
Gli ebrei dicono di nascere con il Libro dei Salmi nelle viscere: un essere vivo che canta, geme, piange, muore e risuscita. In questo libro l’autore, uno dei più autorevoli studiosi italiani dei libro dei salmi, offre una presentazione generale del Salterio inserendolo nel contesto della preghiera biblica, facendo riferimento alla tradizione ebraica, all’interpretazione dei salmi nella chiesa primitiva e approfondendo il loro uso nella Liturgia delle Ore. Per questo si sofferma anche sulle antifone e sulle orazioni salmiche che, nella tradizione liturgica latina, hanno contribuito alla comprensione dei salmi e a trasformarli in preghiera tipicamente cristiana.
L'opera nasce dall'interesse dell'autore per le Chiese di lingua siriaca, sorto durante la sua prolungata esperienza in Terra Santa. Tale interesse si è ulteriormente sviluppato prima con la partecipazione alla Commissione della Diocesi di Milano per il dialogo ecumenico e interreligioso, e successivamente con l'insegnamento di Sacra Scrittura presso la Pontificia Università Urbaniana, caratterizzata da una significativa presenza di studenti provenienti dalle Chiese Orientali. L'occasione accademica decisiva per approdare alla presente opera è stata offerta dall'incarico ricevuto dall'autore di redigere uno status quaestionis della ricerca sulla versione siriaca della Peshitta dell'Antico Testamento per il primo incontro tra l'Associazione Biblica Italiana e l'Associazione Biblica Spagnola, tenutosi a Roma, presso la Facoltà Teologica Marianum (Roma, 2-3 marzo 2018). La presente opera include anche alcune integrazioni riguardanti la versione siriaca Siro-Esaplare e una sezione finale dedicata all'ermeneutica della Peshitta dell'Antico Testamento nelle antiche Chiese di lingua siriaca.
Se, come insegna san Girolamo, compito di un commentario biblico è “tralasciare ciò che è evidente e discutere ciò che è oscuro” (praeterire manifesta, obscura disserere), al cospetto di un testo difficile e complesso come il libro del profeta Zaccaria, c’è bisogno di una luce che ci illumini il cammino e ci aiuti a non perderci tra le righe, le parole, le riletture e le interpretazioni.
Tra i molti che di fronte alle oscurità del testo di Zaccaria hanno contribuito a mantenere acceso uno spiraglio di luce, fosse anche una debole scintilla, ora possiamo annoverare, pieni di gratitudine, anche Luigi Nason che con questo suo commento, che porta il sottotitolo pregnante e allusivo «Una menôrāh di visioni notturne e un’utopia messianica», ci tiene per mano e ci accompagna di sezione in sezione, di capitolo in capitolo, di versetto in versetto e quasi di parola in parola in un percorso esegetico che ci aiuta a proiettare nuova luce su nodi interpretativi che, comunque, continuano a rimanere aperti e consegnati al lavoro esegetico di altri dopo di lui.
La ricchezza di contenuti e l’ampiezza dell’indagine, unite a una profonda conoscenza della “bibliografia” specifica di riferimento, fanno del contributo esegetico di Luigi Nason un testo fondamentale e indispensabile per navigare nelle acque oscure e a volte oscurissime del libro del profeta Zaccaria.
Dalla postfazione di Gianpaolo Anderlini
Luigi Nason, già responsabile per la Formazione biblica nell’Arcidiocesi di Milano e collaboratore dell’Ufficio ecumenismo e dialogo per i rapporti con l’ebraismo, attualmente continua la sua attività di biblista, specializzato nella ricerca sulle Scritture ebraiche (Primo Testamento) e nello studio della tradizione interpretativa ebraica, tenendo lezioni in diverse Scuole bibliche e conferenze in Italia e all’estero. Ha collaborato come docente a diversi itinerari biblici in terra di Israele. Ha diretto la collana Cristiani ed ebrei delle Edizioni Dehoniane di Bologna. Fa parte dell’Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo. Un elenco delle sue ultime pubblicazioni si trova sul sito di questa Associazione alla voce «soci»: www.aisg.it. Alcuni suoi recenti contributi si possono trovare in academia.edu Ha curato l’edizione italiana e i riferimenti bibliografici delle fonti della letteratura rabbinica del volume di P. Lenhardt, L’unità del Dio trinitario. In ascolto di Israele, nella Chiesa, Milano 2016.
Tra le più recenti pubblicazioni ricordiamo La poetica del silenzio di Dio. Il libro delle Lamentazioni, traduzione e commento esegetico – teologico, Reggio Emilia 2022. La stesura di quattro voci – "chiesa", "morte", "vita", "vigna" in Nelle parole la parola. Dizionario biblico per la nuova evangelizzazione (a cura di V. Brosco), 2 voll., Bologna 2025.
Attualmente insegna presso l’Università Cattolica di Milano (Scuola biblica nella città) e presso l’Università card. Giovanni Colombo di Milano.
Curata da noti biblisti italiani, la collana riprende ex-novo e amplia il coraggioso progetto della Nuovissima versione della Bibbia dai testi antichi. I singoli libri biblici vengono riproposti in una nuova versione che, oltre ad avere i testi antichi a fronte, è accompagnata da un accurato apparato testuale-filologico e da un ampio commento esegetico-teologico. La serie è diretta da Massimo Grilli, Giacomo Perego e Filippo Serafini.
Cosa si intende per "preghiera delle donne nell'Antico Testamento"? Il titolo può risultare improprio, in quanto i testi che la Bibbia riporta, tranne forse qualche eccezione, sono stati scritti quasi sicuramente da uomini. Intendiamo quindi le preghiere pronunciate da personaggi femminili e di cui la Bibbia riporta il contenuto. Non siamo sicuri che siano state composte e pronunciate da coloro a cui vengono attribuite e tuttavia, per il fatto che sono state messe in bocca a delle donne, può avere un senso studiarle come un insieme autonomo, anche se in un costante raffronto con quelle attribuite a personaggi maschili, ben più numerose. Le preghiere pronunciate da personaggi femminili rivelano, infatti, anche implicitamente, la percezione che il mondo biblico aveva della capacità delle donne di inserirsi nel tessuto del racconto sacro e di relazionarsi con la storia e con Dio. Non possono non rivelare quindi qualcosa sulle donne e sul loro contributo specifico alla storia della salvezza.
«Pregate sempre, senza stancarvi» dice Gesù ai suoi. Il volume traccia un percorso che, attraverso l'interpretazione dei salmi, permette di rallentare e concedersi uno spazio meditativo nella propria quotidianità, rileggendo le proprie giornate e il proprio vissuto. Don Davide si rivolge a tutti coloro che, pur avendone grande desiderio, non sono sempre in grado di avvicinarsi alla preghiera nei modi e nei tempi che desiderano. Le parole della Scrittura e del Vangelo si intrecciano assieme ai salmi, a riflessioni nate da incontri, esperienze, conversazioni e offrono parole di consolazione per sostare, nella vita di ogni giorno, alla presenza del Signore.
La caratteristica più visibile di questa edizione è la stampa in caratteri più grandi di quelli normalmente usati per la Bibbia. Questo facilita la lettura per chi ha qualche difficoltà con la vista, ma anche per chi deve leggere in pubblico o deve consultare la Bibbia mentre sta lavorando. L'edizione si presta inoltre per l'esposizione della parola di Dio in pubblico (in chiesa, nei locali in cui i vengono gruppi biblici o catechistici, ecc.).
Il testo è quello della «Nuovissima versione della Bibbia», preparata da un gruppo di esperti e apprezzata dagli studiosi.
• Brevi introduzioni e note danno le informazioni di base per inquadrare la lettura e spiegare parole o espressioni non immediatamente comprensibili.
Alcuni sussidi aiutano il lettore a orientarsi nella lettura:
- un indice tematico facilita la ricerca dei principali argomenti della Bibbia;
- una tavola cronologica mostra in sintesi le varie epoche in cui si sono sviluppate la rivelazione e la storia biblica;
- una tabella relativa ad alcune cose della vita quotidiana, quali misure, pesi monete, consente al lettore di calarsi meglio nelle faccende minime degli antichi;
- alcune cartine geografiche presentano le regioni in cui si sono svolte le vi-de bibliche.
Criteri di praticità hanno ispirato l'editore a offrire la Bibbia anche nella pre¿rie veste editoriale con l'auspicio che contribuisca a rendere disponibile la ¿ria di Dio a una cerchia sempre più vasta di lettori.
Edizione in cofanetto; cm 28,5 x 20,5 x 6,5
Un viaggio intenso attraverso sette salmi tra i più amati, profondi ed esemplificativi della Bibbia (1, 23, 27, 88, 103, 122, 139). Con lo sguardo competente di un biblista autorevole, l'autore accompagna il lettore in meditazioni accessibili e intime, dove la preghiera si intreccia a un'attenta lettura del testo e delle sue parole. Fiducia, paura, gratitudine, angoscia e speranza trovano voce in pagine che invitano a riscoprire i salmi come parole vive, da interpretare con discernimento e attualizzare nella vita e nell'orazione. Un invito a lasciarsi trasformare dalla profondità, dalla poesia e dalla forza spirituale del salterio.
Senza pretese di carattere esegetico o ermeneutico, il volume propone una riflessione pastorale-catechetica sulla composizione dei cinque libri del Salterio e la presentazione antropologico-messianica dei singoli salmi. Considerare la valenza dei diversi salmi aiuta noi credenti, sia dell'alleanza antica che di quella nuova, a storicizzare e nello stesso tempo a rendere umano il rapporto con Dio, riconoscendo la sua fedeltà ed esprimendo la complessità del nostro animo dove dubbio, paura, gioia e lode sono in una logica conseguenza, e dove l'antropologia presenta la sua luce e le sue ombre al creatore e pastore del suo popolo, nell'umiltà e nella verità.
Che cosa significa dire «noi»? Rut e Giona rispondono spiazzando ogni identità chiusa. Nel primo racconto, una donna straniera entra nella storia della promessa; nel secondo, Dio guarda con misericordia Ninive, la città nemica. Due libri brevi e potenti per interrogare il presente e scoprire nella Bibbia una parola più larga delle nostre appartenenze, capace di aprire relazione, futuro, ascolto e speranza. «La questione dell’identità caratterizza il nostro tempo. È attorno all’identità che si accendono passioni, si focalizza il conflitto, avvengono scelte politiche e si stendono agende etiche. Anche le religioni si trovano a ripensarsi entro questo orizzonte, e inevitabilmente i loro testi sacri vengono letti a partire dalla domanda identitaria. Ma le Scritture ebraico-cristiane si presentano come una grande discussione, impossibilitata a restringere ad imbuto una parola divina che è plurale. Per questo Rut e Giona non offrono un’identità tutta di un pezzo: aprono invece un dialogo in cui la fede si scopre attraversata dall’altro, e in cui la domanda su chi siamo resta aperta alla promessa di Dio». Prefazione di Paolo Curtaz.
Ritorna in un’edizione rinnovata uno dei testi di riferimento per gli studi biblici uno dei più autorevoli commenti all’Esodo di tutta la tradizione ebraica. Un testo affascinante e ricco di suggestioni, scritto da Rabbi Shelomoh ben Yischaq (1040-1105), universalmente conosciuto con il suo acronimo Rashi, e considerato il più importante esegeta ebreo di ogni tempo. Un capolavoro indiscusso del medioevo, che supera i limiti della sua collocazione temporale, per imporsi come un’opera con la quale si sono confrontati credenti ebrei e cristiani nello scorrere delle generazioni. Rashi si pone dinanzi alle Scritture non come un «autore» nel senso moderno del termine, ma come un umile «servo» della Parola rivelata, di cui cerca di trasmettere alla sua comunità l’infinita ricchezza. Rashi è anzitutto un innamorato della Parola divina: nella sua esegesi egli pone rigorosamente al centro il testo così come è stato svelato da Dio, per appianarne tutte le difficoltà (ecco la definizione del cosiddetto «senso letterale»), e per ricercarne le infinite risonanze spirituali, quali sono state colte dalla grande Tradizione d’Israele (il midrash), che Rashi armonizza in modo ineguagliato con la formulazione testuale delle Scritture. Grande maestro dunque, anzi «il» maestro per eccellenza del suo popolo.
Noto per le sue ricerche pionieristiche sul romanzo giudaico in età ellenistica, in questo commento Lawrence Wills affronta uno degli scritti chiave nel dibattito sulla funzione della letteratura d’invenzione nel canone biblico. Il testo annotato in tutti i suoi risvolti sia testuali sia storici, sia ermeneutici ed esegetici, è preceduto da un’introduzione tanto approfondita quanto interessante e stimolante, che spazia dalle problematiche tradizionali alla ricezione del libro e della figura di Giuditta nelle arti anche visive e operistiche. Arricchito di numerosi excursus su personaggi e temi del libro, oltre che di un inserto iconologico spiegato e commentato, il lavoro di Wills è l’illustrazione avvincente della ricchezza di un testo tutt’altro che secondario, sia come scritto antico e biblico sia come opera la cui fortuna non ha fino a oggi conosciuto flessioni.

