Istituito da Bonifacio VIII nel 1300, il giubileo è stato da subito non solo un evento di devozione religiosa, ma anche uno strumento di enorme importanza per il papato, con ricadute sul piano spirituale, politico, economico e culturale. A partire dal Novecento le celebrazioni dei giubilei sono state per la Santa Sede straordinari momenti di confronto con lo sviluppo dei media audiovisivi di massa. Se per il cinema, la radio e la televisione gli Anni Santi hanno funzionato da catalizzatori di attenzione verso il Vaticano, per la Santa Sede hanno rappresentato l'occasione per sperimentare attraverso i media audiovisivi nuove modalità di interpretare e dispiegare la missione universale del papato. Il volume ricostruisce questa complessa e poco indagata vicenda, delineando una storia lunga più di cento anni: la prima contesa cinematografica tra la Biograph e i Lumière per il giubileo del 1900, l'impatto della stampa per quello del 1925, della radio (1933) e della Tv (1950), fino all'irrompere dei nuovi media per il giubileo wojtyliano (2000) e il giubileo straordinario della misericordia (2015) voluto da papa Francesco.
Il presente volume contiene la parte sostanziale del lavoro di preparazione, protratto per diversi anni, della Lex Ecclesiae Fundamentalis e raccoglie il generoso contributo della più autorevole canonistica dell’epoca, volto ad incorporare nel sistema normativo della Chiesa la dottrina del Concilio Vaticano II. Sono presenti tutti i testi di rilievo, assieme ad una selezione documentale di lettere e note varie, in modo da rendere un’idea completa e precisa delle varie scelte adottate nella progressione dei lavori. Presentazione di mons. Filippo Iannone e mons. Juan Ignacio Arrieta.
John Henry Newman (1801-1890), canonizzato da papa Francesco il 13 ottobre 2019, appartiene ai più grandi pensatori cristiani dell'Ottocento. Appassionato ricercatore della verità e convertito al cattolicesimo (1845), egli «diventa oggi un faro sempre più luminoso per tutti quelli che sono alla ricerca di un preciso orientamento e di una direzione sicura attraverso le incertezze del mondo moderno» (papa Paolo VI, 1975). Le sue opere arricchiscono la teologia, la sua persona viene già venerata in tutta la Chiesa. Non sorprende, quindi, che molti vedono in lui un nuovo dottore della Chiesa. Il volume intende anzitutto offrire un breve tratto biografico e teologico di Newman. Fa poi sentire la sua chiara ed equilibrata voce su alcune questioni cruciali della vita ecclesiale: lo sviluppo della dottrina cristiana, la testimonianza dei fedeli, l'unicità della Chiesa, il significato della coscienza, le caratteristiche di un cuore apostolico. Appare così la straordinaria attualità della vita e del pensiero di questo teologo santo. Come scrisse il cardinale Joseph Ratzinger già nel 1990: «Newman appartiene ai grandi dottori della Chiesa, perché egli allo stesso tempo tocca il nostro cuore e illumina il nostro pensiero».
Profetesse, mistiche, false sante, streghe, riformatrici e libere pensatrici: sono le eretiche che hanno scosso equilibri consolidati, affrontato ostacoli enormi e spesso pagato a caro prezzo il coraggio delle loro scelte. Condannate, perseguitate, ridotte al silenzio, le loro storie sono state a lungo trascurate, mentre la storia dell'eresia veniva raccontata soprattutto attraverso figure maschili. Adriana Valerio colma questo vuoto, dando voce alle vite di donne straordinarie: dalle montaniste a Margherita Porete, a Giovanna d'Arco e Marta Fiascaris, fino alle protagoniste dell'Anticoncilio del 1869 e alle moderniste. Donne determinate a lottare, conoscere, predicare ed esercitare ministeri in nome di una Chiesa inclusiva e senza confini.
Il volume propone gli esiti di un'articolata ricognizione storica della produzione di cultura religiosa popolare in Italia tra la metà dell'Ottocento e il secondo Novecento. Grazie all'analisi di una pluralità di casi di studio specifici, basata su fonti d'archivio inedite e fonti a stampa, si offre una ricostruzione attenta ai criteri e alle strategie con cui i diversi "laboratori" culturali hanno operato. Se li si racchiude in una visione di sintesi, essi risultano avere dapprima agito a lungo per una ricristianizzazione del paese, in chiave confessionale e antimoderna, cui ha fatto seguito l'affermazione, in mezzo a oscillazioni e resistenze, di una nuova stagione, caratterizzata da iniziative di evangelizzazione nell'ambito di una società in via di progressiva secolarizzazione. I saggi studiano in particolare il "laboratorio salesiano", il Centro ecumenico Agape, la stampa periodica dei santuari, le riviste protestanti per l'infanzia e le riviste "Le Missioni Cattoliche" del Pontificio istituto missioni estere, "Le Missioni della Compagnia di Gesù", "La Civiltà Cattolica", "Aggiornamenti sociali", "La Rocca" e "Famiglia Cristiana".
L’Istituto Paolo VI di Brescia pubblica il Carteggio di G.B. Montini per il 1931, quinto delle lettere degli "anni fucini" (1924-1933). Nel 1931 si dispiega la corrispondenza epistolare di G.B. Montini con gli studenti, con i sacerdoti loro assistenti, con professori delle università, cattolici e laici, e con intellettuali italiani e stranieri. Il 1931 fu un anno drammatico per la Chiesa italiana e per la Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), di cui Montini era assistente ecclesiastico generale. Il lavoro di riflessione culturale dei Circoli fucini comportò il rigetto di un’autarchia culturale voluta dal fascismo, comportò un’attenzione alla critica dell’idealismo e una verifica attenta e critica del pensiero laico moderno. Davanti a tutto questo lavoro i dirigenti fascisti reagirono e i rapporti furono presto molto tesi. Alla fine di maggio del 1931 la Fuci fu sciolta da Mussolini e dovettero cessare le attività dei circoli e la pubblicazione di "Studium" e di "Azione fucina". Nella forzata inazione dei mesi estivi Montini ebbe modo di confortare i fucini con lettere toccanti, finché agli inizi di settembre, dopo l’enciclica e delicate trattative, il Papa e Mussolini trovarono un accordo e la Fuci poté riprendere vita, ma tra i fucini si prese coscienza degli equivoci degli incontri di vertice, e una "seconda generazione" di giovani intellettuali cercò una nuova via per la presenza cristiana nel mondo contemporaneo.
Ignazio di Loyola è stato senza dubbio un santo rivoluzionario, non solo per la creazione della Compagnia di Gesù che tanto influsso ha avuto nella Chiesa e nella politica, ma anche per l’elaborazione della pratica degli ‘esercizi spirituali’. In modo sorprendente per il tempo, Ignazio coinvolse le donne in questa pratica che conferì loro una consapevolezza di sé e un’autonomia impensabili nel Cinquecento. E fu proprio grazie alle donne ricche e potenti che si radunarono attorno a lui e che lo sostennero con grande forza agli inizi del suo percorso spirituale, che Ignazio riuscì ad aver accesso alle corti papali e imperiali che poi abbracciarono la sua proposta nel pieno della Controriforma. Eppure, lo stesso Ignazio finì per escluderle dall’istituzione che aveva fondato. Una scelta poco comprensibile visto che lo stesso papa Paolo III Farnese aveva inizialmente approvato l’ingresso femminile nella Compagnia, salvo poi, su insistente pressione di Ignazio, estrometterle ufficialmente nel giro di pochi mesi. Perché compie questa scelta? Questa domanda è il centro di una vera e appassionante indagine nella biografia del santo che apre scenari inediti e invita a riconsiderare non solo il passato, ma anche il futuro di una questione che continua a interrogare la Chiesa contemporanea.
Maria Maddalena Frescobaldi (sposata Capponi), dama di compagnia di due granduchesse e madre dello storico, pedagogista e statista Gino Capponi - antesignano dell’unità d’Italia e convinto europeo - è stata dichiarata venerabile da Papa Francesco il 14 marzo 2024. Vissuta in un periodo storico difficile, segnato da illuminismo, giansenismo, quietismo, Rivoluzione francese e invasione napoleonica, Maddalena fu interiormente colpita dalla situazione di sfruttamento della donna, in particolare della prostituta. Si adoperò instancabilmente per restituire alla figura femminile la sua bellezza e dignità originaria. Accolse giovani donne desiderose di cambiare vita e altre libere da esperienze negative, favorendo una comunione centrata sulla memoria della Passione di Cristo e di Maria, fonte di guarigione e riscatto. Dal suo coraggio e dalla sua fede sono sorte nella Chiesa le Suore Passioniste di San Paolo della Croce, che tuttora continuano la sua missione carismatica in 28 nazioni del mondo.
Un diario che racconta, giorno dopo giorno, l’intervallo tra la morte di papa Francesco e l’elezione di Leone XIV. Un tempo sospeso, in cui fede e realtà si intrecciano tra rituali, simboli e domande sulla continuità della Chiesa. Dal funerale di Francesco al Conclave, si alternano cardinali, fedeli e curiosi: un popolo che osserva, prega, discute. Sullo sfondo, le grandi sfide del presente — crisi delle vocazioni, celibato, omosessualità, aborto, abusi, eutanasia — interrogano la Chiesa sul suo ruolo in un mondo in trasformazione. Tra cronaca e riflessione spirituale, il libro segue la scelta di un nuovo pontefice e l’attesa di una direzione capace di coniugare tradizione e verità, fragilità e fede. È anche il racconto di chi, da Borgo Pio, guarda con occhi attenti e cuore inquieto la folla, i riti, la speranza e il dubbio, cercando nel silenzio del Vaticano una risposta al mistero del credere.
Il volume raccoglie settanta contributi per i settant’anni del cardinale Matteo Zuppi, proposti da autori di generazioni diverse, di vari continenti e culture, uniti dalla stima che li lega all’arcivescovo di Bologna e presidente della CEI. Il filo che unisce i testi è la pace, che don Matteo ha inteso fin dall’inizio come il cardine del suo ministero pastorale. Gli scritti indagano la pace a cui richiamano le Sacre Scritture, come è stata ed è interpretata nel corso della storia, come ha costituito un segno profetico e un sogno, per tanti, un impegno e un rischio, un richiamo incessante e una necessità impellente, di fronte al dolore e alla distruzione. Fanno da cornice la teologia, l’esegesi biblica, la storia della chiesa, l’ecclesiologia, la liturgia, la profezia, il martirio, l’incontro con le altre religioni e culture.
Nell’estate del 1883, papa Leone XIII affida a un giovane prete romano una delicata «missione privata» in Svizzera. In segreto, Domenico Ferrata giunge a Berna, avviando trattative per «ristabilire la pace religiosa». Dal Kulturkampf, gli scambi ufficiali tra il Papa e il Consiglio federale sono cessati, mentre le tensioni tra cattolici e riformati rimangono vive. Nel 1873, la Svizzera rompe le relazioni diplomatiche con la Santa Sede, provocando la chiusura della Nunziatura di Lucerna, attiva sin dal 1586. Attraverso documenti inediti provenienti dagli archivi vaticani e svizzeri, La diplomazia dell’orecchio racconta come, tra slanci ed incomprensioni, Roma e Berna riescono a ritrovarsi. Gli sforzi sfociano, durante la Prima guerra mondiale, in una collaborazione umanitaria a favore della pace, promossa da papa Benedetto XV e dal consigliere federale Giuseppe Motta. Nel 1920, la riapertura della Nunziatura a Berna sancisce l’integrazione dei cattolici nella cultura elvetica, mostrando come l’ascolto — più della forza — possa ricostruire ponti tra mondi divisi.