
Nel 1219, mentre era in atto la quinta Crociata, san Francesco d’Assisi intraprendeva un viaggio rivoluzionario quanto pericoloso e dall’esito incerto, alla volta dell’Egitto per incontrare il sultano al-Kamil. Fu la preghiera a sostenerlo e l’autentica volontà di pace. Un evento ancora oggi carico di significato e portatore di un messaggio sempre attuale e pregnante. L’incontro effettivamente avvenne, il contenuto del dialogo non ci è noto, ma ciò che ci basta sapere è che quel confronto ci fu e fu proficuo, a dimostrazione della ricchezza che può nascere dall’incontro di culture diverse quando vi sia la volontà di aprirsi e di comprendersi. Qui, Enzo Fortunato ripercorre le tappe del cammino di Francesco e dei Francescani, a partire da quel fatidico viaggio quando il Vangelo incontrò il Corano. Piero Damosso ci rappresenta — attraverso le tappe del dialogo cristiano sostenute da papa Francesco, Benedetto XVI e san Giovanni Paolo II — la necessità di recuperare, anche proprio dall’esempio francescano, l’amore verso i fratelli, il rispetto per le altre culture nel riconoscimento dell’altrui libertà e dell’uguale diritto alla vita, voluti proprio da Dio stesso.
Non una semplice biografia. Un'indagine su Francesco e le tensioni di un'epoca, su un nuovo modo di stare nel mondo, contraddicendolo. Lontano da agiografie consolatorie e facili sentimentalismi, questo libro restituisce la forza disarmante di un uomo che fu segno di contraddizione, capace di attraversare i conflitti e di disinnescarne le logiche. Un racconto in quattordici tappe, che invita a leggere la realtà a partire dallo sguardo di Francesco: la città medievale segnata da faide, il sogno cavalleresco e le sue delusioni, il denaro come potere e peccato, la penitenza radicale, la Chiesa tra splendore e crisi, la costruzione paziente d'una fraternità, la notte oscura dell'anima. Attorno a Francesco prendono vita mercanti e lebbrosi, recluse e pellegrini, profeti ed eretici, papi e sultani. Il ritratto finale rivela un uomo dai molti volti - penitente, obbediente, folle di Dio, mistico - che costruisce unità là dove c'è divisione e annuncia la pace dove regna il sospetto.
"..Quello di Francesco è un lessico della minorità, constatazione che dà pienamente ragione alla scelta del titolo operata da Domenico Paoletti. L'autore ha individuato ventuno vocaboli (Parola, Grazie, Dono, Accogliere, Credere, Gioia, Fragilità, Cura, Prossimità, Umiltà, Camminare, Insieme, Com-passione, Incontro, Fratello/sorella, Fratelli minori e Sorelle povere, Libertà, Speranza, Eternità, Amore, Fiducia) tracciando, attraverso di essi, un percorso introspettivo dell'esperienza dell’assisiate e della sua proposta di vita che non ha perduto d’attualità nell'odierno contesto di ipertrofia comunicativa, quando l'anoressia del pensiero ha finito per produrre un'ipertrofia della chiacchiera". Dalla Introduzione
di mons. F. ACCROCCA
DOMENICO PAOLETTI, frate Minore conventuale, docente di Teologia fondamentale, già Preside della Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura di Roma, è attualmente parroco a Rivotorto, dopo gli anni trascorsi presso il Sacro Convento di S. Francesco in Assisi.
Durante la Seconda guerra mondiale, mentre il regime fascista sfrutta l'immagine di san Francesco come il più italiano dei santi e il più santo degli italiani, don Primo Mazzolari riscopre la poesia del Cantico delle creature: «se l'amore fa il poeta, i santi sono i più grandi innamorati». Si propongono qui, per la prima volta raccolte in volume, le Elevazioni sul Cantico, meditazioni spirituali e poetiche uscite nel 1941 sulla rivista «Azione Francescana», insieme alla sintesi, inedita, di una predicazione su Francesco e Chiara tenuta a Reggio Emilia nel 1953. La poesia del santo di Assisi non è, per Mazzolari, innanzitutto letteratura, ma spiritualità vissuta e, in particolare di fronte a scenari di guerra, richiamo a una fraternità cosmica.
Ottocento anni fa (1226) moriva Francesco d’Assisi, personaggio amato da uomini e donne di ogni credo religioso. Un teologo cappuccino, Ortensio da Spinetoli, ne traccia in queste pagine un ritratto documentato, appassionato, provocatorio: il suo rapporto con il mondo borghese di provenienza, con le istituzioni ecclesiastiche, con i discepoli e le discepole, con popoli islamici, con gli esseri viventi e senzienti. Nel complesso: non un "santino" consolatorio, ma uno splendido esempio di "memoria sovversiva" per chi cerca nuove vie di uscita dalle tragedie di oggi.
Poco prima di morire, probabilmente nel settembre del 1226, Francesco dettò un documento che chiamò Meum Testamentum, Il mio Testamento. Le memorie affidate dal Santo a questo testo possono essere paragonate alle diverse facce intagliate dall’iniziativa di Dio su frate Francesco affinché in lui risplendesse, in modo semplice e puro, la bellezza della luce che emana dal Vangelo.
Il libro di Pietro Maranesi si confronta con questo documento cruciale e problematico in cui l'identità personale di Francesco, divenuta esperienza comunitaria, si fonde con le esortazioni ai confratelli sulle posizioni da assumere per contemplare la luce di Gesù Cristo, costituendo la base ideale per comprendere la vocazione e l'opera dei minori.
L'eredità preziosa racchiusa nello scrigno del Testamento è dunque lo stesso frate Francesco con la sua proposta cristiana modellata sul Vangelo, la cui ricchezza e la cui bellezza resteranno, per questo motivo, sempre e comunque un’eredità difficile.
Pietro Maranesi è frate cappuccino e professore di Teologia e Francescanesimo ad Assisi e a Roma. Fra le sue più recenti pubblicazioni, Io frate Francesco. 5. L'eredità (Porziuncola, 2026); Per-dono per lo tuo amore. La via alla pace di Gesù e Francesco di Assisi (Messaggero, 2025); La via alla sapienza cristiana. Studi su san Bonaventura (Biblioteca Francescana, 2024).
San Francesco non è solo un santo, ma un amico che parla al cuore dei più piccoli. Tra sogni e avventure, questo libro racconta la sua vita con parole semplici e immagini luminose: dall’incontro con il lebbroso al lupo di Gubbio, dal presepe di Greccio al Cantico delle Creature. Un viaggio nella gioia, nella pace e nell’amore per ogni creatura, perché anche i bambini possano scoprire la gioia di un uomo che ha scelto di vivere come Gesù. Un libro da leggere, colorare, guardare e custodire, per crescere insieme a Francesco. Età di lettura: da 4 anni.
Il volume legge le stimmate di san Francesco come esito di un lungo cammino spirituale, culmine della sua adesione al Crocifisso e al suo Amore.
Francesco ha accompagnato Mazzolari durante tutta la sua vita e, come un innamorato lontano, don Primo ha intessuto con gli scritti e la testimonianza del Santo d’Assisi una corrispondenza fatta di prediche, meditazioni e articoli. Al centro di ogni testo c’è il Vangelo, la carica rivoluzionaria della Parola che rimette sempre al centro la povertà, unica via per la vera libertà. A ottocento anni dalla morte di Francesco, questa raccolta di dieci scritti fra i molti che Mazzolari gli ha dedicato ricorda come, per entrambi, la forza della Parola non è mai affidata solo alla predicazione ma va sempre testimoniata con le scelte, a volte scomode, di chi ha vissuto l’esperienza cristiana come un «ribelle obbediente». Prefazione di Felice Accrocca.
Si tratta di un’antologia di brani tratti dalle opere di Francesco d’Assisi, in particolare dalle Laudi e preghiere e dalle Regole ed esortazioni. Alcuni testi riguardano i rapporti dei frati tra loro e con Dio, altri sono canti di lode all’Altissimo e a Maria. Di particolare interesse il commento al Padre nostro. Il volumetto contiene anche Il Cantico delle creature. La selezione è preceduta da un profilo biografico del Santo di Assisi.
A ottocento anni dalla composizione del Cantico delle Creature e dalla morte di san Francesco, questo libro propone una lettura etico-sociale dell’opera del santo di Assisi, ponendola in dialogo con le sfide contemporanee dell’ecologia integrale e, per quanto possibile, con i nuovi paradigmi tracciati dall’Intelligenza artificiale. Non un’analisi letteraria, ma un percorso di riflessione che parte dal linguaggio “gentile” del Cantico per interrogare la nostra realtà ferita: l’ambiente devastato, l’umanità smarrita, la morte rimossa. In un mondo che fatica a perdonare e a custodire, è ancora possibile lodare Dio per ogni creatura? Le parole del Poverello d’Assisi ci guidano verso un cammino di mitezza e speranza, di comunione e fraternità, riscoprendo nella nudità della terra il senso profondo della povertà e della pace. Il Cantico, proprio quando parla di morte, si fa inno alla vita e alla bellezza, offrendo una visione radicale e luminosa: la cura della casa comune come atto spirituale e politico, un impegno quotidiano che nasce dalla lode e si fa speranza attiva. È questo che traspare anche dalla versione in lingua napoletana del Cantico scritta dai detenuti ospiti del Centro di Pastorale carceraria dell’arcidiocesi di Napoli, riportata in appendice al volume. La loro versione è intensa come i colori che hanno scelto e utilizzato per i disegni in copertina, tinte d’anime non arrese al male ma tavolozza di sentimenti ricchi di vita.
Disarmare le parole è un compito suggestivo che rinvia al nucleo del pensare francescano, che contesta il primato dell'io con la sua inclinazione al predominio e alla violenza. All'origine sta la concezione dell'essere come dono, grazie a cui guardare ciò che esiste con occhio ammirato e grato.
Il diritto serve a disciplinare l'esistenza, non a fondarla: non siamo venuti al mondo perché ne avevamo diritto, ma perché siamo stati voluti.
Allora le parole sorgono disarmate, perché nascono dalla riconoscenza.
Contro la figura dell'esploratore della realtà che diventa padrone del mondo in forza di un sapere inteso come potere, il pensiero francescano riconosce come essenziale non la ragione armata, ma la volontà, volontà di libertà. Anche il sapere, allora, è visto non come potere, ma come servizio da rendere alla comunità.

