
Viviamo in un tempo di diffuso nichilismo che genera insicurezza esistenziale e paura. Ridotta a nulla, la persona si trova sballottata di qua e di là, in balia delle turbinose vicende della vita. La riduzione menzognera di tutto a gioco, ad arbitrario invito allo scetticismo e alla leggerezza morale, ha come ultima conseguenza l’imperdonabilità della colpa, dramma profondo di tanti uomini e donne. Fino alla depressione.
Ma c’è, dentro all’uomo, qualcosa che persiste. Proprio il deserto, il vuoto in cui tante volte ci troviamo, la consapevolezza che «non siamo più in un regime di cristianità» (Francesco), costituiscono la circostanza favorevole per «scoprire ciò che è essenziale per vivere» (Benedetto XVI). Da persona a persona, come è accaduto quando Giovanni e Andrea incontrarono Gesù e lo seguirono.
Ed è guardando quell’inizio che l’Autore, ponendosi alla scuola di don Luigi Giussani, delinea il metodo scelto da Dio per rivelare l’uomo a se stesso e renderlo protagonista della storia. In una società per la quale «la fede non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune» (Francesco), solo un incontro e uno sguardo umani sono in grado di destare un’attrattiva che avvince e risvegliare un interesse profondo per la propria vita.
Così Cristo, amato «in ogni cosa e sopra ogni cosa», cambia l’uomo e il mondo: è la vittoria dell’Essere sul nulla che fa fiorire una vera umanità.
Introduzione e conclusione di Julián Carrón
Una comprensione insufficiente tanto della fede, quanto dell'amore, ha fatto sì che venisse persa di vista la profonda unità che lega insieme e in reciproca connessione queste due dimensioni essenziali della vita cristiana: il credere e l'amare. Il presente volume, di A. Bellandi, intende rimettere al centro una tale unità, presente anzitutto nella testimonianza paolina e giovannea, mostrando come non si possa parlare di fede cristiana pienamente realizzata senza includervi in essa l'operosità dell'amore, e viceversa come l'amore sia condizione necessaria per il conoscere della fede. Infatti essa nasce e si sviluppa sul fondamento della rivelazione di Dio compreso quale "amore trinitario" e vive nel contesto comunionale del "noi-ecclesiale". In questa prospettiva, viene ripercorsa dal testo la centralità dell'amore così come si documenta anzitutto nei testi di alcuni grandi autori del passato, nel recente magistero di Giovanni Paolo II e nella preghiera liturgica, per poi finalmente offrire una visione teologica complessiva, pur essenziale nei suoi termini, in cui l'amore viene visto quale primaria dimensione caratterizzante l'essere e la vita nuova del credente, immedesimato a Cristo nel battesimo.
La fortuna di questo saggio, pubblicato per la prima volta nel 1967, è dovuta ad almeno due motivi. Per un verso, coglie lucidamente la natura particolare dell'intreccio tra religione e politica negli Stati Uniti, legata certo al cristianesimo protestante e puritano dei padri fondatori, ma anche in grado - come dimostra l'analisi dei discorsi presidenziali - di trascendere il dato confessionale, rivelandosi un potente fattore inclusivo e di coesione morale. Per un altro verso, proprio questa peculiarità fa sorgere un problema più generale di confronto, per analogia ma anche per differenza, con la situazione europea. Il fatto che oggi si ritorni a parlare di "religione civile" a vari livelli - riguardo sia al generale processo di sacralizzazione della politica sia ai cambiamenti nel frattempo intervenuti negli Stati Uniti come in Europa - dimostra la classicità di queste pagine, che ci parlano ancora oggi e nel contempo riflettono problemi e situazioni profondamente diverse da quelle attuali.
Nella sua grande opera Regula pastoralis, san Gregorio Magno (T614) afferma: «Il magistero pastorale non può essere assunto da temerari impreparati, giacché il governo delle anime è l'arte delle arti (Ars est artium regimen animarum)» (I, 1). In effetti, la direzione delle anime è l'arte, nonché la scienza di guidare i cristiani verso la santità, per cui costituisce un compito importantissimo per tutta la Chiesa. Questo libro è diviso in tre parti intrinsecamente collegate. Nella prima, Storia della direzione spirituale, si presenta una rassegna delle forme o modelli variabili che la direzione spirituale ha adottato lungo la storia della spiritualità. Nella seconda, Teoria della direzione spirituale, si studiano i fondamenti teologici, scritturistici ed ecclesiologici della direzione spirituale, nonché la sua natura e necessità per il progresso nella vita cristiana. Nella terza parte, Pratica della direzione spirituale, d'indole più pastorale, vengono analizzate le diverse caratteristiche della direzione spirituale a seconda delle diverse situazioni in cui si pos sa trovare ogni fedele.
La letteratura, la poesia, la pittura, la musica… i luoghi per parlare di Dio all’uomo contemporaneo.
La teologia è animata da sempre dalla continua tensione tra il “dire Dio” e la sua “indicibilità”. Da tale presupposto scaturisce l’interrogativo che è all’origine del presente studio: dove attingere nuovi argomenti, fatti, esperienze umane, nei quali maturare la viva esperienza del divino? Belardinelli individua in particolari forme espressive, come la letteratura, la poesia, la pittura o la musica, il luogo di originali stimoli di riflessione, cogliendo in ciò opportune occasioni di “rilancio” della teologia, occasioni per parlare di Dio all’uomo contemporaneo, senza tradire il nucleo fondamentale della Verità. «…la Parola viene così calata nel cuore della contemporaneità attraverso parole e concetti che le sono propri, in una nuova forma linguistica di prossimità evangelica: un “dire Dio” capace di scrutare tra le pieghe della vita e scorgervi – non importa quanto tenui – bagliori di quella Parola, affievolita tra i rumori di un mondo frammentato in molteplici luoghi» (dall’Introduzione)
La cultura contemporanea diffida profondamente dell'idea di verità, come fosse un concetto pericoloso, dogmatico e ostile alla libertà. Questo libro cerca di dimostrare il contrario. Con linguaggio semplice e piano, passando attraverso i temi più scottanti del nostro tempo, quali l'educazione e il dialogo tra le culture, il lettore è accompagnato alla riscoperta della verità, in barba alle molte favole che vengono raccontate in proposito. La posta in gioco emerge in modo esemplare nel saggio di R. Spaemann, dedicato al tema del matrimonio e della famiglia.
Il volume, pubblicato in coedizione con la Libreria Editrice Vaticana,raccoglie gli studi di esperti qualificati a livello internazionale nelle differenti discipline, che indagano sulla sessualita' e sulle diverse forme che essa ha assunto nel vissuto sociale contemporaneo. Il suo intento e' quello di raggiungere una piena interdisciplinarieta', grazie al contributo di autori che, pur nella diversita' delle loro prospettive disciplinari, siano accomunati dalla condivisione della luce che l'antropologia cristiana offre all'interpretazione dell'umano, e quindi ad un una visione integrale della persona, nella quale i singoli apporti dei saperi trovino spazio e si ridimensionino, bilanciandosi reciprocamente.
Le pagine della Bibbia sono spesso costellate di simboli e di eventi emblematici che la parola interpretativa dei profeti e dei sapienti e, in genere, di tutti gli altri autori ispirati ha il compito di sciogliere dal loro involucro fenomenico per far brillare il segreto di verità, di luce, di salvezza che in essi si annida. Questo è il percorso intrapreso anche da Alessandro Belano, attraverso 82 riflessioni di grande freschezza stilistica, spesso intarsiate di citazioni illuminanti, sostenute da applicazioni esistenziali, così da comporre «un vero e proprio arcobaleno policromo». È soprattutto il volto di Dio ad apparire con tutta la misteriosa varietà dei suoi lineamenti spirituali. A quel viso teofanico si accostano quello dell’uomo e della donna con il loro carico di oscurità e di luminosità, fino a sfociare nel profilo comunitario della società umana dove allignano miserie, ma dove risplendono anche testimonianze alte di amore. Un panorama immenso, quindi, che il lettore percorre come un pellegrino stupito.
La coscienza filiale dei redenti, di cui artefice e testimone è lo Spirito santo, viene proclamata mediante un'intensa preghiera che appartiene ugualmente ai battezzati e al medesimo Spirito. Lo Spirito ed i credenti si ritrovano a rivolgersi a Dio in un modo identico. Il grido "Abba! Padre!" costituisce per i fedeli una proclamazione della propria identità filiale mentre per lo Spirito rappresenta il sostegno esistenziale di questa nuova condizione di vita di cui egli stesso è l'artefice.
In maniera breve e sintetica, esaustiva e comprensibile, il noto teologo Wolfgang Beinert risponde a domande che sempre di nuovo vengono poste da molte persone.

