
Giuda Iscariota? Certo. San Pietro? Anche. Il re Davide? Pure lui. E, come loro, Esaù, Dalila, Saul e un'altra cinquantina di personaggi biblici. Uomini e donne che per motivi diversi hanno tradito genitori, fratelli, coniuge, figli, amici, il loro popolo e persino Dio. La Bibbia non racconta soltanto vicende ammirevoli, educative, consolanti: conosce l'«impasto» umano. E se riferisce quei fatti, il motivo è un altro: la misericordia, lo sguardo d'amore di Dio trasforma gli errori in occasione per la salvezza (e la santità) personale e degli altri. A conferma che nella vita si può sempre ricominciare da capo. Ogni giorno. Anzi, ogni pomeriggio. Perché proprio un venerdì pomeriggio, a un uomo che aveva sbagliato tutto, Qualcuno ha detto: «Oggi sarai con me nel paradiso». Importante è ricominciare sempre. Ricominciare è credere all'amore. Infatti, se ricominciamo, dimostriamo di credere nella potenza e grandezza dell'amore di Dio più che nella nostra debolezza. (Chiara Lubich)
Dopo la Prima Legge, data da Dio sul monte Sinai, il Deuteronomio si presenta come la "Seconda Legge", la nuova Legge o meglio un'attualizzazione della prima, che Mosè consegna al popolo poco prima di morire. I precetti sono orientati a regolare la vita che di lì a poco il popolo d'Israele avrebbe iniziato all'arrivo alla Terra Promessa. L'autore ripercorre alcune pagine del Libro attraverso un'analisi ricca di suggestioni, frutto di una profonda meditazione, e invita a tradurre l'amore di Dio nella vita sociale e familiare, non vincolandolo a un esclusivo compimento "giuridico" dei precetti racchiusi nella Legge. Le vicende del popolo di Israele diventano allora preziosi spunti per riflessioni che vogliono rispondere all'esigenza profonda dell'uomo di oggi di rimettere al centro la Parola e la sua capacità di incidere sulle coscienze.
Il libro vuole attirare l'attenzione dei lettori sui risultati delle più recenti scoperte archeologiche e il loro significato per la nostra comprensione dell'Antico Testamento. Un viaggio nel mondo dell'antico Israele, che ridisegna in profondità le nostre convinzioni sul come, quando e perché la Bibbia è stata scritta, ma anche sul perché la forza del suo messaggio ha superato le concrete vicende storiche che l'hanno vista nascere.
Dalle sorprendenti e talvolta inquietanti reliquie dell'infanzia (che annoverano persino il latte della Madre di Dio) ai reperti della vita pubblica (tra cui le anfore di Cana, dove l'acqua divenne vino); dalle drammatiche sopravvivenze "fisiche" della Passione (il sacro calice, i chiodi della croce, la veste non divisa, le spine della corona), fino ai teli che fungono da testimoni silenziosi della risurrezione... una corsa nel tempo alla ricerca di quel che è rimasto dei giorni in cui Dio camminò sulla terra come uomo. Un viaggio alla scoperta di Gesù attraverso le testimonianze della devozione.
Perché riprendere questi scritti di Ortensio da Spinetoli piuttosto datati, si potrebbe obiettare? Perché i criteri interpretativi delle Scritture sono tuttora attuali, ordinati, oggi come allora, «a scoprire il senso ultimo del testo, cioè quello che l’autore ha voluto propriamente dire. Quello che normalmente non si fa è segnare una linea di demarcazione fra l’eventuale messaggio e quelle che possono essere o, meglio, sono le opinioni, le interpretazioni dell’autore sacro. Il punto critico dell’esegesi è stabilire quanto di soggettivo, di relativo, di secondario vi è nella “parola” che si chiama “di Dio”». (dall’intervista del 1994 a Tempi di Fraternità.)
Durante la cena pasquale, Gesù prega a voce alta davanti ai suoi discepoli ormai rimasti in undici, dopo la partenza di Giuda. Quella preghiera ha il valore di offerta della vita per i seguaci presenti e per quelli futuri. Nel primo capitolo si tenta di capire la psicologia di Gesù in preghiera con riferimenti ai quattro vangeli. Nei capitoli centrali sono esaminate, col metodo dell'esegesi spirituale, le tre parti della preghiera giovannea: Gesù prega per se stesso, per i discepoli e per i futuri credenti. Tutto si conclude con uno slancio di amore al Padre "giusto" che consente a Gesù di rivelare il suo vero nome attraverso gli eventi pasquali che sta per affrontare e che sono la sua glorificazione.
Il rapporto tra le varie tradizioni neotestamentarie aiuta a comprendere meglio il cristianesimo dei primi secoli. Il volume si propone, in maniera originale per il panorama italiano, di studiare il rapporto tra i testi paolini e quelli giovannei. Questo non significa semplicemente rilevare il dato proveniente dalla struttura canonica del Nuovo Testamento, ma piuttosto mostrare gli elementi che le due tradizioni hanno in comune rispetto a tutti gli altri libri neotestamentari e che possono far pensare a una relazione particolare tra i due corpora. Dal punto di vista storico, tali legami sono motivati dal fatto che molto probabilmente ad Efeso, nell'ultima parte del I secolo, il cristianesimo paolino e quello giovanneo sono entrati in contatto.
Per un credente ogni malattia porta in sé una simbolicità che deve saper cogliere.L'autore, in cura per la malattia di Parkinson, passando attraverso malattie e sofferenze che hanno segnato la sua vita in modo da sconvolgerne per sempre equilibri e schemi consolidati, sta imparando a vedere e a vivere in maniera nuova relazioni, attività e scelte di vita, senza mai trovarsi deluso per i limiti che ogni evento traumatico porta sempre con sé.Tutto l'insieme di tante sofferenze può tarpare alcuni progetti che abbiamo nel cuore e certamente ridimensiona le pretese di vedere realizzato ciò che abbiamo sempre sognato, favorendo una disponibilità ad una nuova progettualità: quella pensata per noi dal Signore.
"Lo studio dei tre testi 'strategici', fondamentali nello sviluppo di questa Lettera pastorale (Tt 1,1-4; 2,11-14; 3,3-7), rappresenta un'illustrazione ben ragionata degli interessi soteriologici ed escatologici che sottostanno allo scritto. L'autrice mostra che il dinamismo della fede cristiana è compreso tra la grazia dell'incarnazione e la gloria della vita eterna. Questo dinamismo diviene esso stesso epifania divina sotto forma di un'etica "estetica", contrassegnata dalle belle opere, espressione di uno stile di vita che custodisce l'insegnamento apostolico, testimonia ai lontani l'appartenenza alla compagine ecclesiale, e li attrae verso il Signore".
Molti cristiani sentono l'esigenza di mettere in pratica la grazia dell'incontro con il Cristo vivo sperimentata nella Parola di Dio o nella comunità. Molti si chiedono come fare a viver e il cristianesimo nella vita di ogni giorno. Queste pagine - frutto di un cammino comunitario - aiutano a rintracciare nelle parole stesse di Gesù raccolte nel Vangelo di Matteo la risposta a tale domanda: l'amore concreto al fratello, nel quale possiamo scoprire il volto di Dio.
Le parabole di Luca 15 sono tradizionalmente note come "le parabole della misericordia"; l'appellativo se lo sono guadagnato specialmente grazie al padre, che si commuove quando vede da lontano il figlio minore; non sa fare calcoli, quell'uomo, ma solo accogliere con gioia. La misericordia non è forse questo? Certamente; ma non solo. Gesù infatti non si ferma alla parabola del padre che non fa calcoli; aggiunge quella dell'amministratore scaltro e quella del ricco finito nell'Ade, raccontate nel capitolo 16; e così continua il suo annuncio dicendo che bisogna darsi da fare per entrare nelle dimore eterne, occorre sporcarsi le mani; e non aspettare troppo, perché prima o poi sarà tardi. Anche questa è misericordia! L'ha recepito molto bene la tradizione cristiana, che tra le opere di misericordia spirituale colloca anche "ammonire i peccatori", insieme con "consolare gli afflitti". La misericordia è il volto di Dio e della comunità credente; ma occorre la fatica di capire che cosa significa essere misericordiosi in quello che stiamo vivendo ora, in questo determinato contesto storico, personale, ecclesiale.

