
Sono gli anni caldi del dibattito antipsichiatrico, della rivoluzione manicomiale di Franco Basaglia e degli esperimenti di Thomas Szasz e della londinese Kingsley Hall, uno dei primi centri di accoglienza non segregativi. Foucault riprende il tema della "Storia della follia", a partire da un interesse per le strategie, gli stratagemmi e i rituali che hanno permesso agli psichiatri di assumere il controllo dei corpi. Nell'uso degli strumenti di contenzione riconosce la messa a punto di una serie di tattiche di assoggettamento dell'altro di cui l'ospedale psichiatrico è solo un laboratorio. Una storia dell'istituzione ospedaliera che studia i meccanismi di definizione del potere psichiatrico.
Fin dalla prima lezione questo corso tenuto da Michel Foucault al Collège de France nel 1978-1979 si caratterizza come la continuazione del precedente. Dopo aver mostrato come l'economia politica, durante il diciottesimo secolo, segni la nascita di una nuova razionalità nell'arte di governo - governare meno con il massimo dell'efficacia in funzione della naturalità dei fenomeni che si hanno di fronte - Foucault intraprende l'analisi della governamentalità liberale.
I corsi tenuti da Foucault negli anni 1977-1979 sviluppano un tema di riflessione unitario, che ne giustificano la pubblicazione contemporanea. Al centro dell'indagine sono le trasformazioni delle forme di potere che a partire dal Settecento e parallelamente all'affermarsi di un'economia di mercato portano ai governi di tipo liberale del Novecento. L'analisi prepara e rende possibile la riflessione sullo statuto di libertà all'interno della governabilità liberale che sarà oggetto del corso immediatamente successivo, "Nascita della biopolitica" (1978-1979).
Sulle basi di numerose fonti teologiche, giuridiche e mediche, Foucault affronta il problema di quegli individui "pericolosi" che, nel corso del XIX secolo, sono stati definiti "anormali". Definisce le tre figure principali dell'anormalità: il mostro umano, antica nozione cui quadro di riferimento erano le leggi della natura e le norme della società; l'individuo da correggere, di cui si fanno carico i nuovi dispositivi di disciplinamento del corpo; l'onanista, che è oggetto, già dal XVIII secolo, di una campagna indirizzata al controllo della famiglia moderna. Per Foucault l'individuo anormale deriva dell'eccezione giuridico-naturale del mostro, dalla moltitudine degli incorreggibili e dal segreto delle sessualità infantili.
Ritornando sui temi affrontati nel 1961, nelle lezioni tenute tra la fine del 1973 e l’inizio del 1974, Michel Foucault analizza il costituirsi di un sapere medico sulla follia e la nascita del manicomio come luogo di “trattamento” dei folli, mostrando gli esiti che lì si realizzano e il lento, ma decisivo, montaggio del dispositivo psichiatrico. Foucault ricostruisce così l’emergere di fenomeni come l’ipnotismo e l’isteria, descrive come l’infanzia diventi oggetto d’intervento psichiatrico, esamina l’elaborazione della dottrina della degenerazione e i rapporti della follia con l’esperienza della droga e del sogno, delinea la costruzione medica del “corpo sessuale” e la nascita della psicoanalisi. Ma questo corso consente anche a Foucault di mostrare come, attraverso pratiche che vanno dall’interrogatorio alla presentazione dei malati, si sia costituito un discorso di verità che ha fatto della psichiatria un potente “agente di intensificazione” del reale, preposto all’allestimento e al controllo di forme d’identità e di individualità che sono ancora le nostre.
Nel 1982, Michel Foucault dedica il suo corso al Collège de France alla “cura di sé”. Questa nozione, più del famoso “conosci te stesso”, è nella cultura greca e latina il perno intorno al quale vengono organizzate le pratiche della filosofia, ossia quell’insieme di tecniche, esercizi e addestramenti che erano ritenuti necessari alla formazione dell’uomo maturo. In senso stretto per Foucault si tratta di passare in rassegna le grandi scuole filosofiche dell’antichità, mettendo in luce l’importanza che il pensiero greco prima e latino poi assegnavano al principio di “avere cura di se stessi”, di occuparsi attivamente della propria crescita spirituale e di “allenarsi” ad affrontare gli eventi futuri senza lasciarsi intimorire e senza lasciarsi trascinare dalle emozioni che tali eventi avrebbero potuto suscitare. Dunque si trattava di un vero e proprio addestramento volto al raggiungimento della piena padronanza di sé, all’autoformazione dell’uomo libero. Ma l’intento di Foucault non è circoscritto alla ricostruzione storico-filosofica di questa pedagogia dell’anima. Ciò che gli preme mettere in luce è la precarietà dei modi attraverso cui avviene, all’opposto, la formazione dell’uomo moderno. Rileggere Platone, Seneca, Epitteto, Marco Aurelio permette a Foucault di interrogarsi sui rapporti fra relazioni di potere, stati di dominio e assoggettamento delle coscienze nell’età moderna.
Il potere sovrano e il corpo dei miserabili
Un'"antologia di esistenze", a riunire in un pugno di parole una serie di vite singolari, con le loro avventure e sventure: era il progetto a cui Michel Foucault pensava riesumando, dagli archivi delle prigioni e dei manicomi parigini, i documenti di internamento degli "uomini infami". Di quel lavoro restano solo queste poche pagine, che evocano individui ignobili e sconosciuti, reietti e opachi, strappati alla loro notte solo perché il potere li ha attesi al varco, ha scagliato su di essi il lampo della decisione che annichilisce. Potenza di un testo breve, e dell'inconfondibile prosa tersa e tagliente del grande filosofo francese, colui che con la sua opera più d'ogni altro ha trasformato per sempre il panorama intellettuale contemporaneo.
Michel Foucault (1926-1984) ha insegnato al Collège de France. Fra le sue opere tradotte in italiano ci limitiamo a ricordare: "Storia della follia nell'età classica" (Rizzoli, 1963), "Le parole e le cose" (Rizzoli, 1967), "L'archeologia del sapere" (Rizzoli, 1971) e "Sorvegliare e punire" (Einaudi, 1976).
Pubblicato per la prima volta in Francia nel 1966, "Le parole e le cose" costituisce uno spartiacque decisivo per la cultura e la filosofia del Novecento, una delle opere che più ha segnato il nostro modo di interpretare l'uomo e la società. In un percorso che parte dal Rinascimento per arrivare alla disarticolazione del sapere operata dalle scienze umane nel XX secolo, Michel Foucault si interroga sui codici fondamentali che definiscono lo nostra concezione della realtà: quali criteri governano i nostri schemi interpretativi, i nostri valori e le nostre azioni? Che cosa è possibile o impossibile pensare in una certa fase storica? Come si trasformano le forme del sapere nel passaggio da un'epoca alla successiva? Attraverso l'indagine di molteplici discipline - arte, storia naturale, grammatica, economia, biologia, filosofia, linguistica, antropologia, psicoanalisi - Foucault penetra i meccanismi che nel tempo determinano lo struttura e i confini del modo di pensare delle diverse società. E fa emergere le implicazioni pratiche e filosofiche connesse all'inevitabile transitorietà dei nostri sistemi di inquadramento del mondo: "Tentando di riportare alla luce questo profondo dislivello della cultura occidentale, non facciamo altro che restituire al nostro suolo silenzioso e illusoriamente immobile, le sue rotture, la sua instabilità, le sue imperfezioni".
Oltre alla ricostruzione delle tecniche della formazione del sè dalla Grecia antica all'età cristiana, si troverà qui il frutto di una ricerca collettiva che spazia dall'introduzione in Occidente delle tecniche orientali del sè al loro confronto con la tradizione puritana, per finire con un paragone tra il metodo di Foucault e quello di Freud.
In questo saggio sul sogno Foucault traccia un percorso che da Eraclito va a Platone, Schelling, Novalis, Sartre, Freud, Bachelard passando attraverso riferimenti alla poesia francese e a Shakespeare. Egli esamina e supera le principali concezioni del sogno fino a scorgervi l'a priori storico dell'uomo, lo spazio originario in cui si dispiegano in modo privilegiato la trascendenza dell'immaginario e il movimento della libertà.
Michel Foucault non è stato soltanto un lettore esigente e uno scrittore il cui stile era riconosciuto e ammirato all'uscita di ogni suo libro. Il suo rapporto con la letteratura è sempre stato complesso, critico, strategico. I testi che compongono il presente volume - trascrizioni inedite di lezioni, conferenze, trasmissioni radiofoniche - ne danno un'ampia e rilevante testimonianza. Shakespeare, Cervantes, Diderot, Sade, Artaud, Leiris... Come poche altre volte ha fatto, Michel Foucault offre una descrizione della sua biblioteca di testi letterari.
Che cos'è l'ISIS e cosa si nasconde dietro la proclamazione del "Nuovo Califfato Globale"? Dove ci porterà il jihad lanciato contro l'Occidente che in pochi mesi ha conquistato le terre di Libia, Iraq e Siria? Chi sono i jihadisti senza volto che parlano italiano, francese, inglese, tedesco e mozzano le teste agli infedeli occidentali? I miliziani del sedicente Stato Islamico, maestri d'indottrinamento feroce, hanno conquistato le terre del petrolio fino all'Egitto annunciando la restaurazione dell'impero musulmano. Hanno manipolato le menti e i cuori di migliaia di ragazzi europei trasformandoli in boia. Lo stanno facendo con le migliaia di profughi dell'Africa, che respinti dall'Europa ricca vanno cercando qualcosa in cui credere. Sono un esercito enorme dotato di armi sofisticate. Il coltello si usa per sgozzare le gole dei prigionieri in "esecuzioni esemplari" da mostrare sul web. Non sono più sparuti terroristi, ma migliaia di soldati ben addestrati e ben pagati, molti dei quali reclutati a Londra, Parigi e persino nel Veneto italiano. Khaled Fouad Allam, massimo esperto in Italia di questioni mediorientali, dipana un'intricata matassa cominciando dalla storia del primo jihadista europeo diventato terrorista nel 1995. L'autore rintraccia le radici dell'euro-terrorismo, entrando nella psicologia del moderno radicalismo islamico che si serve di Internet per cercare consenso e globalizzare la paura...

