È possibile pensare ad una rivelazione cristiana escatologica, ossia ultima e definitiva, nel confronto con una rivelazione precedente come quella ebraica? Per rispondere a questo arduo problema teologico, il libro si apre nella prima parte con un confronto, accurato e intellettualmente onesto, con dodici pensatori ebrei moderni e contemporanei: storici, filosofi e teologi, includendo pure una voce altra come quella di Primo Levi. La scelta è metodologicamente istruttiva: il dialogo interreligioso si costruisce sulla conoscenza dell'identità dell'altro, senza preclusioni ma anche senza facili irenismi. Nella seconda parte del saggio Emanuele Giordana propone alcune linee interpretative per la costruzione di una teologia cristiana dell'ebraismo. Il grande sforzo di sintesi e meticolosa ponderazione alza lo sguardo sull'orizzonte complessivo, per riformulare il problema a partire dall'evento radicalmente storico di Gesù di Nazaret. E così, quelli che sembravano problemi in-solubili, ad un'analisi più approfondita si rivelano come problemi mal-posti, che questo libro affronta con quel pizzico di temerarietà senza il quale non si tenterebbero imprese inedite.
Con la sua scrittura accurata, Marilynne Robinson ha trasformato la letteratura in uno spazio sacro, dove la parola diventa casa dell’Invisibile e la narrazione strumento di grazia. In questo saggio Maria Nisii svela come l’autrice di Gilead, seguita e amata da moltissimi lettori anche in Italia, abbia ridisegnato i confini fra teologia e narrazione facendo della scrittura un atto liturgico. Attraverso un’analisi critica rigorosa e appassionata, che spazia in maniera completa dai romanzi ai saggi, emergono le radici calviniste di una visione artistica unica, capace di tradurre il mistero divino in personaggi affascinanti e in storie di ordinaria redenzione. Il lettore intraprenderà un viaggio nella poetica robinsoniana, dove ogni gesto - per quanto apparentemente banale, come un bagno in un fiume, una lettera paterna, un silenzio - riscatta il senso del vivere e rivela l’Eterno nel frammento. Queste pagine sono una bussola letteraria e teologica, utile tanto a lettori curiosi quanto a studiosi appassionati. Un’indagine originale e necessaria che li accompagna a scoprire, tra le pieghe del racconto, una delle voci più profonde del nostro tempo, che fa suo il sovvertimento evangelico dell’ordine costituito e trasforma il dubbio in bellezza e la solitudine in comunione.
Il testo prende spunto dall' anniversario del Concilio di Nicea (325-2025) per analizzarne il gesto fondamentale, ovvero quello di aver inscritto la vicenda di Cristo in un quadro filosofico nuovo. Nicea ha avuto il coraggio di pensare la divinità del Figlio nel contesto del tempo; lo stesso gesto impone oggi ripensamenti profondi. Sono stati individuati tre snodi imprescindibili di ripensamento: ontologie relazionali - eternità e tempo - individualità e singolarità.
Il riferimento alla fecondità/sterilità del grembo femminile e alle gioie/dolori legate all'esperienza del generare e del dare alla luce attraversa trasversalmente la Scrittura, dal libro della Genesi a quello dell'Apocalisse, sia in quanto esperienza antropologica fondamentale, sia in quanto metafora utile a descrivere l'agire di Dio e degli esseri umani in rapporto a Lui. A partire da una analisi puntuale del ricorrere di questi riferimenti nell'Antico e nel Nuovo Testamento, lo studio intende esplicitare lo spessore ermeneutico di questo riferimento in ordine alla comprensione della rivelazione di Dio e dell'identità e missione dell'essere umano. Tre sono i nodi teorici che questo percorso permette di far emergere: il primo è l'analogia tra generazione e creazione, tema fortemente presente nelle religioni antiche, recepito dalla Scrittura ma censurato dalla teologia dopo il Concilio di Nicea; il secondo riguarda il legame intrinseco tra nascita e resurrezione, tema che ha favorito la comprensione e l'annuncio del kerigma pasquale e ha informato lo sviluppo della catechesi e della liturgia battesimale dei primi secoli, dimenticato progressivamente in seguito sia nella riflessione che nell'azione pastorale della Chiesa; il terzo riguarda la presenza e il ruolo di Maria nella storia della salvezza, tema ancora caldo e attuale della mariologia contemporanea. Prefazione di Giovanni Cesare Pagazzi.
Che ruolo deve avere la questione ecologica nell'agenda della chiesa del XXI secolo? Quali le sfide, le esigenze ma anche i rischi che si presentano? Come prendere posizione, senza perdere il fondamentale riferimento al Vangelo? Con questo saggio Ulrich Körtner affronta con chiarezza e trasparenza queste e molte altre domande, sviluppando una riflessione attorno alla creazione e al tema ecologico che non "presta il fianco" alle mode del momento, ma rimane saldo nella specificità della prospettiva di fede cristiana. Parlare di "creazione", infatti, non significa sacralizzare la "natura", bensì riconoscerne l'aspetto intrinsecamente caduco, appunto "passeggero", che solo nella relazione con Dio può essere custodita e redenta. In questa prospettiva, il problema ecologico è davvero un problema teologico, in quanto implica una circolarità e una dipendenza reciproche tra il mondo creato naturale, l'essere umano e il Creatore.
All'inizio del terzo millennio, san Giovanni Paolo II ha scritto: «C'è bisogno di un cristianesimo che si distingua soprattutto nell'arte della preghiera». Per insegnarci quest'arte, i grandi autori del Carmelo, Teresa d'Avila e Giovanni della Croce, sono maestri i cui insegnamenti sono ancora molto attuali. Questo libro offre al lettore una sintesi dei loro insegnamenti, a cui aggiunge quelli di Teresa del Bambino Gesù ed Elisabetta della Trinità. Propone così una guida pratica, una pedagogia della preghiera. Mostra come viverla nella vita di tutti i giorni, senza evitare le difficoltà, quale ruolo hanno i sensi e il corpo nella vita di preghiera, e ricorda che prima di essere un dovere, la preghiera è soprattutto una gioia. La preghiera porta l'uomo a un'amicizia con Cristo risorto che cambia la sua vita perché lo unisce a Dio. È proprio in questa amicizia con Dio che l'uomo scopre la sua identità più profonda e capisce il suo destino.
Qual è la via più efficace per reimpostare il delicato rapporto tra ragione e fede? Nel giocare la partita del confronto culturale con la modernità, la Chiesa ha sempre avuto a disposizione due squadre: la "titolare" e la "riserva". Per lungo tempo è scesa in campo di preferenza la "prima squadra", che ha fatto uso dello schema aristotelico-tomista e si è avvalsa della geniale regia dell'Aquinate; essa ha posto la verità a fondamento dell'Essere e ha considerato la ragione quale strumento capace di raggiungerla. Che sia giunto il momento di schierare la "squadra di riserva", quella di indirizzo francescano? Sorto nella Chiesa grazie al genio di Francesco d'Assisi, sviluppato lungo i secoli da molti dei suoi figli e portato alla ribalta da papa Francesco, il "pensare francescano" mostra la sua attualità e suscita un crescente interesse perché non enfatizza il peccato originale ed è più propenso ad ascoltare le esigenze del cuore e a mantenere la ragione aperta alla luce della fede.
Un inedito in prima mondiale: l'interpretazione che Ricoeur ha dato del pensiero di Dietrich Bonhoeffer (1906-1945), il grande teologo protestante ucciso dai nazisti 80 anni fa e autore di uno dei più importanti testi della teologia del Novecento, Resistenza e resa. I temi della secolarizzazione, della morte del Dio della metafisica, della fine del "Dio tappabuchi" in un mondo diventato adulto, della fede come fiducia in Dio qui ed ora sulla terra sono letti da Ricoeur come ispiratori della sua stessa filosofia. I rapporti di Bonhoeffer con Barth (la scoperta del Dio biblico come il Totalmente altro), Bultmann (la demitizzazione della fede biblica) e Nietzsche (la morte di Dio) sono ricostruiti mostrando l'attualità della prospettiva di Bonhhoeffer: credere in Dio significa fare professione di ateismo verso gli idoli religiosi.
La verità è sotto attacco, la menzogna contro il cristianesimo imperversa, l’odio verso la Chiesa straripa. L’apologetica, cioè la difesa ragionevole e documentata della fede cattolica e della cultura che ne deriva, non è un optional. È dovere di ogni cristiano. Questo "kit di pronto soccorso" contiene oltre 140 "voci" compilate da 36 esperti e preparate per rispondere sempre alle mille falsità che la cultura dominante pervicacemente ripete anche quando non si è esperti del settore. Anima, esistenza di Dio, apparizioni mariane, miracoli, primato di Pietro, aborto, eutanasia, contraccezione, teoria del gender, Medioevo, Crociate, Inquisizione, Illuminismo, Rivoluzione Francese, liberalismo, comunismo, nazionalsocialismo, economia di mercato, catari, Galileo Galilei, Giordano Bruno, Yoga, Zen…
L’immagine della soglia richiama la divisione tra spazi, un confine, ma assume anche il significato di apertura, mutandosi così da limes (limite) in limen (soglia), relazione tra un dentro e un fuori. Con essa si rappresentano esperienze diversificate relative al sacro, al religioso, alla fede. La soglia crea apertura e pone in comunicazione figure del post-moderno dove esiste una fluidità di appartenenza, di passaggi e di determinazioni che non definiscono il rapporto del soggetto con il sacro, con la religione, con l’istituzione in maniera univoca e circostanziata.Le categorie dell’homo viator, religiosus e peregrinus sono icone di una ricerca differenziata della realtà del divino che mai viene meno nella transizione delle epoche. Lo Spirito continua a soffiare e sconquassa le abitudini consolidate e ridà aria nuova all’azione pastorale in ogni tempo e in ogni luogo.
Dalle riunioni educative per i giovani cattolici tedeschi avvenute nel 1929 al castello di Rothenfels nascono queste dieci meditazioni di Romano Guardini, che trattano altrettante dimensioni del volto del Dio di Gesù Cristo, offrendo un percorso carico di afflato spirituale. Le riflessioni toccano i temi della Provvidenza, della volontà di Dio, della grazia e della contrizione, del cuore e del Dio che consola, dando corpo alle grandi parole della fede e mettendo in luce il loro apporto vitale per l'esistenza. Grande è l'attenzione per l'umanità del credere, per i tratti che dicono la "carne" della fede e il midollo delle giornate: le domande, la morte, la coscienza della colpa, il perdono, la speranza. Con uno guardo profondo sulla realtà della creazione, Guardini testimonia e annuncia il Dio Vivente, il Dio della vita, appunto, che guarda il mondo e l'uomo con benevolenza.
L’agiografia rappresenta un punto di osservazione privilegiato per comprendere la società e le trasformazioni della cultura occidentale, poiché ha contribuito a plasmarne l’immaginario collettivo, lasciando un’impronta indelebile nell’arte, nella letteratura e nelle tradizioni popolari. Con questo libro l’autore riflette sul valore di questa disciplina, ne ricostruisce l’evoluzione e le trasformazioni che hanno segnato la narrazione della santità nel corso dei secoli. Dopo aver introdotto il lettore alle origini della materia, alle sue principali fonti e al metodo di indagine, il volume si sofferma ad approfondire il rapporto tra l’eroe classico e il santo cristiano, entrambi presentati come exempla ad imitandum, che sembrano svolgere la medesima funzione all’interno della società: l’eroe, simbolo della cultura classica, sarebbe stato sostituito dal santo, nuovo eroe del cristianesimo. Evidenziate le differenze tra le due figure, l’autore analizza quali elementi e schemi narrativi della tradizione classica siano stati ripresi e rielaborati dai primi autori agiografici.
Il volume si apre quindi all’analisi e al commento di alcune tra le opere più significative delle letteratura agiografica. L’itinerario proposto accompagna il lettore attraverso gli atti e le passioni dei martiri, le biografie antiche e medievali, le narrazioni di traslazioni di reliquie. Questo approccio consente di immergersi nel contenuto delle fonti e addentrarsi nei contesti storici in cui hanno preso forma. Un’attenzione particolare è riservata al calendario liturgico e all’evoluzione del processo di canonizzazione, elementi chiave nella costruzione della memoria agiografica. Conclude il percorso il commento alla pièce Assassinio nella cattedrale di T.S. Eliot, incentrata sul martirio di Thomas Becket, opera che getta luce sul complesso rapporto tra verità storica e narrazione agiografica. Il libro introduce così il lettore allo studio dell’agiografia e diventa un percorso che attraversa i secoli, in cui la parola agiografica diventa spazio di confronto tra devozione, politica e cultura, e in cui la lotta tra morte e vita, evocata nel titolo, si rinnova in ogni pagina.