativa per ragazzi, da Pinocchio ad Aladino e a racconti più recenti, con uno stile narrativo vivace.
Il presente volume non mira tanto a delineare una biografia intellettuale di Jean Daniélou, quanto a presentare la sua proposta teologica e il suo impegno teologico come fonte d'ispirazione per chi desidera intraprendere lo studio della Sacra Dottrina. Jean Daniélou è annoverato tra i grandi teologi del XX secolo e ha giocato un ruolo di spicco nel Concilio Vaticano II.
La domanda di fondo che percorre il testo è se è possibile o no avere la certezza della propria fede senza che ciò implichi una violenza al diverso? L'autore tenta di dare risposta a tali questioni sostenendo la ricerca dell'unità religiosa e della concordia riguardo i valori trascendenti deve essere per cristiani un segno di credibilità della verità, che non si possiede ma che possiede. In fin dei conti ogni tentativo di dimostrare con la forza o con la pura persuasione umana di essere la vera religione porterà a contraddire la stessa verità di cui il cristiano è portatore.

