Perché gli Stati fanno la guerra? Da più di mezzo secolo Kenneth N. Waltz offre una risposta tanto semplice quanto profondamente innovativa. In un'opera che è insieme storia delle idee politiche, critica metodologica e modello teorico, ripercorre - da Tucidide a Kant, da Machiavelli a Marx - le interpretazioni che nel tempo hanno cercato di spiegare le origini della guerra: dalla natura umana all'organizzazione interna degli Stati, fino alla struttura anarchica che regola la convivenza internazionale. Questa tripartizione - le "tre immagini" - ha fornito una bussola concettuale indispensabile ancora oggi per orientarsi nel dibattito contemporaneo su sicurezza, cooperazione, potere e istituzioni globali. Un testo per comprendere le grandi correnti teoriche delle relazioni internazionali contemporanee e capire come funziona - e perché spesso fallisce - la politica estera delle nazioni.
Nel luglio del 2025, Omer Bartov pubblica sul "New York Times" un articolo dal titolo I’m a Genocide Scholar. I Know It When I See It, che scatena un dibattito enorme perché dimostra che l’azione di Israele a Gaza è, a tutti gli effetti, un genocidio. In questo libro, Bartov pone delle domande a cui ancora non si è data risposta: come è stato possibile trasformare il sogno del sionismo in un incubo? Come è avvenuta la trasformazione del sionismo da movimento di emancipazione e liberazione ebraica a ideologia di Stato basata sull’etnonazionalismo, l’esclusione e il dominio violento sui palestinesi? Come si è potuta avere una comprensione distorta della lezione morale dell’Olocausto? E quali sono le ragioni del diffuso sostegno a queste politiche genocide da parte dei cittadini ebrei di Israele? Al centro di questa visione del mondo vi è la convinzione che l’intera terra fra il fiume Giordano e il Mediterraneo appartenga agli ebrei e che la missione dello Stato sia quella di realizzare il diritto storico a questa terra. Ma non ci sarà pace finché sette milioni di ebrei governeranno su sette milioni di palestinesi senza alcuna prospettiva di uguaglianza. L’enorme shock del 7 ottobre avrebbe dovuto essere il momento giusto per prendere atto che il paradigma stesso del sionismo doveva essere drasticamente modificato. Illuminante e urgente, "Nell’abisso" è un libro fondamentale per chiunque cerchi di comprendere uno dei conflitti più violenti e devastanti di questo secolo.
«Il rapporto tra fede e politica è uno dei grandi temi da sempre al centro dell'attenzione di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI e attraversa l'intero suo cammino intellettuale e umano. E così, con un salto di trent'anni, egli ci accompagna alla comprensione del nostro presente, a testimonianza dell'immutata freschezza e vitalità del suo pensiero. Oggi infatti, più che mai, si ripropone la medesima tentazione del rifiuto di ogni dipendenza dall'amore che non sia l'amore dell'uomo per il proprio ego, per "l'io e le sue voglie". Sono particolarmente lieto di potere introdurre questo secondo volume dei testi scelti di Joseph Ratzinger sul tema "fede e politica". Insieme alla sua poderosa Opera omnia, essi possono aiutare non solo tutti noi a comprendere il nostro presente e a trovare un solido orientamento per il futuro, ma anche essere vera e propria fonte d'ispirazione per un'azione politica che, ponendo la famiglia, la solidarietà e l'equità al centro della sua attenzione e della sua programmazione, veramente guardi al futuro con lungimiranza.» (Papa Francesco)
Franz Neumann - esponente della Scuola di Francoforte - scrisse negli Stati Uniti, dove era emigrato, questo celebre saggio su L'angoscia e la politica, nel quale analizza il costante ritorno, in caso di crisi economiche protratte nel tempo, di una angoscia esistenziale. Un sentimento che minaccia l'identità di sé e dei gruppi sociali e porta, insieme, alla delegittimazione delle autorità e alla ricerca di nuovi leader in grado di sedare queste minacce, magari incolpando qualcuno come capro espiatorio. Un testo ormai classico che - spaziando dalla sociologia alla psicologia sociale, dalla filosofia alla politologia - si dimostra oggi attualissimo nella crisi delle democrazie liberali, quando la politica, non solo populista, alimenta l'angoscia e svolte autoritarie.
Otto uomini, un'Assemblea, una Costituzione. In Otto alla Costituente, Luigi Accattoli ed Emilia Flocchini portano alla luce un fatto unico nella storia parlamentare: la presenza, tra i padri della Repubblica, di otto figure cristiane di altissimo profilo spirituale e civile. Da De Gasperi a Moro, passando per La Pira, Dossetti, Lazzati, Giordani, Medi e Zaccagnini, prende forma un racconto che intreccia fede e politica, coscienza personale e responsabilità pubblica. Non un saggio specialistico, ma un affresco narrativo costruito attraverso profili agili, parole significative e richiami ai momenti decisivi dei lavori costituenti. Ne emerge una trama di relazioni, amicizie, differenze e convergenze che hanno contribuito a dare alla Carta del 1948 un'impronta profondamente umana e solidaristica. Un libro che illumina l'anima cristiana della democrazia italiana e invita a riscoprire la politica come vocazione al servizio, responsabilità morale e possibile cammino di santità.
Instabile nei governi, resistente nella storia: il racconto di una Repubblica che ha imparato a cambiare e rinascere. La storia della Repubblica italiana è un lungo e difficile cammino verso il radicamento della democrazia. Un percorso non lineare, segnato da conflitti, tensioni e tentativi di destabilizzazione, ma anche sorretto da una straordinaria vitalità politica e civile che ha saputo difendere e consolidare le istituzioni nate dal 1946. In questo senso il libro individua i fili rossi che ne hanno segnato l'evoluzione e riconosce nei decenni repubblicani i frutti duraturi di un processo democratico che, pur tra contraddizioni e distorsioni, ha resistito agli estremismi e si è rigenerato nel tempo. Tuttavia, fin dai primi anni, la politica italiana si è confrontata con una fragilità strutturale: l'instabilità dei governi. Come ricordava Calamandrei in Assemblea costituente, l'assetto multipartitico del Paese rendeva inevitabile la logica delle coalizioni, con tutti i limiti e le tensioni che ne derivano. A ottant'anni dalla Costituzione, questo nodo del sistema resta aperto e attuale, interrogando ancora oggi il futuro della nostra democrazia.
Il numero 4/2026 di Limes s’intitola "Lo scisma d’Occidente", e analizza la crisi dei rapporti transatlantici calandoli nel contesto della guerra israelo-americana contro l’Iran. Al centro dell’analisi, tuttavia, non vi è solo il futuro della Nato, ma anche quello dei rapporti tra papato e impero americano, le cui criticità sono emerse plasticamente con gli attacchi di Trump a Leone XIV. Il volume è diviso in tre parti. Nella prima - dal titolo Vivere senza essere Nato - l’analisi è centrata sulla crisi dell’alleanza atlantica, sui motivi che stanno portando l’America a svuotarla di senso senza chiuderla ufficialmente e sul modo in cui altre potenze, Cina in primis, sperano di profittarne. Particolare attenzione è dedicata poi al modo in cui i paesi europei stanno affrontando questa svolta, senza dubbio epocale ma non sempre vissuta con l’urgenza strategica che meriterebbe. Nella seconda parte - Imperatore contro papa - lo scisma d’Occidente viene indagato nella sua dimensione georeligiosa: la tensione tra Trump e Prevost, infatti, nasce sullo sfondo di diverse idee di religione e di America dei due americani più importanti al mondo. Al di là delle singole questioni, però, ciò che gli articoli di questa sezione mostrano è la sempre maggiore distanza culturale - dunque geopolitica - tra le due sponde dell’Atlantico, che prende le forme di un rinnovato scontro tra papato e impero. Nella terza e ultima parte - intitolata L’Iran funesto - il volume fa il punto sulla guerra contro l’Iran. Nonostante la tregua, infatti, americani e israeliani non paiono essere in grado di raggiungere i loro obiettivi, mentre la posizione di Teheran pare consolidarsi. Intanto, un Israele sempre più diviso va alla disperata ricerca di zone di sicurezza in Libano, Siria e Cisgiordania, condannandosi a una guerra perpetua. Da segnalare, in questa sezione, la traduzione di un inedito di Edward Said intitolato L’essenza del terrorista, in cui l’autore di Orientalismo recensisce criticamente un libro di Binyamin Netanyahu, all’epoca (1987) ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite.
Ogni nuovo Ministero nella storia della Repubblica nasce da un'urgenza storica. Il Ministero della Salute quando la malattia divenne una questione pubblica. Il Ministero dell'Ambiente quando il pianeta cominciò a gridare aiuto. Ora siamo di fronte a una nuova emergenza. Le istituzioni internazionali sono in crisi, riemergono i nazionalismi, aumentano vertiginosamente le spese militari. Torna il voga il detto latino "Si vis pacem, para bellum", ma la storia ci ha già mostrato che non è così. La vera strada è un'altra: se vuoi la pace, prepara la pace. Non basta invocarla, bisogna costruirla, con una infrastruttura precisa governata da un nuovo Ministero della Pace. Il progetto, lanciato due anni fa con il libro "Ministero della pace. Una scelta di futuro", ha trovato forti consensi da parte di molte personalità e organismi della società civile. Ora questo secondo libro va oltre, proponendo cinque rotte per la sua realizzazione, con proposte operative ed esempi concreti di esperienze già in atto in Italia e all'estero.
La Cina non diventerà mai come gli Stati Uniti. E non perché non possa, ma perché non vuole. Il libro indaga le radici profonde di una contesa che non riguarda soltanto potere ed egemonia, ma differenti idee dell’essere umano, della società e del governo. Da un lato l’Occidente figlio di Hobbes che ha costruito la propria modernità sul dominio, l’espansione e la paura. Dall’altro la Cina erede di Confucio, che pensa la modernizzazione come armonia e continuità tra tradizione e innovazione. Attraverso un percorso che intreccia filosofia, storia, politica ed economia, il volume offre un confronto chiaro e provocatorio fra il progetto globale americano e quello cinese, fino ad arrivare alla contesa tecnologica e alla trasformazione di un ordine globale sempre più policentrico. Il cosiddetto Occidente, con gli USA in primis, sarà in grado di adattarsi a un mondo mutato e accettare la sfida posta da Pechino? In gioco, c’è la scelta tra guerra e pace. Prefazione di Luciano Canfora.
In questo libro si parla di controllo mentale: milioni di americani sono vittime di quest’infamia governativa, ma non si creda che l’Italia sia una terra felice da questo punto di vista. Liberiamoci dunque da atteggiamenti partigiani e prepariamoci ad entrare con indipendenza intellettuale e voglia di verità nelle oscure trame di uno dei più infami progetti concepiti dalle contorte menti degli organi governativi. Questa volta ci si addentra nel più terrificante progetto mai concepito per portare avanti questo autentico crimine contro l’umanità, questa volta ci si addentra... nel progetto Monarch.
"Il 2025 segna una cesura silenziosa ma profonda: il mondo ha smesso di cercare un ordine e non sa ancora convivere con il disordine. Le potenze si urtano, le regole si moltiplicano, l’equilibrio si ritrae. Viviamo in un territorio intermedio, instabile e mutevole, dove potenza e fragilità coesistono. Non è la fine dell’ordine: è l’inizio di un ‘nuovo disordine mondiale’. La globalizzazione integra e divide, la tecnologia emancipa e domina, l’interdipendenza unisce e imprigiona. Nessuna potenza governa da sola; il mondo è una mappa in movimento, un sistema senza architetti, la forza non garantisce più sicurezza. Il passaggio da un mondo unipolare a uno oligopolare è in corso, ma non è ancora compiuto e questo genera disordine. […] Che cosa resta da fare, allora, in un Atlante geopolitico che ambisce a guidare i lettori in questa geografia mobile? Innanzitutto, recuperare la capacità di guardare al mondo con occhio freddo e visione lunga. […] Questo Atlante non promette mappe stabili. Intende offrire bussole affidabili. Non pretende di addomesticare il disordine, ma di aiutare a navigarlo. Ogni epoca, scriveva Carl von Clausewitz, elabora la propria teoria della guerra. La nostra deve elaborare la propria teoria dell’interdipendenza. Essere forti significa saper dipendere in modo intelligente; l’efficienza va tarata sulla sicurezza; la cooperazione vive se la deterrenza è credibile. Le istituzioni valgono se riflettono forze reali. Nel 21° secolo il potere è governo del tempo e delle risorse. La conoscenza è il primo bene strategico: comprendere è già agire."
L'allarme per un ipotetico ritorno del fascismo guarda nella direzione sbagliata. L'attenzione degli allarmati democratici si concentra sui segnali più vistosi: gesti identitari (saluti romani, croci celtiche), violenze fisiche, manifestazioni di odio razziale. Si tratta di fenomeni esecrabili, ma appunto perché plateali forse meno pericolosi rispetto a quelli meno immediatamente evidenti: i movimenti politici che, pur ripudiando il ricorso alla violenza agita sul piano fisico (ma non su quello verbale) e pur muovendosi all'interno delle regole del gioco democratico, manifestano chiari caratteri ereditari del fascismo novecentesco. Sono quei partiti - spesso difficilmente riconducibili alle categorie di destra e sinistra - che vengono convenzionalmente definiti come populisti o sovranisti. Mentre i nostalgici dichiarati del nazifascismo non sono che un fenomeno di nicchia, i populisti europei e americani discendono, consapevolmente o inconsapevolmente, non dal Mussolini fondatore del partito fascista ma dal Mussolini che per primo intuisce i meccanismi della seduzione politica nella società di massa. Dopo anni dedicati a un corpo a corpo storico e letterario con i protagonisti del fascismo novecentesco, Scurati si solleva sopra quella materia bruciante e in queste pagine ne individua con limpida precisione le leggi e le eterne insidie, consegnandoci un testo fondamentale per affrontare l'epoca inquieta che stiamo attraversando.